Archivi tag: pensieri

RESTARE, USCIRE

Non esco, non ne ho voglia, tristezza tanta.

Meglio restare in casa, fra queste quattro mura, in un angolo, sul divano, in attesa, a macerare, ad aspettare che passi.

Uscire, di scrollarmi di dosso la tristezza, le lacrime che spingono, la malmostosità.

Stare nell’angolo non fa bene, non serve a nulla. questo dice la ragione, la razionalità.

Stai nell’angolo, la malinconia si cura così, in silenzio, quasi al buio, con lo sguardo fisso e le pareti che proteggono. Questo dice lo sconforto.

Uno sforzo, un messaggio e sei uscita, sei rientrata, non ancora curata completamente, ma un passo avanti è stato fatto.

Le pareti adesso hanno un altro colore, un altro odore.

“Ma l’irrequieto vento del Nord non era ancora soddisfatto” (Chocolate)

 

Annunci

UP AND DOWN

In altalena, con una corda lunga, così l’oscillazione è maggiore, il raggio è più ampio.

Su e giù come su una zattera in mezzo al mare in tempesta.

Ragioni, tante e nessuna.

Il tempo? La nebbia? Il tentativo di neve?

Una oscillazione lunga, che lascia spazio a pensieri, a tuffi nel cuore, che a volte arriva in gola e sembra voglia uscire.

Poi, quando torni verso il basso, il respiro manca, la testa gira, e non si capisce cosa stia succedendo.

Up and down.

Corda lunga, oscillazione maggiore, come un pendolo,  su e giù senza una ragione precisa.

Oppure la ragione, o le ragioni, ci sono, ma non hai voglia di chiederti, di darti spiegazioni, di trovare gli strumenti per ammortizzare queste oscillazioni.

Insofferenza, voglia di lasciare andare tutto alla deriva, non pensare, non mettesi nessun pensiero, vivere alla giornata.

Ma poi passa.

A PARTI INVERTITE

Succede con il passare  degli anni che le parti si invertano.

Tu da figlio diventi genitore e il genitore diventa figlio.

Ma tu figlio non sei pronto a diventare genitore del tuo genitore.

Non ne hai le capacità, perchè tu sei figlio, non ne hai le capacità.

La tua mente non riesce ad invertire le parti e tutto si complica.

Tu sei genitore dei tuoi figli, non del tuo genitore.

Non riesci a trovare le parole giuste, i giusti tempi ed i giusti ritmi.

Non sai, non hai mai preso in considerazione questa eventualità, non hai avuto il tempo di preparati, ti è capitato il ruolo dall’oggi al domani, e non sai cosa fare, cosa dire.

Ti senti frustrato, vorresti dare il meglio, vorresti fare il meglio per questa persona che a te ha dato tanto, tempo,dedizione e amore.

Ti rendi conto che per tanti anni hai ricevuto, hai preso tutto quello che ti veniva dato, senza sapere che un domani avresti dovuto rendere.

E ti rendi conto che non hai accumulato esperienza, non ricordi nulla, ti senti impotente, devi navigare a vista.

Navighi a vista, pensi, cerchi, sperando di fare, dire e dare sempre il meglio.

Ma poi guardi negli occhi il tuo genitore/bambino e capisci che l’impresa sta riuscendo, sei orgoglioso di te stesso ed in silenzio ringrazi il genitore che è stato, che è riuscito a trasmettere qualcosa.

Si naviga a vista

 

QUANDO….

… la mattina inzia guardando fuori dalle finestre e vedi solo pioggia, pioggia a catinelle e ti deprimi perchè sai che di lì a poche ore dovrai uscire di casa per recarti ad una visita.

… tutto sembra andare a rotoli e ti rendi conto che stai diventando malmostosa e  capisci che è ora di mettere in pratica le azioni che sai ti porteranno fuori dalla palude.

… mettere in pratica la cucinoterapia è inutile, non ne hai il tempo

… non ti rimane altro che buttarti sotto la doccia e sciacquare via tutto il malumore, tutto il buio che da fuori cerca di entrare in casa e dentro di te.

… e allora via di doccia schiuma profumatissimo e schiumosissimo, di shampoo rigenerante ed alla fine mettere mano ad una crema corpo chice rofumosa.

… a quel punto tutto ritorna alla giusta dimensione, tutto rientra nel tempo giusto e la pioggia battente non ti fa più paura, ti avvi per la strada sotto ad un magnifico ombrello tutto fiorato che vuole essere uno sberleffo al maltempo.

Ho cancellato la visita fatta, ma ho dovuto aggiungere altri due esami di controllo per gennaio 2018

 

LA BARRICATA

Qiesta mattina ho accompagnato un’Amica ad una visita di controllo post operatorio.

L’Amica è stata operata 10 giorni fa al seno, sembra (lo dico piano) che non ci sia nulla di strano, sembra (lo dico sempre piano) che sia tutto nella norma, anche se il chirurgo ha detto espressamente che era da togliere per evitare noie grosse future.

Stamattina ci abbiamo impiegato un’ora abbondante a raggiungere l’ospedale, che poi è lo stesso dove fui operata io 14 anni fa e dove tutt’ora mi seguono. A Bologna c’è il Cersaie, quindi la città è praticamente bloccata.

Durante il tragitto, abbiamo parlato di tutto, ma senza entrare in discorsi pesanti, nessuna delle due aveva voglia di pronunciare la parola “cancro”, “chemioterapia”, “morte”, parlavamo di libri, ogni tanto inveivamo contro gli altri automibilisti, scooteristi e biciclettisti.

Ma intanto la nostra meta si avvicinava e a me saliva un attimo l’ansia.

Mi fa sempre una strana impressione trovarmi in quei corridoi, in quegli ambulatori, incrociare medici ed infermieri che mi riconoscono, che chiedono, che si informano, quelli che conosco più da vicino chiedono della Tata e della Figlia, essendo pure lei passata da lì.

Stamattina in sala d’aspetto c’erano diverse persone e le guardavo, ponendomi la solita domanda “quanti di loro, quante di queste donne sono qui in attesa di una risposta, quante di loro si sentiranno fare una diagnosi di cancro?”

Intanto i minuti passavano e quando ho sentito chiamare il cognome dell’Amica mi si è gelato il sangue, la volevo seguire, la volevo accompagnare, ma poi mi sono resa conto che era un momento suo ed era già sparita.

Ho preso fuori dalla borsa il tablet per leggere, tentando di concentrarmi, per non pensare.

Poi lei è riapparsa, la medicazione è a posto, manca ancora istologico, la prossima settimana faremo un altro viaggio, ma intanto bisogna attendere, ma il “mio” chirurgo l’ha rassicurata dicendole che al 99% è tutto a posto e non ci sarà bisogno di nient’altro, tranne un po’ più di attenzioni.

Siamo uscite e, senpre parlando di libri, siamo rientrate.

Mi sono calmata io ormai sono dall’altra parte della barricata.

 

 

DI TUTTO UN PO’

E’ stato molto caldo, quel caldo che ti toglie tutte le energie e che ti deprime.

Quel caldo che ti fa desiderare l’inverno.

E’ stato un tempo impegnativo sul fronte parole da trovare, alcune le ho trovate, altre le sto ancora cercando.

L’aria e le temperature, finalmente, si sono mitigate e l’umore è migliorato.

Poi all’improvviso, una notte dormita male, e non si sa nemmeno il perchè, incrina un po’ questo benessere.

E allora ti rifugi dentro ai tuoi pensieri, ricominci ad usare l’uncinetto come se non ci fosse un domani, i colori si mischiano, formano nuovi accostamenti e la mente sembra alleggerirsi.

Poi all’improvviso arriva una giornata piena di vento, quel vento teso, che pulisce l’aria, che rende tutto più luminoso, meno volgare, come può essere volgare il sole in questi ultimi giorni di luglio, caldi, umidi e appiccicosi, ma poi scompiglia i capelli e i pensieri, ti rifugi nel silenzio, aspettando che tutto si risistemi.

E la Tata che riporta un po’ di normalità con la sua risata, le sue chiacchiere di ragazzina e la sua presenza, a volte ingombrante, ma sempre presenza leggera e solare.

OSSIGENO PER LA MENTE

Sono i pensieri leggeri che prendono il sopravvento.

Sono i programmi a lunga scadenza, le date che hai già in mente da qui a fine anno.

Sono i messaggi scambiati fra cugini e zie per organizzare l’imminente ritrovo di metà anno, con il sorriso che si allarga e il cuore che si alleggerisce.

Sono i tanti libri belli letti ultimamente, e quelli futuri.

Sono il lasciare andare e non sentirsi in colpa per qualche no detto, i no fanno crescere, i no aiutano ad andare avanti.

Sono i passi indietro fatti tempo fa, che adesso cominciano a dare i loro frutti, una maggiore serernità.

E’ questo vento che ha spazzato via tutte le nuvole e reso terso il cielo e la mente.

30 giugno, 12 agosto, 27 dicembre , ma qualche altra data fra luglio e settembre ci salterà fuori.