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L’INCERTEZZA

L’incertezza che attanaglia, il non sapere, il non avere la minima idea di quando tutto potrebbe cominciare a svoltare verso una parvenza di normalità.

Questo lento stillicidio che prosegue di 15 giorni in 15 giorni è una lenta agonia.

Il non avere una certezza, il non vedere uno spiraglio erode anche la volontà di reagire, di organizzare la giornata in modo tale da non avere tempi morti, in cui riflettere, pensare.

Questo silenzio, l’immobilità al di fuori delle finestre, la mancanza di rumori che erano diventati sottofondo normale di una vita normale, banale e a volte noiosa, ma vita viva, no sospesa.

Oggi va così, ma poi passa.

IRREALE

E’ irreale, è tutto diverso.

Il silenzio, l’immobilità di quelllo che c’è fuori dalle finestre.

E’ tutto diverso da quello che era e, probabilmnte, anche dopo sarà diverso ancora per parecchio tempo, che, tutt’ora, non sappiamo ancora quantificare.

Il rumore del silenzio, in certi momenti della giornta, è assordante.

Ci sono momenti della giornata in cui non si sente nulla e il nulla ci circonda, nessuna voce, nessuna foglia smossa dal vento, nessun uccello che canti o voli fra i rami.

Il niente, il niente più assoluto, nel silenzio e nell’immobilità più totale.

E’ surreale, non  siamo abituati a tutto il “frastuono” del silenzio, a volte gira perfino la testa per il senso di smarrimento, di irreale.

Ma basta poco, per riprendere in mano la situazione, e apprezzare questo tempo dilatato, questo silenzio che ci obbliga, quasi, a riflettere, a rivedere il nostro modo di vivere e di approcciarci agli altri, alle situazioni he fino a ieri erano scontate.

Questo silenzio rumoroso può essre l’opportunità per ognuo di noi, per pensare, guardarsi dentro, apprezzare le piccole cose, i momenti belli, brevi e fragili che tutti i giorni ci sfiorano e nemmeno ci accorgiamo del loro passaggio.

Il silenzio di questi momenti, ci può aiutare a mettere pace ai nostri pensieri, aiuta a rimettere in fila le priorità.

Facciamo tesoro di questi momenti di silenzio

TENIAMO DURO

Teniamo duro, non facciamoci abbruttire da questa reclusione forzata.

Questo momento è pesante, lascia sempre senza fiato quando ci ricordiamo che non possimo uscire, che non possiamo uscire per il nostro bene ed il bene degli altri.

Non lasciamoci abbruttire dalla sensazione di colpo di stato, di coprifuoco, prima o poi, se stiamo alle regole, passerà.

Non facciamcio abbruttire dal clima di tensione, di paura.

E allora oggi mi sono fatta l’ennesima doccia, vestita e truccata per rimanere in casa.

Teniamo duro e non lasciamoci sopraffare dalla quarantena.

GIORNATA VENTOSA

Oggi vento, tanto vento, ma almeno stamattina c’era il sole a mitigarne il disagio.

il vento, freddo e sgarbato come quello d oggi, è destabilizzante, è foriero di scompiglio, dei capelli e dei pensieri.

Il vento ingarbuglia tutto, i pensieri anzichè andare in una buona direzione, virano sempre verso il buio.

il vento feddo, porta freddo alle ossa ed alla mente, il vento freddo e sgarbato porta scompiglio e lo scompiglio non rende leggeri, lo scompiglio appesantisce la mente e l’umore.

Oggi c’era vento ed è meglio fermarsi qui

LE EMOZIONI E I SENTIMENTI

“Ciascuno di noi è un disabile emotivo che ogni giorno sale sulla carrozzella dei suoi sensi feriti e comincia a spingere” (M. Gramellini)

Tutti i giorni a barcamenarsi fra il cinismo e l’empatia.

A volte, quando i sentimenti prendono il sopravvento, rivolgo una preghiera a chi sta sopra di me, per farmi donare l’IGNORANZA.

Ma poi, mi chiedo, vivrei bene? E se avessi dei barlumi e  mi rendessi conto di esserlo veramente, sarei contenta  lo stesso?

I sentimenti, i sensi, la rabbia, l’empatia, la resilienza fanno parte di ognuno di noi, ma ‘è chi viene sopraffatto dai primi, mentre altri soccombono sotto il peso dei secondi.

In questo momeno sociale e politico in cui tutti urlano, i buoni sentimenti esistono ancora?

Oppure tutti urlano ed invocano le sette piaghe d’Egitto per chunque non stia dalla loro parte, per paura di soccombere sotto il peso dei buoni sentimenti, dei buoni propositi?

O del buonsenso?

Resta il fatto che è sempre più faticoso non soccombere alla rabbia ed alla frustrazione, resta il fatto che tutte le mattine, quando apro gli occhi, so già che arriverò a sera sfinita, dopo  aver speso quasi tutte le mie energie per non farmi sopraffare, per mantenere la lucidità che mi permette di continuare ad aver stima in me stessa, di non rendermi pecora in un momento in cui tutti ci vogliono pecore a capo chino, prostrate allo strapotere del menefreghismo, del pressapochismo.

Prima o poi l’umanità riuscirà a riscattarsi da questo brutto momento, non può che essere così, non può andare sempre avanti così.

Continuiamo a spingere, prima o poi i nostri sforzi verranno riconosciuti.

 

DOVREI

Mettre via i referti della visita di oggi.

Dovrei scrivere sull’agenda l’appuntamento per il controllo de LAMiaMmma fra un mese.

Dovrei farmi l’appunto per gli esami da eseguire fra 3 mesi e  fra 6 mesi, almeno 15 giorni prima della visita di controllo.

Dovrei, ma non ce la faccio, la mia mente si è addormentata, il mio fisica ha detto STOP.

Intanto LaMiaMamma è stata dimessa e, fnalmente, i medici si sono espressi, hanno parlato chiaramente, finalmente ci hanno spiegato tutto il loro operato, sono riusciti a farci capire e a metterci tranquille.

Non ci voleva molto, ma intanto ieri eravamo tutti molto arrabbiati.

Io non sono abituata in questo modo, nell’ospedale che da tanto tempo segue me e LaMiaMetà, loro, i medici, spiegano tutto quello che fanno o non fanno, dando chiarimenti e spiegazioni chiare e tempestive, hanno un dialogo aperto con i pazienti e con i parenti, perchè tutti abbiamo bisogno di essere presi per mano e guidati, compresi e sostenuti.

Non ci voleva molto, ma quel poco di empatia in certe strutture manca.

 

 

VORREI

…non so nemmeno io cosa.

Che la stanchezza sparisse, che fossimo già a fine mese.

Che sapessi già come procedere con LaMiaMetà.

Un po’ di tranquillità.

Ne parlavo ieri via chat con una Amica Speciale, tutte le volte che succede qualcosa di bello, dopo immancabilmente arriva la mazzata.

Siamo rientrati il 5  sera tardi, dopo quattro giorni meravigliosi passati a Malaga con gli Storici del Cadore, ma il 7 sera siamo dovuti correre al pronto soccorso con LaMiaMamma, il cuore stava facendo i capricci.

Notte intera passata al ps fra prelievi di sangue, cardiogrammi, visite e osservazione stretta, alla fine ricovero per ulteriori accertamenti, e noi lì a darci il cambio l’una e l’altra per non lasciarla sola.

E la stanchezza fisica e mentale si sta facendo largo, avevo già altra carne al fuoco, avevamo già altri pensieri, questa non ci voleva.

Ma noi andiamo avanti a muso duro.

Ma io vorrei un po’ di tranquillità.

HAI PRESENTE?

Il giorno dopo? Quando la stanchezza ti assale?

Hai presente?

Oggi è così, dopo tanta tensione, oggi la stanchezza fisica, mentale e quant’altro, la fanno da padrona.

Mi sono dovuta fermare, concentrarmi, analizzare, prendere coscienza che oggi è la giornata del contraccolpo.

Ti senti stanca fisicamente, cammini, ma ti rendi conto che, passo dopo passo, il tuo incedere rallenta e fai sempre più fatica ad andare avanti, vorresti fermarti e sederti sopra ad una panchina, vorresti entrare nel tuo rifugio e rimanere nell’angolo nascosta e leggere, lasciarti scaldare ed aspettare che tutto passi, ma prima vuoi toglierti tutti i pensieri di quello che devi fare,altrimenti se accumuli, poi sai che l’attacco di ansia è in agguato dietro l’angolo.

Poi alla fine realizzi che sei stanca anche mentalmente, che ti senti tutto il peso sulle spalle e nella mente, e fatichi a reagire, vorresti, sogni un giorno intero di silenzio, un giorno intero senza pensieri, rannicciata sul divano, coperta da uno dei tanti plaid fatti all’uncinetto e  lasciare che tutto si attenui, che la stanchezza fisica e mentale esca da sola, senza forzature.

Ma rimane un sogno, devi stringere i denti ed andare avanti, concedendoti solo alcuni attimi, momenti di relax, magari riuscendo a strappare una colazione all’ultimo momeno con le compagne di merenda e LaFiglia.

E già avere LaFiglia al fianco aiuta, è un incentivo a raddrizzare la schiena  e affrontare il resto della giornata, sperando domani possa andare meglio.

Mancano 13 giorni alla fine dell’anno.

PIANO PIANO

Piano piano, lentamente, ma non tanto, un anno è passato.

E così il 17 dicembre 2019 è arrivato.

Sembava tanto lontano, un anno fa, un anno fa era lontano, ma inesorabilmente ci siamo arrivati.

e così martedì prossimo La Figlia toglie quella ciste fastidiosa al seno, è una ciste, me lo ripeto in contiuazione, non c’è nulla di allarmante, ma ogni tanto lo sconforto prende il sopravvento.

Se in queto lungo percorso non fossimo state accomagnate da persone delle quali ci fidiamo ciecamente, non so se saremmo arrivate a questo punto con questo distacco.

Distacco, ci vuole distacco, ci vuole un minimo di ottimismo.

Ed anche un pizzco di incoscienza.

RALLENTARE

“La speranza ha bisogno di tempo, così come la prospettiva ha bisogno di orizzonte. “ (Strategie per contrastare l’odio)

Rallentare, è quello che dobbiamo fare adesso.

Prendere tempo e respirare lentamente.

La speranza non manca, l’ottimiso arriverà con il tempo,

L’orizzonte è gennaio.

Da qui ad allora abbiamo tutto il tempo per capire, ragionare e comprendere che siamo in buone mani, che ci guideranno al meglio come fatto finora.

Intanto facciamo rallentare i pensieri.