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SOMIGLIANZE

«…sentenziando che ero il ritratto sputato di papà, una cosa che mi aveva sempre riempito di orgoglio. E anche tristezza, perchè una volta la mamma mi aveva detto: «Sei la creatura al mondo che più gli somiglia. Tutte le volte che ti guardo penso a lui». Aveva sorriso, ma nei suoi occhi c’era una disperazione che non so descrivere. Un senso di fine, una nostalgia struggente che non se ne sarebbe più andata».

Sono le stesse parole che anni fa mi rivolse mia madre, e mi misi a piangere , a frignare, sentii dentro di me una profonda lacerazione, un dolore senza fine, mi sentii investita di una missione che non mi apparteneva: farglielo sentire ancora vicino.
Mi spaventai, la cosa mi spaventò immensamente, ma poi…poi ho capito che il suo dolore era più grande del mio, che il mio dolore era diverso dal suo, lei aveva perso la persona alla quale appoggiarsi, la persona che avrebbe voluto sostenere e che l’avrebbe dovuta sostenere, io avevo perso il primo amore della mia vita, il mio supereroe, io avevo perso la persona che mi capiva, ma che non sarebbe mai stato il bastone della mia vecchiaia, perchè io al fianco avevo, ed ho tutt’ora, il Ferrari, che mi sostiene e che sarà il bastone della mia vecchiaia.

Dopo la mia reazione, non me lo disse mai più, non era preparata a questa mia reazione, ma io presi consapevolezza di questa forte somiglianza sia fisica che mentale con lui, quel sottile cordone che ci aveva sempre legati, che si era interrotto, ma che per la MiaMamma poteva essere di consolazione, almeno quando mi vedeva e quando parlava con me, forse, si poteva sentire meno sola.
Adesso a distanza di anni da quella frase, qando posso vado dalla MiaMamma e mi faccio abbracciare stretta stretta e la abbraccio forte forte, stretta stretta, cercando di trasmetterle il calore di un marito perso giovane, provando ad ascoltarla e a sostenerla come lui.

Come lui che per me è un padre che mi manca tantissimo.

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RIANNODARE I FILI

Abbiamo riannodato i fili.

Abbiamo ripreso tanti discorsi non finiti, tante parole non dette.

Ci siamo ritrovate come se non ci fossimo lasciate, come se non fossero passati 20 senza vederci di persona, ma sempre in sintonia.

Gi anni passati agli opposti della provincia, ma quello che ci univa allora, ci unisce anche adesso.

Le vicissitudini personali che abbiamo vissuto tenendoci aggiornate tramite i social.

Non si è perso nulla in questi 47 anni di conoscenza, di supporto, di ascolto.

Le idee sono ancora quelle, le parole sono ancora quelle, gli occhi che ci brillano sono ancora quelli.

Anche i silenzi sono ancora quelli, intensi, pieni di comprensione, pieni di tanto e di tutto.

GUARDANDO

Seduta, al solito bar, guardando quella finestra.

Cercare sempre il posto migliore per poter guardare quella finestra.

Nulla è cambiato da allora, anche ora, se avessi 7/8 anni, troverei più comodo e più “figo” entrare in casa arrampicandomi dal terrazzo, come facevo, come facevamo allora.

Guardando quella finestra si torna indietro di quasi mezzo secolo.

Dove sono seduta ora, non c’era la piazzetta, non c’era il monumento, non c’era il bar, c’era solamente un campo di grano, dove il contadino arava e dissodava la terra ancora con il bue.

Le zie sposate, allora, erano poche, le zie bambine con le quali giocare ancora tante.

Il nonno e la nonna erano ancora lì a sorvegliare quella masnada di bambini e adolescenti che giocavano tutti assieme.

Ieri una tapparella era sollevata, era quella della stanza che allora, era la camera da letto dei nonni.

Oggi il tendone è abbassato per ombreggiare il terrazzo.

Chissà chi ci sarà ora a vivere in quella casa?

Guardando quella finestra.

E ALLA FINE SONO ARRIVATI GLI AMICI

Sono arrivati hanno portato sorrisi, abbracci e tante risate.

Sono arrivati Marina e Alberto dal Cadore e con la Tata siamo partiti per Roma.

A parte il viaggio di andata un po’ travagliato, siamo arrivati a Roma con più di un’ora di ritardo, ma alla fine siamo riusciti lo stesso a visitare la Basilica di San Pietro.

Forse il forte ritardo del treno ci ha agevolato, le file erano sparite, siamo passati attraverso i serrati controlli, poi via dentro, a riempirci gli occhi di tanta bellezza.

E di fronte  tanta grazia la tensione si è allentata, il caldo, la fatica e lo stress sono stati dimenticati, lì ho capito che ero in vacanza, che tutto il fascino che mi circondava, mi stava dando il benvenuto e di godermi questa splendida città.

Come solito, come ormai da tanti anni, il giorno successivo l’abbiamo passato in compagnia di Rosie e Fred, che sono una garanzia di risate, di chiacchiere intelligenti, di momenti indimenticabili, di scorci di Roma mai immaginati e finalmente quet’anno sono riuscita a pranzare a Trastevere.

Erano anni che scalpitavo, che fremevo, curavo il mio desiderio, sapendo che prima o poi l’avrei realizzato e quest’anno…finalmente Trastevere.

Trastevere in un ristorante dove non potevo che sentirmi bene, un ristorante con relativo cameriere che non poteva che farmi sentire a casa.

Trastevere, un ristorante e le risate fatte che risuonano ancora nelle orecchie, strappandomi, a volte, un sorriso all’improvviso.

Ma poi le cose belle finiscono, ma se sono belle, lasciano dentro una grande carica, la voglia di andare ancora avanti con allegria.

Ho portato a casa questo ricordo e la promessa di rivederci fra 42 giorni…un battito di ciglia

 

RESTARE, USCIRE

Non esco, non ne ho voglia, tristezza tanta.

Meglio restare in casa, fra queste quattro mura, in un angolo, sul divano, in attesa, a macerare, ad aspettare che passi.

Uscire, di scrollarmi di dosso la tristezza, le lacrime che spingono, la malmostosità.

Stare nell’angolo non fa bene, non serve a nulla. questo dice la ragione, la razionalità.

Stai nell’angolo, la malinconia si cura così, in silenzio, quasi al buio, con lo sguardo fisso e le pareti che proteggono. Questo dice lo sconforto.

Uno sforzo, un messaggio e sei uscita, sei rientrata, non ancora curata completamente, ma un passo avanti è stato fatto.

Le pareti adesso hanno un altro colore, un altro odore.

“Ma l’irrequieto vento del Nord non era ancora soddisfatto” (Chocolate)

 

UNA GIORNATA UN PO’ COSÌ

Come quella di oggi, fra la stanchezza fisica e mentale, fra la primavera in arrivo e la neve che continua a cadere.

Una giornata come tante altre in questo periodo in cui la pioggia si alterna alla neve ed a poche giornate di sole e, forse, questa mancanza di sole, non aiuta.

Oggi è la festa del papà, ma tu manchi,fisicamente, da tanto tempo, anche se nella mente sei sempre lì.

E allora stamattina ho mangiato una raviola pensandoti.

Oggi è un anno esatto che è venuto a mancare un grande amico .

E stamattia ci siamo ritrovati tutti, o quasi, a ricordarlo, e il magone saliva, parlavamo di te, di come è stato questo anno senza di te, e ho raccontato questo sogno fatto poco tempo fa e la voce si è incrinata, l’altro tuo grande amico mi ha guardata e mi ha chiesto se mi manchi proprio così tanto.

Sì, manchi, manchi come manca una persona Amica, una persona con la quale sai di avere passato tanti bei momenti, una persona che quando la incontravo adesso, che adolescenti non siamo più, provavo piacere, il piacere che si prova nello scambiare chiacchiere, parole e pensieri, il piacere che si prova ad ascoltare le chiacchiere e le parole intelligenti di una persona profonda, una persona con la quale hai tanto in comune.

Oggi le mancanze sono tante.

 

 

 

VIA CASTIGLIONE 29

Ieri pomeriggio eravamo fuori, stavamo passeggiando, avevamo preso una strada che difficilmente rientra nelle nostre peregrinazioni, ma dovevamo raggiungere una pasticceria, una nuova pasticceria da provare.

Dovevamo smaltire i pensieri, avevamo bisogno di stare assieme senza parlare.

Di colpo un ricordo, quella strada l’avevo percorsa anche con Anna.

Improvvisamente ho alzato gli occhi ed ero proprio davanti a Via Castiglione 29, proprio lì l’avevo accompagnata una delle ultime volte che ci siamo viste, l’avevo accompagnata per raggiungere il suo Obi.

E la forza di Anna, il ricordo di quel giorno di sole e di allegria ha rischiarato la mente.