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LUNGHI POMERIGGI

Lunghi pomeriggi quasi invernali.

Pomeriggi classici novembrini, con nebbia, pioggia fina fina e ll buio che arriva presto.

Lunghi pomeriggi dove si cerca di farli passare al meglio, dove ci si inventa impegni per uscire di casa e far passare le ore.

Lunghi pomeriggi che potrebbero essere uggiosi, ma ci impegniamo a renderli leggeri, parlando io delle emozioni che provo, lui ascoltandomi, guardando la tele,commentando le notizie che passano, i documentari, adesso è tempo di mondiali di calcio e ogni tanto mi impegno a guardare e a tifare le squadre più scrause.

Lunghi pomeriggi intervallati anche da letture e uncinetto.

Lunghi pomeriggi che per ora non pesano.

COSA MI MANCHERA’

Tante cose mi mancheranno di quasi un mese di montagna.

Mi mmancheranno tante cose delle Dolomiti, della montagna in se stessa.

Mi mancherà il silenzio, quel silenzio che cura, quel silenzio buono, quel silenzio puro che solo nei piccoli paesi di montagna puoi trovare, quel silenzio che all’improvviso viene interrotto da un saluto, da un “Mandi Cris”, quel silenzio interrotto dall’arrivo di amici, delle tante chiacchiere con loro mi mancherà il silenzio interrotto improvvisamente dalle risate che gli Amici riescono a strapparti.

Mi mancherà il cielo azzurro netto, nitido, che incornicia le cime ben disegnate e lineari dei monti al di sopa dei 1800 metro, dove c’è solo roccia e nemmeno un albero, quel cielo azzurro che risplende e porta gioia e voglia di guardarlo, senza stancarsi, quel cielo azzurro e nitido che riempie gli occhi di tutte le sfumature dell’azzurro, del blu e del grigio.

Mi mancherà il Campanaro Folle che tutti i paesi di montagna hanno, il suono delle campane alle 7 di mattina, che ti sveglia , che ti strappa dal sonno profondo, mi mancheranno di 140 rintocchi che il Campanaro Folle ci fa sentire subito dopo aver battuto le 7.Mi mancherà il girarsi su l’altro fianco coperta, imbozzolata nel lenzuolo e nel coperti na, perchè sotto alle coperte c’è un iacevole tepore, mi mancherà l’aspettare i intocchi delle ore successive, sempre che non si sia di nuovo sprofondati nel sonno, mi mancherà il non avere bisogno dell’orologio per sapere l’ora.

Mi mancherà l’aria fresca che in ogni angolo si intrufola per rinfrescare e alleggerire le spalle ed i pensieri.

Mi mancherà la cucina montanara fatta di polenta anche in agosto, fatta di piatti sostanziosi, piacevoli da mangiare, mi mancherà l’aver ritrovato l’appetito dopo tutto il caldo della Bassa

Mi mancherà il lago, i colori dei laghi, che ogni paese ha, le paseggiate lente attorno alle loro rive, le soste sulle panchine guardando queste acque dal colore prevalentemente verde, guardando con lo sguardo incredulo perchè non pensavi potesse esistere tanta pace e tanta bellezza.

Mi mancheranno i pomeriggi in casa e le partite a scala 40 fatte con la Tata e LaMiaMetà, mi mancherà sentire le loro risate quando mi cadevano le carte.

Mi mancheranno i tornanti e i tanti chilometri fatti in macchina per raggiungere quasi ogni giorno un mio luogo del cuore.

La motagna mi manca in tutte le sue sfaccettature

IL FONDO

Ma c’è un fondo?

Esiste il fondo del barile? Il fondo del tunnel? O sono solamente leggende metropolitane inventate per abbindolare noi allocchi?

C’è un fondo sul qule posarsi per poi risalire?

Esiste la maniera di arrivare a questo fondo, dirsi “ecco l’ho toccato adesso può solamente migliorare”?

Da qualche parte deve esserci, come il vaso di Pandora, dove l’ultima cosa, quella che rimane sul fondo, era la speranza, anche qui si va avanti con la Speranza di cominciare a risalire, prima o poi.

Intanto questo fondo al momento non si vede, anzi tutti i giorni che passano, si allontana sempre di più.

Ma io so che il fondo prima o poi lo toccherò. lo toccheremo e ricominceremo una lenta, ma inesorabile risalta.

Intanto grattiamo, ci aggrappiamo a quello che in quel momento ci passa accanto e vediamo di tenere fuori la testa per respirare, anche se tutti i giorni una nuova onda tenta di sommergerci.

L’ultima cosa ad uscire dal vaso di Pandora fu la Speranza e noi a quella ci ancoriamo.

RIPARTIRE

Ci siamo aggappati a tutte le parole, cercando il lato poitivo, cercando solo quelle che ci piacevano.

Ci sono state dette parole di incoraggiamento, ci sono state dette delle parole crude ma con tanto affetto.

Ci sono state dette le parole che non avremmo mai più voluto sentire, ma ci sono state dette da chi in tutti questi anni ci ha sempre sostenuto, tifato per noi e ha sempre trovato il modo, il medicinale per sconfiggere il cancro, dalle persone giuste e dette nella maniera giusta, fanno meno paura

Ci sono state dette parole che ci hanno sprofondato in un baratro, ma sappiamo che ci sono mani tese e tante braccia pronte a sostenerci.

Ci habno detto che dobbiamo ricominciare, ma loro saranno sempre al nostro fianco, tirando sempre fuori il coniglio dal ciindro, perchè loro sanno che noi abbiamo bisogno di loro.

Ricominciamo, ci hanno detto di rimboccarci le maniche e noi ce le siamo rimboccate.

RICOMINCIARE

Rcominciare a lottare, a stringere i denti, rimboccarsi di nuovo le maniche.

Ricominciare a sentire il respiro corto, la paura, l’affanno del dover fare tutto e subito, la fretta che passi in fretta il weekend per essere di nuovo guidati da chi due anni fa ci ha sorretto.

Ma ricominciare dopo due anni è dura, si fatica a reggere il colpo, le paure, le pene di allora sono ancora ricordi freschi e spaventano, eccome che spaventano, non si è mai pronti e preparati alla parola “recidiva”, stavamo cominciando a guardare avanti con più leggerezza, stavamo ricominciando a respire, a mettere alla spalle un periodo pesante e duro…

Ricominciare di nuovo a muso duro come da 14 anni a questa parte, fra alti e bassi, fra paure e sorrisi, con la speranza che vada tutto bene, anche se ci sarà da lottare, da sostenerci, anche se ci saranno momenti bui, ma dobbiamo ricominciare con fiducia.

Fiducia, positività e avanti..

PAROLE PER DISTRICARE I PENSIERI

Tanto tempo senza scrivere, ma sentire la confusione di pensieri da mettere in fila.

Una nuova dimensione da cucirsi addosso, facendo fatica, ma provandoci tutti i giorni con la voglia, la volontà d riuscirci.

Ce la debbo fare, per me e per chi mi sta attorno.

Asoltare la parole di una persona Amica che tenta, che ce la sta mettendo tutta per essere di aiuto, sentirsi sollevate dal significato chiaro e tondo di queste parole dette con affetto e con consapevolezza di quello che stava dicendo.

Dopo la salita c’è sempre la discesa, per ora sembra lontana, ma so che prima o poi ci arrivo.

ANNIVERSARIO

Anniversario di matrimoio. 45 anni.

Anni di zaffiro. una pietra dura, preziosa, blu scuro.

Preziosa come tutti gli anni passati assieme. blu scuro come il mio colore preferito.

Un annversario passato fisicamente in solitaria, noi due da soli a parlare come un giorno qualsiasi, ma circondati da tanto affetto dimostrato da tante persone a noi vicine con telefonate, messaggi e pensieri che sono volati attorno a noi per tutto il giorno.

Una scorsa veloce alle foto di allora, il rimpianto nel vedere i visi di persone amate che ci hanno lasciato in questi anni, persone care che allora condivisero con noi la felicità di quel caldo giorno di fine giugno.

45 anni tenendoci per mano fra alti e bassi

SE CHIEDO….

Quando rientri a casa se ti chiedo cos’hai, cosa c’è che non va, non rispondermi che non c’è niente, che va tutto bene, prima vado in bestia, poi mi viene l’ansia ed in questo momento non ho bisogno di aggiungere ansia ad ansia.

Se te lo chiedo è perchè “sento” e vedo che qualcosa non va, non hai il solito sguardo sereno e tranquillo di quando tutto gira bene e non c’è nessuna nube all’orizzonte.

Sono quaranta e passa anni che ti conosco, che ti frequento, in tutti questi anni, ti ho sempre guardato, osservato, come mi dico “ti scannerizzo tutte le mattine” e vedo dalla postura, dallo sguardo se qualcosa non va, sono una donna, sono persona che si è sempre ineressata a chi le sta vicino.

Te l’ho sempre detto, se te lo chiedo è perchè vedo, “sento”, percepisco una sensazione di malessere.

Può essere un malessere fisico, psicologico, posso anche avere fatto o detto qualcosa che ti ha disturbato, ma lo vorrei sapere.

Lo vorrei sapere per aiutarti, se si tratta di un malessere fisico, mi attivo presso i medici, per trovare una soluzione, se è un malessere psicologico, mi attivo lo stesso cercando le parole ed i gesti per aiutarti, per supportarti (quante volte tu lo fa con me!), se ho fatto o detto qualcosa che ti ha dato fastidio, dimmelo, cercherò di impegnarmi per non ricadere nello stesso errore.

Se chiedo cos’hai, cosa c’è che ti far star male, dimmelo, è inutile che continui a dire che non c’è niente che non va, lo sai che non mollo finchè non mi dici quello che ti rode.

Se chiedo è perchè ti vorrei aiutare.

DEDICATO A….

…a chi mi ascolta, a chi mi sta accanto, a chi mi sorregge.

Dedicato ai miei pensieri e alle mie paure, alle mie ansie, che mi assillanno tutti i giorni.

Dedicato a chi mi aiuta a superare le mie ansie e le mie paure.

Dedicato a chi occupa i miei pensieri tutti i giorni, facendomi riflettere, sorridere e, a volte, versare anche qualche lacrima.

E tutte queste persone sono importanti e basilari per me, sono tutti coloro che so essere capaci di farmi vedere sempre l’altro lato della medaglia.

Dedicato a tutte quelle persone che giornalmente incrociano la mia strada e ne percorrono un pezzetto con me, senza giudicare, ma ascoltando e facendo del loro meglio per aiutarmi.

Dedicato a loro e a me che, nonostante tutto, non mi lasciano sola, mi supportano e mi sopportano e a me che tutti i giorni tento di reggermi da sola sulle mie gambe e con le mie forze.

Dedicato a chi capisce.

UNA GIORNATA

Una giornata quasi perfetta,dove tutti gli eventi si sono incastrati l’uno nell’altro.

Giornata fredda di temperstura, ma con un cielo azzurro da cartolina ed il sole chiaro e luminoso al punto giusto.

Siamo in auto, direzione ospedale, siamo in zona rossa, poco traffico, quindi possiamo anche andare lentamente, giusto per fare passare il tempo, visto che in casa non riuscivamo a stare, quindi piano piano direzione parte opposta della città.

Lo squillo del cellulare ci strappa dai pensieri che avevamo, un numero iniziale che sa di ospedale, rispondiamo con il fiato sospeso, la tac sappiamo che è andata bene, non è il numero della Dottoressa, ma è un numero 214, quindi dell’ospedale…accidenti, cosa sarà successo?

Signor Ferrari siamo del centro vaccinale, se le è possibile, noi saremo pronti per vaccinarla oggi alle ore 13″

Certamente, anzi stiamo venendo proprio lì perchè ho appuntamento per la visita di controllo con la Dottoressa”.

Bene, signor Ferrari, l’aspettiamo alle ore 13 al padiglione 16, buona giornata”.

E non poteva che essere una buona giornata, noi contenti, la Dottoressa felice che il suo elenco di pazienti fragili sia stato rispettato, nel suo nuovo studio dalla finestra a tutta parete si vedoo le colline di Bologna, il cielo è sempre azzurro, e tutto sembra al posto giusto, al momento giusto.

Ho impiegato 24 ore a tornare sul pianeta Terra, adrenalina a mille, whatsapp rovente per i mille mille messaggi inviati per rendere partecipe tutti della nostra immensa gioia.

Adesso possiamo incamminarci verso i mesi a venire con un respiro un po’ più leggero, intanto LaMiaMetà ha fatto la prima dose, fra poco dovrebbe toccare a me, e dopo, forse, si riuscirà a guardare avanti con meno ansia ed un paio di certezze in più.

Finalmente i pianeti si sono allineati.