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ALLA RICERCA DI ORIZZONTI

Alla ricera di un tempo perduto.

Alla ricerca di un nuovo equilibrio che sia confacente alle nuove regole sociali, sapendo benissimo, o almeno avendo la speranza, che fra un mese, sei mesi, un anno, saranno tutte di nuovo da ribaltare, per la modifica del virus o per l’essere riusciti a trovare un vaccino, una cura valida.

Alla ricerca di spazi interiori dove trovare rifugio quando l’ansia avanza.

E’ un lavoro, lungo e certosino, un lavoro faticoso, perchè mi costringe a cercare nuovi orizzonti, nuovi stimoli per ritrovare un equilibrio che pensavo di NON aver perso, invece..

Alla ricerca caparbia di nuovi spazi e di nuovi orizzonti, alla ricerca di un tempo perduto che nessuno più mi restituirà.

Alla ricerca di nuovi orizzonti per reinventarsi un nuovo modo di vivere a 63 anni.

Piano piano so che questa ricerca sta dando i suoi frutti.

SOTTO PRESSIONE

E’ come mi sento in questa fase.

Sotto pressione, come se tutti si aspettassero da me un colpo di coda, che mi buttassi alle spalle tutto, come se negli ultimi tempi non fosse successo nulla.

Sotto pressione per andare, fare, recuperare tutti i giorni chiusi a casa.

Non serve a nulla, quello che ci è stato tolto negli ultimi mesi non tornerà più, è inutile che ci affanniamo ad andare via, a fremere, a scalpitare per riprendere ad uscire con amici, a fare cene e pizzate varie o aperitivi, certamente possiamo e dobbiamo ricominciare, ma non è di certo facendo scorpacciate di tutto e di più che recuperiamo i mesi persi.

Mi sento sotto pressione, perchè fatico a rientrare nella dimensione pre quarantena, chiusura totale.

Prima della quarantena tutti i giorni uscivo al mattino, ecco quello mi è mancato, ma al pomeriggio non sono mai uscita, non avevo necessità, il pomeriggio è sempre stato dedicato a me, alle mie passioni, leggere, uncinettare, quindi è inutile che adesso mi guardiate quasi con disapprovazione perchè tendo ad uscire solo al mattino, lo facevo prima e lo faccio adesso.

Non intendo cambiare le mie abitudini, i miei punti fermi per omologarmi alla frenesia di cui tutti si sono impossessati per uscire, vedere gente, frequentare persone.

Poche persone frequentavo prima e quelle poce continuerò a frequentare ora.

 

WORDS

Words o parole, quelle che servono ogni giorno.

Le parole che occorrono a tutti e a noi in prima persona.

Parole per incoraggiare ed incoraggiarci.

Parole per andare avanti al meglio, parole per tenere dritta la via, parole per mantenere un equlibrio psico-fisico che a volte vacilla.

Parole che a volte muoiono in gola e non trovano la maniera di uscire.

Parole che, a volte, di fronte a determiate situazioni diventano inutili.

Parole che a volte mancano, perchè non sai più quali dire.

HO PERSO IL CONTO

Ormai non so più da quanti giorni siamo in casa, con le poche uscite per arrivare al negozio del fruttivendolo a comprare frutta e verdura e lo smaltimento dell’umido.

La spesa grossa è cmpito de LaFglia una volta a settimana, meno luoghi molto affollati frquento meglio è, dobbiamo pensare a proteggere LaMiaMetà

Una cosa certa la so, tutti i martedì sera esco per portare fuori il sacco della plastica e dell’indifferenziata, che verrano raccolti il giorno dopo dagli addetti.

A volte fatico a dare il nome al giorno della settimana.

Ho perso il conto dei giorni e delle ore che si snodano uno uguale all’altro, le ore che si snodano una dietro l’altra scandite dai pasti e dalla routine quotidiana.

Routine quotidiana che adesso va arriccita di altre mansioni che dovrebbero riempire le ore che, fino a oco tempo fa, passavo fuori casa, fra spesa, pedalate, passeggiate e puntatine da LaMiaMamma.

Sto riscoprendo la lentezza, il ponderare e pensare a quello che sto facendo, senza proiettare la mente sempre al dopo, tenendo d’occhio l’orologio, sempre di corsa ed in affanno, come se non avessi abbastanza tempo.

Invece…è bastato un essere invisibile, ma tanto letale, per ridimensionare tutto e riscoprire che le cose si possono fare con lentezza e senza cercare di fare sempre più in fretta per tentare di recuperare tempo, minuti o ore per cose che, alla fine della giornata, non siamo riusciti a fare, nonostante la corsa contro il tempo.

La lentezza che mi ha portato, finalmente, a fare quelle cose che prima venivano immancabilmente relegate in fondo, se avanzava tempo.

Cose come una telefonata, un pensiero rivolto ad un amico lontano, un pensiero per una persona cara persa, un capitolo in più letto , ascoltare il sienzio che è sempre una bella cosa da fare, perchè il rumore del silenzio è sempre pieno di nuove riflessioni e di nuovi pensieri.

E i giorni passano, fra una settimana sarà Pasqua, ma non importa, la Pasqua tornerà anche il prossimo anno.

Le feste tornano, è il tempo che stiamo passando in attesa che non ci verrà restituito.

PARVENZA DI NORMALITA’

E’ rimasto ben poco di normalità, di quello che era normalià fino ad un mese fa, in questo momento.

Normalità di vita quotidiana, che gradatamente è cambiata, variata.

Le  nostre abitudini si sono modificate, seguendo il ritmo di questo virus che sembra non voller mollare la presa.

Sono poche le cose, le abitudini che sono rimaste quelle da un mese a questa parte.

Si cerca di non cambiare fuori, per cambiare dentro.

Sono cambiate le nostre prospettive future, le prospettive che dovranno fare i conti con gli strascichi di questa pandemia, che sta stravolgendo la nostra vita quotidiana, che ci sta facendo capire di quante cose superflue e inutili avevamo  fino ad un mese fa.

Ma qualcosa di un mese fa, di una vita fa, sono rimaste.

Poche, ma sono quelle alle quali aggrapparsi per rimanere a galla.

La mezz’ora di uncinetto subito dopo pranzo, dopo il pranzo consumato assieme, le chiacchiere, sul divano, LaMiaMetà mentre fa il pisolino ed io uncinetto, ascoltando il Tg, in quel momento tutto sembra come prima, mi aspetto sempre che alla fine del Tg e delle relative rubriche successive, lui si alzi, si stiracchi  e mi saluti per uscire, mente io mi alzo per cominciare a stirare, invece…nulla di tutto queto, lui rimane sul divano, facendo un po’ di zapping, mente io prendo in mano il libro e, ogni tanto, la mente si stacca e pensa, al perchè siamo lì, mi rimetto a leggere, ma non è normale e sento il bisogno di alzarmi e muovermi, apro il frigo e lo guardo pensando alla cena che è ancora molto lontana.

Finalmente sera, cena finita, altre chiacchiere, un pomeriggio inverosimile è passato, un pomeriggio uguale e a quello di ieri e che sarà uguale a quello di domani, e lì comincia l’altro rito che non è cambiato da un mese a questa parte: il rito del gelato, sempre gli stessi gusti (caffè, vaniglia del Madagascar e triplo cioccolato), tablet per la solita serie serale di solitari, come un mese fa, nulla sembra cambiato, finito il gelato, un po’ di uncinetto, fedele compagno di relax e riflessioni, intanto la lavastovigle ha finito, viene svuotata ed è già ora della tisana prima di coricarsi, ed un’altra giornata è finita.

A letto con il libro, un capitolo, poi buonanotte, mi concedo un sospiro e mi addormento.

Un’altra giornata di quarantena, un’altra agiornata surreale è passata.

Intanto speriamo di vederne la fine, sapendo che dopo, nulla sarà più come prima.

IL TEMPO SOSPESO

Quello che stiamo vivendo da ieri sera è un tempo sospeso.

Un tempo che nessuno di noi poteva immaginare, nessuno di noi ha mai provato, pensavamo di riuscire a non risentirne, d’altronde, ci dicevamo, abbiamo superato Chernobyl nel 1986, il terremoto del 2012, invece…

Invece niente, questo è un tempo diverso.

Chernobyl ci impose delle limitazioni alimentari, ma non ci impediva di spostarci da una parte all’altra, la vita sociale, ed allora che eravamo giovani ne avevamo parecchia, non ci era preclusa, potevamo incontrare amici, parenti, conoscenti, scambiare due chiacchiere, uscire a cena.

Il terremoto del 2012 ci lasciò sgomenti, ci fece paura  perchè di notte tutto è più brutto e nero, ma una volta che ci accertammo che amici, parenti e conscenti stavano tutti bene, ricominciammo a vederci, a fare due chiacchiere davanti ad un caffè, ad uscire a cena, anche solo per una pizza, per esorcizzare la  paura.

Ma questo è un tempo sospeso diverso dai precedenti, questo tempo ci limita, ci obbliga a rimanere soli, ci obbliga a pensare, ad affrontare una situazione di ansia, di paura, di incetezza da soli, non possiamo  incontrarci personalmente, finite le pause caffè al bar, finite le colazioni con le compagne di merende, finite le ore accademiche sul divano, finiti i ritrovi in centro con l’Amica delle superiori.

Questo tempo che ci toglie la possibilità di muoverci a nostro piacimento, magari da soli, a piedi o in bici per rimettere assieme i pensieri e le paure, questo è il tempo per noi solitari, che soffriamo la voglia d socializzare che, improvvisamente, ha attanagliato tutti gli sconosciuti paesani che incontri, dove in ogni luogo, in fila, trovi sempre quello che ti deve raccontare le sue esperienze e tu non ne vuoi sapere, perchè è già abbastanza straniante il dover far la fila, a distanza, per entrare in farmacia, è già straniante il dover girare con autocertificazione per raggiungere il panettiere o il fruttivendolo.

Questo tempo sospeso che mi sta defraudando dei pranzi con la Tata e dei nostri venerdì sera passati a giocare a carte e ad ascoltare le sue ultime hit su youtube.

Ma questo tempo sospeso ha anche alcuni pregi: non devi uscire per forza, hai la scusa buona per leggere fino allo sfinimento, uncinettare non è più visto come una ribellione alla vita sociale che ti aspetta fuori dalle mura di casa.

Ma poi passerà, e ci ritroveremo di nuovo tutti assieme a ridere, di quelle risate sane che riparano lo spirito, le risate grasse che se non stai attento ti fai la pipì addosso.

Quelle risate grasse e sane che ti fanno male venire male a muscoli che nemmeno sapevi di avere.

ADESSO SILENZIO

Adesso silenzio, è quello di cui abbiamo bisogno, è quello di cui ho bisogno.

Quel silenzio buono, caldo e che culla, quel silenzio che mette tranquillià.

Adesso silenzio, lasciamo lavorare i farmaci e spegniamo i pensieri, cominciamo, debbo cominciare, ad essere più sereni, rispettare i tempi che ci sono tati dati.

Adesso silenzio, che proviamo a ricominciare a vivere normalmnte e piattamente.

Quel silenzio che cura tutte le ferite, quel silenzio che aiuta a dimenticare i momenti brutti passati.

Quel silenzio che serve per tornare all’anonimato di una vita tranquilla di due persone di oltre 60 anni, che vogliono assaporare il presente e tanto futuro assieme.

Silenzio che ogni attimo è prezioso.

 

LA FATICA

La fatica di pensare sempre positivo.

La fatica di avere sempre il sorriso sulle labbra e negli occhi.

A volte è difficoltoso, è faticoso fisicamente pensare che andrà tutto bene.

Certo lo lo so benissimo anch’io che andrà tutto bene, che siamo in buone mani, che LaMiaMetà è in buonissime mani, è in mano a medici, chirurghi ed oncologi che svolgono egregiamente il loro lavoro, che lavorano, lottano, pensano a come risolvere tutte le situazioni al meglio, con meno danni possibili.

Ma a volte, è veramente difficile pensare positivo, dopo aver passato gli ultimi mesi in bilico, in attesa, assumendo un farmaco che ha svolto in pieno il suo lavoro, ma che ha picchiato duro, lasciando LaMiaMetà fisicamente provata.

Sapevamo, eravamo consapevoli che il decorso post operatorio sarebbe stato travagliato, l’avevamo già attraversato 12 anni fa, ma il tempo aveva diluito e stemperato i ricordi e di conseguenza abbiamo dovuto ripercorrere il tutto, ma con 12 anni in più sulle spalle e con il fisico provato da 6 anni di terapia antitumorale e gli utimi 9 mesi con un farmaco di seconda linea ch non gli ha risparmiato nulla.

M poi passa, deve passare, è il momento down dell’attesa istologico, è il momento dell’attsa che arrivi in fretta martedì, per poter di nuovo sorridere e sentirsi leggeri dopo una chiaccierata con L’Oncologa di ferro.

Oggi è una giornata così, per fortuna è venerdì, stasera Tata a cena e due risate sono più che garantite.

La fatica domani sarà un ricordo da mettere in soffitta, perchè domani sarà un altro giorno da aggiungere al futuro, sarà un altro giorno in cui riderò di me stessa delle parole e dei pensieri di oggi.

Domani si vedrà.

LE EMOZIONI E I SENTIMENTI

“Ciascuno di noi è un disabile emotivo che ogni giorno sale sulla carrozzella dei suoi sensi feriti e comincia a spingere” (M. Gramellini)

Tutti i giorni a barcamenarsi fra il cinismo e l’empatia.

A volte, quando i sentimenti prendono il sopravvento, rivolgo una preghiera a chi sta sopra di me, per farmi donare l’IGNORANZA.

Ma poi, mi chiedo, vivrei bene? E se avessi dei barlumi e  mi rendessi conto di esserlo veramente, sarei contenta  lo stesso?

I sentimenti, i sensi, la rabbia, l’empatia, la resilienza fanno parte di ognuno di noi, ma ‘è chi viene sopraffatto dai primi, mentre altri soccombono sotto il peso dei secondi.

In questo momeno sociale e politico in cui tutti urlano, i buoni sentimenti esistono ancora?

Oppure tutti urlano ed invocano le sette piaghe d’Egitto per chunque non stia dalla loro parte, per paura di soccombere sotto il peso dei buoni sentimenti, dei buoni propositi?

O del buonsenso?

Resta il fatto che è sempre più faticoso non soccombere alla rabbia ed alla frustrazione, resta il fatto che tutte le mattine, quando apro gli occhi, so già che arriverò a sera sfinita, dopo  aver speso quasi tutte le mie energie per non farmi sopraffare, per mantenere la lucidità che mi permette di continuare ad aver stima in me stessa, di non rendermi pecora in un momento in cui tutti ci vogliono pecore a capo chino, prostrate allo strapotere del menefreghismo, del pressapochismo.

Prima o poi l’umanità riuscirà a riscattarsi da questo brutto momento, non può che essere così, non può andare sempre avanti così.

Continuiamo a spingere, prima o poi i nostri sforzi verranno riconosciuti.

 

FUORI E’ MAGNIFICO

C’è il sole, la temperatura è gradevole.

Per i miei gusti potrebbe stare così fino a fine anno e poi mettersi al bello.

Con il passare dei minuti e delle ore, al mattino, riesco anche a sorridere, a pensare senza arrabbiarmi, a parlare senza arrivare ad essere insofferente.

Con il sole, senza nebbia, con il silenzio riesco anche a tenere sotto controllo l’ansia delle attese.

Fuori è magnifico, ma c’è gente.

Gente che chiede, quando si capisce benissimo che non sono interessati ad ascoltre quello che dico, che chiede solo per pelosa curiosità.

C’è gente che vive di pressapochismo e mi irrita.

Poi finalmente il mattino volge al pomeriggio e allora si prende una boccata d’aria e di allegria, pranzando con il Ferrari e le sue battute, vado a recuperare LaFiglia al treno e, in quei 5 minuti di tragitto fino a casa, tutto torna alla normalità, fatta di tranquillità nel sapere che esistono anche persone equilibrate e che ascoltano.

Fuori è magnifico, ma c’è gente.