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MACEDONIA

Questo periodo, è come una macedonia.

Una macedonia di frutta che mangio a tutte le ore, con tutta la frutta che è possibile trovare e mischiare assieme.

Questo momento è una macedonia, di frutta, di emozioni, di pensieri, di alti e bassi.

Macedonia di emozioni e di paure, per il presente e per il dopo. Come sarà il dopo quarantena, con quali paure ricominceremo ad uscire e, timidamente, ad incontrarci? quanto tempo dovrà passare prima di riuscire a sentirci di nuovo sicuri e tranqulli. Quanto tempo dovrà passare prima che le brutte emozioni e le paure di questa quarantena si attenuino?

Macedonia di pensieri per come potrebbe essere il futuro, il pensiero che più spesso si affaccia, è quello di ridimensionare lo stile di vita personale, perchè questa quarantena una cosa me l’ha fatta capire, che si vive benissimo anche rallentando,correndo un po’ meno e mettere davanti a tutto le persone, l’essere umani e vicini sostenendoci gli uni agli altri.

Macedonia di alti e bassi, fra uno sguardo fiducioso al domani ed uno invece impaurito per il futuro più lontano, quello che va oltre al “liberi tutti”.

Liberi tutti, ma cosa e da chi?

96 ORE

Di queste ultime 96 ore, quasi più della metà le ho passate in ospedale.

In corridoi senza finestre, ed io soffro nel non vedere entrare luce naturale, dove l’unica luce è quella dei neon, che non aiuta per niente a mascherare quel colorito verdognolo e l’arrossamento degli occhi, dovuti alla stanchezza, alla fatica, allo stress.

Più della metà di queste ultime ore le ho passate seduta sopra a sedie scomode o poltroncine nei “soggiorni” dei reparti.

Tante di queste ore le ho passate leggendo, spesso senza capire cosa stessi leggendo, andando avanti per inerzia.

Parte di queste ore le trascorse a cercare gli sguardi dei medici, del chirurgo, degli infermieri che si sono occupati de LaMiaMetà, nella speranza di trovare conforto nelle loro parole, nei loro gesti, cosa che è avvenuta, ma intanto la sensazione dell’aria che mancava, che veniva prepotenemente risucchiata dai polmoni al pensero di quello che stava succedendo e di quello che ci sarebbe toccato nei giorni, nelle ore future, previsioni che si stanno puntualmene verificando, è una strada che abbiamo già faticosamente percorso 12 anni fa, ma 12 anni fa era più giovane ed il fisico non era minato e debilitato da 12 anni di terapie quotidiane antitumorali.

Parte di queste ore le ho passate con LaMiaMetà a parlargli, a rincuorarlo, a sostenerlo e, soprattutto, a coccolarlo per fargli capire con gli sguardi, con le parole dette a bassa voce, per non rompere il silenzio ovattato dell’anestesia, del risveglio lento e prolungato dagli antidolorifici, con i gesti lenti, delicati di una carezza, di una stretta di mano, di un massaggio ai piedi,per trasmettergli sicurezza, tranquillità  e, cosa iù importante, che qui tutti si tifa per lui.

96 ore, 4 giorni, il numero 4 che ricorre spesso ultimamente.

VIGILIA

Un primo step l’abbiamo raggiunto.

Intanto domani è finita la lunga attesa per la PET di valutazione.

Dopo dovremo solamente aspettare la visita ed il referto e le decisioni dei medici, degli oncologi, del chirurgo.

Armiamoci di tanta e santa pazienza.

Si fa finta di nulla, si vive come sempre, si va avanti, ma la fatica, specialmente per LaMiaMetà, è tanta.

Vorrei riavvolgere il nastro, vorrei tornare indietro, non chiedo di molto, ma a quel periodo in cui tutto ruzzolava nel tran tran, senza scossoni, quando ormai quelle quattro pasticche giornaliere erano diventate routine ed eravamo convinti che tutto sarebbe filato liscio, con quelle 4 pasticche, fino alla fine dei nostri giorni.

4 pasticche.

 

HAI PRESENTE?

Il giorno dopo? Quando la stanchezza ti assale?

Hai presente?

Oggi è così, dopo tanta tensione, oggi la stanchezza fisica, mentale e quant’altro, la fanno da padrona.

Mi sono dovuta fermare, concentrarmi, analizzare, prendere coscienza che oggi è la giornata del contraccolpo.

Ti senti stanca fisicamente, cammini, ma ti rendi conto che, passo dopo passo, il tuo incedere rallenta e fai sempre più fatica ad andare avanti, vorresti fermarti e sederti sopra ad una panchina, vorresti entrare nel tuo rifugio e rimanere nell’angolo nascosta e leggere, lasciarti scaldare ed aspettare che tutto passi, ma prima vuoi toglierti tutti i pensieri di quello che devi fare,altrimenti se accumuli, poi sai che l’attacco di ansia è in agguato dietro l’angolo.

Poi alla fine realizzi che sei stanca anche mentalmente, che ti senti tutto il peso sulle spalle e nella mente, e fatichi a reagire, vorresti, sogni un giorno intero di silenzio, un giorno intero senza pensieri, rannicciata sul divano, coperta da uno dei tanti plaid fatti all’uncinetto e  lasciare che tutto si attenui, che la stanchezza fisica e mentale esca da sola, senza forzature.

Ma rimane un sogno, devi stringere i denti ed andare avanti, concedendoti solo alcuni attimi, momenti di relax, magari riuscendo a strappare una colazione all’ultimo momeno con le compagne di merenda e LaFiglia.

E già avere LaFiglia al fianco aiuta, è un incentivo a raddrizzare la schiena  e affrontare il resto della giornata, sperando domani possa andare meglio.

Mancano 13 giorni alla fine dell’anno.

-14

Mancano 14 giorni alla fine di questo anno orribile.

Un anno che non ci ha risparmiato niente, anzi, quando ha potuto, ci ha messo tanti carichi da 11.

E oggi, dopo l’ennesima mattinata passata in ospedale, questa volta accompagnado LaFiglia, spero che per gli ultimi 14 giorni si dia una calmata.

Finalmente, dopo un anno di visite, controvisite, esami e parole di incoraggiamento, siamo arrivati alla fine dell’odissea ciste, ma l’ultima parola ce la darà istologico, però dobbimo essere positivi, dobbiamo pensare che, questo anno orribile, non abbia più nulla in serbo per noi.

Mi sento stanca, svuotata, sfinita, senza più forze ed energie.

OLTRE

Oltre, splendida indicazione di luogo, di meta, di punto dove indirizzare lo sguardo. (Strategie per contrastare l’odio)

E’ quello che stiamo facendo, che dobbiamo fare.

Guardare oltre al mese di gennaio, guardare al mese di gennaio come un fine e nel frattempo rimanere lucidi e distaccati, goderci i momenti di tranquillità, prenderci le dovute arrabbiature che ci sono in tutti condomnii, vivere prima di quello sarà “oltre”.

Oltre è anche sapere che, se si decidesse per intervento chirurgico, quella parte di tumore non può più farci paura e non può fare ulteriori danni.

Oltre è tanta roba.

IL MANTRA

“Ma poi passa”.

E’ il mio mantra e ultimamente lo uso troppo spesso ed a cadenze troppo ravvicinate.

Chissà per quanto tempo ancora potrò raccontarmela?

Chissà per quanto tempo ancora potrà funzionare?

La fatica fisica non mi spaventa, so come affrontarla e come curarla.

La fatica mentale, invece, in questo momento mi spaventa, non so dove andare a cercare risorse per trovarla.

I pensieri, le situazioni sempre sul filo di lana, tutti gli imprevisti giornalieri, mi stanno logorando.

Ma poi passa.

TUTTE LE MATTINE

Apro gl occhi verso le 6, la sveglia biologica ormai è quella e non c’è nulla da fare.

Guardo l’oroloio, poi mi giro e faccio una serie di pisolini.

Giusto una serie, perchè appena apro gli occhi anche la testa si sveglia e si mette in moto.

Comincia a mettere in fila tutta la giornata, incastrando il tutto, sapendo che anche LaFiglia in questo momento ha bisogno, anche se debbo dire, ad onor del vero, che dopo una settimana di rodaggio, si sono sincronizzati e tutto quello che riescono se lo sbrigano  da soli con l’aiuto della Tata.

Solamente quando è da accompsgnare dal medico e a lavare i capelli, chiede aiuto, la Tata non ha ancora la patente, quindi, per ora, il mio aiuto, si traduce  in montagne di roba da stirare, fare un salto su da lor tutte le mattine. magari per portarle una brioche sfiziosa, se non è molto caldo e ho tempo, faccio due passi con la Cocca, poi riparto per i miei lidi con il sacco di roba da stirare.

Torniamo a noi, la testa che si mette in moto.

E tutte le mattine quando apro gli occhi, rivolgo una preghiera a qualsiasi entità: speriamo che oggi tutto fili liscio, che niente si metta di traverso, che non si aggiunga qualche rogna agli impegni già stabiliti.

Perchè a noi maniaci, a noi pigne, a noi depressi, tutto quello che si mette di traverso, tutto quello che non era già inserito nel programma gornaliero, mette ansia, vado in iper ventilazione, mi si chiude lo stomaco e la testa comincia a galoppare, con il pensiero di non riuscire a sbrigare tutto, di non riuscire a soddisfare le esigenze di chiunque chieda una mano in quel momento.

Tutte le mattine.

EQUILIBRIO INFRANTO

Era tutto troppo bello.

La Tata che si stava divertendo a Londra, le foto che invia erano il ritratto di ragazzini che si stavano divertendo facendo una esperienza fantastica, per lei il secondo anno, quindi affrontata con più consapevolezza, più leggerezza, ma anche più impegno per conoscere persone nuove, persone di nazionalità diverse che la stavano arricchendo.

E noi qui tutti felici, ormai rodati nel nostro tran tran quotidiano, con un impegno che aspettavo e che mi mancava: verso le 16 andare alla stazione del paese a prendere LaFiglia di ritorno dal lavoro.

10 minuti tutti nostri, a chiacchierare, a raccontarci i fatti della giornata, ad informarci l’una dell’altra, sostenendoci a vicenda.

tutto troppo bello, troppo perfetto.

Sabato mattins ore 9: “Ciao mamma,  buongiorno, mettiti seduta che ti debbo dire una cosa”

Il tono era normale, ma il sangue nelle vene mi si è ghiacciato lo stesso.

“Mamma, ieri sera ero fuori con la Cocca (la cana), sono caduta e mi sono rotta il malleolo”.

Si è fermto tutto, lo sconforto mi ha preso lo stomaco, la testa si è vuotata, quando mi sono ripresa ho tirato giù 10 calendari di santi.

Non riusciamo a trovare pace, non riusciamo a rialzare un attimo la testa, non ne va dritta una.

Equilibrio precario ed instabile, con qualcosa in agguato sempre pronto a mettere i bastoni fra le ruote

QUANDO

Ti senti sopraffata da una botta di tristezza.

Quando ti senti stanca e le spalle pesanti.

Quando pensi che sei al limite, che di gocce dentro al vaso non ce ne stanno più.

Quando non hai voglia di sorridere a tua figlia che scende dal treno e sa che ti troverà lì ad aspettarla.

Quando non vedi l’ora che venga sera per andare a letto.

Quando spegni la luce e tiri un sospiro di sollievo perchè sai che la giornata è finita.

Quando questo mese di gennaio ti sembra lungo  eterno e non debba finire mai.

E’ ora di voltare pagina, di darsi un scrollata e lasciare andare qualche pensiero e qualche zavorra.

Non mi posso caricare sulle spalle tutti i problemi, veri o immaginari, del mondo.