GUARDIAMO AVANTI

Con ottimismo, anche se a volte l ‘ottimismo vacilla.

Le parole a volte non bastano, i fatti a volte non sempre corrispondo alla realtà.

Le parole avolte non aiutano, a volte sono solamente parole e basta.

Bisonga guardare avanti con ottimismo e serenità, ma a volte non basta, a volte l’ottimismo vacilla e si passano notti in bianco.

Notti in bianco che non servono, che non portano a nulla, ma intanto c’è da andare avanti, a volte riuscendo pure a far finta di niente, ma poi la realtà ti appare davanti, la realtà è quella e le parole perdono forza.

Le parole a volte scivolano addosso e non sortiscono l’effetto desiderato.

MALUMORE

Imperante e strisciante.

Quel malumore che scava una profonda ruga in mezzo agli occhi e fa assumere al viso un’aria arcigna.

Culminato, in questi ultimi giorni, in sogni ricorrenti che mi fanno partire al mattino con il piede sbagliato.

E’ cominciato utto sabato sera, quando ho realizzato che lunedì prossimo dovrò fare la Tac polmonare di controllo. Niente di preoccupante, tutto nella norma, ma c’è un unico neo: la struttura presso la quale dovrò eseguire l’esame.

Non mi piace, mi fa paura, è vecchia, è obsoleta, ambulatori vecchi in una vecchia struttura che mette ansia e angoscia solo a vederla.

Quelle strutture da film di terza categoria, quelle strutture dove un medico pazzo può dare sfogo a tutti i suoi malsani desideri, una struttura alla Dario Argento.

E la cosa mi spaventa, la cosa sta cominciando a tormentare anche i miei sogni, che tormentano il mio sonno, facendomi alzare al mattino più stanca della sera precednete, che influiscono sul mio umore rendendolo nero, triste e noioso.

Ed è da domenica che sono di cattivo umore, che mi sta sopraffacendo, che mi rende apatica e ancora più asociale di quello che normalmente sono.

E dovrò far passare ancora tutta questa settimana e dovrò cominciare a tenere a bada la paura che sta cominciando a serpeggiare, anche se so che è una paura dettata solamente da mie impressioni, impressioni solamente soggettive.

Io in ansia.

 

 

PERLE

Sono come le perle di una collana , i momenti che sto tenendo dentro per ritrovare un po’ di serenità.

L’attentato di Nizza e il tentato golpe in Turchia hanno minato il mio equilibrio e il morale era molto basso.

In più si è insinuata la paura in vista del viaggio oltreoceano che andremo a fare con la Tata al seguito.

Ma in mezzo a tutte queste brutture ,siamo riusciti a ritagliarci un fine settimana in Cadore da Marina e Alberto.

Siamo partiti sabato mattina con la tata e già a Venezia, quando si cominciano  a intravedere le montagne, mi sono sentita sollevata, ma il miracolo è avvenuto a Vittorio Veneto.

Da lì in poi tutto ha assunto un’altra luce, le paure si sono ridimensionate e ho cominciato a raccontare alla piccola un po’ di storia: il Piave, il Tagliamento, Longarone e la diga del Vajont, l’incrocio con la val zoldana e il suo carosello di piste da sci, Pieve di cadore città natale di Tiziano Vecelio, che ha portato i colori del Cadore nei suoi quadri.

E lei ascoltava, domandava e si guardava attorno..

Il pomeriggio del sabato l’abbiamo passato passeggiando sulle rive del lago di Auronzo, dove con lo sguardo si può arrivare ad ammirare le Tre Cime di Lavaredo, ma poi tutto attorno si vedono queste montagne imponenti e tutto questo cielo azzurro e terso che aiuta a respirare e a scacciare i brutti pensieri.

La domenica l’abbiamo trascorsa al rifugio di Luca, il figlio maggiore di Marina e Alberto, rifugio situato sulla cime del Varmost, la montagna che sovrasta Forni di Sopra e lì alla Tata abbiamo potuto raccontare tanto, di quando andavamo lì, con la sua mamma piccola, a sciare, raccontandole di tutte le avventure passate in tanti anni, anni che abbiamo frequentato il paese, che non è un paese mondano, ma è a dimensione di uomo e di famiglia, paese nel quale ho lasciato un pezzetto di cuore.

Ma poi, come ben si sa, le cose belle finiscono e, presa l’ultima corsa della seggiovia per scendere a valle, abbiamo salutato tutti gli amici cadorini e ci siamo rimessi  in macchina per tornare a Bologna, ma con negli occhi e nel cuore i bei momenti passati e la serenità che ci è stata ridata al cospetto di tanta natura ed in compagnia di Maria e alberto, che hanno sempre un posto speciale nel nostro cuore.

 

LE FRAGILITA’

Stamattina mi sento fragile,con le lacrime in tasca.
Stamattina tutto quello che esula da me, dal mio ombelico mi irrita, tutto quello che non gravita attorno al mio mondo mi disturba.
Sono pronta ad azzannare alla giugulare chiunque si metta di traverso.
L’esame dell’altra mattina mi ha destabilizzata. Ho provqto tanto dolore, ho pianto, ho pianto di dolore, di rabbia e di paura.
E l’infermiera che mi era a fianco ha capito la mia paura, l’ha sentita e si è attivata, nel suo piccolo credeva di dire una banalità, ma accompagnarmi in quel salottino di fortuna ricavato in un angolo dello studio, farmi sedere davanti ad una sedia che fungeva da tavolino, con un thermos di teà caldo, fette biscottate, miele, marmellata e biscottini. mi ha risollevato il morale, mi sono sentita accarezzata, mi sono sentita meno depressa.
Ci vuole poco e, questo poco, le donne sanno trovarlo.

SOGNI

Tanti negli ultimi tempi, sconclusionati.
Sogni che riportano a persone che mancano, che mancano tanto.
E piango, mi sveglio piangendo e con l’umore in subbuglio.
sogni che lasciano strascichi di tristezza, malinconia e lacrime mute.
Il malumore che impera non aiuta di certo a superare la situazione attuale, di adattamento a nuove condizioni fisiche.
Sogni sconclusionati, fatti di guerra,di navi che espolodono,di un padre che manca, un padre al quale chiedo conforto, e i cui conforto mi manca tanto.
In questo periodo avrei tanto bisogno della sua spalla, anche del suo modo, a volte brusco, per avere un aiuto, una soluzione a quello che mi tormenta e che non ho ancora capito cosa sia, che mi tormenta e che mi lascia frastornata, ancora più introversa, che mi arrovella e non trovo soluzione.

A VOLTE

Vorrei non pensare, a volte vorrei vivere nell’ignoranza. Si vive bne nell’ignoranza, non si sa, non si chiede, non si conosce e si lascia che tutto scivoli via, nell’indifferenza più totale.

A volte non vorrei mai cominciare i controlli, sono uno stress, una perdita di tempo…chi mi “rimborsa” tutto il tempo che perdo nelle sale d’aspetto degli ospedali in attesa di una chiamata.

Due giorni fa mi dicevo che, il prossimo anno, inverto i mesi e la sequenza degli esami, chissà che qualcosa non possa migliorare.

Ieri mi dicevo che sono stufa, che lascio perdere, che questo è l’ultimo anno di controlli così serrati, che lascio andare le cose come debbono andare e me ne sto alla finestra a guardare, che venga quel che venga.

Niente di grave e di irrimediabile, ma sempre con quel qualcosina in più, sempre quella riga in più, sempre quel qualcosa che si va ad aggiungere, sempre quel qualcosina in più che rovina l’umore.

QUESTO LO DEBBO RICORDARE

La scorsa settimana ho fatto una visita dermatologica.

Niente di preoccupante, però….

Tempo fa mi accorsi di avere come una crosticina sul seno sinistro. Campanello d’allarme, noooo…… e adesso? Cosa sarà? E’ il seno sano, non dirmi che qualche accidente mi sta venendo pure lì.

Di corsa, in prima battuta, visita da LaMiaMedicA, la quale mi tranquillizza, ma ancora meglio mi spedisce dal dermatologo.

Mai parole sue furono più veritiere: non è assolutamente nulla, è solamente una cheratosi dovuta all’età, e non viene nemmeno asportato, tanto non sono pericolosi.

E finalmente, nella Sanità Pubblica, ho incontrato un medico che ha capito le mie paure, le mie ansie.

Guardandomi negli occhi, stringendomi una spalla per rassicurarmi, ha detto che con il passato che ho sulle spalle, è normale, è naturale che io abbia paura di tutto quello che non conosco, di tutto quello che io non riconosco come banale influenza, di tutto quello che trasforma il mio, la mia è una sana paura, di una sana persona normale che sul suo percorso di vita ha incrociato il cancro.

Sospiro di sollievo, esistono ancora medici che riescono a calarsi nei panni dei pazienti