MALINCONIA

Poi ci sono le giornate così.

Quelle giornate in cui tutto è pesante e faticoso, intrise di malinconia che non sai definire, che non sai da dove arrivi.

Quelle giornate nelle quali nemmeno il sole scalda come vorresti, e il freddo penetra anche la tristezza.

Sono quelle giornate che capitavano anche prima della quarantena, ma allora bastava un po’ di musica e una pedalata al’aria e tutto rientrava nella norma, passavano la malinconia e la tristezza o, per lo meno, erano meno pesanti sulle spalle.

Sono giornate di abbruttimento, con lo sguardo fisso e perso nel vuoto, gli occhi che non fanno altro che correre all’orologio per capire quanto manca al rientro de LaMiaMetà per non sentire il peso del silenzio.

E nel profondo del tuo animo queste giornate le detesti, perchè ti affossano in un avvilimento che hai sempre detestato e cercato di combattere.

Ma in queste giornate ti manca la forza  la volontà di lottare e allora non resta che fare doccia, shampoo e aspettare con pazienza e rassegnazione che passi.

Perchè sai che passerà, deve passare.

DOCCIA SHAMPOO E CREME

E’ il miglior antidoto che io conosca per superare i gavi momenti di crisi.

E’ una tattica che cominciai  ad adottare ai tempi della chemioterapia.

Arrivavo a casa dopo le sedute, mi buttavo sotto alla doccia e lasciavo che l’acqua calda portasse via tutto il dolore, l’affaticamento, la paura, l’incertezza.

Mi insaponavo, mi facevo anche lo shamoo. nonostante fossi calva, ma la sequenza era questa: doccia schiuma senza nessun profumo per evitare nausee, conati di vomito, shampoo sulla testa pelata, poi alla fine tanti minuti sotto l’acqua calda in attesa che tutta la tensione scivolasse via assieme all’acqua, giù per lo scarico

Terapia poco convenzionale, ma almeno alla fine non mi sentivo più addosso l’odore dell’ospedale, del veleno che mi era stato iniettato lentamente in vena, avevo dei momenti di tranquillità dovuti al potere dell’acqua calda.

Ed è una pratica che mi è rimasta, è una terapia che adotto in  tutti i momenti difficili, quando sono stressata, tesa, impaurita, sotto pressione.

Prendo il tablet, lo accendo e cerco la mia stazione radio preferita, apro i rubinetti della doccia, lascio che il vapore ed il calore riempiano il bagno, poi vado sotto ed assaporo il potere rilassante dell’acqua calda su muscoli che si sciolgono, le spalle che si rilassano e mi lascio avvolgere dal calore, dal profumo del docciaschiuma e poi dello shampoo.

Alla fine dell’operazione doccia/shampoo, viene il meglio: la crema.

Operazione crema corpo, spalmata lentamente, con gesti lenti, dalla punta dei piedi fino alla radice dei capelli.

Rituali collaudati che mi rimettono in pace con il mondo, almeno per un po’.

DI CANZONI, DI RICORDI E NUOVI ORIZZONTI

Gli Stadio hanno vinto Sanremo.
Grande gioia per me, io fan sfegata da 30 anni circa.
Qualcuno, a notte fonda quando ono stati annunciati i vincitori, hap ensato a me ed alla mia gioia.
Io quella notte dormivo, ma la contentezza e la gioia sono state grandi.
Con gli Stadio ho festeggiato la fine della chemio e della radio nel lontano 2004, mi regalai i biglietti per un loro concerto che tennero qui a Bologna al teatro Manzoni. Ci andai con LaMiaMamma e con LaMiaSorella, la fine di quel lungo e tormentato periodo andava festeggiato con loro e degnamente.
Quando ascolto le loro canzoni mi commuovo sempre, spesso gli occhi si inumidiscono, pensando a loro, a quel concerto.
Intanto nuovi orizzonti si stanno aprendo, non si sa dove andrò a parare, mi basta solamente incontrare qualche medico che mi lenisca un po’ il dolore alle ossa che mi tormentata da diversi mesi a questa parte.
Sono stati due giorni faticosi, avanti e indietro per esami, radiografie, ecografie e lunghi tempi d’attesa nelle sale d’aspetto. Ma sempre con tanta fiducia nelle persone che ho incontrato, tutte gentili, disponibili e pronte alla battuta per alleggerire lo snervo delle attese e dell’ascolto delle chiacchiere inutili.
Un ultimo passo, ma con una diversa branca della medicina, mi aspetta lunedì, poi dovrei aver chiuso il cerchio di questi controlli, se ne riparlerà, forse, dopo le vacanze, che stiamo già imbastendo, con l’aiuto della Tata, sempre pronta a dare suggerimenti.
E da stamattina il Ferrari ha ricominciato le terapie a Vigorso, da domani mattina lo accompagnerò anche io, così faremo due chiacchiere durante gli spostamenti, assieme, e io tornerò in quel bar a leggere, ma il libro che to leggendo ora non è quello precedente, questo è un thriller, insomma con questo non si farà teatro, questo rispecchia un po’ il mio umore.

Ma intanto gli Stadio hanno vinto Sanremo

 

CI VUOLE PAZIENZA

Con me ce ne vuole tanta.
Sono lunatica, metereopatica.
Vado a letto la sera con il sorriso, mi sveglio al mattino con un muso che mi arriva ai garretti.
sono tranquilla, serena, ma poi di punto in bianco basta che qualcuno cambi canale alla televisione*, che divento una iena, capace di assilire il mal (o la mal) capitato/a a male parole, con uno sguardo feroce che non lascia presagire nulla di buono.
Ho degli sbalzi d’umore tremendi, un momento rido, l’attimo successivo sono triste, e le lacrime a portata di mano.
Ci vuole tanta pazienza, anche da parte degli amici di Facebook, che vengono presi di mira dal mio insano ascoltare perennemente Radio San Marino Classic, postando sulle loro bacheche delle canzoni improponibili e brutte già allora, figuriamoci ora.
Con me ce ne vuole tanta, io con me stessa ne ho poca, non mi sopporto molto.
Con me ci vuole tanta pazienza, ma io ne ho poi tanta con gli altri.

* mi arrabbaio perchè io uso la tele come radio e, se non sono in stanza, ma vago per casa mi fa compagnia, ascolto musica e il tempo passa, ma guai entrare in casa e cambiare canale, per guardare un qualche canale becero….

MUSICA E SILENZIO

Mozart piano piano,silenzio che si fa presenza.
Un dialogo immaginario fra me e me.
Me la canto, me la suono, me la rido.
Momenti unici e rari.
Di silenzio, di passione, di meraviglia.
Rari come le perle vere in fondo al mare, rari perchè la vita moderna non apprezza il silenzio, la lentezza e il fermarsi.
Fermarsi per capirsi, per amarsi, per farsi un regalo.
Un regalo di silenzio e Mozart.

MI TIRO SU

Telefono ad un’amica che  comprende in pieno le mie parole e se dico:
“Ho fatto un cernita fra le persone”, non chiede nulla di più, ha già capito che sto attraversando l’ennesimo momento di crisi con personaggi che non meritano il mio mal di stomaco.
E questacanzone mi ha sempre seguita in tutti questi anni di momenti alterni e, visto che fra i personaggi che popolano il mio mondo, non è molto in voga, me la sono sempre ascoltata da sola, presa fuori dal cassetto nei momenti in cui elaboro una nuova situazione e mi aiuta ad escludere.

Non ho voglia di sbilanciarmi, aspettiamo con fiducia la telefonata.
Sono ancora molto tesa, impaurita.
Mi sono sentita investita di unaresponsabilità che non volevo, ma non lavolevo per lei.
"io non pretendo che mi si venga a vedere all’ospedale, può venire chiunque, ma non obbligo nessuno, io voglio vicino a me econ me solo la mamma".
Sono paroleche prendono tanto posto e continuano a risuonare nelle orecchie.
Ma aspettiamo con fiducia una telefonata.

SUONI

Sentire pronunciare un nome, da un ragazzo di colore, con la strascicatura francese, è un bel suono.
Un nome che acquista un altro colore.
questo suo accento francese ha reso ancora più dolce il nome diquesta donna.
come l’ho invidiata per il suo nome pronunciato con accento francese, come è fortunata ad avere un nome che suona bene anche con pronuncia francese.
Il mio? il mio lasciamo stare…ci sono troppe "erre", il mio sarebbe troppo rotolante.
Ma il suo nome detto così, fa brillare il sole in mezzo alla foschia.
Tranquilli non mi sono fatta di niente, ero nella sala d’aspetto del mio medico e davanti da me c’era questo ragazzo di colore che ha chiesto di parlare con "…la dottoressa C….", ma voi avreste dovuto sentire quel nome pronunciato da lui, avreste dovuto sentire che libidine, che dolcezza…roba da inciderlo su nastro e ascoltarlo tutti i giorni come minimo pr mezz’ora.