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IRREALE

E’ irreale, è tutto diverso.

Il silenzio, l’immobilità di quelllo che c’è fuori dalle finestre.

E’ tutto diverso da quello che era e, probabilmnte, anche dopo sarà diverso ancora per parecchio tempo, che, tutt’ora, non sappiamo ancora quantificare.

Il rumore del silenzio, in certi momenti della giornta, è assordante.

Ci sono momenti della giornata in cui non si sente nulla e il nulla ci circonda, nessuna voce, nessuna foglia smossa dal vento, nessun uccello che canti o voli fra i rami.

Il niente, il niente più assoluto, nel silenzio e nell’immobilità più totale.

E’ surreale, non  siamo abituati a tutto il “frastuono” del silenzio, a volte gira perfino la testa per il senso di smarrimento, di irreale.

Ma basta poco, per riprendere in mano la situazione, e apprezzare questo tempo dilatato, questo silenzio che ci obbliga, quasi, a riflettere, a rivedere il nostro modo di vivere e di approcciarci agli altri, alle situazioni he fino a ieri erano scontate.

Questo silenzio rumoroso può essre l’opportunità per ognuo di noi, per pensare, guardarsi dentro, apprezzare le piccole cose, i momenti belli, brevi e fragili che tutti i giorni ci sfiorano e nemmeno ci accorgiamo del loro passaggio.

Il silenzio di questi momenti, ci può aiutare a mettere pace ai nostri pensieri, aiuta a rimettere in fila le priorità.

Facciamo tesoro di questi momenti di silenzio

UNA BOCCATA D’ARIA

“Ci sono tante melodie che vagano nell’aria che devo fare attenzione a non calpestarle” (J. Brahms)

Seguire le note che escono dalla televisione usata come radio e riscoprire che oggi il respiro è più leggero.

Una boccata d’aria che libera la mente dai pensieri pesanti, dalle attese, da tutti gli ostacoli che vedevi di fronte.

Una boccata d’aria, una  musica che rischiara la giornata.

Una boccata d’aria per ritrovare un minimo di tranquilità, una boccata d’aria per tutti i passi e tutti gli scalini fatti in questi giorni vorticosi.

Giornate in cui tutto sembrava rallentare, per poi accelerare al’improvviso e non essere pronti a queste variazioni di velocità e si rimaneva con gli occhi sbarrati e la gola chiusa.

Giorni nei quali abbiamo fatto tante apnee ed ora siamo affamati di aria.

L’aria che finalmente possiamo respirare per aver le mete già definite, l’aria che entra liberamente, perchè avere delle date certe dà una erta certa sicurezza.

Aria leggera e musica per una parvenza di normalità.

 

VIGILIA

Un primo step l’abbiamo raggiunto.

Intanto domani è finita la lunga attesa per la PET di valutazione.

Dopo dovremo solamente aspettare la visita ed il referto e le decisioni dei medici, degli oncologi, del chirurgo.

Armiamoci di tanta e santa pazienza.

Si fa finta di nulla, si vive come sempre, si va avanti, ma la fatica, specialmente per LaMiaMetà, è tanta.

Vorrei riavvolgere il nastro, vorrei tornare indietro, non chiedo di molto, ma a quel periodo in cui tutto ruzzolava nel tran tran, senza scossoni, quando ormai quelle quattro pasticche giornaliere erano diventate routine ed eravamo convinti che tutto sarebbe filato liscio, con quelle 4 pasticche, fino alla fine dei nostri giorni.

4 pasticche.

 

HAI PRESENTE?

Il giorno dopo? Quando la stanchezza ti assale?

Hai presente?

Oggi è così, dopo tanta tensione, oggi la stanchezza fisica, mentale e quant’altro, la fanno da padrona.

Mi sono dovuta fermare, concentrarmi, analizzare, prendere coscienza che oggi è la giornata del contraccolpo.

Ti senti stanca fisicamente, cammini, ma ti rendi conto che, passo dopo passo, il tuo incedere rallenta e fai sempre più fatica ad andare avanti, vorresti fermarti e sederti sopra ad una panchina, vorresti entrare nel tuo rifugio e rimanere nell’angolo nascosta e leggere, lasciarti scaldare ed aspettare che tutto passi, ma prima vuoi toglierti tutti i pensieri di quello che devi fare,altrimenti se accumuli, poi sai che l’attacco di ansia è in agguato dietro l’angolo.

Poi alla fine realizzi che sei stanca anche mentalmente, che ti senti tutto il peso sulle spalle e nella mente, e fatichi a reagire, vorresti, sogni un giorno intero di silenzio, un giorno intero senza pensieri, rannicciata sul divano, coperta da uno dei tanti plaid fatti all’uncinetto e  lasciare che tutto si attenui, che la stanchezza fisica e mentale esca da sola, senza forzature.

Ma rimane un sogno, devi stringere i denti ed andare avanti, concedendoti solo alcuni attimi, momenti di relax, magari riuscendo a strappare una colazione all’ultimo momeno con le compagne di merenda e LaFiglia.

E già avere LaFiglia al fianco aiuta, è un incentivo a raddrizzare la schiena  e affrontare il resto della giornata, sperando domani possa andare meglio.

Mancano 13 giorni alla fine dell’anno.

CI SONO GIORNI

Giorni così, giorni sì e giorni no.

Ma ultimamente i giorni no sembrano prevalere.

Che, poi, alla fine non  sono nemmeno giorni no, sono solamente giorni pieni di rogne, di grane che si affastellano le une alle altre, incovenienti che si sommano a quelli già accumulati.

Giorni in cui frequenti tre ospedali diversi uno dietro l’altro, uno al giorno, giusto per non perdere le buone abitudini.

giorni in cui entri in luoghi in cui ti senti addosso tutto il peso della morte incombente, ma vai lo stesso, un’amica ha bisogno di una boccata d’aria, di ossigeno, un’amica ha bisogno di una sciroccata che dica castronerie e le porti un cabaret di pasticcini, che, si sa, non fanno bene alla linea e nemmeno al colesterolo, ma fanno tanto bene all’anima e al cuore.

Poi, all’improvviso, arriva la telefonata che svolta la giornata, che fa apparire bella anche la nebbia e la pioggia al di là dei vetri “Arriviamo venerdì 1 novembre e ci fermiamo fino a sabato sera, ci trovate da dormire?”.

Ma io, pur di avervi qui, dormo per terra e vi cedo il mio letto.

Peccato solamente non possano raggiungerci gli altri due amici lontani, altrimenti sarebbe un fine settimana perfetto.

Ma si sa, la perfezione non esiste, non fa parte di queto mondo.

IL MANTRA

“Ma poi passa”.

E’ il mio mantra e ultimamente lo uso troppo spesso ed a cadenze troppo ravvicinate.

Chissà per quanto tempo ancora potrò raccontarmela?

Chissà per quanto tempo ancora potrà funzionare?

La fatica fisica non mi spaventa, so come affrontarla e come curarla.

La fatica mentale, invece, in questo momento mi spaventa, non so dove andare a cercare risorse per trovarla.

I pensieri, le situazioni sempre sul filo di lana, tutti gli imprevisti giornalieri, mi stanno logorando.

Ma poi passa.

MA PERCHÈ

Io debbo percorrere strade, per raggiungere una meta, dove so che regna l’inciviltà, dove regna la legge del chi arriva prima, dove le precedenze non vengono rispettate e dove vige la legge del più furbo.

Dove furbizia è la parola più brutta che si possa affibbiare ad un essere umano, una parola che sa di grettezza e meschinità.

Ma perchè io debbo percorrere queste strade quando, volendo, ho le alternative?

Ma perchè, che dopo mi ingastrisco e mi indispongo verso l’intero genere umano?

Poi…arrivo a destinazione, mi fermo con la freccia per parcheggiare, la posizione non è delle più felici, ma tant’è, si deve parcheggiare, e l’automibilista che ho dietro, si ferma a rispettosa distanza per darmi la possibilità di parcheggiare con tutta calma e al meglio.

Allora lì capisci che, alla fine, il buon senso riesce sempre a prendere il sopravvento sull’imbecillità e la furbizia più becera e riesco a far pace con il genere umano e il mondo che mi circonda.

E dallo specchietto saluto e ringrazio l’automobilista e il suo buon senso, faccio un sorriso, lo lascio passare prima di aprire lo sportello, lascio defluire le macchine che si erano fermate dietro a questo angelo e, finalmente, scendo sorridendo.

Debbo avere più fiducia nel genere umano, forse, non tutto è perduto.

 

RIPARTIAMO

Ho riempito la mia mente e la mia anima dei ricordi belli, dei sorrisi ricevuti e dei sorrisi dati.
Le ho riempite con poche cose, ma importanti, appunto, i ricordi belli e i sorrisi.
Ho riposto in un angolo i brutti momenti, le paure e le insofferenze, serviranno anche quelli.
Serviranno ad apprezzare i momenti di solitudine e di paura che anche quest’anno si presenteranno.
Si presenteranno eccome, non voglio un anno troppo pianeggiante, non sia mai detto, potrei abituarmi troppo bene.
Ho augurato ad amici, parenti e conoscenti un anno normale, tranquillo, banale ed anche un po’ noioso, perchè è quello che vorrei per me.
Perchè un po’ di buona e sana noia fa bene,aiuta a ricaricare le batterie, aiuta a mettere in movimento la mente e lo spirito, nella ricerca di qualcosa che ci tolga fuori dal pantano della noia.
E adesso riparto con il mio bagaglio, pronta a rimboccarmi le maniche, a sfoderare sorrisi anche quando vorrei piangere.
Per ora ho pianto troppo, mi asciugo le lacrime esterne ed interne e riparto con la mia vita.
Buon cammino a tutti

L’ATTIMO FUGGENTE

E per fortuna che è fuggente.
E’ un attimo che si insinua nei pensieri, nei momenti meno indicati.
E’ quell’attimo che non dura un attimo, ma questo sta durando da una settimana.
Una settimana in cui avrei litigato anche con i muri ( Romina Docet), un attimo in cui non mi andava bene niente e nessuno.
un attimo che mi ha portato a scatti di rabbia, a volte anche appaganti.
è quell’attimo in cui non vorresti vedere niente e nessuno, dove tutto infastidisce.
è un attimo in cui trovi tutto superfluo e niente interessante, tranne quello che stai facendo e che sembra non abbia mai fine.
Ma poi passa, per ora non ho ancora fatti danni, ma speriamo passi in fretta, prima che io ne possa fare.

LE DATE INDIMENTICABILI

Come questa: 12 novembre.
rimarrà sempre impressa nella mente.
12 novembre 2003 la strage di Nassiriya
12 novembre 2003 io in piena chemio, prostrata, sfinita, arrabbiata con il mondo.
E le due date si sono sempre fuse assieme, una riporta alla mente il ricordo dell’altra.
12 novembre 2011 viaggio a Boston per il matrimonio di Leah e anthony
anche qeusta data legata alle altre due, nessuna viene annullata, e tutte tre riportano alla memoria attimi, momenti duri, difficili, ma anche tanta gioia e allegria.