I RICORDI QUELLI BELLI

Per fortuna ne ho tanti e in queste ultime ore stanno venendo tutti avanti con prepotenza ed accavallandosi l’uno all’altro.

Il primo ricordo che ho di te, risale al 2008, terzo compleanno della Tata, nella saletta parrocchiale con tutti i nuovi compagni della scuola materna, entrasti con la tua Piccola e la saletta si illuminò di una luce ed un calore buono.

Eri un gigante e la tua Piccola ti assomigliava tanto, faceva la timida, ma tu con pazienza, ti sei chinato alla sua altezza e l’hai autata ad affrontare tutti quegli sconosciuti, grandi e piccoli, che ridevano, che aspettavano, e il miracolo riuscisti a farlo, la tua Piccola si avvicinò, diede il regalo alla Tata e cominciò a giocare.

Ci sono i ricordi legati alla tua fede calcistica, rigorosamebte RossBlu ed io che ti prendevo bonariamente in giro proponendoti sciarpe BiancoNere con tutto un tripudio di scudetti ricamati.

Ci sono ricordi degli aperitivi domenicali organizzati all’ultimo minuto, una telefonata e tutti voi arrivavate con il sorriso negli occhi e le risate belle che fanno amicizia.

Ci sono i ricordi delle serate al lunapark con le Bimbe durante la Settimama Calderarese.

Intanto gli anni passavano, le ragazze crescevano, noi cambiavamo, ci siamo allontanati, senza rancore, ma capendo benissimo che le vicende della vita, ci avevano messi su piani diversi, ma la goia quando ci si incrociava in paese c’era sempre.

Ed oggi ci hai fatto un bruttissimo scherzo, te ne sei andato, stroncato dal Covid, io che fino a ieri dicevo con la Tua Anna che eri giovane e ce l’avresti fatta, ma lei continuava a dire che stavi peggiorando ed i medici erano preoccupati, hai lottato per 18 giorni poi ti sei arreso.

Perchè ti sei arreso? Perchè hai lasciato Anna ed i tuoi ragazzi nello sbandamento più totale?

Te ne sei andato, ma la tua presenza sarà sempre fra di noi.

Ciao Andrea.

DA CAPO

Stamattina è morto lo zio di una cara amica, di una Compagna di merende.

Tumore al polmone

L’anno non è cominciato al meglio, e da stamattina ci penso.

Io sono quella che tutte le volte che sente di una persona che si ammala di tumore, si illude, si dice ed è fiducios che quella persona ce la farà, sarà la perona che sconfiggerà il cancro.

Ed immancabilmente tutte le volte lel mie aspettative vengono disilluse, tutte le volte soffro, ci piango dentro.

Ma come dice la Compagna di merende, dobbimo pensare così, dobbimo illuderci per riuscire a stargli vicino con tutto l’affetto possibile.

Ma io non riesco a superareil senso di sconfitta, perchè la morte per cancro, non è una morte naturale, è un delitto, nei confronti della persona, dell’umanità e di tutti i ricercatori che passano tempo e notti insonni per riuscire a trovare la cura giusta.

MANCA ANCORA MOLTO ALLA FINE DEL 2020?

Sta diventando veramente pesante, in poco tempo questo anno è riuscito a farsi detestare.

Pensieri su pensieri, inteventi chirurgici eseguiti al limite, la pandemia, la quarantena, la morte di persone amiche e breve distanza l’una dall’altra e tutte giovani, troppo giovani, con vite dvanti ancora tutt da vivere, con ancora un sacco di cose ed esperienze da fare.

Sta diventando pesante la situazione, sembra quasi ci sia un accaniento verso il genere umano.

Il meteorite che ci ha sfiorato il mese corso, non ci ha schiVato, ma ci ha letteralmente schiFato, non voleva infettari nemmeno lui.

L’ultina settimana  è stata costellata di lutti imprevisti ed improvvisi.

Decisamente siamo provati, io ho finito le parole, sto finendo le energie, le parole,alla fine sono sempre le stesse: incredulità e sgomento.

Incredultà e sgomento perchè alla morte di un amico non si è mai pronti.

LETTERA A ME STESSA

Cara amica, lo so che oggi è e sarà una giornata pesante, lo vedo, lo capisco da tutti i mille lavori che hai cominciato e, al momento, finiti veramente pochi.

Lo so fai così, quando hai bisogno di tenere la mente occupata, quando tieni occupate le mani per non far andare la mente sempre al pensiero di Sara.

Già da ieri cominciavi a dare i primi segnali, di insofferenza, di mainconia e tristezza.

Ieri era cominciato in mala maniera, ti sei svegliata piangedo e stranita, reduce da una notte tormentata da incubi, probabilmente scatenati dal momento di stress e dal forte vento della notte, lo so ti sei ritrovata  alle 01,47 sul terrazzo a guardare gi alberi piegati dal vento, cercando di calmare i fantasmi che ti avevno svegliata in malo modo.

Ieri era proseguito con sempre quella cappa di tristezza e le lacrime sempre in bilico.

Stamattina non è che sia cominciato in maniera diversa, il pensiero è sempre lì, a Sara, al marito ed al figlio che debbono elaborare una perdita tanto grande, non si aspettavano un tracollo così veloce, non se lo aspettava nessuno, siete stati tutti colti all’mprovviso e l’incredulità è tanta.

Cara amica, ti capisco, ogni tanto anche e corazze più dure e più spesse si incrinano.

Cara amica lo sai, ci vorrà tempo, ma devi elaborare, là fuori ci sono ancora tante persone che ti vorrebbero vedere di nuovo senz quella brutta ruga in mezzo agli occhi e, il loro, non è egoismo, è amore nei tuoi confronti, anche loro soffrono nel vederti così silenziosa ed assente, persa dentro a pensieri cupi.

Cara amica, elabora, prenditi tutto il tempo che ti occorre, ma torna ad essere quella che tutti noi conosciamo, sempre pronta a tendere una mano e a scherzare.

Una bracciatona.

 

DI NUOVO

Non eravamo pronte, nessuno è mai pronto a certe notizie, e non lo saremo mai.

Nel 2011 abbiamo perso Anna Lisa, fu un colpo basso e duro, Oltreilcancro era nato da poco, eravamo, e lo siamo ancora, molto legate, sempre pronte a sostenerci, fu un colpo al cuore.

Non doveva succedere, ma a fatica e stringendoci tutte assieme abbiamo superato, o almeno, abbiamo sublimato quel dolore.

Due anni dopo toccò ad Anna, sapevamo, ma in cuor nostro speravamo e non l’avevamo persa quella speranza.

Gli anni sono passati, fra alti e bassi, paure e patemi, non ultimi lo scorso anno per Mia e Julia, ma ci siamo sempre sostenute e  incoraggiate l’una con l’altra.

Mai avremmo pensato di essere di nuovo colpite dal dolore in questo 2020 così travagliato, mai avremmo pensato che il cancro ci avrebbe teso un agguato coì improvviso e crudele.

La speranza non ci ha mai abbanonate, il nostro pensiero era che ce l’avrebbe fatta, che sarebbe rimasta fra di noi ancora per molto, per ridere, chiacchierare, consolarci e a riempire sempre di più il bagaglio delle esperienze che ci tenevano legate.

Ieri il cancro si è portato via Sara.

Sara che rimarrà sempre nei nostri pensieri e nei nostri cuori accanto ad AnnastaccatoLisa e AnnaWidepeak.

VOLA IN ALTO

E’ da stamattina che il tam tam si sta diffondendo.

La morte improvvisa di un tredicenne ha scosso la quiete di questo scampolo di vacanza che è rimasto ai nostri ragazzi.

La morte di un loro ex compagno di classe li ha bruscamente risvegliati, li ha messi di fronte al dolore, alla perdita di ua persona conosciuta, li ha messi davanti al passo più importante della vita: la Morte.

E adesso sta a noi adulti accompagnarli attraverso tutte le fasi del dolore.

Certo non eri uno stinco di santo, ma ci stiamo ancora tutti chiedendo cosa potesse essere successo un anno e mezzo fa che che ti ha trasformato nel bullo che eri diventato, nel ragazzo di 13 anni che eri diventato,  bullo, smargiasso, ma tanto fragile ed  influenzabile.

Anche se non dobbiao meravigliarci di nulla, perchè sappiamo tutti che il mestiere del genitore, è quello più difficile al mondo, non si può e non si dovrebbe morire improvvisamente a 13 anni, stroncato da una patologia che ultimamente,sembra, ti stesse dando tregua.

Abbiamo avuto tutti 13 anni, le cavolate le abbiamo fatte tutti, quindi non meraviglimoci dei tuoi atteggiamenti, in epoche e maniere diverse, abbiamo tutti cercato di uscire dal branco, di farci più grandi di quello che eravamo, ma tu hai pagato il prezzo più caro.

Vola in alto ora, libero dai tuoi fantasmi.

LA BAIA DEI 12 APOSTOLI

Una chat con un’amica la scorsa settimana.

Si parla, scherzando, di come vorremmo il nostro funerale.

Io, intanto, ho esordito dicendo che al mio funerale vorrei della musica, la musica che mi deve accompagnare è il Canon in D major di Pachelbel.

Lei mi ha chiesto quali sono i miei desideri per quando non ci sarò più, come voglio esser lasciata andare.

“Cara, molto semplice, Io mi farò cremare, e il mio più grande desiderio, anzi, il mio ordine è che le mie ceneri vengano sparse davanti alla Baia dei 12 Apostoli in Australia”.

C’è stato un momento di silenzio, non riusciva a capire il perchè di questo mio desiderio, anzi ordine.

Spiegato il mistero: il mio più grande desiderio è sempre stato quello di visitare l’Australia, visto che a questo punto, rimarrà sempre e solo un sogno o un desiderio, il Ferrari, quando io non ci sarò più, sarà costretto a caricarmi in aereo, dentro ad un’urma, e ad andare in Australia a spargere le mie ceneri.

In questa maniera avrò trovato la maniera di andare in Australia.

AMICA MIA

Sono passati 10 anni da quella mattina all’alba.

E stamattina il tuo ricordo ha colpito violentemente.

Ci manci, la malinconia per la tua perdita fa ancora capolino.

Gli anni sono passati, ma il vuoto che hai lasciato si fa ancora sentire.

Il tuo Ste e le tue ragazze sono molto bravi, sono andati avanti, le ragazze si sono sposate, Ste si è rialzato da solo, ma il tuo ricordo e la tua presenza continua ad accompagnarli.

Pensa che la tua Sara si è sposata il giorno del tuo compleanno.

Secondo te, cosa può voler dire? Che sei ncora una presenza molto importante nella loro vita, che sarai sempre nei loro ricordi, e niente e nessuno riuscirà a lenire la sofferenza per la tua mancanza.

Amica cara, mi manchi e non so più come scriverlo

RICORDI CHE ARRIVANO

E da ieri i ricordi  di te stanno arrivando come un fiume in piena.

I ricordi snocciolati.

Ricordi che portano altri ricordi, che si rincorrono l’un l’altro.

I più belli  quelli delle sere d’estate passate nei cinema all’aperto a seguire tutti i film di Dracula interpretati da Christopher Lee.

Finite le serie di Darcula non ci arrendavamo, si cominciava con le serie dei gladiatori e degli antichi romani,ci divertivamo con poco, eravamo soli o in compagnia con tutti gli altri e qualcuno che facesse una battura becera, che strappava la risata, c’era sempre.

I pomeriggi autunnali ed invernali li passavamo ad ascoltare musica, fare i compiti e tentare di studiare, ma il più delle volte si finiva per discutere di Pink Floyd, ELP, Banco del Mutuo Soccorso o qualsiasi altro cantante o gruppo musicale di allora.

I pomeriggi domenicali invernali li passavamo o al cinema o a casa da qualcuno che avesse l’impiato stereo per ascoltare l’ennesima musica, quando proprio volevamo strafare si andava a mangiare la pizza.

Mentre i pomeriggi domenicali estivi li passavamo a Villa Spada, a noi non piacevano i giardini Margherita, da soli o in compagnia, a mangiare gelato, per poi  scendere verso porta Saragozza e fermarci alla baracchina che c’era sul viale, a mangiare una fetta di cocomero.

E tutte queste “avventure” passate assieme si sono ripetute sempre uguali, per tanti anni, uno via l’altro

Poi gli anni sono passati, io ho lasciato Borgo Panigale, tu eri anche un po’ offeso, ma si sa anche fra amici amici, a volte nascono delle incomprensioni.

Poi si cresce ed ognuno di noi si è fatto la sua vita, ma ogni tanto ci si incrociava, ci si vedeva, e tutto tornava come allora, tutto tornava come anni fa, si rideva, si riprendeva a parlare di musica, ci si sedava magari in un bar a prendere un caffè, eravamo già grandi, già adulti, quindi potevamo bere caffè.

eri rimasto molto colpito dalla mia malattia, lì sono stati anni bui, anni in cui proprio ci siamo evitati, io ero arrabbiata con te e tu non avevi il coraggio, forse, di trovare le parole giuste.

Ma poi, ci siamo risfiorati, ci siamo riavvicinati, complice tua moglie e la vicinanza dei due paesi, dove finalmente avevamo trovato il nostro equilibrio, con le nostre rispettive famiglie.

E da ora, questi ricordi saranno miei, mi faranno compagnia quando sentirò la tua mancanza, quando mi sembrerà di vederti alla coop, ma mi renderò conto che tu non ci sei più.

I ricordi di un’amcizia che dall’adolescenza è arrivata fino quasi alla vecchiaia.

A TE

A te che mi facesti conoscere gli Emerson Lake & Palmer, a te che conoscevo dall’età di 12 anni.

e adesso, nel silenzio della casa, stanno affiorando i tanti ricordi di quegli anni vissuti a Borgo Panigale.

Dei pomeriggi passati tutti assieme a non fare nulla, per poi salutarci, i compiti chiamavano, delle tante risate fatte tutti assieme, le risate stupide degli adolescenti.

E di tutta quella musica di cui era infarcita la tua vita, degli appuntamenti al mattino in autobus per andare a scuola, tu alle Aldini io all’Itis.

E di tutte le volte che ci siamo ascoltati a vicenda, la nostra era un’amcizia prfonda, tanto profonda che a qualcuno, a volte,  dava fastidio e ci prendeva in giro, ma noi non lo abbiamo mai considerato.

E quella volta che mi accompagnasti al mare con la Lambretta, le risate lì si sono sprecate, pensa, eri ben voluto anche dai miei genitori, anche loro avevano capito che eri un amico sincero, che eri un bravo ragazzo.

a te, che ci hai lasciati sgomenti e increduli, con gli occhi pieni di lacrime, dimmi..si può piangere singhiozzando alla nostra età?

Per te si può piangere disperati anche alla nostra età….Ciao Mario