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LEGGEREZZA

E’ quella cosa che negli ultimi temi sembrava aver abbandonato questa casa, ma bisognava andare sempre avanti a testa bassa, come i muli.

Poi alla fine è bastato un week-end lungo organizzato in due e due quattro con gli storici del Cadore e la leggerezza è tornata.

Il tempo meteorologico non ci ha di certo aiutato, ma a noi è bastato sederci attorno ad un tavolo, in cucina, mangiare pane, salumi e  lasagne ed il tempo si è improvvisamente messo al bello, dentro a questa cucina c’era il sole, c’era profumo di amicizia, di pensieri leggeri e di risate.

Sono stati due giorni impagabili, durante i quali ho potuto mettere da parte pensieri, preoccupazioni e quant’altro, facendo posto alle risate, ai discorsi seri, ma affrontati con la consapevolezza delle spalle a cui potersi appoggiare per non scivolare nelle lacrime.

Quando ci siamo salutati, ci siamo abbracciati stretti stretti per trasmetterci tutto il calore che ci servirà per arrivare al prossimo incontro.

E spero che non passi molto troppo tempo.

 

 

CI SONO GIORNI

Giorni così, giorni sì e giorni no.

Ma ultimamente i giorni no sembrano prevalere.

Che, poi, alla fine non  sono nemmeno giorni no, sono solamente giorni pieni di rogne, di grane che si affastellano le une alle altre, incovenienti che si sommano a quelli già accumulati.

Giorni in cui frequenti tre ospedali diversi uno dietro l’altro, uno al giorno, giusto per non perdere le buone abitudini.

giorni in cui entri in luoghi in cui ti senti addosso tutto il peso della morte incombente, ma vai lo stesso, un’amica ha bisogno di una boccata d’aria, di ossigeno, un’amica ha bisogno di una sciroccata che dica castronerie e le porti un cabaret di pasticcini, che, si sa, non fanno bene alla linea e nemmeno al colesterolo, ma fanno tanto bene all’anima e al cuore.

Poi, all’improvviso, arriva la telefonata che svolta la giornata, che fa apparire bella anche la nebbia e la pioggia al di là dei vetri “Arriviamo venerdì 1 novembre e ci fermiamo fino a sabato sera, ci trovate da dormire?”.

Ma io, pur di avervi qui, dormo per terra e vi cedo il mio letto.

Peccato solamente non possano raggiungerci gli altri due amici lontani, altrimenti sarebbe un fine settimana perfetto.

Ma si sa, la perfezione non esiste, non fa parte di queto mondo.

FRECCIAROSSA9548

Un treno, la tristezza della goirnata piovosa, la stanchezza che comincia a farsi sentire, la malinconia del sapere che fra un paio di ore gli storici del Cadore torneranno fra le loro montgne e noi ci sentiremo un po’ più soli.

Già ci mancano, già i pensieri ricominciano a farsi pesanti e tetri.

Tutto quello che il venerdì avevo lasciato a casa, mi si rimette sulle spalle.

Con lo sguardo perso fisso il finestrino ed intanto il treno si muove lentamente in direzione Bologna.

Accendo il tablet e mi appresto a leggere, cercando di distrarmi dai tristi pensieri che mi stanno assalendo,sto cercando di alleviare la tristezza pensando che per due ore e 5 minuti potrò leggere e sarò capita.

Ogni tanto lo sguardo si alza, quando percepisco qualche movimento attorno a me, la prima volta alzo lo suardo al passaggio di una persona, guardo les palle e la schiena di questa persona, cercando di capire se anche lei, perchè si tratta di una donna, prova la stessa mia tristezza, cercando di capire se il suo è un viaggio di andata o di ritorno.

La guardo finchè non sparisce dalla mia visuale, poi ricomincio a leggere.

Dopo un po’ di tempo, avverto di nuovo un mvimento, alzo gli occhi e rivedo la stessa persona che sta tornando indietro, per un attimo i miei occhi la vedono…un lampo, un fulmine, un sorriso, la conosco, eccome che la conosco.

Guardo il Ferrari che ho a fianco, la Tata si accorge del mio cambiamento e mi guarda con occhi incuriositi, intanto io sporgo la testa dal sedile e fisso di nuovo le spalle e la schiena di questa donna, ed ho la conferma, la conosco, eccome che la conosco, la conosco molto bene.

Guardo di nuovo il Ferrari e la Tata, li guardo e sandisco “E’ la Cecilia”

Non finisco la frase, che mi alzo in piedi di scatto, con un sorriso che va da orecchio a orecchio e mi metto all’inseguimento, ad un certo punto non la vedo più davanti a me, capisco che da qualche parte si è seduta e comincio a scrutare le persone sedute, tutte occupate, chi a leggere, chi a guardare il paesaggio piovoso fuori dai finestrini, chi a chiacchierare con le persone vicine, finchè la vedo, è lei, mi illumino, mi fermo, la guardo e le chiedo cosa ci sta facendo sullo stesso treno che mi sta riporando a casa.

E’ un attimo, la gioia mi sopraffà, mi abbasso e la abbraccio, la stringo, sento il calore del suo abbraccio sciogliere il nodo di tristezza infinita che mi stava attanagliando.

Un abbraccio, due chiacchiere e, come solito, mi rassicura, mi scalda, le sue parole mi confortano, mi abbraccia ancora ed io mi sento meglio.

Ci salutiamo ,io torno ai miei compgni di viaggio, lei torna alle chiacchiere con le sue amiche.

Io mi sento confortata e il rientro mi sembra meno triste.

Un abbraccio è il luogo più rassicurante in cui rifugiarsi.

ASCOLTANDO

Il piacere di ascolare le persone parlare, il piacere di ascoltare un amico raccontare una battuta di pesca notturna.

E’ stato il leit-motive di sabato sera.

Abbiamo fatto la solita cena fra di noi, avevamo voglia di vederci, avevamo tante cose da raccontarci.

Avevano voglia di sentire come stava il Ferrari, avevamo voglia di sentire le ultime novità da chi diventerà nonno per la seconda volta a fine luglio.

Ed abbiamo passato un serata piacevole e serena, chiacchierando leggermente ma tanto intelligentemente, abbiamo riso tanto, io fino alle lacrime e alla tosse, ma sono state anche quelle risate intelligenti, che danno soddisfazione.

E alla fine abbiamo ascoltato l’amico raccontare di una battuta di pesca sul fiume in notturna.

Ci ha raccontato dell’immensità del cielo e dell’immensità del fiume, che di notte sembra ancora più grande.

Ci ha raccontato della bellezza del cielo notturno, del cielo in una zona non inquinata dalle luci artificiali, di come sembra tutto più brillante e luminoso.

Ci ha raccontato degli strani suoni della notte, suoni a cui noi umani, non siamo più abituati, suoni fatti da versi di uccelli, versi di animali d’acqua e il rumore dell’acqua, grande, continuo a suadente.

E ci siamo salutati con i suoi racconti dai quali traspariva tutta la sua felicità per la bella esperienza.

Serata amichevole e piacevole che è riuscita ad allontanare un po’ il malumore causato dal vento.

CAMBIA IL VENTO

Sta cominciando a soffiare in nostro favore.
E’ un soffio appena appena accennato, è un soffio che dovrà essere confermato dalla Dottoressa Dagli Occhi Buoni, ma per noi è un gran traguardo, raggiunto in anni di sofferenze, paure e tentennamenti.
Ma un piccolo passo avanti è stato fatto, la medicina e la ricerca si sono mostrate vincenti.
Siamo ottimisti, almeno io lo so, ho sentito allentare un po’ la morsa del cancro su di noi.
E adesso concentriamoci sulla visita futura, concentriamoci sui sorrisi e le belle notizie che ci aspettano, anche se.ultimamente, abbiamo un po’ paura di queste felicità che ci piombano addosso all’improvviso.
Temiamo sempre che ci sia qualcosa in agguato che ci possa far ripiombare nel baratro, abbiamo sempre un filino di ansia e di incredulità, forse perchè per diverso tempo tutto remava contro, ora fatichiamo a renderci conto che il vento si è girato.
Adesso possiamo concentrare le nostre enegie sul nuovo percorso di vita, al quale stiamo prendendo le misure.
In attesa che passi l’influenza al Ferrari, che passi il raffreddore a me e che l’herpes che mi si è scatenato, decida di abbandonarmi.

ALLA STAZIONE

Alla stazione a prendere La Figlia di rientro dal lavoro.
Con il sole, il cielo azzurro e tanto tanto freddo.
E’ la stazione del paese, distante da casa alcuni chilometri.
E mentre io arrivo e parcheggio lei spunta dal binario assieme agli altri passeggeri.
Ma io vedo solo lei, i miei occhi si riempiono di questa donna che è mia figlia, che, con passo sicuro, mi sta raggiungendo.
E mi commuovo, le sorrido, perchè lei si merita ogni sorriso che le posso regalare, lei si merita solo sorrisi.

DIARIO DI OGGI

Poteva essere una settimana all’insegna della tranquillità, la Tata è al mare con mamma e papà e io potevo trastullarmi nelle mie cose fino allo sfinimento, letture, uncinetto, colazioni, merende, chiacchiere.
Invece è stata una settimana all’insegna di corse in ospedali, per visite,nuovi medici che si aggiungono a quelli già conosciuti per darci un maggior benessere e una vita più consapevole, di ritiro ricette per nuovi esami da affrontare per avere una vita migliore e tenere sotto controllo tutte quelle piccole pecche che con l’età stanno avanzando.
Insomma poteva essere una settimana demmerda….
Invece oggi, questa settimana, ha dato il colpo di coda e ha ribaltato tutto: sono riuscita ad andare da tutti i medici e ritirare le ricette e richieste, uno dalla parte opposta della città rispetto all’altro; sono riuscita a consegnare alcune cose a casa da LaFiglia, che domani rientra dal mare con tutta la tribù, sono riuscita ad andare in centro con i mezzi pubblici per comperare il cotone per fare le presine all’Amica del Cadore ed infine sono riuscita a fare colazione da Altro? al Mercato delle Erbe e lì, proprio lì, con il teà davanti e l’ereader in mano, ho capito che oggi sono felice.
di quella felicità sana, che rende il passo leggero per tornare verso la fermata del bus, che mi avrebbe riportata a casa.
La felicità in un bar, una teiera e un libro, piccole cose, ma grandi gioie se accettate, se non pretese e arrivate all’improvviso.

DEL TEMPO…..

…che passa ma non sembra vero.
Sono passati 32 anni da quella vacanza in Calabria, quando ci conoscemmo, ma il tempo si è fermato.
Basta poco, un niente per riannodare i fili che non si sono mai interrotti.
Non è servita la distanza, noi in Emila e voi in Veneto, questa distanza fatta di autostrade e tante montagne, non è riuscita spezzare un’amcizia, un legame che ha sopportato di tutto e di più.
I nostri figli sono cresciuti, sono diventati adulti, hanno già dei figli a loro volta, ma per noi i vostri due “diavoli” sono ancora quei bambini che erano allora, uno si nascondeva dietro la camicia di mamma con una macchinina, e l’altro chiedeva “…un soldo per andare là via…”.
e così, all’mprovviso, la malattia di una persona a noi tanto cara, ci ha riuniti a Cervia in un sabato soleggiato e con un cielo azzurro da cartolina.
e sabato ci siamo regalati un paio d’ore di chiacchiere, tutto è tornato a 32 anni fa, con la stessa voglia e lo stesso piacere dello stare assieme.
il tempo ci è scivolato fra le dita, senza che ce ne accorgessimo, ci siamo ascoltati a vicenda, ci siamo confortati a vicenda, ci siamo salutati con gli occhi lucidi, ma con il pensiero che presto ci rivedremo, e che agosto è qui che arriva e allora, avremo tanto tempo per parlare, per stare assieme, per ridere e chiacchierare di chiacchiere intelligenti per poi ridere come scemi.

LA FELICITA’ E’……

….buttarsi tutto alle spalle e sorridere;
….una serata con la Tata davanti alla televisione guardando un film visto quando la sua mamma aveva la sua stessa età;
….una sabato di sole passato gironzolando per il centro di Bologna con l’amico di Roma;
….pranzare assieme ridendo a crepapelle contenti dell’occasione per stare assieme;
….conoscere altre persone con le quali ridere;
….condividere la merenda assieme seduti e scoprire che “il momento….” del Ferrari è uguale a tanti altri uomini;
….salutarci a malincuore e tentando di tenere con noi anche i nuovi amici;
….mandare indietro le lacrime per la separazione, ma il loro treno stava partendo;
….una domenica con il sorriso stampato sulle labbra e in viso.

UN ABBRACCIO, UN SORRISO

Mi hai abbracciata stretta stretta, ci siamo parlate l’una nei capelli dell’altra.
Ci siamo capite.
Hai continuato a tenermi stretta, ho continuato ad abbracciarti forte forte, ascoltando i tuoi sinhiozzi.
E alla fine dai sussurri sono scaturiti i ricordi belli e su tutti uno dei primi, la prima pedalata tutti assieme, quando tu, non vendo mai inparato ad andare in bici, ti sei lanciata in quella lunga pedalata nelle strade di campagna, con noi tutti a tifare per te, ma poi all’imrpovviso sparisti…eri finita nel fosso.
E ancora così’ strette strette, abbracciate, abbiamo cominciato a sorridere, poi è esplosa una risata fra le lacrime.