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PIU’ SUDI….

…e più sai di fresco!

Non è vero, sono tutte bugie dei pubblicitari.

Il problema è che la gente ci crede, e allora succede che ti trovi in un torrido pomeriggio di luglio, su di un mezzo pubblico a contatto con perone che prendono per oro colato tutto quello che la pubblicità racconta.

Ora ripetete con me:

Prima la doccia, poi il deodorante…..

Potreste essere scettici, ma funziona contro i cattivi odori!

LA MALEDIZIONE DELLE ULTIME 100 PAGINE

E’ quella che mi perseguita quando sono quasi alla fine di un libro qualsiasi.

Arrivo lì di corsa, di volata, leggendo come se non ci fosse un domani, perchè mi piace, mi appasiona.

Arrivo alle ultime 100 pagine con la voglia di finirlo, con la voglia di sapere come finirà la storia, con la voglia di finire perchè in mente ho già un altro libro da cominciare.

Ma le ultime 100 pagine sono maledette, non si riescono a finire n tempi ragionevoli, c’è sempre un qualcosa o un qualcuno che si mette di traverso, l’ingranaggio si inceppa e le ultime 100 pagine diventano una agonia.

Per finire le ultime 100 pagine impiego lo stesso tempo che ho impiegato ad arrivare fino a lì.

Le utime 100 pagine sono una calamità.

FESTA DI FINE ANNO

“Tata la prossima settimana è il grande giorno, vero? Fate la festa a scuola di fine anno, con tanto di ballo! Hai ià scelto il vestito?”

“Certo sono andata con la mamma ad acquistarlo, sai nonna ci vado con la Twins (la sua amica del cuore, perchè a 12 anni ti puoi ancora permettere di avere l’amica del cuore)”

” E la Twins come si veste? In verde come te?”

“No nonna, lei ha tre scelte, ha già gli abiti di sua sorella”

“Maaaa…dimmi una cosa, se qualche ragazzo ti invitasse tu cosa diresti?”

“Ehhh nonna, mi dispiace, ma gli dovrei dire che non posso, perchè io vado con la Twins, noi ci siamo prese l’impegno l’una con l’altra”

Silenzio, lei continua a pranzare ed io continuo a stirare, ma non voglio arrendermi.

“Beh, ma dimmi una cosa, qualcuno te l’ha chiesto?”

“Eccerto nonna che qualcuno me l’ha chiesto, ma gli ho risposto che la prossima volta me lo domanda prima, perchè bisogna rispettare i tempi, non mi  può invitare  una settimana prima, io ho già altri progetti con la Twins, insomma la prossima volta si da una mossa”.

Silenzio, da parte mia silenzio…io sono la nonna!

 

 

 

VORREI PARLARE……

….della Tata.

E’ da tanto tempo che non ne parlo, ma lei è cresciuta, lei rimane sempre la mia Tata.

Adesso ha 12 anni abbondanti, frequenta le seconda media, è cambiata molto dallo scorso anno.

L’anno scorso mi volevo dimettere da nonna, perchè non ce la facevo, mi sentivo schiacciata da questo suo crescere, non la riconoscevo, come lei non riconosceva sè stessa.

Adesso non vedo l’ora di passare del tempo con lei.

E’ cresciuta, è spassosa, intelligente, si riescono a fare tanti discorsi fra di noi, ci divertiamo assieme, anche se lei, a volte, dice che sono imbarazzante.

Tutti i giorni quando torna d scuola le chiedo com’è andata la sua giornata scolastica.

E lei tutti i giorni mi risponde che è andata normale, come solito, per poi cominciare a raccontare delle sue compagne, dei maschi della classe, dei professori, così intanto non perdiamo il contatto con lei e con la sua realtà, ci mettiamo d’impegno per essere presenti senza dare nell’occhio.

Un mese fa circa mi ha chiesto se i maschi cresendo migliorano. Mi ha spiazzata, non potevo dirle la cruda verità, un minimo di illusione a queste ragazze, future donne, dobbiamo lasciarla.

Con calma, ho raccolto le idee e le ho risposto prendendola alla larga:

“Beh, insomma voi femmine a questa età siete sciocche, i maschi sono immaturi, sono un po’ pi indietro rispetto a voi”

“Sì nonna, ho capito, qesto lo so e me ne sono già resa onto, ma io volevo sapere se migliorano”

Dentro tutta l’aria, fuori tutta l’aria, Cri rifletti in fretta e bene.

“Tu il nonno come lo vedi?”

“Lui è bravo, lui non è tamarro come i miei compagni di classe”

“Ecco, allora, vedi Tata ,la risposta te la sei data da sola, con il passare del tempo, chi più, chi meno, diventano come il nonno”

In attesa della prossima domanda

UP AND DOWN

In altalena, con una corda lunga, così l’oscillazione è maggiore, il raggio è più ampio.

Su e giù come su una zattera in mezzo al mare in tempesta.

Ragioni, tante e nessuna.

Il tempo? La nebbia? Il tentativo di neve?

Una oscillazione lunga, che lascia spazio a pensieri, a tuffi nel cuore, che a volte arriva in gola e sembra voglia uscire.

Poi, quando torni verso il basso, il respiro manca, la testa gira, e non si capisce cosa stia succedendo.

Up and down.

Corda lunga, oscillazione maggiore, come un pendolo,  su e giù senza una ragione precisa.

Oppure la ragione, o le ragioni, ci sono, ma non hai voglia di chiederti, di darti spiegazioni, di trovare gli strumenti per ammortizzare queste oscillazioni.

Insofferenza, voglia di lasciare andare tutto alla deriva, non pensare, non mettesi nessun pensiero, vivere alla giornata.

Ma poi passa.

DUE CHIACCHIERE CON LA MIA MAMMA

Al telefono, come quasi tutte le mattine.

Come stai, come non stai, hai caldo?, esci?

E ci ascoltiamo a vicenda, lei che mi racconta le sue avventure di 83enne, io che le racconto le mie paturnie di 60enne.

Stamattina siamo giunte alla conclusione che i figli saranno sempre figli anche quando avranno 90 anni.

Per noi saranno sempre i nostri piccolini.

Ci siamo salutate con il sorriso sulle labbra, io chiamandola “mamma” e lei chiamandomi con il nomignolo che i porto dietro da 55 anni

E il sorriso di queste due chiacchiere è ancora nei miei occhi 

ANCHE A QUESTO SERVONO I NONNI

Ad ascoltare.

Ad ascoltare una bambina al telefono, che piange e singhiozza e tu non riesci a capire il perchè. E tutti i panorami più brutti ti passano davanti agli occhi, ma cerchi di mantenere la calma per lei.

A consolare.

A consolare una bambina, che finalmente calma, ti racconta di aver perso il cellulare e, se tu nonna, provi a chiamarla e lei non risponde, è per quella ragione. E tu nonna la devi rassicurare che è un problema piccolo, cge i risolve, che un qualche cellulare usato nei cassetti lo troviamo, e che i numeri delle amiche verranno ripristinati.

A mediare.

A mediare con una mamma ed un papà giustamente arrabbiati, tentando di far capire, di parlare e di farli sbollire.

A coccolare.

A coccolare una bambina provata dalla perdita, voi direte che non è tutta ‘sta gran cosa, ma provate a mettervi nei panni di una quasi adolescente dell’era moderna, il cellulare è il filo di congiunzione con il mondo, è l’accessorio che le permette di chiamare le amiche per un gelato assieme al parco, e ti inventi un giro in bicicletta per il giorno dopo, così, giusto pr farle sapere e capire che a tutto c’è rimedio.

Ad emozionarsi quando questa bambina dopo una lunga telfonata, quando si è calmata ti ringrazia per quello che hai fatto, per il tempo e le parole che lei hai dedicato.

Life in technicolor