GIORNATE SURREALI

E’ cominciato l’ennesimo giro di giostra dei controlli.

va tutto bene, sono sempre più fiduciosa, non ci penso nemmeno più di tanto, non mi interessa, li faccio, li debbo fare, debbo rassegnarmi che tutti gli anni dovrò perdere tempo dentro agli ospedali per esami, visite e contolli.

Ma tutto questo tempo e i digiuni che faccio chi me li restituisce.

Il tempo che sottraggo alle letture, alle chiacchiere e alle olazioni in solitaria chi me li restituisce, chi mi restituisce quell’anno perso 13 anni fa? Perso fra paure, interventi chirurgici , chemioterapia e radio terapia?

Io ho un forte rimpianto di tutto quel tempo sospeso, che ogni tanto prepotentemente si affaccia con i suoi ricordi bui, pesanti e tristi.

Oggi ho nostalgia di Boston

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ERA TANTO TEMPO……

…che il Ferrari non si faceva male. Venerdì è successo anche questo, si è schiacciato un dito, in maniera abbastanza importante, e abbiamo passato la mattinata al pronto soccorso.
Era tanto tempo che non succedeva e avevo perso l’abittudine all’angustia che ti prende in quei momenti, quando hai paura che svenga, quando temi che possa succedere qualcosa di brutto, quando vedi che il sangue non si ferma, quando lo vedi bianco, invecchiato e dolorante e tu non sai cosa fare per alleviare tutte queste sofferenze.
Era tanto tempo che non partivamo all’improvviso per il Cadore.
E sabato mattina l’abbiamo fatto, abbiamo imboccato quell’autostrada che a me piace tanto, perchè mi porta da Marina e alberto, ci porta in Cadore,mi porta dove mi sento a casa e dove mi riempio gli occhi di montagne e cieli azzurri.
E quando alle 11,30 siamo spuntati dal ponte Cadore e sulla destra ho Visto Pieve di Cadore, ho sorriso, mi sono rilassata e le lacrime sono tornate indietro.
E da lì in poi tutto ha preso un’altro ritmo, più lento, più rilassato.
e allora, vai di chiacciere di risate, con Marina, a farle i complimenti per la ristrutturazione, per la bella cucina, e pranzare assieme gustando tutti i cibi da lei preparati, guardando dalle finestre le montagne attorno e il sole che illuminava i fiori a cascata dalle finestre circostanti.
E camminare in mezzo ai boschi, costeggiando il lago fino a Pieve, fare i conti dei chilometri percorsi e sentirli tutti nelle gambe, ma non fa niente, li abbiamo percrosi ridendo a crepapelle, parlando raccontando, e ricordando.
E a cena con anche Alberto, abbiamo parlato tanto, ma tato da non accorgeci nemmeno che i piatti sono vuoti, e non aver voglia di andare a dormire tanto la giornata è stata intensa e piacevole, ma poi ti addormenti sapendo che ti rimane ancora un giorno da passare con loro.
Ci siamo lasciati la domenica pomeriggio e mi sono promessa di fare un altro fine settimana, magari fra un mese ,quando il larice cambia i colori e tutta la vallata si tinge di giallo, arancio e rosso, il famoso “Rosso Tiziano”

BANALITA’

Poi all’improvviso…un minuto di follia che riemerge dal tempo che fu, la follia di un tempo che a volte è un rimpianto per quei momenti di folle follia.

Per poi dire che mai e poi mai vorresti tornare a quei momenti, momenti, attimi, persone e situazioni che hanno scandito il percorso di una vita la vita a.c.

Banalità di una domanda alla quale non si riesce a dare risposta, come saresti oggi se anni fa non avessi incontrato sulla tua strada il cancro?

La banalità di una partenza annunciata da tempo, poi….poi quando hai visto il camion, sei tornata indietro di 50 e passa anni al tuo primo trasferimento, a quando lasciavi la casa che conoscevi per trovati catapultata in mezzo a persone che non conoscevi, ad una lingua che non capivi, che non comprendevi e sentivi l’ostilità di chi là era nato.

E pensi che questa amica ti mancherà, che il bambino da poter prendere benevolmente in giro ti mancherà e ti macheranno anche le battutedel marito, cin quella sua aria sorniona.

Banalità di una giornata senza pioggia e con due costole incrinate che continuno a far male.

CHI L’AVREBBE DETTO?

Chi l’avrebbe mai detto che a maggio quando arrivò il primo annuncio del matrimonio saremmo andati?
Dicemmo solo che ci sarebbe piaciuto partecipare, ma poi la cosa si fermò lì, con una speranza, la speranza di poter realizzare il sogno.
Chi l’avrebbe mai detto che quattro anni fa quando ci salutammo e ci chiesero “Quando tornate?” e io, con le lacrime agli occhi, risposi “Nel 2011, veniamo a festeggiare i nostri 35 anni di matrimonio”…chi l’avrebbe mai detto che il sogno si sarebbe realizzato?
E’ cominciato il conto alla rovescio per il viaggio a Boston, diciamo per il week-end lungo a Boston, è cominciata la maratona delle valigie per rispettare i pesi.

 E io continuavo a guardare le valigie, dicendomi che quella che io avevo battezzatto come mia, era piccola, ma non mi decidevo a provare.
Stamattina ho affrontato la grande impresa, ho messo la valigia sul tavolo e con pazienza e tanto amore ho piegato il cappotto, la giacca, i pantaloni, il piagiama, i jeans di ricambio, un’altro paio di pantaloni…e alla fine la guardavo e mi ero già rassegnata a scendere in cantina per prenere l’altra valigia media rossa, perchè mancavano ancora un paio di camicie, le maglie di lana e la valigia straripava già…..poi un lampo…son corsa nella cameretta a guardare l’altra valigia che era a fianco di quella….una grassa risata mi è uscita dalla gola…avevo riempito il trolley…..

E passato un mese dalla morte di ANNA LISA .

NE APPROFITTO

Di questa ultima giornata senza impegno della Tata per pensare e cucinare, cucinare e pensare, mentre taglio la verdura, mentre mescolo gli ingredienti, mentre rosolo la carne e mentre tengo d’occhio il ragù che bolle lentamente sul fuoco.
Bolle piano piano come una volta, come a casa dalla nonna quando noi nipoti eravamo tutti piccoli, le zie non erano ancora tutte sposate ed era sempre una baraonda, ma quando bolliva il ragù si andava, prima o poi, tutti a pucciare con il crostino di pane per saggiarne la salatura.
Gesti seppelliti in fondo all memoria, che riafforano solo con il profumo di questo ragù che bolle e cuoce piano piano, per poi, in futuro, andare a condire le tagliatelle.
Questa mia cucina che non assomiglia nemmeno lontanamente a quella che vorrei, a quella dei miei sogni, all’interno di un grande spazio nel quale raccogliere amici per cucinare e mangiare assieme, spazio nel quale raccogliere gli affetti per sentirsi coccolati e protetti nei momenti di paura e di tristezza.
La cucina, il cucinare come terapia per lenire un po’ l’oppressione, nell’attesa che le paste lievitino, nell’attesa che gli ingredienti si amalgamino, nell’attesa che tutto sia pronto e cotto, ecco lì si ha il tempo di pensare, rimettere ordine nei pensieri e nell’anima, si ha tempo di cercare conforto nei ricordi e nei sorrisi.
E durante tutte queste attesa rimane anche il tempo per aggiornare la lunga lista di libri da leggere, da aggiornare, togliendo quelli già letti, cercando in quale biblioteca poter trovare quelli nuovi da aggiungere e sapendo che prima o poi, con i libri e con la cucina gli strappi interni si riaggiusteranno.
E’ solamente questione di tempo e di pazienza.

SONO GIORNI

Distaccati, guardati al di sopra di tutto e di tutti.
Sono giorni di riflessioni e di stati d'animo intimi, miei personali.
Sono giorni in cui i ricordi si fanno prepotenti e struggenti.
Sono giorni di isolamento e di solitudine.
Sono giorni da condividere solo con la mamma e la mia sorella.
Giorni di rimpianti per quello che avrebbe potuto essere e che, invece, non è stato.
Rammarico per non averti avuto vicino nei mesi bui, freddi e duri di lotta al mio cancro, rimpianto per tutte le parole che avresti potuto dirmi in quei momenti, ma che invece non ho udito e che mi mancano tanto. I tuoi incoraggiamenti, la tua forza per darmi ancora più grinta di quella che pensavo di avere.
Il rammarico più grande: la Tata che non ti ha conosciuto, che ticonosce solamente attraverso le mie parole, il rammarico di quello che si è persa e del grande tesoro di amore e tenerezza che le è stato negato.

VORREI………

….chiudere gli occhi, dormire, dormire fino al primo agosto.
Vorrei non avere memoria di questi giorni, settimane a venire.
Vorrei dimenticare tutto.
Ma poi so che se dimenticassi veramente tutto, significherebbe rinnegare tutto il bene che gli ho voluto e tutto il bene che mi ha voluto.
Non si può, e allora andiamo avanti ripensando ai quei giorni lunghi, caldi e angoscianti di 11 anni fa.
Andiamo avanti sperando che questigiorni passino in fretta e che si arrivi in fretta la primo agosto, così, almeno, dopo ho da pensare al mare e alla Tata.