HAPPY BIRTHDAY….

…to you.

Me la sto cantando fra me e me.

Mi si inumidiscono gli occhi, ma non posso non pensare,  non posso non cantarla.

Stasera mangerò la solita fetta di dolce pensando, immaginando che sia una torta con tanto di candeline, per te, tutte per te, anche se tu non ci sei.

Oggi pomeriggio verrò con la mamma a farti gli auguri, ci guarderemo neglio occhi, io e lei, io e te, ma poi niente cambierà, tu sarai sempre lontano da noi.

Happy birthday dad, 86 years old

TUTTO COME ALLORA

Non è cambiato nulla da 16 anni a questa parte.

E’ tutto come allora, stesso caldo, stesso senso di oppressione, stesso senso di vuoto e di perdita.

E il dolore non si attenua, i ricordi spingono e stringono prepotentemente il cuore e la mente.

Da 10 ani a questa parte c’è pure una bambina che non ti ha mai conosciuto, ma ti ama e allora il dolore si fa ancora più cocente, il rimpianto di quello che avrebbe potuto esser e non è stato, è ancora più prepotente.

Ci manchi sempre tanto.

SOGNI

Tanti negli ultimi tempi, sconclusionati.
Sogni che riportano a persone che mancano, che mancano tanto.
E piango, mi sveglio piangendo e con l’umore in subbuglio.
sogni che lasciano strascichi di tristezza, malinconia e lacrime mute.
Il malumore che impera non aiuta di certo a superare la situazione attuale, di adattamento a nuove condizioni fisiche.
Sogni sconclusionati, fatti di guerra,di navi che espolodono,di un padre che manca, un padre al quale chiedo conforto, e i cui conforto mi manca tanto.
In questo periodo avrei tanto bisogno della sua spalla, anche del suo modo, a volte brusco, per avere un aiuto, una soluzione a quello che mi tormenta e che non ho ancora capito cosa sia, che mi tormenta e che mi lascia frastornata, ancora più introversa, che mi arrovella e non trovo soluzione.

DAVANTI AD UNA TAZZA DI TÈ

Un momento di pausa dopo la lettura del messagio di un’amica.

Un freddo al cuore, una mano di ghiaccio che toglie il fiato.

E si torna indietro nel tempo, alla durezza di quel pensiero 15 anni fa, quando fra le lacrime attivammo l’assistenza domiciliare per papà.

Alla rabbia che mi sentii urlare dentro, a come mi sentii cattiva allora.

Non volevo, non volevamo, ma fummo costrette, la situazione era diventata insostenibile, mamma non ce la faceva più, noi lavoravamo tutti, lui peggiorava di giorno in giorno.

Per noi fu arrendersi alla malattia, cedemmo le armi al cancro che lo stava divorando.

Ma restammo sempre unite, per noi, per lui,per accumulare dentro di noi tutti i ricordi e i momenti possibili di papà.

E quei momenti, belli e brutti, ora ci accompagnano tutti i giorni, tutti i momenti in cui la nostra mente corre a lui.

UNA FETTA DI TORTA

Bella,spessa,dolce, come deve essere una fetta di torta per festeggiare.

Con una candelina, che illumina e scalda. Una candelina da spegnere ad occhi chiusi, esprimendo il solito desiderio.

Il poterti avere ancora qui, per guardarti negli occhi e ridere o sorridere, a seconda del tuo umore,assecondando il tuo sentire.

E il freddo, la nebbia della giornata acuisce ancora di più senso di mancanza, di vuoto, di vita incompiuta, di vita rubata.

e il vuoto si allarga ed è sempre più difficile riempirlo, non ascoltarlo, perchè a volte il suono di questo vuoto è assordane, specialmente quando si cerca una mano e una spalla che si sa aver sempre dato conforto, mentre adesso c’è solamente l’abisso del vuoto che hai lasciato, nel cuore, nella mente, nella mani, che si sentono orfane come me in questo momento, di tristezza e solitudine.

E tutto quello che avrebbe potuto essere e non è stato è sempre più prepotente, soffocante, tanto da togliere il fiato e stringere lo stomaco.

Auguri papà, oggi sarebbero 85, un compleanno importante.

 

TI PARLO DI LUI

indexVediTata, quella è stata la primamacchina della nonna.

E’ piccola, tu dici che è brutta, ma allora c’era solo quella allamia portata,poi anche el altre, i modelli più belli, direst che sono brutti, perchè rispetto a quelle di adesso, le automobili di allora, erno veramente bruttine.

Sai Tata, che guidare quella era un’impresa, perchè non aveva il cambio sincronizzato, e quando scalavi le marce, dovevi fare la “doppietta“, che non è fucile, ma una manovra per scalare le marce senza grattare.

E alla tua nonna l’ha insegnata il nonnone Sergio, con tanta pazienza e tanto amore,come tutte le cose che ha sempre fatto con me, con pazienza e amore, facendomi capire dove sbagliavo, senza mai perdere la pazienza.

E la tua nonna quando racconta queste cose di lui, del tuo nonnone, del suo papà, si intristisce, perchè sente la sua mancanza, perchè vorrebbe fare ancora tante cose con lui, ma non può, non c’è più.

 

IO NON SO

Io non so se c’è un dopo, io non so dove sei, o meglio, se sei in un’altra dimensione.
Io non lo so, ma ho bisogno di illudermi che eei in un luogo, in alto, dal quale mi vedi, mi controlli e mi aiuti.
Sì, mi controlli e mi aiuti, perché io ho ancora tanto bisogno di te,di sapere che la tua mano è sempre lì, pronta ad afferrarmi durante il mio cammino, casomai dovessi inciampare o scivolare.
Ho bisogno di credere in tutto questo, per cullarmi, consolarmi quando lo sconforto più profondo mi prende.
Ho bisogno di credere in tutto questo quando rido con la Tata, pensando, immaginando come sarebbe stato il vostro rapporto.
Ho bisogno di credere in tutto questo per non pensare a tutte quelle parole che non ti ho detto, a tutti quei gesti d’affetto che non ti ho dato e che rimpiango di non averti donato.
Non è vero che il tempo lenisce il dolore, è ancora tutto come allora, triste, malinconico e con il senso i vuoto che attanaglia e toglie il fiato.
Papà sono 15 anni che ci hai lasciate, ma è ancora tutto immensamente doloroso come allora.