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TENTARE

Pensando ad Anna Lisa bisogna farsi forza e ricominciare, voltare pagina senza dimenticarla e rimboccarsi le maniche per fare qualcos di grande a suo nome.
Quando mercoledì io e
Milva siamo partite c'era il sole, lagiornata era calda, ma noi eravamo provate. Durante il tragitto fino a Borgo a Buggiano abbiamo parlato di niente epr non parlare di tutto, abbiamo telefonato a GIORGIA per incontrarci prima, per poterci parlare, per condividere alcuni momenti prima della cerimonia, prima dell'addio che di lì a poco avremmo dato ad Anna Lisa.
Io e Milva addirittura ci siamo perse per Montecatini, abbiamo sbagliato strada, proprio non ce la facevamo ad arrivare a destinazione.
Purtroppo a destinazione ci siamo arrivate, abbiamo parcheggiato, ci siamo guardate e ci siamo dette:

"Siamo arrivate, non volevamo, ci comportavamo come se il viaggio non dovesse mai finire, ma purtroppo è finito, siamo arrivate".

Ed è arrivata anche Giorgia e per fortuna che con lei c'era il marito ed io mi sono sentita subito protetta, dal grande abbraccio di Giorgia, dallo sguardo cordiale di Sten e per finire dall'abbraccio di noi tre, strette strette, cercando di scaldarci l'una con l'altra, tentando di sorreggerci, cercando di consolarci, di asciugarci reciprocamente le lacrime, quelle lacrime che scendevano a rigarci il viso, quelle lacrime che si sono mischiate alle lacrime di tanti altri.

Le nostre lacime che si sono mischiate a quelle di aries, che è arrivato apposta da Milano per salutare Anna Lisa, che si sono mischiate a quelle de El Mejor, il grande amico di Anna Lisa, che ci ha abbracciate, sostenute, che ha suonato durante tutta la cerimonia, nonostante il grande dolore che lo stava straziando.

E alla fine Abbiamo chiesto alla Mamy di non dimenticarsi di tutte noi, perchè così Anna Lisa ci sembra più vicina.

E da oggi in poi tenterò di rifare i miei post normali, di vita normale, scandita dalla Tata, dalle mie paure e dalle mie lacrime dentro

SONO TRISTE

Tanto triste, stamattina la Tata ha pianto.
Non voleva andare a scuola.
E grosse lacrime scendevano da sole dagli occhi.
E cercavo di avere un'aria rassicurante, ma dentro piangevo pure io.
La tentazione di esaudire il suo desiderio si è fatta impellente, ma non posso, non debbo cedere.
Sta crescendo e questo è uno di quegli scalini da affrontare per la crescita.
Piangeva, povera stella, e si stringeva alla mia gamba e  lasciandosi accarezzare.
Ha fatto scorta di carezze e di baci, poi ha salito le scale, ma guardandosi sempre indietro, e io, ai piedi di questa scala, l'ho guardata, saluta e "accompagnata" finchè ho potuto.
Ma sono veramente tanto triste.

MI STO INTENERENDO

Ho accompagnato una persona ad una visita.
Durante la visita questa persona è uscita dall'ambulatorio per chiedermi un chiarimento.
Quando l'ho vista uscire e chiamarmi mi sono allarmata.
Mi sono spaventata.
Al mio rientro a casa rivivendo quei momenti mi sono messa a piangere.
Piangevo per la paura stupidache mi sono presa.
Piangevo perchè non è normale spaventarsi così.
Piangevo perchè adesso ho paura anche dell'acqua fredda.
Come si dice da noi "Sto diventando di piccaglia tenera".

NOTIZIE DI NASCITE E AUTOMOBILI

Ieri è nato il primo dei due bambini attesi per questo mese.
Ieri è nato L., primo nipotino di una cara amica, amica di vecchissima data.
Ieri siamo andati avedere questo nuovo bimbino io e il Ferrari e all'uscita dall'ospedale ho pianto, mi sono immagonata, commossa a vedere questo pirulino piccolino come la Tata allora e ho pianto, di commozione.
Stamatina ho accompagnato la mia mamma da un medico per un piccolo problema, l'ho aspettata giù, in macchina, perchè non ho trovato da parcheggiare.
Ho passato il tempo dell'attesa leggendo, cominciando l'ennesimo libro e anche contenta di questa attesa che mi permetteva di leggere.
Quando la mamma è tornata la mia scatoletta di tonno si è rifiutata di rimettersi in moto, la batteria era morta, dava pochissimi cenni di vita, ho telefonato al Ferrari e mi sono messa ad aspettare, ma poi l'auto è ripartita e ho riaccompagnato la mamma a casa, fermato il Ferrari, preso l'appuntamento con il meccanico per una revisone totale alla scatoletta, poi sono finalmente arrivata a casa pure io.
Sono arrivata a casa con tanta voglia di piangere.
Un paio di lacrime amare e di rabbia sono anche scese, mi stavo rilassando troppo, e allora tanto vale aggiungere ancora un po' di "zing" alla vita.
Ho ricacciato indietro le lacrime,ma sono rimaste lì in agguato, pronte a spingere per uscire.
Ho telefonato alla cognata preferita con la scusa di sapere di suo fratello, ma lei ha capito che c'era qualcosa che non andava e lei ha trovato le parole giuste per confortare me.
E le lacrime se ne sono andate, lasciando solo un po' di affanno e ansia per questo tempo che scorre troppo lentamente.

ANCORA

Ho ancora davanti agli occhi l'immagine della Tata all'uscita della sala operatoria.
Ho ancora nelle orecchie il suo pianto disperato.
ho ancora davanti agli occhi l'immagine di lei che si strappa di dosso il camice e rimane tutta nudarlina nel letto.
Ho ancora davanti agli occhi l'immagine di lei che si nasconde sotto alle lenzuola e non si fa avvicinare da nessuno.
Ho ancora nelle braccia la voglia immensa di prenderla vicina e consolarla.
Ho ancora nelle orecchie le parole che hanno aperto l'orrore.
Ho ancora nelle orecchie il pianto di una persona cara che mi parla dell'orrore infinito, dell'ansia e dell'angoscia.
Ho ancora sulle labbra le parole pronunciate davanti all'orrore di quelle parole.
vorrei tornare indietro di 36 ore.

BUIO

Momento pesante, di quella pesantezza veramente pesante.
Quella pesantezza che opprime, che stringe lo stomaco in una morsa di ghiaccio.
Rabbia, pensieri pesanti e cattivi che si spingono a vicenda.
Momento in cui la razionalità non riesce a prendere il sopravvento.
Momenti e attimi che non avresti mai pensato, situazioni che hai sempre pensato e creduto potessero succedere agli altri.
Ma ogni tanto, purtroppo, gli altri siamo noi.

CONTINUARE A PARLARE

Ciao Sergio, sono ancora qui, qui con te a parlare.
Sono ancora qui a darmi una parvenza di normalità, come se il tempo fosse passato nella stessa maniera.
Con le nostre chiachiere e le nostre litigate.
Sono ancora qui a chiedermi come sarebbe con la Tata, come saresti.
Sono ancora qui ad arrovellarmi con i tanti "se" e con i sempre presenti   "come saresti adesso".
Oggi sono 80, 80 anni, gran bel traguardo.
Non so immaginare come tu potresti essere oggi fisicamente, per me sei sempre quello dei quasi 70, fisicamente e mentalmente, ma nessuno è qui a smentirmi, nessuno è qui a farmi vedere un Sergio invecchiato, magari piegato in due dall'artrosi.
Passeggiare con te nelle prime ore del pomeriggio, piano, adagio, parlando tanto o poco, ma rispettando i nostri tempi, ascoltandoti e facendomi ascoltare.
Io e te.
Tu e la Tata e, parafrasando un canzone di Guccini, "il vecchio e il bambino si preser per mano…".
Ecco oggi mi piace vederti così.
Ecco oggi avresti compiuto 80, anche se ti sei fermato a quasi 70.
Auguri papà.

Non so cosa sia, non so come mai, non sono a posto.
Oltretutto stanotte ho sognato male, ho pianto, mi sono svegliata in preda all'angoscia.
Ho sognato una seduta di chemio, due chiacchiere con il primo oncologo che mi seguì all'inizio della chemio, mi sono persa a Bologna, dovevo arrivare in centro, non ce la facevo, lo vedevo lì, ma era irragiungibile, si allontava sempre di più
Sono giorni pesanti, non so perchè, o almeno lo so, lo so molto bene, ma non lo voglio ammettere, mi pesa tutto.
debbo ripetere due esami che, sì andavano benino, "…ma per tranquillità li ripetiamo ogni 3 mesi".
E questi 3 mesi sono già passati sono volati, e si avvicinano i giorni per ripetere questi esami.