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QUALCOSA SI SENTE

Qualcosa si sente ,in mezzo a tutto qesto silenzio, qualcosa comincia a sentirsi.

Forse, il sentire, è dovuto aibtanti giorni di silenzio immobile che ha allenato le nostre orrechie, il nostro senso dell’udito a percepire anche il più piccolo sospiro o il fruscio più insignificante.

A volte si sentono le tortore tubare e, mai come quest’anno, il loro suono sgraziato è gradito, almeno spezza il silenzio, il silenzio immobile che a volte attanaglia.

Il silenzio immobile di questi ultimi 15-20-25 giorni, abbiamo perso il conto, era un brutto silenzio, era il silenzio dell’angoscia, della paura dell’ignoto non era il silenzio tante volte invocato nei giorni passati, quanti giorni o mesi fa?, il silenzio che si invocava era quello buono, quello che ti permetteva di pensare e riflettere con calma, senza che il fiato venisse a mancare.

Il silenzio che allora invocavamo, era quello che portava a formulare domande e a cercare risposte.

Il silenzio di adesso è quel silenzio  opprimente, rotto solamente dall’auto della Protezione Civile che passa a ricordarci di stare in casa, perchè stiamo vivendo una emergenza sanitaria, dalla quale non si sa quando ne potremmo uscire, o almeno, se ci comportiamo seguendo le regole, che ci piacciano o meno, ne usciremo in fretta, ne usciremo a piccoli passi, ma questi piccoli passi dobbiamo cominciare a farli, altrimenti ci perderemo in questa immoblità, perderemo altro tempo, che nessuno più potrà ridarci.

Questo tempo e questo silenzio dobbiamo imparare a gestirlo, dobbiamo rifare pace con noi stessi e con il mondo che ci circonda, che ci sta lanciando un messaggio: rallentiamo altrimenti ne va della nostra salute fisica e mentale.

Qualcosa si sente, qualcosa che porta ad alleggerire l’animo

HO PERSO IL CONTO

Ormai non so più da quanti giorni siamo in casa, con le poche uscite per arrivare al negozio del fruttivendolo a comprare frutta e verdura e lo smaltimento dell’umido.

La spesa grossa è cmpito de LaFglia una volta a settimana, meno luoghi molto affollati frquento meglio è, dobbiamo pensare a proteggere LaMiaMetà

Una cosa certa la so, tutti i martedì sera esco per portare fuori il sacco della plastica e dell’indifferenziata, che verrano raccolti il giorno dopo dagli addetti.

A volte fatico a dare il nome al giorno della settimana.

Ho perso il conto dei giorni e delle ore che si snodano uno uguale all’altro, le ore che si snodano una dietro l’altra scandite dai pasti e dalla routine quotidiana.

Routine quotidiana che adesso va arriccita di altre mansioni che dovrebbero riempire le ore che, fino a oco tempo fa, passavo fuori casa, fra spesa, pedalate, passeggiate e puntatine da LaMiaMamma.

Sto riscoprendo la lentezza, il ponderare e pensare a quello che sto facendo, senza proiettare la mente sempre al dopo, tenendo d’occhio l’orologio, sempre di corsa ed in affanno, come se non avessi abbastanza tempo.

Invece…è bastato un essere invisibile, ma tanto letale, per ridimensionare tutto e riscoprire che le cose si possono fare con lentezza e senza cercare di fare sempre più in fretta per tentare di recuperare tempo, minuti o ore per cose che, alla fine della giornata, non siamo riusciti a fare, nonostante la corsa contro il tempo.

La lentezza che mi ha portato, finalmente, a fare quelle cose che prima venivano immancabilmente relegate in fondo, se avanzava tempo.

Cose come una telefonata, un pensiero rivolto ad un amico lontano, un pensiero per una persona cara persa, un capitolo in più letto , ascoltare il sienzio che è sempre una bella cosa da fare, perchè il rumore del silenzio è sempre pieno di nuove riflessioni e di nuovi pensieri.

E i giorni passano, fra una settimana sarà Pasqua, ma non importa, la Pasqua tornerà anche il prossimo anno.

Le feste tornano, è il tempo che stiamo passando in attesa che non ci verrà restituito.

IRREALE

E’ irreale, è tutto diverso.

Il silenzio, l’immobilità di quelllo che c’è fuori dalle finestre.

E’ tutto diverso da quello che era e, probabilmnte, anche dopo sarà diverso ancora per parecchio tempo, che, tutt’ora, non sappiamo ancora quantificare.

Il rumore del silenzio, in certi momenti della giornta, è assordante.

Ci sono momenti della giornata in cui non si sente nulla e il nulla ci circonda, nessuna voce, nessuna foglia smossa dal vento, nessun uccello che canti o voli fra i rami.

Il niente, il niente più assoluto, nel silenzio e nell’immobilità più totale.

E’ surreale, non  siamo abituati a tutto il “frastuono” del silenzio, a volte gira perfino la testa per il senso di smarrimento, di irreale.

Ma basta poco, per riprendere in mano la situazione, e apprezzare questo tempo dilatato, questo silenzio che ci obbliga, quasi, a riflettere, a rivedere il nostro modo di vivere e di approcciarci agli altri, alle situazioni he fino a ieri erano scontate.

Questo silenzio rumoroso può essre l’opportunità per ognuo di noi, per pensare, guardarsi dentro, apprezzare le piccole cose, i momenti belli, brevi e fragili che tutti i giorni ci sfiorano e nemmeno ci accorgiamo del loro passaggio.

Il silenzio di questi momenti, ci può aiutare a mettere pace ai nostri pensieri, aiuta a rimettere in fila le priorità.

Facciamo tesoro di questi momenti di silenzio

ADESSO SILENZIO

Adesso silenzio, è quello di cui abbiamo bisogno, è quello di cui ho bisogno.

Quel silenzio buono, caldo e che culla, quel silenzio che mette tranquillià.

Adesso silenzio, lasciamo lavorare i farmaci e spegniamo i pensieri, cominciamo, debbo cominciare, ad essere più sereni, rispettare i tempi che ci sono tati dati.

Adesso silenzio, che proviamo a ricominciare a vivere normalmnte e piattamente.

Quel silenzio che cura tutte le ferite, quel silenzio che aiuta a dimenticare i momenti brutti passati.

Quel silenzio che serve per tornare all’anonimato di una vita tranquilla di due persone di oltre 60 anni, che vogliono assaporare il presente e tanto futuro assieme.

Silenzio che ogni attimo è prezioso.

 

ELABORARE E RIFLETTERE

Sentire la mancanza delle ore accademiche, sentire la mancanza delle energie che mi permettevano di invitare qualche amica per un caffè, scusa banale per scambiare due chiacciere.

Elaborare il fatto che nel quasi ultimo anno, ho preferito la solitudine di un tè da sola, per non dover ripetere e per non farmi travolgere da altri pensieri.

Riflettere sul fatto che, però, se qualcuna chiama o chiede, ci sono e vado.

Elaborare e riflettere sul fatto che le energie finiscono in fretta e debbo averne sempre una  riserva da parte per qualsiasi evenienza.

Elaborare il fatto che entro nei locali pubblici del paese e cerco sempre l’angolo più nascosto per ritagliarmi, appunto, quella mezz’ora di calma, quel tempo che mi occorre per respirare liberamente, l’angolo più nascosto per non rischiare incontri.

Riflettere sul fatto che preferisco l’isolamento e, quando per caso, entrando noto persone che conosco, saluto, mi infilo in un angolo, prendo fuori il tablet e mi immergo nella lettura, ergendo una barriera con l’esterno, trincerandomi dietro la concentrazione, per smorzare qualsiasi velleità di scambiare due chiacchiere.

Quando sarò pronta ne riemergerò, ma, per favore, rispettate i miei tempi.

TOMMASO D’AQUINO

Tommaso d’Aquino, quando la sua mente collassò, smise di scrivere e persino di parlare. Si rinchiuse in una cella  in cui concluse la sua vita in silenzio”.

Questa è la visione semplificata di quello che mi occorre in questo momento, silenzio, nessuno a cui dover parlare.

O almeno nessuno a cui dover parlare inutilmente, sprecando fiato ed energie, a spiegare, a raccontare, quando si vede benissimo che non interessa nulla di quello che sto dicendo, perchè c’è parecchia differenze fra “sentire” ed “ascoltare”.

E spesso alcuni individui, questa differenza non la conoscono.

Quindi tanto vale, che io risparmi fiato ed energie per chi conosce questa sostanziale diversità. fra due verbi che passano dallo stesso organo, l’orecchio, ma uno dei due non arriva al cervello.

Il calore del silenzio capito.

IN ATTESA DI UN RITORNO

Di un ritorno che porterà un libro.

In attesa di un racconto di viaggio.

Paolo Cognetti è partito per un viaggio che, immancabilmente, alla fine diventerà un libro, un diario di viaggio.

Un libro che parlerà di montagna, di aria libera, di cieli e orizzonti immensi, di giornate azzurre e giornate grigie, di emozioni, di lunghi respiri, di grandi e immensi silenzi.

In attesa di poter leggere di sconfinate distese, di tranquillità e serenità, ci incontriamo, ci vediamo e parliamo di libri bevendo tè.

Senza mai arrivare in cima.

MEZZ’ORA

Fuori al sole, con una leggera brezza.

Mezz’ora in un parco, all’ombra di un albero, in silenzio, guardando Emma che gioca con i fili d’erba, che si guarda attorno e ogni tanto accenna ad un leggero abbaio.

Mezz’ora di pace, in cu9i raccogliere le idee, per poi scacciarle ad aprire la mente al vuoto, al nulla.

Mezz’ora di pace, lasciando da parte tutte le ansie, le corse e i rimbrotti.

Benvenuti in paradiso

DI GIORNI PASSATI

Anche Pasqua è passata.

Come sempre un po’ sottotono, non è una festività che sentiamo più di tanto.

Resta il fatto che l’abbiamo passata in famiglia, ma famiglia molto ristretta: io, il Ferrari, la Tata e Compagno.

Ci siamo concessi un pomeriggio di Pasqua a Ferrara, per visitare il Castello.

La Tata è rimasta estasiata, rapita dalla grandezza e dalla magnificenza dei soffitti, come del resto pure noi, nelle tante nostre escursioni a Ferrara non l’avevamo mai visitato. E’ stata una bellissima esperienza.

adesso archiviamo anche questo periodo e ci proiettiamo direttamente verso le vacanze estive, abbiamo tante idee, tanti progetti, staremo avedere.

Ma intanto non rompete questo silenzio, che cura, che culla.

UNA RICARICA DI ENERGIA

Una pedalata, una metà da raggiungere.

In silenzio, da sola e al sole.

Attraverso parchi e giardini, su piste ciclabili e vialetti ricoperti di foglie gialle,rosse e marroni.

Niente e nessuno che rompe questo equilibrio, fra me, la mia bicicletta, la pedalata sciolta e il paesaggio che mi circonda.

Silenzio e natura a pochi chilometri dalla città.

Silenzio, rotto solamente dal vento che ogni tanto si alza, dal rumore lontano di una strada e dalle foglie smosse dal vento.

Una ricarica di energia per i giorni a venire che saranno importanti e passati fra un esame e l’altro.

Magia di un mese di novembre colorato di giallo, rosso e marrone.