GIORNO DUE

Lievito di birra o per dolci ne abbiamo?

No, questa volta non vi siete fatti travolgere dalla panificazioneo dallo sfornare dolci a ripetizione, saccheggiando banci di supermercati e neozi da oni tipo di lieviti e farine.

Giorno due, i Duri e Puri sono ancora impegnati a controllare chi esce, perchè, per come e quante volte.

Giorno due, siamo in zona rossa, utilizziamo questo tempo fatto di numeri e di attesa per ascoltarci e capire chi siamo, lavorando su noi stessi per non uscirne peggio di quanto stiamo dimostrando, stiamo facendo i cecchini alle finestre, per controllare i vicini,pensiamo, piuttosto, a controllare noi stessi e a fare noi, nel nostro piccolo, la nostra parte, per uscirne in fretta ed al meglio.

Giorno due proviano a mettere i pratica quei pochi gesti che possono fare la differenza: igienizzare le mani, distanziamento (gran brutta parola), lo so non siamo abtuati a stare lontani, a noi piace abbracciarci, gli abbracci ci mancano, mi mancano, ma proviamo a dimostrare che non siamo i soliti italiani cialtroni.

Giorno due, utilizzerò il tempo per leggere, per fare solamente cose piacevoli, che mi permettano di mantenere un equilibrio e serenità.

Giorno 2 di 15.

Speriamo.

IN CUCINA

In cucina, per stemperare e tentare di ritrovare un po’ di tranquillità.

Niente di grave, per fortuna, di questi tempi è tanta roba, ma ogni tanto qualche inciampo può succedere.

E la mente lavora, lavora non sempre per il verso giusto, la mente è birichina, è maestra nel creare problemi, quando non se ne ha voglia, quando non se ne ha le energie.

E allora questa mente contorta pensa all’amica che ha perso la mamma da poco, al suo dolore al telefono e l’impotenza, il non poter far nulla,è fuori comune, non ci può essere quel contatto visivo che in queste situazioni aiuta, non la puoi abbracciare per tentare, per quel che può contare, di lenire il suo dolore.

E la mente pensa agli altri amici che hanno subito una perdita a causa del covid, qui la cosa, forse, è più semplice, abitano due piani più sopra ed il contatto visivo aiuta a stemperare il dolore.

E la mente vola agli altri amici che, improvvisamene, si sono trovati lui positivo e lei negativa, con la paura di lei di infettarsi, con la paura di non essere in grado di poter aiutare il marito, e confermarle che è già tanto che non abbia  avuto bisogno del ricovero e che, piano piano, la situazione sembra si stia stabilizzando al meglio, adesso ci vuole solamente pazienza.

E, allora, mi chiudo in cucina, il dovermi concentare sulla preprazioe degli alimenti, aiuta, rimestare, dosare il sale, pelare patate, rosolare polpette, accendere tutti i fuochi, accendere il forno e tenere tutto sotto controllo, per non rovinare nulla.

E la mente, a questo punto, si rilassa, prende un’altra direzione e, nonostante il grigio fuori dalle finestre, la giornata assume una piega più leggera

Cucinoterapia.

L’ORA

“L’ora più buia è quella che precede il sorgere del sole.”

Paulo Coelho

E’ l’ora in cui il corpo dorme ancora, al caldo sotto le coperte, ma la mente comincia a lavorare.

E’ l’ora che ti dice che un’altra giornata, che sai come inizierà, ma non sai come finirà, sta per cominciare, con tutte le sue incognite.

E’ l’ora in cui il tuo corpo ti dice, ti supplica di rimanere al caldo, mente le mente, la razionalità ti sprona ad uscire, almeno per preparare la colazione al Sant’Uomo che hai al fianco.

E’ l’ora che non vorresti mai affrontare con tutti i suoi fantasmi, tutte le sue ansie che si appoggiano alle spalle e ti schiacciano.

E’ l’ora in cui, per non sprofondare nella voragine più nera, ti sforzi di pensare al bello che potresti incontrare durante la giornata, e ti imponi di stilare un minimo di scaletta del giorno, per vedere se il buio che hai dentro, si rischiara, si apre per lasciare trapelare uno spiraglio di luce.

Ma poi passa e tutto comincia ad ingranare nel migliore dei modi e ti rendi conto che sei forte abbastanza per affrontare un’altra giornata sempre in bilico.

Avanti ancora senza mollare, tenendo dritta la barra.

IL POZZO DI SAN PATRIZIO

E’ quel luogo segreto, che non si sa bene dove sia, che ognuno di noi ha all’interno del proprio io, della propria anima, dal quale attingere tutte le energie che servono quotidianamente.

Energie per ascoltare, per consolare, per ribattere all’ignoranza,  alla fatica di rimanere a galla in un mondo tutti i giorni sempre più prepotente.

Energie per trovare sempre le parole giuste, energie per valutare sempre le parole che si andranno a dire, erchè le arole hanno il loro significato ed il loro peso, energie per mantenere un equilibrio.

Energie che a volte finiscono e lasciano il vuoto dentro, lo sconforto per non aver detto o fatto quel qualcosa di più, anche minimo, per  alleviare un disagio o una sofferenza dell’interlocutore di turno.

Energie che, quando proprio le cerchi e non le trovi, ti lascino affranta e abbattuta, ma fortunatamente hai attorno una rete di amicizie, di conoscenze, di affetti cari ai quali sai di poterti appoggiare per ripartire.

E stamattina, svuotata di ogni senso, in preda allo sconforto più totale, ho interpellato un’Amica, una carissima persona conosciuta da poco, e a questa persona mi sono rivolta in cerca di conforto, e questa persona ha fatto il  miracolo, con poche ed equilibrate parole, è riuscita a farmi ripartire.

Grazie  Stefania.

IRREALE

E’ irreale, è tutto diverso.

Il silenzio, l’immobilità di quelllo che c’è fuori dalle finestre.

E’ tutto diverso da quello che era e, probabilmnte, anche dopo sarà diverso ancora per parecchio tempo, che, tutt’ora, non sappiamo ancora quantificare.

Il rumore del silenzio, in certi momenti della giornta, è assordante.

Ci sono momenti della giornata in cui non si sente nulla e il nulla ci circonda, nessuna voce, nessuna foglia smossa dal vento, nessun uccello che canti o voli fra i rami.

Il niente, il niente più assoluto, nel silenzio e nell’immobilità più totale.

E’ surreale, non  siamo abituati a tutto il “frastuono” del silenzio, a volte gira perfino la testa per il senso di smarrimento, di irreale.

Ma basta poco, per riprendere in mano la situazione, e apprezzare questo tempo dilatato, questo silenzio che ci obbliga, quasi, a riflettere, a rivedere il nostro modo di vivere e di approcciarci agli altri, alle situazioni he fino a ieri erano scontate.

Questo silenzio rumoroso può essre l’opportunità per ognuo di noi, per pensare, guardarsi dentro, apprezzare le piccole cose, i momenti belli, brevi e fragili che tutti i giorni ci sfiorano e nemmeno ci accorgiamo del loro passaggio.

Il silenzio di questi momenti, ci può aiutare a mettere pace ai nostri pensieri, aiuta a rimettere in fila le priorità.

Facciamo tesoro di questi momenti di silenzio

UNA BOCCATA D’ARIA

“Ci sono tante melodie che vagano nell’aria che devo fare attenzione a non calpestarle” (J. Brahms)

Seguire le note che escono dalla televisione usata come radio e riscoprire che oggi il respiro è più leggero.

Una boccata d’aria che libera la mente dai pensieri pesanti, dalle attese, da tutti gli ostacoli che vedevi di fronte.

Una boccata d’aria, una  musica che rischiara la giornata.

Una boccata d’aria per ritrovare un minimo di tranquilità, una boccata d’aria per tutti i passi e tutti gli scalini fatti in questi giorni vorticosi.

Giornate in cui tutto sembrava rallentare, per poi accelerare al’improvviso e non essere pronti a queste variazioni di velocità e si rimaneva con gli occhi sbarrati e la gola chiusa.

Giorni nei quali abbiamo fatto tante apnee ed ora siamo affamati di aria.

L’aria che finalmente possiamo respirare per aver le mete già definite, l’aria che entra liberamente, perchè avere delle date certe dà una erta certa sicurezza.

Aria leggera e musica per una parvenza di normalità.

 

VIGILIA

Un primo step l’abbiamo raggiunto.

Intanto domani è finita la lunga attesa per la PET di valutazione.

Dopo dovremo solamente aspettare la visita ed il referto e le decisioni dei medici, degli oncologi, del chirurgo.

Armiamoci di tanta e santa pazienza.

Si fa finta di nulla, si vive come sempre, si va avanti, ma la fatica, specialmente per LaMiaMetà, è tanta.

Vorrei riavvolgere il nastro, vorrei tornare indietro, non chiedo di molto, ma a quel periodo in cui tutto ruzzolava nel tran tran, senza scossoni, quando ormai quelle quattro pasticche giornaliere erano diventate routine ed eravamo convinti che tutto sarebbe filato liscio, con quelle 4 pasticche, fino alla fine dei nostri giorni.

4 pasticche.

 

HAI PRESENTE?

Il giorno dopo? Quando la stanchezza ti assale?

Hai presente?

Oggi è così, dopo tanta tensione, oggi la stanchezza fisica, mentale e quant’altro, la fanno da padrona.

Mi sono dovuta fermare, concentrarmi, analizzare, prendere coscienza che oggi è la giornata del contraccolpo.

Ti senti stanca fisicamente, cammini, ma ti rendi conto che, passo dopo passo, il tuo incedere rallenta e fai sempre più fatica ad andare avanti, vorresti fermarti e sederti sopra ad una panchina, vorresti entrare nel tuo rifugio e rimanere nell’angolo nascosta e leggere, lasciarti scaldare ed aspettare che tutto passi, ma prima vuoi toglierti tutti i pensieri di quello che devi fare,altrimenti se accumuli, poi sai che l’attacco di ansia è in agguato dietro l’angolo.

Poi alla fine realizzi che sei stanca anche mentalmente, che ti senti tutto il peso sulle spalle e nella mente, e fatichi a reagire, vorresti, sogni un giorno intero di silenzio, un giorno intero senza pensieri, rannicciata sul divano, coperta da uno dei tanti plaid fatti all’uncinetto e  lasciare che tutto si attenui, che la stanchezza fisica e mentale esca da sola, senza forzature.

Ma rimane un sogno, devi stringere i denti ed andare avanti, concedendoti solo alcuni attimi, momenti di relax, magari riuscendo a strappare una colazione all’ultimo momeno con le compagne di merenda e LaFiglia.

E già avere LaFiglia al fianco aiuta, è un incentivo a raddrizzare la schiena  e affrontare il resto della giornata, sperando domani possa andare meglio.

Mancano 13 giorni alla fine dell’anno.

CI SONO GIORNI

Giorni così, giorni sì e giorni no.

Ma ultimamente i giorni no sembrano prevalere.

Che, poi, alla fine non  sono nemmeno giorni no, sono solamente giorni pieni di rogne, di grane che si affastellano le une alle altre, incovenienti che si sommano a quelli già accumulati.

Giorni in cui frequenti tre ospedali diversi uno dietro l’altro, uno al giorno, giusto per non perdere le buone abitudini.

giorni in cui entri in luoghi in cui ti senti addosso tutto il peso della morte incombente, ma vai lo stesso, un’amica ha bisogno di una boccata d’aria, di ossigeno, un’amica ha bisogno di una sciroccata che dica castronerie e le porti un cabaret di pasticcini, che, si sa, non fanno bene alla linea e nemmeno al colesterolo, ma fanno tanto bene all’anima e al cuore.

Poi, all’improvviso, arriva la telefonata che svolta la giornata, che fa apparire bella anche la nebbia e la pioggia al di là dei vetri “Arriviamo venerdì 1 novembre e ci fermiamo fino a sabato sera, ci trovate da dormire?”.

Ma io, pur di avervi qui, dormo per terra e vi cedo il mio letto.

Peccato solamente non possano raggiungerci gli altri due amici lontani, altrimenti sarebbe un fine settimana perfetto.

Ma si sa, la perfezione non esiste, non fa parte di queto mondo.