Archivi tag: paure

MA POI PASSA

Sta diventando il mantra degli ultimi giorni.

Non abbiamo ancora visto l’esito della pet di controllo effettuata venerdì, l’ansia sale, lo scormento pure, la paura si insinua lentmente.

E domattina dobbiamo andare alla visita di controllo , ma ci andiamo senza sapere cos’ha detto la pet, ci andiamo con i mille dubbi insinuati dal fisiatra per alleviare i mille dolori che la Bomba Atomica ha scatenato

Il positivismo a volte vacilla, le lacrime ogni tanto provano ad uscire, ma poi c’è sempre qualcosa o qualcuno per le quali vanno ricacciate indietro.

Ci si sente fragili ,in balia degli eventi e co la pura di non riuscire a dominarli o a tenerli sotto controllo.

Ma poi passa.

RACCOGLIAMO LE IDEE

il tempo non passa, vorrei già delle risposte certe, vorrei essere già a metà giugno per sapere se va tutto come sperato, per sapere se la nuova terapia funziona.

Vorrei sapere se tutte le pene che sta passando in questi giorni, se tutti gli effetti collaterali che sta sopportando, sono valsi a qualcosa, vorrei sapere se, alla fine di questo tunnel, fatto di incertezze, di speranze e di paura, ci sarà una luce, anche fioca.

Vorrei tornare al noioso tran tran nel quale ci eravamo assestati fino al 20 parile.

Ormai quelle 4 pastiglie di Glivec facevano parte di noi, quasi uno di famiglia, venivano ingurgitate tutti i giorni che Dio mandava su questa terra, come normali pastiglie, ormai non le consideravamo nemmeno più una terapia antitumorale, ormai ci eravamo adagiati sul fatto che le avrebbe prese a vita, per noi erano una routine.

Una routine che….puffff… il 20 arile si è infranta.

Adesso dobbiamo ricominciare una nuova routine con altre pastiglie, sempre antitumorali, ma più potenti, io la chiamo “la bomba atomica”, i medici lo chiamano il farmaco di seconda linea, adesso dobbiamo riabituarci, ma ci sentiamo orfani del precedente e queste nuove pastiglie, le guardiamo con un po’ di sospetto, finchè non abbiamo la certezza che fanno il loro sporco lavoro, non  riusciamo ad amarle, le sentiamo intruse.

Mi sento tutta fuori fase, up and down, ma sta arrivando Roma e speriamo che queti 3 giorni riscano a farmi vedere un’altra luce, a ricaricare le batterie per ripartir al meglio.

1973, era un anno che ci conoscevamo, che uscivamo assieme e tanti altri ne sono passati.

LE GIORNATE LUNGHE

Non tutti i giorni sono uguali.

Ci sono i giorni leggeri ed i giorni pesanti.

I giorni leggeri servono per fare scorta di energia e ottimismo.

I giorni no sono giornate lunghe e pesanti.

I giorni no sono quelli in cui sai solamente quello che sta succedendo e non è una bella situazione.

Sono i giorni in cui la più spietata delle consapevolezze ti salta addosso e non molla, sai che non hanno molte armi in mano e temi, temi, temi che qualcosa possa andare storto.

Sono i giorni in cui non vedi oltre le 24 ore, sono i giorni delle attese.

Sono i giorni in cui sai che devi tirare fuori la grinta, ma la stanchezza la fa da padrona e non sai più da che parte andare a cercare energie.

Sono i giorni in cui non si riceve.

RACCOGLIERE

Raccogliersi, raccogliere.

Le idee, i pensieri, le situazioni, le parole.

Quando il quotidiano si snoda senza difficoltà, senza scossoni, ti sei adattata alla nuova situazione, accettando, vivendo i giorni negli ordinati binari della banalità.

Tutto sembra regolare, ordinato, i giorni di nebbia e pioggia del passato, li hai messi alle spalle e ti dici che è tutto nella norma, ti stai costruendo una vita che ti permetta di essere il più serena possibile.

Poi succede qualcosa, ricevi una telefonata, ascolti delle parole,rimani attonita, perchè sai che si ricomincia, rimani sorpresa perchè non è quello che volevi e che immaginavi.

Ti fermi perchè senti rumore di qualcosa che si rompe e guardi i cocci che hai davanti, capisci che sono tuoi, che sono la tua sicurezza, il tuo andare avanti, la tua tranquillità che si frantunata, li guardi e ti chiedi se sono veramente i cocci del tuo mondo.

E continui a guardarli attonita, allunghi una mano e dall’altra parte trovi una mano che ti sorregge, che tenta di tenerti a galla, perchè l’altra mano sa che che devi rimanere a galla.

E allora, assieme, raccogliamo i cocci e guardiamoli per capire come rimetterli assieme.

ELABORIAMO

Oggi più che mai ho bisogno di parlare, di raccontare, non posso permettermi che un ricordo, che un deja-vu continui ad immalinconirmi, a farmi trattenere il respiro, a rendere pesante la gi0rnata, mi è bastato ieri, oggi debbo svoltare.

Ieri mattina il Ferrari mi stava accompagnando al Mio Ospedale per un esame.

Era mattino presto, avevo appuntamento presto e, per evitare il traffico congestionato, siamo partiti per tempo da casa.

Un magnifico cielo striato di rosa, arancio e grigio ci stava venendo incontro, era una magnifica mattina di fine autunno, senza umidità, chiara e limpida.

Tutto stava andando per il meglio, c’era traffico, ma sopportaile, finchè….

Finchè un ricordo prepotente si è fatto avanti, guardando l’orologio mi sono resa conto che una mattina così, allo stesso orario l’avevo vissuta 14 anni prima.

Era una mattina in viaggio verso il Mio Ospedale per l’ennesima seduta di chemioterapia.

Un tuffo al cuore, il respiro si è interrotto, lo stomaco si è contratto, la salivazione si è azzerata ed un conato di vomito mi è salito in gola.

E’ stato un ricordo violento, prepotente che si è affacciato e non se ne andava, facendomi rivivere tutto il malesse fisico e psichico di allora.

Un ricordo brutto che alla fine mi ha fatto salire le lacrime agli occhi e spingevano prepotentemente per uscire.

Nel frattempo il semoforo è diventato rosso ed io sono scesa la volo dall’auto, salutando in fretta ,non volevo farmi vedere dal Ferrari così stravolta da un ricordo, da una situazione che in 14 anni non si era mai presentata.

Ma poi passa e speriamo in fretta.

LA BARRICATA

Qiesta mattina ho accompagnato un’Amica ad una visita di controllo post operatorio.

L’Amica è stata operata 10 giorni fa al seno, sembra (lo dico piano) che non ci sia nulla di strano, sembra (lo dico sempre piano) che sia tutto nella norma, anche se il chirurgo ha detto espressamente che era da togliere per evitare noie grosse future.

Stamattina ci abbiamo impiegato un’ora abbondante a raggiungere l’ospedale, che poi è lo stesso dove fui operata io 14 anni fa e dove tutt’ora mi seguono. A Bologna c’è il Cersaie, quindi la città è praticamente bloccata.

Durante il tragitto, abbiamo parlato di tutto, ma senza entrare in discorsi pesanti, nessuna delle due aveva voglia di pronunciare la parola “cancro”, “chemioterapia”, “morte”, parlavamo di libri, ogni tanto inveivamo contro gli altri automibilisti, scooteristi e biciclettisti.

Ma intanto la nostra meta si avvicinava e a me saliva un attimo l’ansia.

Mi fa sempre una strana impressione trovarmi in quei corridoi, in quegli ambulatori, incrociare medici ed infermieri che mi riconoscono, che chiedono, che si informano, quelli che conosco più da vicino chiedono della Tata e della Figlia, essendo pure lei passata da lì.

Stamattina in sala d’aspetto c’erano diverse persone e le guardavo, ponendomi la solita domanda “quanti di loro, quante di queste donne sono qui in attesa di una risposta, quante di loro si sentiranno fare una diagnosi di cancro?”

Intanto i minuti passavano e quando ho sentito chiamare il cognome dell’Amica mi si è gelato il sangue, la volevo seguire, la volevo accompagnare, ma poi mi sono resa conto che era un momento suo ed era già sparita.

Ho preso fuori dalla borsa il tablet per leggere, tentando di concentrarmi, per non pensare.

Poi lei è riapparsa, la medicazione è a posto, manca ancora istologico, la prossima settimana faremo un altro viaggio, ma intanto bisogna attendere, ma il “mio” chirurgo l’ha rassicurata dicendole che al 99% è tutto a posto e non ci sarà bisogno di nient’altro, tranne un po’ più di attenzioni.

Siamo uscite e, senpre parlando di libri, siamo rientrate.

Mi sono calmata io ormai sono dall’altra parte della barricata.

 

 

ILLUSIONE

Mi ero illusa, mi sentivo forte.

Ero convinta che con il passare degli anni avrei messo assieme quel distacco che mi avrebbe permesso di ripercorrere la strada di 14 anni fa, con distacco e con maggior cinismo.

Ecco, mi ero illusa.

Ma oggi mi è bastato entrare in un reparto di oncologia, rivedere piantane, flebo avvolte nella stagnola, sentir parlare di perdita di capelli, di formicolii, di astenia, di nausea e vomito, per ripiombare in un girone di ansia, sudorazione e smarrimento.

Ed ero solamente lì in visita, per sostenere la mia Compagna di Chemio del 2003.

Probabilmente finchè ne parlo dal di fuori, finchè ne parlo come esperienza mia passata, va tutto bene, il difficile viene quando debbo trovare le parole giuste da dire a chi in quel momento si appoggia a me.

E per lei è stato un salto indietro di 14 anni, tutto da capo, tutto da ricominciare, sapendo bene a quale percorso sta andando in contro ed ogni tanto cogliere lo sguardo si smarrimento nei suoi occhi, fa male, tanto male.

E tutto è fermo con il fiato sospeso.