NUVOLE E PAROLE

Passeggiando in un caldo pomeriggio di primavera, guardando in alto.

Il cielo è azzurro come solo in un quadro potrebbe essere, il sole scalda piacevolmente ed i passi sono leggeri,ci sentiamo bene in questa breve passeggiata che ci stiamo concedendo in zona rossa.

Non c’è nessuno in  giro, attorno a noi solo campagna:

“Se continuasse questo tempo si potrebbe…sì, ma poi dove si andrebbe, solo a lavorare…non conviene”

“Intendi dire riattaccare l’assicuurazione della moto?”

“Certo, ma poi…non ci possiamo allontanare dal comune, la moto è fatta per andare oltre il comune”

“Avrei tanta voglia di andare al mare in moto, di alzarmi una domenica mattina, guardarci e partire dicendoci che andiamo al mare a mangiare i passatelli con il pesce, partire un pomeriggio un po’ indolente ed arrivare a Cervia per mangiare una piadina, arrivare a Dozza Imolese per guardare per l’ennesima volta i murales, avrei voglia—”

E ci guardiamo, abbiamo tutti due gli stessi desideri, basterebbe riattaccare l’assicurazione della moto.

Basterebbe un click, per riattaccare l’assicurazione e fare sparire la zona rossa.

Torneranno quei momenti.

 

ABBASSA IL VOLUME

Ed infine sono arrivati anche i giorni dei saluti.

sono arrivati in un pomeriggio di caldo africano, sotto al sole, in sella alla moto per andare in un paese colpito dal terremoto a salutare Lisa in partenza per il rientro a wellesley.

un pomeriggio di chiacchiere, di saluti e abbracci, promettendoci a vicenda di rivederci al più presto, di baci dati con le lacrime agli occhi, di bye-bye con la mano cercando di superare il magone dell’ennesimo distacco

e poi di una nottata passata a decidere se poi andare anche all’aeroporto per il saluto finale, ma poi pensare che non era il caso di continuare a farsi male, di tenere negli occhi quei bye-bye e nelle orecchie la tua risata piena, di gola.

abbassa il volume di  quel televisore, bottiglie che vanno e vengono, discorsi che si fanno.

andiamo a casa, andiamo via prima che il caldo ci annienti

ma poi, finalmente arriva la sera, la sera della cena con gli amici di sempre, con i compagni di merende e tutto il malumore accumulato durante il pranzo si dissolve.

dissolto davanti alla pasta fredda, ai pomodirini e al gelato con la macedonia, alle chiacchiere e alle tante risate

per poi ripresentarsi a tarda sera quando squilla il cellulare e mi dice che ha chiamato perchè non sapeva cosa fare e si stava annoiando, ma a me è venuto un accidente.

Dai, stella non fare così, prendiamo la moto e andiamo a fare un giro, è già più fresco, è quasi l’ora dell’inizio del motoGp, ma noi usciamo e andiamo a riprenderci i nostri ritimi e i nostri tempi.

abbassa il volume che adesso ascoltiamo solo il silenzio della notte e il vento dentro al casco

 

CILIEGINA

Finalmente un po’ di sole un po’ di caldo.

Il cielo azzurro e l’aria morbida aiutano,  invogliano ad uscire, anche solo per scendere in giardino con un libro o l’uncinetto.

E la colazione con lo zoccolo duro del cavoleggio e delle risate aiuta.

E la scena del ragazzotto giovane, aiutante, pimpante, con occhiale da sole specchiato, gel e allampadato che si scontra con la porta scorrevole…aiuta, oh se aiuta, aiuta tanto, visto le sghignazzate che ci ha suscitato. Troooooooooppo figo!!!!!

E l’arrivo  della foto della Tata degli amici cadorini aiuta, aiuta a  stemperare il moto di rabbia suscitato dall’apertura della ennesima multa per eccesso di velocità con la moto della mia metà.

Io sghignazzante, ma mica tanto!

9 ANNI

Nove anni sono passati dal nostro primo incontro.

Nove  anni fa, più o meno in questo periodo, ci vedemmo per la prima volta e il nostro fu un amore a prima vista.

Di quegli amori che tolgono il fiato, che fanno sentire le farfalle allo stomaco, addirittura ti sognavo di notte e, quando capitava, mi svegliavo e faticavo a riaddormentarmi.

Aspettavo con ansia i fine settimana per poterti rivedere, perchè per i primi tempi ci vedevamo solo durante i fine settimana e sempre con il Ferrari al seguito, anzi se lui non ci fosse stato, non ci saremmo mai incontrate.

Mi piaceva stare con te, mi sentivo sicura, tranquilla e non mi stancavo mai di vedere nuovi paesaggi, di andare dove non avrei mai pensato di andare, di scoprire tante viuzze nuove del centro della città, di scoprire nuovi dintorni, dai quali spaziare con lo sguardo sulla città ai nostri piedi, ero sempre molto emozionata durante i nostri incontri.

Diventavo triste quando il lunedì mattina te ne tornavi a casa tua, ma ci promettevamo sempre di rivederci il fine settimana successivo.

Intanto continuavo a fare pressione a chi di dovere per poterti avere a casa per sempre, mi guardavo attorno, ma non trovano niente e nessuno più interessante di te, nel mio cuore c’eri tu e solo tu.

Amavo tutto di te, i colori, le curve morbide e piene, il tuo farmi sentire protetta e mai  stanca, i tuoi silenzi e le tue “parole”, i tuoi rumori sordi, amavo soprattutto viaggiare con te, per i silenzi che rispettavi, portandomi a pensare e a guardare dentro di me.

Fu amore a prima vista, e pensare che eravamo entrati lì, per altre ragioni, non pensavo assolutamente ad un cambiamento così repentino. Mi colpisti subito e, appena ti vidi, dissi  che dovevi esere mia, che una sensazione così forte e folle non l’avevo mai provata.

Dopo due mesi di questi incontri agognati fino allo spasimo, finalmente riuscii a convincere la casa madre a venire da noi, presi per stress tutti da Bologna fino a Milano, quando mi vedevano apparire o quando sentivano la mia voce al telefono, venivano presi tutti da un’insostenibile voglia di fuggire, finchè un bellissimo fine settimana, a sopresa, dissero che saresti stata nostra, il tempo di firmare due scartoffie e saresti stata nostra.

Il 13 maggio 2003 è arrivata.

SERATA MARE MOTO

Un sabato pomeriggio passato sul divano con l'aria condizionata e riposare.
Un sabato sera a cena da amici con la torta di compleanno e tante grasse risate fino a notte fonda.
Una domenica cominciata con la solita colazione alla Rotonda poi, con calma (ore 11,15), via verso il mare, in barba al caldo e al traffico, con la moto si passa dappertutto.
Un pranzo in spiaggia in piacevole compagnia, poi via id nuovo in moto verso Milano Marittima a fare people watching.
All'improvviso ricordarsi che lì nei dintorni c'è una coppia di amici in vacanza con il camper, raggiungerli e fare loro una sorpresa, chiacchiere, risate e alla fine cena a base di piadina, salumi, formaggi e frutta.
Salutarli e a malincuore lasciarli per dirigerci verso casa, ormai è sera e il sole sta calando, infochiamo di nuovo la moto e, felici e contenti, torniamo verso casa, ancora in barba al traffico e alla fila, con la moto si passa dappertutto.

PARLIAMO DI NIENTE

london night Va' che è meglio.
Si parla di niente, come deve essere, ma si ride tanto, si canta e ci si muove a tempo di musica.
Pink Floyd, Led Zeppelin, AC/DC, Sex Pistol e tanti altri, mixati e suonati a tutto volume.
Ci si butta nella London Night con le migliori intenzioni e non vengono disattese.
Tre ore passate a ridere a crepapelle, con le persone giuste che non si tirano indietro, che si mettono in gioco e tornano giovani, dando il meglio di noi stessi.
Alla fine di tutto si prova tanta allegria, tanta leggerezza nel cuore e nella mente..
Abbiamo fatto una colletta per comperare un megafono giocattolo dal pakistano di passaggio, abbiamo eletto Marione nostro portavoce con il megafono, abbiamo fatto l'ennesima colletta per comperare il ventilatorino luminescente dall'ennesimo pakistano di passaggio.
Abbiamo mangiato e  bevuto ridendo, ridendo di gusto e con le lacrime agli occhi, con il rischio di soffocare per il troppo ridere.
Abbiamo coinvolto i tavoli a fianco nella nostra allegra baraonda, anche se , i tavoli a fianco, sul momento ci guardavano un po' con l'occhio impallato, stravolto, non capivano.
Ma alla fine si sono lasciati coinvolgere.(Non potevano fare diversamente)
Abbiamo movimentato la serata con le moto e alla fine il gestore del locale ci ha offerto il primo giro di bevute , pregandoci di tornare alle successive serate che organizzerà.
Si parla di niente, si ride di tutto, fin quasi allo sfinimento, fino a tarda notte, per poi crollare di un sonno allegro nel letto, mettendo da parte le paure e gli incubi.
E al risveglio è tutto più luminoso anche se il sole è un po' appannato.

NON ERA SERATA

Ma sono stata brava, non ho rovinato la serata a tutti (come mio solito).
Non era solamente il momento di andarsene a Forlì a mangiare l'hamburger.
Ma sono stata brava, a tavola mi sono comportata come solito, ridendo e scherzando con tutti, non eravamo molti, eravamo solamente 6, i 6, forse, più affiatati, in maniera tale che non c'era confusione al tavolo, la conversazione è stata calma e piacevole, così ogni tanto potevo rifugirami nei miei pensieri, senza che nessuno se ne accorgesse.
Non era proprio serata, il web ieri mi ha tirato l'ennesima fiondata di paura fra gli occhi, ma tutto si supera,basta solamente che mi lascino nel mio angolo a leccarmi le ferite, a metabolizzare la notizia, poi tutto viene messo dietro alle spalle, tutto viene messo nell'angolo scuro dove dormirà fino alla prossima batosta.
Ho avuto tutto il tempo del viaggio di andata e ritorno per pensare, per riflettere, per alleviare la pena.
E' il vantaggio degli spostamenti in moto, sei lì dietro, con il casco in testa che ti protegge dall'asfalto e tiene chiusi i pensieri lì, in maniera che si possa elaborare il tutto, fra te e te, senza nessuno che ti spii con la coda dell'occhio e cerchi di interpretare i tuoi sentimenti.
Sei lì da sola sotto a questo casco, con il vento che fischia tutto attorno e fa da naturale colonna sonora al marsma che stai cercando di sbrogliare, che cerca di alleviare la pena per un'altra vita spezzata ingiustamente dal cancro.
Sei da sola con le tue paure e i tuoi dubbi,e cerchi di trovare un minimo di razionalità in tutto quello che hai ascoltato in tanti anni di ospedali, chemioterapia e vicinanza con la morte per il cancro che, finora, ti ha sempre sfiorata, lasciandoti addosso la paura, il senso di impotenza davanti a questa roulette.
Ma la tua assenza, i tuoi pensieri che ti isolano dal mondo, sotto a questa casco, fanno più rumore di tante parole, tanto che la persona che è con te in questo viaggio, sotto al suo casco, anche lui in silenzio, allunga una mano a cercare la tua, con una mano calda ti sfiora una gamba per farti capire che non sei sola, che capisce la tua lotta, la tua paura ed è disposto a mettere da parte le sue paure, per sconfiggere le tue.
Non era serata da hamburger "America graffiti", ma è andata bene così

Sospiri, sbadigli, occhi pesanti,giornata calda, calda come da tempo non se ne avevano, quel caldo che hai tanto desiderato ma che adesso ti mette un po' ko.
Giornata di stanca dopo un fine settimana inteso, fatto di montagna e di mare, in giro, senza pensieri e con la sola voglia di rilassarci e di lasciare alle spalle i pensieri e i programmi per la settimana che inizia oggi.
Sbadigli e occhi che tendono a chiudersi, ma non puoi permettertelo, gli impegni ci sono, il dovere chiama, non si può ascoltare sempre e solo il piacere.
Il dovere chiama e ti fa apprezzare ancora di più quei momenti di piacere e di ozio appena passati.

APRIAMO I CASSETTI

Aprire un cassetto per cercare qualcosa da mettere attorno al collo in questi giorni di sole, ma ventosi.
Trovare una bandana, la stessa bandana usata 7 anni fa per tenere calda la testa in casa o a letto di notte, la stessa bandana che voleva nascondere al mondo la mia testa senza capelli, che tentava di nascondere a tutti la malattia,anche se tutti sapevano, la stessa bandana con la quale tentavo di dare una parvenza di normalità ad un periodo che normale non era.
Ecco, questa bandana adesso, a distanza di 7 anni, torna ad essere utile, anzi più utile di allora.
L'avevo messa via, nascosta, buttata in fondo ad un cassetto, come se….
Come se non vedendola potessi cancellare un periodo buio e doloroso.
Adesso è tornata in uso, mi ha fatto l'occhiolino dal fondo di quel cassetto.
E' utile e porta anche momenti sereni. L'ho annodata attorno al collo per proteggermi dal vento mentre sono fuori con la Tata.
L'avvolgerò attorno al collo per proteggermi dall'aria in moto.
Momenti di spensieratezza con un oggetto che richiamava solo ricordi pesanti.

INCREDIBILE

Non ci posso credere, non è possibile.
Piove, ennesimo fine settimana andato a pallino.
Impossibile uscire con la moto.
Non riusciamo ad inaugurare la stagione motociclistica.
Quando riusciremo a fare la prima gita al lago di Garda, sarà già ora di rimetter le moto in garage.
Le abbiamo revisionate, c'è chi ha cambiato le gomme, chi ha fatto i freni nuovi, noi abbiamo fatto tagliando completo, ma………..niente, non riuscamo a metterle in strada in maniera decente.
si contano sulle punta delle dita di una mano le uscite: un giro in centro a Bologmam un giro a Tolè e Cereglio su per i calanchi, un giro a Forlì all'American Graffiti e poi…, poi basta, il niente, il nulla.