NON È MAI TROPPO TARDI

Per conoscere le persone, come non è mai troppo tardi per scoprire lati che non piacciono e che deludono.

E da lì in poi si apre un baratro di delusione, tristezza che toglie il respiro.

E intanto cerco di darmi delle spiegazioni, cerco di trovare tante attenuanti, perchè a determinate persone ci tengo, ma al tempo stesso mi dico che non ho più tutto questo tempo, che le mie priorità sono diverse, che…che… che..e niente qualcosa si è rotto, che dovrò riflettere, ascoltare la mia indole che mi dice di tendere la mano, che alla fin fine si parla di una discussione per un caffè, che è una cavolata, che non è nulla di importante, che dobbiamo andare oltre, che non si possono buttare alle ortiche così tanti anni di amicizia e complicità, anni di risate e momenti allegri.

Però…e c’è sempre quella vocina in fondo in fondo che dice di lasciar perdere, che tanto le cose non torneranno più quelle di prima, perchè si è aperto un divario profondo, che le mie priorità sono diverse (ecco che le priorità tornano fuori).

Ma poi passa, forse….

 

PER FAVORE

Si sa che la gente dà buoni consigli sentendosi come Gesù nel tempio.

Senza sapere, senza riflettere, senza pensare, forse con le più buone intenzioni, ma facciamo una cosa, se ho bisogno di consigli vengo io chiederli.

Per favore, fate un attimo di silenzio, voi non avete idea  delle ferite che ci portiamo dentro, e tutte le volte che qualcuno pontifica, queste ferite si riaprono.

Come diceva stamattina una cara amica al telefono, “….ne avete passate talmente tante che ormai siete saturi e non riuscite più a sopportare nulla”.

AVEVO SCRITTO

Avevo scritto un post, frustrante, ingastrito e arrabbiato.
ma poi rileggendolo l’ho cancellato, mi è quasi sparita tutta la rabbia.
No, non è sparita, ma il malumore rimane, forse un po’ stemperato, ma rimane sotto, in sordina.
Ci sono alcuni punti nella Sanità italiana che mi sfuggono, o meglio, li ho ben presenti e li chiamo sprechi.
E questi sprechi mi fanno ingastrire, perchè alla fine, siamo noi utenti che ne paghiamo le conseguenze.
Il chè significa perdita di tempo e di denaro pubblico, per eseguire esami inutili, che potresti benissimo risparmiare, decidendo di passare subito alla soluzione, cioè all’intervento di asportazione, senza passare dell’isteroscopia e dall’istologico, tanto sai che quel polipo è da togliere, cosa ti cambia analizzarlo prima? Tanto lo analizzi subito dopo l’asportazione, quindi..almeno per dare una parvenza di risparmio, il punto 2 saltiamolo e passiamo al punto 3. magari con un’anestesia un po’ più seria, per non far star male più di tanto il paziente!

CI VUOLE PAZIENZA

Con me ce ne vuole tanta.
Sono lunatica, metereopatica.
Vado a letto la sera con il sorriso, mi sveglio al mattino con un muso che mi arriva ai garretti.
sono tranquilla, serena, ma poi di punto in bianco basta che qualcuno cambi canale alla televisione*, che divento una iena, capace di assilire il mal (o la mal) capitato/a a male parole, con uno sguardo feroce che non lascia presagire nulla di buono.
Ho degli sbalzi d’umore tremendi, un momento rido, l’attimo successivo sono triste, e le lacrime a portata di mano.
Ci vuole tanta pazienza, anche da parte degli amici di Facebook, che vengono presi di mira dal mio insano ascoltare perennemente Radio San Marino Classic, postando sulle loro bacheche delle canzoni improponibili e brutte già allora, figuriamoci ora.
Con me ce ne vuole tanta, io con me stessa ne ho poca, non mi sopporto molto.
Con me ci vuole tanta pazienza, ma io ne ho poi tanta con gli altri.

* mi arrabbaio perchè io uso la tele come radio e, se non sono in stanza, ma vago per casa mi fa compagnia, ascolto musica e il tempo passa, ma guai entrare in casa e cambiare canale, per guardare un qualche canale becero….

DELIRII AFOSI

Il sole non sappiamo ancora cosa sia, anche se presumiamo ci sia al di sopra di queste nuvole color latte, che rendono l’aria irrespirabile tanto è densa di umidità, e il fitto nebbione smorza ancora di più l’agilità del neurone.
E tutto questo porta ad arrabbiature, porta a guardarsi attorno e capire per l’ennesima volta che il mondo è di chi si spaccia per “incapace”, per chi non ha nessun obiettivo nella vita, tranne che farsi servire e riverire senza nulla dare in cambio.
Torno nel mio angolo, dal quale farò in maniera di non vedere più nulla, fino allo smaltimento della frustrazione.
Io della vita non ho capito nulla.

IL PRIMA E L’ADESSO

Il prima:
ammirata, considerata posata e riflessiva, una gran donna, che ha saputo risollevarsi dalle batoste che le ha riservato il destino, una gran donna che è riuscita a trovare del buono nel cancro, una nonna fantastica che, nonostante tutto, si dedica alla Tata con passione e amore, una donna che mette sempre gli altri davanti a sè…insomma una SANTA.
L’adesso:
Guarda lì, come gira tutta dritta, si è rifatta le tette, che bisogno aveva di dare tanto scompiglio alla sua famiglia, ma non andava bene così, era già stata fortunata a sopravvivere al cancro, che bisogno aveva di andare a rifarsi le tette? chissà dove andare alla sua età con le tette nuove. è proprio vero che quando si invecchia si impazzisce, mah….praticamente un troione rifatto!

NON NE VALE LA PENA

arrabbiarsi, farsi prendere dallo sconforto per le parole che vengono dette.
non ne vale la pena che io sia corrucciata e con profonde rughe in mezzo alla fronte solamente perchè ho ascoltato parole inutili.

non ne vale la pena per chi mi sta accanto, per chi in questi due mesi mi ha supportata, sopportata e aiutata.

e guardo il Ferrari con la coda dell’occhio e capisco che bisogna buttare tutto dietro alle spalle, valutare da quale bocca sono uscite quelle parole che mi hanno fatto male, che mi hanno innervosita, che mi hanno fatto sfiorare le lacrime, che mi hanno fatto sentire…che mi hanno quasi portata a dover giustificare la mia decisione per la ricostruzione