GIORNO UNO

Giorno uno e si ricomincia.

Come un anno fa, come se un anno non fosse passato.

Giorno uno stesse modalità, zona rossa, lockdown, durerà solo 15 giorni, tranquilli, lo scorso anno questi 15 giorni si sono trasformati in due mesi, dove tutto si è fermato, come se niente fosse.

Giorno uno, in un anno non abbiamo imparato nulla, come se in Italia non fossero morte 98.000 e rotti persone, non numeri, persone, una bella città, come se Arezzo, in un anno, fosse sparita, siamo tutti contro tutti.

L’anno scorso i Duri e Puri si scagliavano contro chi faceva la fila al supermercato o davanti ai negozi per fare la spesa accusandoli di fare la spesa come scusa per uscire.

Alla seconda ondata i Duri e Puri si scagliarono contro chi andava a bere il caffè al bar (non apro nessuna parentesi contro chi aveva fatto un po’ di vacanza ad agosto).

A questa terza ondata i Duri e Puri si stanno scagliando contro i proprietari dei cani, accusandoli di usare i cani come scusa per uscire.

Nessuno a metterci un minimo di impegno a fare la sua parte, che sarebbe già tanta roba.

E siamo solo al giorno uno di quindici.

Forse.

NATALE E ALTRO

Premessa: rispetto tutto e tutti, tutti i pensieri, ognuno di noi è libero di pensare e credere quello che vuole, non sono io che debbo giudicare, ma nessuno deve giudicare i miei pensieri e le mie convinzioni.

Facciamo un passo indietro.

Dicembre 2003. Ero in piena cura per un cancro al seno, ero quasi agli sgoccioli delle sedute di chemioterapia, avrei dovuto fare l’ultima il 23 dicembre 2003, praticamente due giorni prima di Natale, già ero ridotta al lumicino e, chi ha passato o è stato vicino ad un malato di cancro in piena chemioterapia, sa di cosa sto parlando, di conseguenza  i giorni a venire sarebbero stati pesanti, difficoltosi e non erano il massimo per il periodo. Il giorno prima mi presento all’ospedale per gli esami di routine, che avrebbero detto se i miei valori potevano permettermi di eseguire l’ultima chemio il giorno dopo.

In sala d’asetto mi si avvicina l’oncologo che allora mi stava seguendo e mi chiede se gentilmente posso seguirlo nel suo ambulatorio, ma di stare traquilla che non c’era nulla di allarmante.

In qualsiasi maniera, nonostante le sue parole, gli scenari peggiori mi si sono aperti davanti, in quel momento il mio problema più grosso era “…e come faccio a dire ai miei cari che è stato tutto inutile?”, perchè naturalmete ero sola, come sono sempre stata sola durante tutte le sedute, non volevo nessuno al fianco, almeno finchè ero dentro a quel reparto, la persone care non dovevano vedere tutto il dolore e la sofferenza, dovevano rimanere salde, per sostenermi nei giorni seguenti la chemio.

Torniamo a noi, seguo il medico nel suo ambulatorio, mi siedo, si siede, mi sorride, lo guardo interrogativa:

“Cris, le volevo dire che, visto che mancano due giorni al Natale,e manca solamente una seduta di chemio, i valori al penultimo prelievo erano al limite, se vuole possiamo rimandare la seduta a dopo la Befana, così potrà farsi Natale e Capodanno tranquilla, senza nessun malessere e godersi la famiglia e gli amci”.

Rimasi basita, di stucco, l’idea mi allettava, mi attirava, ma mi misi a pensare, a riflettere. dopo un paio di minuti, durante i quali ci guardavamo a vicenda negli occhi, è arrivata la mia risposta:

“Dottore, la ringrazio per il pensiero, ma se i valori sono a posto, preferisco farla, nonostante la data, perchè così mi tolgo il pensiero, poi diciamocelo onestamente, Natale e Capodanno nesuno li ruba, ci saranno anche il prossimo anno, e li festeggerò degnamente il prossimo anno, andiamo avanti come stabilito, grazie ancora per il pensiero, ci vedimo domttina per l’ultima chemio, arrivederci”

“Cris, sono molto fiera di lei, erano le  parole esatte che mi aspettavo da lei. I valori vanno bene, siamo al limite, ma si può fare, a domani”

Sono uscita accompagnata da lui che mi teneva un braccio sulle spalle e mi stava trasmettendo tutto il suo calore e incorggiamento.

Quindi tranquilli, il Natale e il Capodanno non ce lo stanno rubando, ci stanno dando la possibilità di festeggiarlo anche il prossio anno e gli anni a  venire.

Buon Natale a tutti.

 

IL FUTURO

Al momento non riesco a guardare oltre le 24 ore.

Il futuro, per ora, è fatto di 24 ore e non di più.

Ogni tanto si sogna ad occhi aperti una rimpatriata con gli Storici del Cadore e gli Storici di Ferrara, ripensado alle grasse risate, fatte di cuore e di pancia, solamente un anno fa, attorno ad una tavola per festeggiare in tranquillità e con tanto affetto, la fine di un anno che, tutti, avevamo battezzatto “anno orribile”, senza sapere quello che ci saremmo dovuti aspettare da lì a due mesi.

Il futuro, per ora, è fatto di telefonate, raccontandoci quello che ci succede di giorno in giorno, parlando dei figli e  dei nipoti, per poi concludere…”speriamo di rivederci per le feste dell’anno, come lo scorso anno, facendoci raccontare da  Mauro tutte le sue avventure e ridere con le lacrime agli occhi”.

Vorremmo un futuro così, semplice, fatto di calore, di amici, di famiglia, di abbracci e risate.

Per ora è un sogno, un sogno che aiuta ad andare avanti.

FUORI FASE

Settimana, giorni impegnativi, con esami e visite che si susseguono a ritmo serrato.

E quando tutto comincia a diventare frenetico, non mi piace, sono sempre al limite dell’ansia, della fatica.

La fatica di dover reggere quella sottile paura degli esiti, delle attese-

Qulla fatica che sapevi di non aver voglia di affrontare, dopo i mesi passati, fatica che avevi già posticipato al prossimo anno.

Ti eri già rassegnata a saltare gli esami di controllo per quest’anno, eri riuscita a fare la mammografia ed eri già a posto.

Ma la Sanità in Emilia sembra funzioni e, dopo un primo periodo  caotico e fumoso, le cose hanno ricominciato a girare e, a sorpresa, entro dicembre riesci a fare tutti gili esami di controllo.

Sul momento tanta euforia, poi guardando le date e gli orari…un bel respiro….dentro tutta l’ara….fuori tutta l’aria….e la giostra è partita.

Avanti a muso duro.

L’INCERTEZZA

L’incertezza che attanaglia, il non sapere, il non avere la minima idea di quando tutto potrebbe cominciare a svoltare verso una parvenza di normalità.

Questo lento stillicidio che prosegue di 15 giorni in 15 giorni è una lenta agonia.

Il non avere una certezza, il non vedere uno spiraglio erode anche la volontà di reagire, di organizzare la giornata in modo tale da non avere tempi morti, in cui riflettere, pensare.

Questo silenzio, l’immobilità al di fuori delle finestre, la mancanza di rumori che erano diventati sottofondo normale di una vita normale, banale e a volte noiosa, ma vita viva, no sospesa.

Oggi va così, ma poi passa.

IRREALE

E’ irreale, è tutto diverso.

Il silenzio, l’immobilità di quelllo che c’è fuori dalle finestre.

E’ tutto diverso da quello che era e, probabilmnte, anche dopo sarà diverso ancora per parecchio tempo, che, tutt’ora, non sappiamo ancora quantificare.

Il rumore del silenzio, in certi momenti della giornta, è assordante.

Ci sono momenti della giornata in cui non si sente nulla e il nulla ci circonda, nessuna voce, nessuna foglia smossa dal vento, nessun uccello che canti o voli fra i rami.

Il niente, il niente più assoluto, nel silenzio e nell’immobilità più totale.

E’ surreale, non  siamo abituati a tutto il “frastuono” del silenzio, a volte gira perfino la testa per il senso di smarrimento, di irreale.

Ma basta poco, per riprendere in mano la situazione, e apprezzare questo tempo dilatato, questo silenzio che ci obbliga, quasi, a riflettere, a rivedere il nostro modo di vivere e di approcciarci agli altri, alle situazioni he fino a ieri erano scontate.

Questo silenzio rumoroso può essre l’opportunità per ognuo di noi, per pensare, guardarsi dentro, apprezzare le piccole cose, i momenti belli, brevi e fragili che tutti i giorni ci sfiorano e nemmeno ci accorgiamo del loro passaggio.

Il silenzio di questi momenti, ci può aiutare a mettere pace ai nostri pensieri, aiuta a rimettere in fila le priorità.

Facciamo tesoro di questi momenti di silenzio

TENIAMO DURO

Teniamo duro, non facciamoci abbruttire da questa reclusione forzata.

Questo momento è pesante, lascia sempre senza fiato quando ci ricordiamo che non possimo uscire, che non possiamo uscire per il nostro bene ed il bene degli altri.

Non lasciamoci abbruttire dalla sensazione di colpo di stato, di coprifuoco, prima o poi, se stiamo alle regole, passerà.

Non facciamcio abbruttire dal clima di tensione, di paura.

E allora oggi mi sono fatta l’ennesima doccia, vestita e truccata per rimanere in casa.

Teniamo duro e non lasciamoci sopraffare dalla quarantena.

GIORNATA VENTOSA

Oggi vento, tanto vento, ma almeno stamattina c’era il sole a mitigarne il disagio.

il vento, freddo e sgarbato come quello d oggi, è destabilizzante, è foriero di scompiglio, dei capelli e dei pensieri.

Il vento ingarbuglia tutto, i pensieri anzichè andare in una buona direzione, virano sempre verso il buio.

il vento feddo, porta freddo alle ossa ed alla mente, il vento freddo e sgarbato porta scompiglio e lo scompiglio non rende leggeri, lo scompiglio appesantisce la mente e l’umore.

Oggi c’era vento ed è meglio fermarsi qui

LE EMOZIONI E I SENTIMENTI

“Ciascuno di noi è un disabile emotivo che ogni giorno sale sulla carrozzella dei suoi sensi feriti e comincia a spingere” (M. Gramellini)

Tutti i giorni a barcamenarsi fra il cinismo e l’empatia.

A volte, quando i sentimenti prendono il sopravvento, rivolgo una preghiera a chi sta sopra di me, per farmi donare l’IGNORANZA.

Ma poi, mi chiedo, vivrei bene? E se avessi dei barlumi e  mi rendessi conto di esserlo veramente, sarei contenta  lo stesso?

I sentimenti, i sensi, la rabbia, l’empatia, la resilienza fanno parte di ognuno di noi, ma ‘è chi viene sopraffatto dai primi, mentre altri soccombono sotto il peso dei secondi.

In questo momeno sociale e politico in cui tutti urlano, i buoni sentimenti esistono ancora?

Oppure tutti urlano ed invocano le sette piaghe d’Egitto per chunque non stia dalla loro parte, per paura di soccombere sotto il peso dei buoni sentimenti, dei buoni propositi?

O del buonsenso?

Resta il fatto che è sempre più faticoso non soccombere alla rabbia ed alla frustrazione, resta il fatto che tutte le mattine, quando apro gli occhi, so già che arriverò a sera sfinita, dopo  aver speso quasi tutte le mie energie per non farmi sopraffare, per mantenere la lucidità che mi permette di continuare ad aver stima in me stessa, di non rendermi pecora in un momento in cui tutti ci vogliono pecore a capo chino, prostrate allo strapotere del menefreghismo, del pressapochismo.

Prima o poi l’umanità riuscirà a riscattarsi da questo brutto momento, non può che essere così, non può andare sempre avanti così.

Continuiamo a spingere, prima o poi i nostri sforzi verranno riconosciuti.

 

DOVREI

Mettre via i referti della visita di oggi.

Dovrei scrivere sull’agenda l’appuntamento per il controllo de LAMiaMmma fra un mese.

Dovrei farmi l’appunto per gli esami da eseguire fra 3 mesi e  fra 6 mesi, almeno 15 giorni prima della visita di controllo.

Dovrei, ma non ce la faccio, la mia mente si è addormentata, il mio fisica ha detto STOP.

Intanto LaMiaMamma è stata dimessa e, fnalmente, i medici si sono espressi, hanno parlato chiaramente, finalmente ci hanno spiegato tutto il loro operato, sono riusciti a farci capire e a metterci tranquille.

Non ci voleva molto, ma intanto ieri eravamo tutti molto arrabbiati.

Io non sono abituata in questo modo, nell’ospedale che da tanto tempo segue me e LaMiaMetà, loro, i medici, spiegano tutto quello che fanno o non fanno, dando chiarimenti e spiegazioni chiare e tempestive, hanno un dialogo aperto con i pazienti e con i parenti, perchè tutti abbiamo bisogno di essere presi per mano e guidati, compresi e sostenuti.

Non ci voleva molto, ma quel poco di empatia in certe strutture manca.