E’ NORMALITA’

Una normalità fatta di tante piccole cose, che, probabilmente, in tempi non sospetti, nemmeno prendavamo in considerazione.

Una normalità che mi ha illuminata, che mi ha fatto sorridere e rimesso in ordine: un giro in libreria per l’acquisto di un libro da regalare

Entrare in libreria dopo tanti mesi, avere il tempo di girare fra gi scaffali, riempirsi gli occhi di tutte le copertine dei libri, guardare e sorridere nel vedere tanti titoli di libri letti durante il lockdown, capire che, alla fine, non è stato inutile, capire che mi ha dato la possibilità di leggere per superare i momenti di crisi che, inevitabilmente, ad ondate cicliche arrivavano.

Libri, librerie, biblioteche, leggere, una salvezza.

BENTORNATA….

…quasi normalità.

Fatta di spesa, di telefonate per prenotare visite, di voci e di parlate a voce alta degli anziani del centro dietro casa.

Quasi normalità che mi aiuta ad avere un sorrisino un po’ stiracchiato pensando  al Cadore e agli amici fuori regione che, con calma, prima o poi riusciremo a rivedere.

Intanto ieri per caso, senza programmare nulla, abbiamo rivisto gli Storici di Ferrara, ci siamo trattenuti a stento dall’abbracciarci, erano 4 mesi e mezzo che non ci vedavamo.

E’ stata una emozione molto forte, una emozione che non pensavo più di provare, invece…

Bentonate belle emozioni.

QUALCOSA SI SENTE

Qualcosa si sente ,in mezzo a tutto qesto silenzio, qualcosa comincia a sentirsi.

Forse, il sentire, è dovuto aibtanti giorni di silenzio immobile che ha allenato le nostre orrechie, il nostro senso dell’udito a percepire anche il più piccolo sospiro o il fruscio più insignificante.

A volte si sentono le tortore tubare e, mai come quest’anno, il loro suono sgraziato è gradito, almeno spezza il silenzio, il silenzio immobile che a volte attanaglia.

Il silenzio immobile di questi ultimi 15-20-25 giorni, abbiamo perso il conto, era un brutto silenzio, era il silenzio dell’angoscia, della paura dell’ignoto non era il silenzio tante volte invocato nei giorni passati, quanti giorni o mesi fa?, il silenzio che si invocava era quello buono, quello che ti permetteva di pensare e riflettere con calma, senza che il fiato venisse a mancare.

Il silenzio che allora invocavamo, era quello che portava a formulare domande e a cercare risposte.

Il silenzio di adesso è quel silenzio  opprimente, rotto solamente dall’auto della Protezione Civile che passa a ricordarci di stare in casa, perchè stiamo vivendo una emergenza sanitaria, dalla quale non si sa quando ne potremmo uscire, o almeno, se ci comportiamo seguendo le regole, che ci piacciano o meno, ne usciremo in fretta, ne usciremo a piccoli passi, ma questi piccoli passi dobbiamo cominciare a farli, altrimenti ci perderemo in questa immoblità, perderemo altro tempo, che nessuno più potrà ridarci.

Questo tempo e questo silenzio dobbiamo imparare a gestirlo, dobbiamo rifare pace con noi stessi e con il mondo che ci circonda, che ci sta lanciando un messaggio: rallentiamo altrimenti ne va della nostra salute fisica e mentale.

Qualcosa si sente, qualcosa che porta ad alleggerire l’animo

LA SOCIALITA’

Mi manca la socialità, ma non quella caciarona degli aperitivi, delle bevute fino a tarda notte o delle serate fra sole donne.

Mi manca la socialità da signora di 60 e passa anni che è abituata a stare sola, ad apprezzare il silenzio, a leggere e riflettere.

Mi manca la socialità di un giro in bicicletta in solitaria, per rimettere assieme i pensieri.

Mi manca la socialità fatta con LaMiaMetà facendo una passeggiata in centro da soli.

Mi manca a socialità del vi-a-vis con le poche persone con cui parlo volentieri.

Mi manca lo scambio di idee parlando e guardando negli occhi la persona con cui sto parlando e, magari, anche ridendo.

Mi manca la socialità fisica, di contatto.

GLI AFFETTI

Gli affetti al tempo del coronavirus diventano importanti, aiutano a sentirsi meno soli, specialmente quando le limitazioni ti impediscono di spostarti per andare a vedere la mamma.

Gli spostamenti sono ridotti al minimo e poi solamente nell’area del comune di residenza, fuori comune non si può.

Ed io non vado, ma fuori comune ho LaMiaMamma, LaMiaSorella  e la limitazione del non poterle andare a trovare, spcialmente LaMiaMamma, mi pesa, mi fa salire la tristezza.

Ci telefoniamo, ci sentiamo quotidianamente, ma ero abituata che , quando ne avevo voglia, prendevo l’auto e via che andavo, in 5 minuti ero lì, da LaMiaMamma, un abbraccio, due sonori baci sulle guance, due chiacchiere e via, passava tutto e spesso tornavo a casa con il sorriso sulle labbra.

Gli amici fuori comune, fuori provincia, fuori regione, irragiungibili, proprio in questo momento che, a parte il virus, avrei più voglia di vederli, di ridere con loro, ma non si può.

Supplisco alla mancanza fisica di questi affetti con il telefono, le chat via whatsapp, lo scambio di foto, due chiacchiere leggere, ma non passa, non è più come prima.

La socialità che ci viene tolta dal virus, e mi pesa.

UN PIEDE DAVANTI ALL’ALTRO

Il biogno di camminare, in silenzio, da sola, mettendo un piede davanti all’altro, per rimettere assieme una parvenza di normalità.

Un gesto semplce, come quello di mettere un piede davanti all’altro, per ritrovare una sembianza di consuetudine quotidiana, fortemente scossa negli ultimi tempi.

Un piede davanti all’altro,  una azione banale, per ritrovare una banale normale e noiosa, questo mai, quotidianità, che mi è mancata molto ultimamente.

Un piede davanti all’altro per ricominciare a dormire di notte, per ricaricare le batterie, significa svegliarsi al mattino con gi occhi impastati di sonno, ma non di lacrime represse ed ingoiate per non soccombere ai pensieri, alla rabbia.

Una normalità fatta di un “Buongiorno” detto senza ringhiare.

IL VENTO FREDDO

Due giorni di luce, di sole, di cielo azzurro, sgombero da nebbia e nubi.

Un sogno.

Un vento freddo che spira forte, ma che pulisce l’aria e i pensieri.

Un vento freddo ed una luce chiara che invitano ad uscire, a camminare fra parchi, giardini, campi e lasciare andare i pensieri e tutto quello che va dietro ai pensieri.

Il vento teso e freddo che èulische e schiarisce le idee.

il vento freddo e buono che aiiuta a ridimensionare le situazioni.

Il vento freddo ed il cielo azzurro che tentano di riportare la normalità.

LE GIORNATE HANNO 24 ORE

Punto. Nessuna in più e non se ne possono aggiungere. Non servirebbe a nulla, te la sentiresti sempre stretta.

Devi organizzarti in queste 24 ore che hai a disposizione.

Togline circa 8 per dormire, te ne rimangono circa 16.

Ecco, in queste ore devi concentrare tutto quello che è normalità e tutto quello che arriva a mettersi di traverso.

Inutile farsi prendere dall’ansia, il tempo è quello ed in quel tempo si fa quello che si può, come meglio si può.

Perchè tutti i giorni c’è sempre qualcosa che si mette di traverso, e normalmente sono cose sempre banali che si intraversano ad interrompere il lento sgranarsi di tutti i giorni.

E per fortuna che sono sempre banalità.

Le giornate sono fatte di 24 ore e basta.

ABBASSIAMO IL SIPARIO

Spegniamo le lucine, sia quelle garbate che quelle sguaiate.

Riponiamo tutti i teatrini in soffitta o in cantina assieme agli addobbi.

Lasciamo tutto lì a raccogliere la polvere fino  al prossimo Natale.

Rimangono i sorrisi, le mani strette e le parole degli storici, della famiglia e dei pochi e selezionati amici.

Sorrisi, parole e strette di mano che scaldano e danno la carica fino al prossimo Natale.

Da domani possiamo tornare ad essere tutti presi dal nostro orticello. a guardare non più in là del nostro naso.

Abbassiamo il sipario, Natale è finito.

MOMENTI MAGICI

Sono magici i momenti che si passano assieme ad amici che riescono solamente a farti ridere.

Abbiamo passato una giornata assieme a Rosie e all’Amico di Roma,

Quasi inutile dire che le risate ed i momenti sereni si sono sprecati, sono stati tanti e molteplici.

Anche quando abbiamo affrontato argomenti seri, la tranquillità non ci ha mai abbandonati.

Tanti anni di amicizia, tanti anni di convivenza con il cancro ci ha formati, tanti momenti di sconforti ci hanno uniti, ma anche tanti momenti di leggerezza e allegria in quasti anni ci hanno legati.

Uno per tutti “Muoriii predaaaa” davanti ad una tazza di tè.

E allora ben vengano queste giornata, magari un po’ frenetiche, dove vorresti concentrare tutto il dire e il fare, dove il tempo scivola via veloce e, quando arriva il momento dei saluti, lo sguardo si sgrana, gli occhi si inumidiscono un po’, ma sai di avere fatto una notevola scorta di leggerezza, che ti aiuterà ad affrontare il tempo a venire.

Ci si saluta, ci si abbraccia  con la promessa di rivederci da qui a poco più di un mese.

E intanto è cominciato il conto alla rovescia.