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MALINCONIA

Poi ci sono le giornate così.

Quelle giornate in cui tutto è pesante e faticoso, intrise di malinconia che non sai definire, che non sai da dove arrivi.

Quelle giornate nelle quali nemmeno il sole scalda come vorresti, e il freddo penetra anche la tristezza.

Sono quelle giornate che capitavano anche prima della quarantena, ma allora bastava un po’ di musica e una pedalata al’aria e tutto rientrava nella norma, passavano la malinconia e la tristezza o, per lo meno, erano meno pesanti sulle spalle.

Sono giornate di abbruttimento, con lo sguardo fisso e perso nel vuoto, gli occhi che non fanno altro che correre all’orologio per capire quanto manca al rientro de LaMiaMetà per non sentire il peso del silenzio.

E nel profondo del tuo animo queste giornate le detesti, perchè ti affossano in un avvilimento che hai sempre detestato e cercato di combattere.

Ma in queste giornate ti manca la forza  la volontà di lottare e allora non resta che fare doccia, shampoo e aspettare con pazienza e rassegnazione che passi.

Perchè sai che passerà, deve passare.

IN CARENZA

Di ossigeno, Di quello buono che ti alleggerisce i pensieri e ti fa respirare bene e sorridere.

Di tranquillità. Quella tranquillità che ti fa dormire bene e riposare, Quella tranquillità che dal 20 aprile sembra aver perso la strada per entrare in casa. Quella tranquillità che deriva dal non avere sempre sulla testa una spada di Damocle che non sai mai se e quando ti colpirà, perchè le spade di Damocle sono cattive, infide e perfide, ti colpiscono sempre quando meno te lo aspetti e a tradimento, quando dopo tante difficoltà hai raggiunto un minimo di equilibrio, loro si staccano, colpiscono e lasciano storditi.

Di serenità. Quella serenità che deriva dalla vita che fila liscia e banale nella sua  normalità e noiosità.

Di leggerezza, di voglia di ridere.

GIORNATE SURREALI

E’ cominciato l’ennesimo giro di giostra dei controlli.

va tutto bene, sono sempre più fiduciosa, non ci penso nemmeno più di tanto, non mi interessa, li faccio, li debbo fare, debbo rassegnarmi che tutti gli anni dovrò perdere tempo dentro agli ospedali per esami, visite e contolli.

Ma tutto questo tempo e i digiuni che faccio chi me li restituisce.

Il tempo che sottraggo alle letture, alle chiacchiere e alle olazioni in solitaria chi me li restituisce, chi mi restituisce quell’anno perso 13 anni fa? Perso fra paure, interventi chirurgici , chemioterapia e radio terapia?

Io ho un forte rimpianto di tutto quel tempo sospeso, che ogni tanto prepotentemente si affaccia con i suoi ricordi bui, pesanti e tristi.

Oggi ho nostalgia di Boston

ERA TANTO TEMPO……

…che il Ferrari non si faceva male. Venerdì è successo anche questo, si è schiacciato un dito, in maniera abbastanza importante, e abbiamo passato la mattinata al pronto soccorso.
Era tanto tempo che non succedeva e avevo perso l’abittudine all’angustia che ti prende in quei momenti, quando hai paura che svenga, quando temi che possa succedere qualcosa di brutto, quando vedi che il sangue non si ferma, quando lo vedi bianco, invecchiato e dolorante e tu non sai cosa fare per alleviare tutte queste sofferenze.
Era tanto tempo che non partivamo all’improvviso per il Cadore.
E sabato mattina l’abbiamo fatto, abbiamo imboccato quell’autostrada che a me piace tanto, perchè mi porta da Marina e alberto, ci porta in Cadore,mi porta dove mi sento a casa e dove mi riempio gli occhi di montagne e cieli azzurri.
E quando alle 11,30 siamo spuntati dal ponte Cadore e sulla destra ho Visto Pieve di Cadore, ho sorriso, mi sono rilassata e le lacrime sono tornate indietro.
E da lì in poi tutto ha preso un’altro ritmo, più lento, più rilassato.
e allora, vai di chiacciere di risate, con Marina, a farle i complimenti per la ristrutturazione, per la bella cucina, e pranzare assieme gustando tutti i cibi da lei preparati, guardando dalle finestre le montagne attorno e il sole che illuminava i fiori a cascata dalle finestre circostanti.
E camminare in mezzo ai boschi, costeggiando il lago fino a Pieve, fare i conti dei chilometri percorsi e sentirli tutti nelle gambe, ma non fa niente, li abbiamo percrosi ridendo a crepapelle, parlando raccontando, e ricordando.
E a cena con anche Alberto, abbiamo parlato tanto, ma tato da non accorgeci nemmeno che i piatti sono vuoti, e non aver voglia di andare a dormire tanto la giornata è stata intensa e piacevole, ma poi ti addormenti sapendo che ti rimane ancora un giorno da passare con loro.
Ci siamo lasciati la domenica pomeriggio e mi sono promessa di fare un altro fine settimana, magari fra un mese ,quando il larice cambia i colori e tutta la vallata si tinge di giallo, arancio e rosso, il famoso “Rosso Tiziano”

BANALITA’

Poi all’improvviso…un minuto di follia che riemerge dal tempo che fu, la follia di un tempo che a volte è un rimpianto per quei momenti di folle follia.

Per poi dire che mai e poi mai vorresti tornare a quei momenti, momenti, attimi, persone e situazioni che hanno scandito il percorso di una vita la vita a.c.

Banalità di una domanda alla quale non si riesce a dare risposta, come saresti oggi se anni fa non avessi incontrato sulla tua strada il cancro?

La banalità di una partenza annunciata da tempo, poi….poi quando hai visto il camion, sei tornata indietro di 50 e passa anni al tuo primo trasferimento, a quando lasciavi la casa che conoscevi per trovati catapultata in mezzo a persone che non conoscevi, ad una lingua che non capivi, che non comprendevi e sentivi l’ostilità di chi là era nato.

E pensi che questa amica ti mancherà, che il bambino da poter prendere benevolmente in giro ti mancherà e ti macheranno anche le battutedel marito, cin quella sua aria sorniona.

Banalità di una giornata senza pioggia e con due costole incrinate che continuno a far male.

CHI L’AVREBBE DETTO?

Chi l’avrebbe mai detto che a maggio quando arrivò il primo annuncio del matrimonio saremmo andati?
Dicemmo solo che ci sarebbe piaciuto partecipare, ma poi la cosa si fermò lì, con una speranza, la speranza di poter realizzare il sogno.
Chi l’avrebbe mai detto che quattro anni fa quando ci salutammo e ci chiesero “Quando tornate?” e io, con le lacrime agli occhi, risposi “Nel 2011, veniamo a festeggiare i nostri 35 anni di matrimonio”…chi l’avrebbe mai detto che il sogno si sarebbe realizzato?
E’ cominciato il conto alla rovescio per il viaggio a Boston, diciamo per il week-end lungo a Boston, è cominciata la maratona delle valigie per rispettare i pesi.

 E io continuavo a guardare le valigie, dicendomi che quella che io avevo battezzatto come mia, era piccola, ma non mi decidevo a provare.
Stamattina ho affrontato la grande impresa, ho messo la valigia sul tavolo e con pazienza e tanto amore ho piegato il cappotto, la giacca, i pantaloni, il piagiama, i jeans di ricambio, un’altro paio di pantaloni…e alla fine la guardavo e mi ero già rassegnata a scendere in cantina per prenere l’altra valigia media rossa, perchè mancavano ancora un paio di camicie, le maglie di lana e la valigia straripava già…..poi un lampo…son corsa nella cameretta a guardare l’altra valigia che era a fianco di quella….una grassa risata mi è uscita dalla gola…avevo riempito il trolley…..

E passato un mese dalla morte di ANNA LISA .

NE APPROFITTO

Di questa ultima giornata senza impegno della Tata per pensare e cucinare, cucinare e pensare, mentre taglio la verdura, mentre mescolo gli ingredienti, mentre rosolo la carne e mentre tengo d’occhio il ragù che bolle lentamente sul fuoco.
Bolle piano piano come una volta, come a casa dalla nonna quando noi nipoti eravamo tutti piccoli, le zie non erano ancora tutte sposate ed era sempre una baraonda, ma quando bolliva il ragù si andava, prima o poi, tutti a pucciare con il crostino di pane per saggiarne la salatura.
Gesti seppelliti in fondo all memoria, che riafforano solo con il profumo di questo ragù che bolle e cuoce piano piano, per poi, in futuro, andare a condire le tagliatelle.
Questa mia cucina che non assomiglia nemmeno lontanamente a quella che vorrei, a quella dei miei sogni, all’interno di un grande spazio nel quale raccogliere amici per cucinare e mangiare assieme, spazio nel quale raccogliere gli affetti per sentirsi coccolati e protetti nei momenti di paura e di tristezza.
La cucina, il cucinare come terapia per lenire un po’ l’oppressione, nell’attesa che le paste lievitino, nell’attesa che gli ingredienti si amalgamino, nell’attesa che tutto sia pronto e cotto, ecco lì si ha il tempo di pensare, rimettere ordine nei pensieri e nell’anima, si ha tempo di cercare conforto nei ricordi e nei sorrisi.
E durante tutte queste attesa rimane anche il tempo per aggiornare la lunga lista di libri da leggere, da aggiornare, togliendo quelli già letti, cercando in quale biblioteca poter trovare quelli nuovi da aggiungere e sapendo che prima o poi, con i libri e con la cucina gli strappi interni si riaggiusteranno.
E’ solamente questione di tempo e di pazienza.

SONO GIORNI

Distaccati, guardati al di sopra di tutto e di tutti.
Sono giorni di riflessioni e di stati d'animo intimi, miei personali.
Sono giorni in cui i ricordi si fanno prepotenti e struggenti.
Sono giorni di isolamento e di solitudine.
Sono giorni da condividere solo con la mamma e la mia sorella.
Giorni di rimpianti per quello che avrebbe potuto essere e che, invece, non è stato.
Rammarico per non averti avuto vicino nei mesi bui, freddi e duri di lotta al mio cancro, rimpianto per tutte le parole che avresti potuto dirmi in quei momenti, ma che invece non ho udito e che mi mancano tanto. I tuoi incoraggiamenti, la tua forza per darmi ancora più grinta di quella che pensavo di avere.
Il rammarico più grande: la Tata che non ti ha conosciuto, che ticonosce solamente attraverso le mie parole, il rammarico di quello che si è persa e del grande tesoro di amore e tenerezza che le è stato negato.

VORREI………

….chiudere gli occhi, dormire, dormire fino al primo agosto.
Vorrei non avere memoria di questi giorni, settimane a venire.
Vorrei dimenticare tutto.
Ma poi so che se dimenticassi veramente tutto, significherebbe rinnegare tutto il bene che gli ho voluto e tutto il bene che mi ha voluto.
Non si può, e allora andiamo avanti ripensando ai quei giorni lunghi, caldi e angoscianti di 11 anni fa.
Andiamo avanti sperando che questigiorni passino in fretta e che si arrivi in fretta la primo agosto, così, almeno, dopo ho da pensare al mare e alla Tata.

DI CAMBIAMENTI E CONDIVISIONE

Si cambia, oh come si cambia!
Anche nel giro di un anno, da un anno all'altro si cambia.
Sento meno il bisogno di condividere il mio tempo con altre persone, sto cominciando ad apprezzare un po' di buona e sana solitudine.
Una colazione al mattino con qualche mamma se c'è, altrimenti da sola, una qualche uscita con gli amici bikers, ma poi il tutto si ferma lì.
Meno persone attorno e meno malintesi, più possibilità di parlare con le persone che ti sono a fianco in quel momento.
Meno momenti tutti assieme e fanno apprezzare quelle volte in cui ci si incontra.
Meno impegni tutti assieme e gli impegni assunti assumono un altro sapore.
Ecco, lo scambio, lo scambio delle emozioni attraverso le parole, lo scambiarsi allegria attraverso le risate,, magari dettata da una battuta anche becera, un po' infame, ma risate sane e allegre, da condividere.
Lasciamo perdere tutto il resto, si rischia di perdere tempo inutilmente, tempo prezioso per coltivare e condividere passioni e momenti allegri.