LA MENTE

La mia mente è stanca.

Ho quella stanchezza mentale che tarpa le ali, quella stanchezza mentale che ti fa fare mille progetti., ma poi non ne porti a compimento nessuno.

La stanchezza della mia mente mi fa desiderare di leggere e leggere solamente.

Leggere e nient’altro.

E quando, purtroppo, debbo staccare da questa attività comincia la maliconia, la tristezza e a volte l’intolleranza nei confronti di chi mi sta attorno, che poveretti non ne hanno nessuna colpa.

La mi mente stanca mi porta ad essere ancora più solitaria, a tagliare tutti i ponti, a non sopportare più il rumore e le persone che non rientrano nelle miei cerchie solite.

La mia mente stanca mi porta a frequentare luoghi e pretendere il silenzio, come se dovessi vivere eternamente in una biblioteca.

La mia mente stanca mi fa apprezzare sempre di più le passeggiate serali a quattro con il Ferrari ed una coppia di amici storici,, con i quali le chiacchiere sono leggere ma non stupide, allegre ma non insulse, con i quali i silenzi non sono imbarazzanti.

La mia mente stanca chiede solo di aver pazienza con lei.

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DI CANZONI, DI RICORDI E NUOVI ORIZZONTI

Gli Stadio hanno vinto Sanremo.
Grande gioia per me, io fan sfegata da 30 anni circa.
Qualcuno, a notte fonda quando ono stati annunciati i vincitori, hap ensato a me ed alla mia gioia.
Io quella notte dormivo, ma la contentezza e la gioia sono state grandi.
Con gli Stadio ho festeggiato la fine della chemio e della radio nel lontano 2004, mi regalai i biglietti per un loro concerto che tennero qui a Bologna al teatro Manzoni. Ci andai con LaMiaMamma e con LaMiaSorella, la fine di quel lungo e tormentato periodo andava festeggiato con loro e degnamente.
Quando ascolto le loro canzoni mi commuovo sempre, spesso gli occhi si inumidiscono, pensando a loro, a quel concerto.
Intanto nuovi orizzonti si stanno aprendo, non si sa dove andrò a parare, mi basta solamente incontrare qualche medico che mi lenisca un po’ il dolore alle ossa che mi tormentata da diversi mesi a questa parte.
Sono stati due giorni faticosi, avanti e indietro per esami, radiografie, ecografie e lunghi tempi d’attesa nelle sale d’aspetto. Ma sempre con tanta fiducia nelle persone che ho incontrato, tutte gentili, disponibili e pronte alla battuta per alleggerire lo snervo delle attese e dell’ascolto delle chiacchiere inutili.
Un ultimo passo, ma con una diversa branca della medicina, mi aspetta lunedì, poi dovrei aver chiuso il cerchio di questi controlli, se ne riparlerà, forse, dopo le vacanze, che stiamo già imbastendo, con l’aiuto della Tata, sempre pronta a dare suggerimenti.
E da stamattina il Ferrari ha ricominciato le terapie a Vigorso, da domani mattina lo accompagnerò anche io, così faremo due chiacchiere durante gli spostamenti, assieme, e io tornerò in quel bar a leggere, ma il libro che to leggendo ora non è quello precedente, questo è un thriller, insomma con questo non si farà teatro, questo rispecchia un po’ il mio umore.

Ma intanto gli Stadio hanno vinto Sanremo

 

PENDOLARI

Sono stanca, Stamattina ho tanto sonno.
Oggi sarà una giornata lunga, passata per ospedali. Come dice un’amica “…una vita da pendolari di ospedali”.
E a lungo andare la mente non riesce più ad ingannarsi, la fatica prende il sopravvento e allora, cominci a sentire la stanchezza, ti dà fatidio tutto, stenti a sopportare le persone.
quando hai solo voglia di piangere e tutto te lo impedisce, perchè dall’esterno ti dicono che non ne hai nessuna ragione, che siete stati fortunati, perchè ha perso SOLO un dito e non tutta la mano, che i tuoi e i suoi esami vanno bene, e che anche il polipo verrà rimosso e andrà tutto bene.
TUTTO.
Ma questo continuo bazzicare ospedali, centro di recupero tutti i giorni, il dover far fronte a tutto il dolore e la fatica che ti passano sotto agli occhi, diventa intollerabile, significa che tutti i giorni devi andare alla ricerca di appigli per mantenerti a galla, per non farti sopraffare dallo sconforto.
E tutto attorno a te grida che non puoi piangere, perchè il pianto è sinonimo di battaglia persa, di debolezza.
Sì, ho perso, ho perso contro la corazza che mi difende.
Questa volta si è incrinata.

È FATICA

Tutti i giorni è fatica.
Alzarsi al mattino, mettersi in moto, pensare positivo e arrivare a sera.
E’ fatica fisica em mentale.
Poi ci sono le giornate come quella di oggi, dove è tutto più faticoso.
Faticoso per le grandi camminate fatte oggi, fra casa Figlia, casa nostra, gommista e ricerca pane in paese, oggi nessuno aveva pane, l’unico era il piazzista del mercato,dall’altro capo del paese rispetto a casa.
Ma sono riuscita a ritagliarmi anche un mezz’ora davanti ad una tazza di te, dovevo finire un libro.
Un libro che mi ha presa, mi ha appassionato.
Cosa sognano i pesci rossi, mi ha preso tanto, ho tifato fino in fondo per Pierluigi Tunesi, credendoci fino in fondo, come sempre, che ce l’avrebbe fatta a sconfiggere la “bestiaccia”, come lo chiamava Anna Lisa, per poi rimanere con gli occhi lucidi e il magone in gola per l’epilogo che era scontatto fin dall’inizio.
Finale che è arrivato all’annuncio della morte di David Bowie, stroncato dal cancro dopo 18 mesi di lotta.
E un altro tributo è stato pagato, e la giornata si è fatta più pesante

SPARSAMENTE

“Nonna, facciamo l’albero di Natale?”
“No Tata non ne ho voglia. non ho voglia di andare giù in cantina e prendere sù tutti gli ammenicoli”
Dopo un paio di giorni:
“Tata, la nonna ti prende sù tutto, ma l’albero lo addobbi tu e quando è da disfare ci pensi tu”
“Va bene nonna”

“Quando sarò vecchia, rincolgionita e in preda all’Alzheimer, quando non saprò nemmeno più come sarò girata, l’unica cosa che sarò in grado di fare, sarà venire qui da voi medici del Sant’Orsola”
“Per lei è casa?”
“Sì, negli ultimi tempi passo più tempo qui da voi, nei vostri ambulatori che a casa mia”

E sono stanca, tanto stanca, fisicamente, gli occhi si chiudono quando meno me lo aspetto, ho sempre e solamente voglia di silenzio e di lettone caldo, ho il raffreddore che non mi abbandona, mi sento anche un po’ tutta pesta, ma debbo reggere perchè anche la prossima settimana sarà tirata al fulmicotone, e poi, la settimana prima di Natale, ciliegina sulla torta, ritiro un’istologico.

E così abbiamo fatto il botto!

Ecco, questo post sta a dimostrare quanto poco io mi sopporti oggi.

SONO STANCA

sono stanca, stanca morta.
lo stress, l’attesa, i giorni che quando aspetti non passano mai, poi quando arriva il giorno ti senti persa.
il digiuno, la fame, il freddo, la tristezza.
ma poi anche le chiacchiere con una bella persona, un’anima affine che salda il cuore.
l’acquisto della lana per un lavoretto commissionato dalla Tata.
un rientro a casa in bus, il caldo e il tepore, il torpore che assale e gli occhi che si chiudono,
lo sforzo immenso per tenerli aperti, almeno fino a casa.
ed ora, casa, finalmente a casa, divano e teà che aspettano.