NOTARE

Bar, angolo, tè e libro.

Eppure c’è qualcosa in questa alchimia che stride, che mi tedia.

Mi guardo attorno. Ascolto. Le conversazioni sono pacate, tranquille, non c’è nessuno che urla, nessuno che ride sguaiatamente.

La musica è tranquilla, niente discoteca, è quasi n brusio che accarezza lo spirito, un piacevole sottofondo.

I tipi di persone no, tutta gente normale, chè a me non interessa se sono ricchi, poveri, bianchi, gialli o neri, io sono qui per bere tè, leggere e rilassarmi.

Allora cosa c’è che mi disturba, che mi innervosisce?

Mi guardo attorno di nuovo, ascolto, mi ascolto.

Il barista, ecco è lui, lui con la sua rumorosità nel sistemare piattini e tazzine, sbattacchiandole le une contro gli altri.

Il tè si è raffreddato, il libro ha perso interesse, mi alzo pago ed esco ripromettendomi di non tornare mai più.

Umore rovinato

 

Annunci

È TUTTO…..

….di corsa, incastrato, con il fiato corto.

Guai se un granello di sabbia si insinua, salta tutto e tutto cade.

Ed io mi sento come il criceto che corre sulla ruota, forse dovrei lasciare andare qualcosa, forse dovrei delegare, forse dovrei pensare e fare quello che mi fa stare bene, senza preoccuparni di quello che mi sta attorno.

Forse dovrei veramente trovare la casetta solitaria sul cocuzzolo della montagna e trasferirmi là per un po’, in mezzo al silenzio.

Ma poi penso, penso a quelli che rimarrebbero qui, con i loro bisogni che, in altri momenti, non mi pesano, anzi….

Forse non dovrei raccontarmela così, forse dovrei essere onesta e dirmi che, nonostante siano passati 14 anni, l’inizio dei controlli mi fanno tremare i polsi e mi mettono ansia.

Sarebbe molto più onesto, senza incolpare nessun altro, tranne la mia sottile paura che qualcosa vada un po’ storto.

HO PERSO LA VOCE

Ho perso lavoce, pensavo di risolverla come solito, ma dopo 5 giori mi sono dovuta rivolgere al medico.

Si cura tutto e finchè me la cavo con una pastiglina o degl iaerosol ringrazio, faccio spallucce e vado avanti.

Non tutto, però, viene per nuocere.

sono afona, non posso sforzare le corde vocli, mi vab ene, così non sono tenuta a fare conversazioni che non ho voglia di intrattenere.

Non che mi capiti spesso, anzi in questo momento di silenzio forzato, non ho ancora trovato nessuno a cui rivolgere un sorriso beoata e sillabare “Non psso parlare, mi dispiace”.

E non posso nemmeno dire che faccio scorta di raucedine e corde vocali bloccate per il futuro, purtroppo si guarisce e non si riesce a far tornare a comando……o no?

Estate 2017, mi sto preparando

BASTA POCO

Un articolo del TG regionale ieri sera mi ha fatta piangere, mi sono commossa, ho rivissuto tutte le ore passata dentro a quegli ambulatori, a contatto con tutte quelle persone, personale infermiristico, medici e pazienti.

Tanti pazienti, tutti lì per recuperare una vita sociale normale, come se niente fosse accaduto, perchè c’è sempre qualcosa oltre le disgrazie, gli incidenti, la vita ci regala altre possiblità.

E la forte emozione vissuta ha portato ad una notte tribolata, una notte fatta di sogni sconclusionati che si inseguivano l’uno con l’altro.

E la notte sconclusionata si è trasformata in un risveglio ed una mattinata faticosa, fatta di tristezza, depressione e nausea.

Quando qualcosa mi colpisce nel profondo la nausea mi assale e se ne sta lì, buona buona, a ricordarmi tutto quello che in quel momento mi intristisce, mi scombussola.

Ma poi, basta poco, per tornare ad un livello minimo di normalità: il gesto gentile di una commessa Coop, una colazione da Jazzè, con la musica giusta in sottofondo, nessuno che urla, dove si può fare una buona colazione con calma e con calma leggere in santa pace.

Basta poco, una serie di messaggi con le amiche, e con alcune tirare fuori il malessere che mi sto trascinando dalla sera precedente, e tutto riprende la giusta luce.

Basta la telefonata della Tata, all’uscita da scuola alle 13,30, che mi chiede se deve venire a mangiare da me o s deve andare a casa…amore devi venire dalla nonna, non ricordi che stamattina ti ho anche detto che avrei cucinato la frittata?

Basta poco, come preparare il sacchettimo e il biglietto di auguri per un’amica che oggi compie gli anni.

Basta poco, basta volerlo

 

MALUMORE

Imperante e strisciante.

Quel malumore che scava una profonda ruga in mezzo agli occhi e fa assumere al viso un’aria arcigna.

Culminato, in questi ultimi giorni, in sogni ricorrenti che mi fanno partire al mattino con il piede sbagliato.

E’ cominciato utto sabato sera, quando ho realizzato che lunedì prossimo dovrò fare la Tac polmonare di controllo. Niente di preoccupante, tutto nella norma, ma c’è un unico neo: la struttura presso la quale dovrò eseguire l’esame.

Non mi piace, mi fa paura, è vecchia, è obsoleta, ambulatori vecchi in una vecchia struttura che mette ansia e angoscia solo a vederla.

Quelle strutture da film di terza categoria, quelle strutture dove un medico pazzo può dare sfogo a tutti i suoi malsani desideri, una struttura alla Dario Argento.

E la cosa mi spaventa, la cosa sta cominciando a tormentare anche i miei sogni, che tormentano il mio sonno, facendomi alzare al mattino più stanca della sera precednete, che influiscono sul mio umore rendendolo nero, triste e noioso.

Ed è da domenica che sono di cattivo umore, che mi sta sopraffacendo, che mi rende apatica e ancora più asociale di quello che normalmente sono.

E dovrò far passare ancora tutta questa settimana e dovrò cominciare a tenere a bada la paura che sta cominciando a serpeggiare, anche se so che è una paura dettata solamente da mie impressioni, impressioni solamente soggettive.

Io in ansia.

 

 

E POI SUCCEDE

Che un granello di sabbia, un imprevisto si intrufoli ad inceppare una meccanismo rodato.

quel meccanismo che ti tiene in equilibrio, che non ti fa vacillare, che ti fa sentire sicura.

E quel granello di sabbia, chiamato imprevisto, ti scombina una giornata, ti scombussola e tu somatizzi.

E succede che oggi ho mal di schiena, che sono un po’ in ansia, che sto sempre sul chi vive, apsettandomi che, da un momento all’altro, qualche altro granello di sabbia si intrufoli nel meccanismo della mia vita piatta, normale, banale e a volte un po’ noiosa.

Ma io questa vita piatta, normale, banale e noiosa la amo, è il mio mondo, è quella che mi tiene ancorata qui.

E poi succede che ti guardi attorno e vedi chi sta peggio, sarà una magra consolazione, ma a volte serve, succede che ti confronti con una persona che ti racconta quello che le è capitato proprio nelle stesse ore in cui si inceppava il meccanismo.

E poi succede che capisci che ragioni troppo, che ti poni troppe domande, che a volte non trovi le risposte, succede che scherzando con qualche amica decidi di cominciare un corso di “ignorantitudine”, per cercare di stare meglio.

E poi succede che il giorno successivo è tornato tutto calmo e piatto, e tutto ricomincia a scorrere come un meccanismo ben oliato.

Tutto a posto.

QUELLE GIORNATE

Capitano quelle giornate un po’ così.

Sono quelle giornate in cui vedi tutto grigio, guardi fuori dalla finestra e un senso di smarrimento ti sale dallo stomaco, ti invade e pervade.

un senso di smarrimento che non riesci a controllare, dove la giornata che ti si para davanti sembra pesante e difficile da mandare avanti.

quel senso di vuoto che ti fa vedere tutto nero, tutto diventa pesante e senza senso.

E allora in una giornata così, in bilico fra le lacrime e l’ansia, decidi di buttarti a capofitto in quel luogo della tua mente dove alberga l’ignorantitudine e non fai assolutamente nulla di intelligente per uscire dal pantano, ti metti lì e aspetti, sperando che la tua mente, a lungo andare, si stanchi dell’ignorantitudine in cui, consciamente, ti sei immersa e che hai cercato.

quando questo avviene, e avviene, ti senti sollevata, il senso di smarrimento è ancora lì, latente, in sordina, ma tutto il resto comincia a girare per il verso giusto, hai ritrovato la spinta per andare avanti con il sorriso sulle labbra e nel cuore.

a volte frequentare persone che non sai se ci sono, se ci fanno o se ci marciano fa bene, perchè ti fanno capire che il loro mondo non potrà mai essere il tuo, che anche se a volte ti dici “beati gli ignoranti” , tu non vorresti mai essere come loro.

Meglio un senso di vuoto, un filino di ansia, che il buio perenne all’orizzonte.