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AMICHE CHE TI PENSANO

E più ci si sente inadeguati.

In questo mondo dove tutti urlano, dove vince l’arroganza e la maleducazione, è sempre più difficoltoso passare una paio d’ore a chiaccierare serenamente con persone affini, le posso contare sulla punta delle dita di una mano.

E non conta nemmeno ripetersi, come un mantra, debbo smettere di leggere, debbo smettere di pormi delle domande, debbo smettere di ascoltare.

Non serve a nulla

DOVE VUOI ANDARE?

Via, lontano, in un posto dove non si pensi a nulla.

In una dimensione parallela dove non ci sia nulla di brutto, dove la normalità, la banalità e la noia siano la colonna sonora quotidiana della nostra vita assieme.

Portami via con te, che ho ancora tanta voglia di ridere con te, di viaggiare con te, di litigare con te, di starti a fianco a guardare tutti i programmi più beceri della televisione.

Andiamo lontano assieme.

STA CRESCENDO

…ed io non sono pronta.

La vedo crescere di giorno in giorno, nei gesti che compie, gesti che fino a ieri non erano nelle sue abitudini, tipo, per esempio, prendere al volo le chiavi di casa quando usciamo al mattino.

La sento crescere nei discorsi e nelle parole che pronuncia, nei progetti che fa, tipo, per esempio, come gestire il venerdì sera fra di noi da settembre in poi, quando comincerà la scuola superiorie:

“Sai nonna, ho pensato, che io verrò da te il venerdì sera a cena e rimarrò a farti compagnia fino verso le 22, poi, o tu mi riaccompagni a casa o chiedo alla mamma o papà se mi vengono a prendere”.

“Ma Tata, il bus che ti porterà a scuola ferma anche vicino a casa della nonna!!!”

Cercavo una soluzione, le sue parole mi avevano spalancato davanti agli occhi la sua crescita.

Io non sono pronta.

IL GIORNO DELLA MEMORIA

27 gennaio 1945 – 27 gennaio 2019

Oggi è il giorno della memoria, vorrei scrivere qualcosa di intelligente per poi ritrovarmelo negli anni futuri fra i ricordi . Vorrei ma di fronte a tutti gli orrori del XX e del XXI secolo non conosco abbastanza parole. Ricordiamoci del genocidio degli ebrei, degli zingari,degli omosessuali degli armeni, delle foibe, dei tutu, dei siriani, e di tutte le altre minoranze (?) che ogni giorno subiscono vessazioni da parte di noi maggioranza

TROPPO RUMORE

Troppo,tanto rumore, il centro commerciale è chiassoso, come le persone che lo frequentano.

Il rumore che attutisce e annebbia tutto: la solitudine,  la tristezza, la noia di chi si aggira dentro a questi centri, dove tutto è concentrato e omologato ma dove tutto è tutti sono uguali.

La noia che si combatte in questi centri a suon di musica a tutto volume, la noia che i frequentatori rivelano negli sguardi persi e vuoti, ciondolando alla ricerca di un qualche riempitivo, senza trovarlo e, se anche lo trovassero,  durerebbe poco, sostituito da un altro desiderio che,secondo loro, metterà fine per sempre alla loro noia.

La ricerca di un riempitivo che manca a loro, perché quello che cercano affannosamente ce l’hanno dentro, ma non lo sanno.

Non puoi delegare ad altri una ricerca che deve partire da te stesso,  da solo, gli altri, i creatori dei centri commerciali, non riusciranno mai nell’intento di riempire i tuoi vuoti e le tue noie.

UN NOME

Un nome che mi risuona nelle orecchie e nella mente.

Un nome che porto dentro, un nome che  scalda il cuore o che fa spuntare le lacrime.

Un nome del quale non conosco l’origine, un nome che non so da dove arrivare.

Un nome: Sergio.

Il nome di mio padre, che mi emoziona sempre.

Il nome di una delle persone al mondo che ho amato di più.

 

 

SOMIGLIANZE

«…sentenziando che ero il ritratto sputato di papà, una cosa che mi aveva sempre riempito di orgoglio. E anche tristezza, perchè una volta la mamma mi aveva detto: «Sei la creatura al mondo che più gli somiglia. Tutte le volte che ti guardo penso a lui». Aveva sorriso, ma nei suoi occhi c’era una disperazione che non so descrivere. Un senso di fine, una nostalgia struggente che non se ne sarebbe più andata».

Sono le stesse parole che anni fa mi rivolse mia madre, e mi misi a piangere , a frignare, sentii dentro di me una profonda lacerazione, un dolore senza fine, mi sentii investita di una missione che non mi apparteneva: farglielo sentire ancora vicino.
Mi spaventai, la cosa mi spaventò immensamente, ma poi…poi ho capito che il suo dolore era più grande del mio, che il mio dolore era diverso dal suo, lei aveva perso la persona alla quale appoggiarsi, la persona che avrebbe voluto sostenere e che l’avrebbe dovuta sostenere, io avevo perso il primo amore della mia vita, il mio supereroe, io avevo perso la persona che mi capiva, ma che non sarebbe mai stato il bastone della mia vecchiaia, perchè io al fianco avevo, ed ho tutt’ora, il Ferrari, che mi sostiene e che sarà il bastone della mia vecchiaia.

Dopo la mia reazione, non me lo disse mai più, non era preparata a questa mia reazione, ma io presi consapevolezza di questa forte somiglianza sia fisica che mentale con lui, quel sottile cordone che ci aveva sempre legati, che si era interrotto, ma che per la MiaMamma poteva essere di consolazione, almeno quando mi vedeva e quando parlava con me, forse, si poteva sentire meno sola.
Adesso a distanza di anni da quella frase, qando posso vado dalla MiaMamma e mi faccio abbracciare stretta stretta e la abbraccio forte forte, stretta stretta, cercando di trasmetterle il calore di un marito perso giovane, provando ad ascoltarla e a sostenerla come lui.

Come lui che per me è un padre che mi manca tantissimo.