C’È BISOGNO

Di linearità, di normalità e di tran tran.

Ci sarebbe bisogno.

Non c’è bisogno di scossoni o granelli in mezzo agli ingranaggi, tutto dovrebbe funzionare senza sussulti e ben oliato.

“Dovrebbe”, “sarebbe” tutti verbi al condizionale.

Perchè qui ogni tanto si inciampa, si traballa, si vacilla, ma non si molla.

Tentando di ritrovare l’ottimismo e la fiducia.

BISOGNI PRIMORDIALI

Ho bisogno di normalità, di tornare ad una vita normale, con orari e d impegni ben scanditi e regolari.
Sono stanca di tutto queto essere sospesi, di questi giorni che sono di festa, ma festa non sono, perchè sul calendario sono segnati in nero, non in rosso.
Dovrebbero essere i giorni che ci avvcinano, che ci preparano ad un rientro alla normalità scandita da settimane fatte di giorni lavorativi e giorni festivi ben stabiliti.
La normalità stabilizzante, portatrice di umore stabile e non sempre in bilico fra gioia e passeggiate, ma anche scossoni quando ti rendi conto che non è festa, ma una banale e normale giorno feriale, anche se hai la Tata in giro per casa, anche se non sai mai cosa potresti far nel pomeriggio (cucinare? stirare? andare in giro fuori porta o in centro?).
Sono giornate anche queste.

BISCOTTI

Vale sempre la pena fare i biscotti.

Impastare, mettere le mani in pasta, sminuzzare, amalgamare.

Aspettare il tempo necessario perchè la frolla solidifichi un po’.

E intanto pensare, cercare di capire il perchè del malumore, per poi, alla fine, arrabbiarsi,

E allora si sfornano biscotti, sperando che il tempo, le attese stemperino un po’ l’ansia, l’arrabbiatura e il malumore,

Manca un esito, manca la conferma scritta che va tutto bene, manca un foglio per poter definitivamente chiudere il cerchio del 2016, ma quel foglio serve, mi serve per prendere l’appuntamento con la Mia Oncologa, mi serve per sentirmi dire che va tutto bene, che è tutto a posto, che ne riparliamo alla fine di quest’anno.

Senza quel foglio, mi sento persa, senza quel foglio sono di malumore.

Intanto i biscotti cuociono in forno.

E POI SUCCEDE

Che un granello di sabbia, un imprevisto si intrufoli ad inceppare una meccanismo rodato.

quel meccanismo che ti tiene in equilibrio, che non ti fa vacillare, che ti fa sentire sicura.

E quel granello di sabbia, chiamato imprevisto, ti scombina una giornata, ti scombussola e tu somatizzi.

E succede che oggi ho mal di schiena, che sono un po’ in ansia, che sto sempre sul chi vive, apsettandomi che, da un momento all’altro, qualche altro granello di sabbia si intrufoli nel meccanismo della mia vita piatta, normale, banale e a volte un po’ noiosa.

Ma io questa vita piatta, normale, banale e noiosa la amo, è il mio mondo, è quella che mi tiene ancorata qui.

E poi succede che ti guardi attorno e vedi chi sta peggio, sarà una magra consolazione, ma a volte serve, succede che ti confronti con una persona che ti racconta quello che le è capitato proprio nelle stesse ore in cui si inceppava il meccanismo.

E poi succede che capisci che ragioni troppo, che ti poni troppe domande, che a volte non trovi le risposte, succede che scherzando con qualche amica decidi di cominciare un corso di “ignorantitudine”, per cercare di stare meglio.

E poi succede che il giorno successivo è tornato tutto calmo e piatto, e tutto ricomincia a scorrere come un meccanismo ben oliato.

Tutto a posto.

QUASI 60

Nei giorni passati è arrivato anche il mio compleanno.
E’ passato un po’ in sordina, è caduto nell’unico giorno, da inizio mese, che non stavamo frullando come trottole fra terapia di recupero, medici e ammenicoli vari legati alla mano traumatizzata.
Ho compiuto i classici anni con il numero che non mi piace, non mi dice niente.
59.
E’ un numero insulso, come tutti i numeri che finiscono col 9.
Non è più 50 e non è ancora 60.
Se dici 58, ti senti dire che sei ancora giovane, se dici 59…sì te lo dicono lo stesso, ma con una frazione di secondo in più alla reazione.
Ti fanno capire che ormai se girata verso quella china che si chiama terza età, ma non è ancora conclamata, insomma non sei nè carne e nè pesce.
Ho driblato dicendo che io ho compiuto quasi 60 anni, lasciando un po’ spiazzati gli interlocutori, come un personaggio molto famoso in questo periodo che alla risposta così data da mia figlia, ha chiesto chiarimenti (Come quasi 60? o 60 o…) e io me la immagino la sua espressione, perchè è uguale a tutte le altre che ho visto in questi giorni.
Quindi abituatevi all’idea che, per un anno ancora, io avrò quasi 60.
al prossimo giro di candeline ne riparleremo.

IL SILENZIO DELLA NORMALITÀ

E’ quello che si respira dopo i giorni frenetici delle feste.
E’ quel silenzio che fa bene, che aiuta a ritrovare un equilibrio smarrito durante queste feste, che scombussalano le settimane.
Non sai mai che giorno della settimana sia, se domenica o lunedì o chissà quale altro giorno, è tutta una festa, è tutto un andirivieni di gente, di sorrisi (veri o falsi?), di telefonate e di auguri.
Ma auguri di cosa? Di buon anno?
E certo, non si augura mica a nessuno un anno funesto e gramo, non sia mai, anche se, a volte, di fronte a certe persone, la tentazione è grande, ma, in fondo, siamo tutti più buoni, e sorvoliamo su tutto, lasciamo perdere e auguriamo a noi stessi, di poter evitare la frequentazione e la vista di certi personaggi per il nuovo anno che stiamo iniziando.
E si ritorna alla normalità del silenzio, che scorre inesorabilmente, di ora in ora, come è sempre successo negli anni passati.

DI GIORNI E DI ATTESE

….e di caldo, tanto e umido.
Ma poi si parla al telefono con LaMiaSorella e si parte in moto verso la montagna, alla ricerca di un po’ di fresco.
E alla fine la temperatura si è abbassata di 5 gradi, ma la sera, al rientro, tutto è tornato come prima e la stanchezza mi ha assalita, facendomi pesare tutto, facendomi vedere tutto più nero e ringhiando come un mastino da combattimento.
Ma poi arrivano giorni come oggi, dove il sole c’è, ma il cielo è bello azzurro, e spira un bel venticello leggero che spazza via umidità e stanchezza.
E rinasco, mi riprendo, e il fardello si alleggerisce e la schiena torna dritta.