FACCIO COSE

Faccio cose, faccio piccoli passi avanti.

Riscoprire cose, gesti, situazioni che fino ad un anno fa, per me erano la norma, la quotidianità, poi….

Poi, improvvisamente, mi sono ritrovata a non essere più capace di farle, mi assaliva l’ansia, la paura, e mi paralizzavo.

Adesso queste piccole cose, questi gesti quotidiani, stanno riemergendo, dandomi una piccola spinta in avanti, facendomi sentire orgogliosa del lavoro che sto facendo su di me, aiutata da chi mi tiene per mano, una brava psicologa, giovane, ma in gamba, che piano piano, con garbo e pazienza, mi ha portata fin qua e che dovrà portami anche oltre, dovrà portarmi a quella che ero un anno fa.

Faccio cose nomali, nessuno qui è un supereroe, anche se nel mondo attuale tutti debbono dimostrare di riuscire in tutto e bene, i Robin vengono allontanati, messi da parte, ma ogni tanto ci capita di inciampare e cadere e, quando si cade da quelle altezze di onnipotenza, ci si fa male, allora meglio lavorare su di noi, una volta rialzati, per fare cose normali, piccine, piccoli passi, ma gratificanti, le imprese iperboliche, lasciamole a chi ne ha la forza

Faccio cose da sola, con sicurezza, piccole cose, ma importanti per il recupero

FEDEZ SINISA VIALLI

Tre uomini che dalla vita hanno avuto tanto, tre uomni che quel tanto che hanno avuto se lo sono guadagnato.

Tre uomini insospettabili, felici, sempre sotto le luci della ribalta con le loro vite sfavillanti.

Tre uomini che all’improvvso si sono scontrati con il brutto della vita, con la situazione che ti fa ribaltare tutte le tue priorità: il cancro.

Tre uomini che non hanno avuto paura di mettere in piazza la loro malattia, le loro paure, il loro voler condividere il percorso che hanno intrapreso e che dovranno affrontare.

Noi questo lungo percorso fatto di paura, l’abbiamo affrontato più di dieci anni fa,noi allora sulla piattaforma di Splinder, mettemmo in piazza tutte le nostra angosce, le nostre paure, i nostri percorsi personali, aiutandoci l’una con l’attra, supportandoci e sopportandoci, e da allora è ancora così.

Noi allora, facemmo quello dhe ora, questi tre uomini hanno fatto davanti a tutti coloro che li seguono sui social o nei programmi sportivi.

Noi, allora, eravamo delle pioniere, orgoglise che questo nostro percorso, possa avere ispirato questi tre uomini, e tante altre persone, a parlare, a condividere il bene ed il male della vita,sapendo che dall’altra parte, ci sarà semre qualcuno pronto a sostenere.

Avanti con forza, il cancro si può battere, crederci sempre

SCAVARE

Scavare nel passato per provare a rendere più leggero e comprensibile il presente ed il futuro.

Scavare è faticoso, ma serve, bisogna farlo per ridimensionare il peso sulle spalle.

Scavare, a volte, è doloroo, ma serve per andare avanti con più serenità e capire.

Scavare è mettersi in gioco, spogliarsi di tutte le sovrastrutture che ci siamo messi addosso in tutti questi anni per continuare a vivere la nostra vita, che ci sembrava perfetta e felice.

Scavare significa, appunto, mettere in discussione la nostra visa che non è la vita della famiglia del Mulino Bianco, ma la vita di persone normali, con tutti i loro problemi e pensieri, senza però toglire nulla alla felicità e serenità che abbiamo vissuto, perchè la felicità forse è sempre fatta di piccole cose e di attimi che non sappiamo cogliere, attimi che ci rendiamo conto di aver vissuto, quando ci sentiamo arrivare addosso mazzate da tutte le parti.

Ma questa è la vita reale, e scavare serve per accettare questa vita con il sorriso, pensando che domani è un altro giorno, tutti i giorni.

Scavare per crescere.

PICCOLI PASSI

Si fanno piccoli passi per tentare un rientro graduale alla normalità.

Si fanno piccoli passi per vincere le paure e le ansie e le incognite che la mente crea.

Si è andati a Milano dopo tre anni, per salutare gli amici che era esattamente due anni che non vedavamo.

Hai il bel da fare videochiamate, ma la prsenza fisica è insostituibile, di persona in carne e ossa, si vede tutto bene e chiaramente, la gestuaità, ma soprattutto gli occhi che brillano dietro la mascherina, la voce sempre calda che accarezza, che lenisce il dolore di questi ultimi due anni, la voce che culla e mette in un angolo remoto le paure che hanno accompagnato la vigilia della partenza.

Si fanno piccoli passi apettando l’arrivo per domani di Marina e Alberto, si fermeranno tre giorni, non è un granchè, ma intanto passeremo assieme a loro, agli Storici di Ferrara ed all’ Amica dalla erre rotolante e relativo consorte, il Capodanno, come da tradizione, inaugurata due anni fa, fra risate, calore e affetto.

Si fannopiccoli telefonando a Cesena agli Amici Romagnoli per ricominciare a vedersi per la cena del primo dell’anno, tradizione che inaugurammo parecchi anni fa, ma che lo scorso anno saltò.

Si fanno piccoli passi per combattere l’ansia e le ombre che crea la mente, e a piccoli passi si affronta tutto, si sta bene,si fa incetta di belle sensazioni, di serenità, da tirare fuori nei momenti di crisi.

Si fanno piccoli passi e si sorride.

PAROLE PER DISTRICARE I PENSIERI

Tanto tempo senza scrivere, ma sentire la confusione di pensieri da mettere in fila.

Una nuova dimensione da cucirsi addosso, facendo fatica, ma provandoci tutti i giorni con la voglia, la volontà d riuscirci.

Ce la debbo fare, per me e per chi mi sta attorno.

Asoltare la parole di una persona Amica che tenta, che ce la sta mettendo tutta per essere di aiuto, sentirsi sollevate dal significato chiaro e tondo di queste parole dette con affetto e con consapevolezza di quello che stava dicendo.

Dopo la salita c’è sempre la discesa, per ora sembra lontana, ma so che prima o poi ci arrivo.

SENSAZIONI

Le sensazioni pesanti che si attaccano alla pelle quando in un ospedale vedi correre il personale per una emergenza.

Ti rimane addosso quel turbamento dovuto all’empatia che si prova pensando ai parenti della persona.

La percezione del filo esile che ci tiene stretti, il sentore di smarrimento che noi comuni mortali proviamo davanti a tutto il da fare che medici e personale infermieristico danno.

L’effetto di smarrimento che si prova quando gentilmente ti chiedono di uscire dal reparto e tu devi uscire, perchè capisci di essere un peso di cui loro in quel momento non hanno bisogno.

La telefonata intercorsa dopo un’ora in cui l’ansia e lo smarrimento l’hanno fatta da padrona, la telefonata che rassicura anche se il tono della voce della persona dall’altra parte è mogio e abbattuto, non hai nemmeno il coraggio di chiedere com’è andata a finire, lo capisci dal tono di voce.

La voglia e la speranza che questa sensazione passi in fretta.

Domani è un altro giorno.

IL SENSO DEL NOI

E’ quello che abbiamo perso nel corso degli anni e che, nell’ultimo anno abbondante, avrebbe potuto fare la differenza.

Il senso del Noi, perso lungo la strada, per lasiare spazio all’egoistico “senso dell’Io”, che ci siamo creati, la confort zone che non riusciamo più ad abbandonare, per paura, per egoismo, per indifferenza, i “favolosi” anni ’90 che non siamo riusciti ad abbandonare, gli anni in cui prevaleva L’avere piuttosto che L’Essere,gli anni in cui tutto ci era dovuto.

Il senso del Noi che dobbiamo recuperare, per proseguire nel nostro percorso di vita.

Il senso del Noi, perchè nessuno si salva da solo.

E BASTA….

…dire che “tanto muoiono solo gli anziani e con patologie pregresse”

Tanto per cominciare prima o poi diventerete anziani anche voi, se avete la fortuna di non finire investiti da  un auto o un infarto vi porti via o peggio ancora un cancro.

Secondo, con i progressi della medicina, questi anziani, nonostante l’età e le patologie, avrebbero potuto avere una prospettiva di vita per altri 2, 3, 5 o 10 anni, con una qualche pastiglia, sciroppo o che altro, avrebbero tenuto sotto controllo le patologie e avrebbero vissuto bene per tanti altri anni ancora.

Terzo, non è vero che muoiono solo gli anziani, certamente sono la maggioranza, ma purtroppo ogni tanto, ci scappa anche il morto giovane.

Ultimo, ma non ultimo, anzi forse è il primo punto da tenere ben presemte, sono persone, non sono numeri, quando si diventa anziani, non si perde nessun diritto, si rimane un essere umano lo stesso, non si diventa un numero per fare statistica o per finire nei report quotidiani del Ministero della Salute.

Non abituiamoci alla legge del numero, non abituiamoci a guardare queste cifre con freddezza, ricordiamoci che dietro ad ogni numero, c’è o c’era una persona, un essere umano.

Basta dire sciocchezze.

IL PUNTO

Sarebbe tradizione che oggi, 31 dicembre, ultimo giorno dell’anno, fare il punto, riassumere l’anno che ci stiamo lasciando alle spalle per fare i conti delle cose belle e delle cose da buttare.

Ma quest’anno è una lotta dura, si rischia di cadere nelle solite frasi, nei soliti concetti espressi durante tutti questi mesi di pandemia, di lockdown, di sacrifici, di vacillamenti fisici e, soprattutto, mentali, perchè il nostro equilibrio psicologico quest’anno ha ricevuto una discreta mazzata, probabilmente le cicatrici della mente, difficilmente, riusciremo a cancellarle, è stato un anno parecchio impegnativo per la nostroa mente, per noi che non eravamo preparati a vivere una pandemia, a combattere un nemico invisisibile che colpiva a tradimento, alle spalle.

Allora, facciamo una bella cosa, facciamo gli auguri a LaMiaMetà che oggi compie gli anni, facciamo gli auguri al figlio di una cugina che anche lui oggi compie i anni, facciamo gli auguri a Rita che compie gli anni e, per tutto il resto, proviamo a buttarcelo alle spalle e tentare di ricominciare, anche se sappiamo benissimo, che fra 31 dicembre 2020 e 1 gennaio 2021 e giorni a venire, non ci sarà nessuna differenza, dovremmo continuare a barcamenarci fra difficoltà, pensieri e situazioni sconosciute.

Però può far bene all’umore pensare che, da domani, tutto potrebbe essre diverso, migliore o, almeno, più leggero.

Bellezza sarà la arola del 2021

NATALE E ALTRO

Premessa: rispetto tutto e tutti, tutti i pensieri, ognuno di noi è libero di pensare e credere quello che vuole, non sono io che debbo giudicare, ma nessuno deve giudicare i miei pensieri e le mie convinzioni.

Facciamo un passo indietro.

Dicembre 2003. Ero in piena cura per un cancro al seno, ero quasi agli sgoccioli delle sedute di chemioterapia, avrei dovuto fare l’ultima il 23 dicembre 2003, praticamente due giorni prima di Natale, già ero ridotta al lumicino e, chi ha passato o è stato vicino ad un malato di cancro in piena chemioterapia, sa di cosa sto parlando, di conseguenza  i giorni a venire sarebbero stati pesanti, difficoltosi e non erano il massimo per il periodo. Il giorno prima mi presento all’ospedale per gli esami di routine, che avrebbero detto se i miei valori potevano permettermi di eseguire l’ultima chemio il giorno dopo.

In sala d’asetto mi si avvicina l’oncologo che allora mi stava seguendo e mi chiede se gentilmente posso seguirlo nel suo ambulatorio, ma di stare traquilla che non c’era nulla di allarmante.

In qualsiasi maniera, nonostante le sue parole, gli scenari peggiori mi si sono aperti davanti, in quel momento il mio problema più grosso era “…e come faccio a dire ai miei cari che è stato tutto inutile?”, perchè naturalmete ero sola, come sono sempre stata sola durante tutte le sedute, non volevo nessuno al fianco, almeno finchè ero dentro a quel reparto, la persone care non dovevano vedere tutto il dolore e la sofferenza, dovevano rimanere salde, per sostenermi nei giorni seguenti la chemio.

Torniamo a noi, seguo il medico nel suo ambulatorio, mi siedo, si siede, mi sorride, lo guardo interrogativa:

“Cris, le volevo dire che, visto che mancano due giorni al Natale,e manca solamente una seduta di chemio, i valori al penultimo prelievo erano al limite, se vuole possiamo rimandare la seduta a dopo la Befana, così potrà farsi Natale e Capodanno tranquilla, senza nessun malessere e godersi la famiglia e gli amci”.

Rimasi basita, di stucco, l’idea mi allettava, mi attirava, ma mi misi a pensare, a riflettere. dopo un paio di minuti, durante i quali ci guardavamo a vicenda negli occhi, è arrivata la mia risposta:

“Dottore, la ringrazio per il pensiero, ma se i valori sono a posto, preferisco farla, nonostante la data, perchè così mi tolgo il pensiero, poi diciamocelo onestamente, Natale e Capodanno nesuno li ruba, ci saranno anche il prossimo anno, e li festeggerò degnamente il prossimo anno, andiamo avanti come stabilito, grazie ancora per il pensiero, ci vedimo domttina per l’ultima chemio, arrivederci”

“Cris, sono molto fiera di lei, erano le  parole esatte che mi aspettavo da lei. I valori vanno bene, siamo al limite, ma si può fare, a domani”

Sono uscita accompagnata da lui che mi teneva un braccio sulle spalle e mi stava trasmettendo tutto il suo calore e incorggiamento.

Quindi tranquilli, il Natale e il Capodanno non ce lo stanno rubando, ci stanno dando la possibilità di festeggiarlo anche il prossio anno e gli anni a  venire.

Buon Natale a tutti.