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IL MESE DELLA PREVENZIONE.

Allora, è cominciato da un po’ il mese di ottobre, notoriamente conosciuto come “Il mese della prevenzione del cancro al seno”.

Ripetiamo tutte/i assieme:

– non è partecipando  a tutte le varie catene sul dove tieni la borsa o di colore hai le mutande che si fa prevenzione;

– non è che partecipando a catene insulse che diventi esente dall’ammalarti di cancro al seno e non ti sei di certo parata il cu** e salvato la pellaccia. Il cu** te lo pari e la pellaccia la porti a casa se fai prevenzione.

Prevenzione significa:

– prendere coscienza del proprio corpo ascoltandolo.

_ imparare l’autopalpazione mensile.

– se hai meno di 40 anni una ecografia la seno all’anno è cosa buona e giusta.

– se ha più di 40 anni, ma non rientri ancora nello screening di prevenzione regionale, una mammografia all’anno anche qui è cosa buona e giusta.

– se hai più di 45 anni  rientri nello screening di prevenzoione regionale, quindi partecipa anche qui è cosa buona e giusta.

infine, è cosa buona e giusta, una visita senologica all’anno, il parere di un esperto, che non sia il dottor. Google, è importante.

Seguendo queste poche e semplici regole ti pari il sedere e salvi la pellaccia.

Partecipando alle catene delle borse e del colore delle mutande, se vieni colpita dal cancro, difficilmente ti pari il sedere e difficilmente porti a casa la pellaccia, perchè sappiate, care le mie “catenine”, che di cancro si guarisce seguendo alcune piccole regole di buona senso, ma si può anche morire.

E non è una bella cosa alle soglie del terzo millennio.

Io questo discorso lo feci anche lo scorso anno, ma ho notato che anche quest’anno l’ho dovuto ribadire, facciamo in maniera che il prossimo anno, io non debba essere ancora più cruda e realista.

 

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DDM

Dipende Da Me.

Dipende dal mio carattere, dal mio essere un po’ asociale, di preferire il silenzio e la compagnia di pochi piuttosto che la caciara.

Non ho bisogno di troppa gente attorno, mi faccio compagnia anche da sola.

a volte, spesso, non mi sopporto, provo, tento di cambiare qualcosa, mi guardo attorno e non vedo tante situazioni così, sono sempre tutti solari, sorridenti. con la voglia di chiacchierare, di parlare, sono sempre in tanti, tutti assieme e, sembra, si divertano assieme.

Io no, ho bisogno di gruppi ristretti, di persone che mi siano affini, di persone che capiscano anche che, quando mi ammutolisco, non è per scortesia, ma perchè in quel momento ho bisogno di isolarmi.

Dipende da me, ma proprio la caciara, le risate sguaiate, tutto il cicaleccio, mi urta, mi indispone.

Dipende da me, non mi piacciono coloro che si parlano addosso, giusto per il gusto di sentire la loro voce.

Dipende da me, ma preferisco la quiete dell’autunno alla rumorosità dell’estate.

LE GIORNATE HANNO 24 ORE

Punto. Nessuna in più e non se ne possono aggiungere. Non servirebbe a nulla, te la sentiresti sempre stretta.

Devi organizzarti in queste 24 ore che hai a disposizione.

Togline circa 8 per dormire, te ne rimangono circa 16.

Ecco, in queste ore devi concentrare tutto quello che è normalità e tutto quello che arriva a mettersi di traverso.

Inutile farsi prendere dall’ansia, il tempo è quello ed in quel tempo si fa quello che si può, come meglio si può.

Perchè tutti i giorni c’è sempre qualcosa che si mette di traverso, e normalmente sono cose sempre banali che si intraversano ad interrompere il lento sgranarsi di tutti i giorni.

E per fortuna che sono sempre banalità.

Le giornate sono fatte di 24 ore e basta.

RESTARE, USCIRE

Non esco, non ne ho voglia, tristezza tanta.

Meglio restare in casa, fra queste quattro mura, in un angolo, sul divano, in attesa, a macerare, ad aspettare che passi.

Uscire, di scrollarmi di dosso la tristezza, le lacrime che spingono, la malmostosità.

Stare nell’angolo non fa bene, non serve a nulla. questo dice la ragione, la razionalità.

Stai nell’angolo, la malinconia si cura così, in silenzio, quasi al buio, con lo sguardo fisso e le pareti che proteggono. Questo dice lo sconforto.

Uno sforzo, un messaggio e sei uscita, sei rientrata, non ancora curata completamente, ma un passo avanti è stato fatto.

Le pareti adesso hanno un altro colore, un altro odore.

“Ma l’irrequieto vento del Nord non era ancora soddisfatto” (Chocolate)

 

LE PAROLE

 

Le parole possono scatenare reazioni, a volte belle a volte brutte.

In questi giorni le parole, soprattutto ascoltate, generano fastidio, insofferenza, tedio.

E le parole ascoltate questa mattina in attesa del prelievo, mi hanno fatto accantonare un libro, mi hanno fatto chiudere il tablet e cancellare il libro che avevo appena cominciato a leggere.

Sono seccata, sono snervata da tutte queste persone che fanno a gara per essere le più malate, che fanno sempre la gara a chi è più ammalato.

Ma ponetevi la domanda ” se tutte queste persone sono qui per eseguire un prelievo, quale problema possono mai avere?”

Non ci siete solamente voi sulla faccia di questa terra ed io vi ascolto, e mi urto, mi innervosisco nel sentire le vostre lamentele, di persone ultraottantenni con gli stessi acciacchi che ho io a 60 anni e come me tante altre persone.

Mi sorge spontanea la domanda “cosa farò alla loro età se sono già messa così adesso?”.

Niente da fare, non riesco a riprendere la lettura, le loro voci, i loro lamenti sono sempre più insistenti e molesti, prego qualsiasi dio che arrivi in fretta il mio turno per poter scappare via da questo girone infernale, fatto di parole e di chiacchiere inutili, fatto di egoismo e di inutili ribalte.

Intanto le temperature sono diventate accettabili.

NOTARE

Bar, angolo, tè e libro.

Eppure c’è qualcosa in questa alchimia che stride, che mi tedia.

Mi guardo attorno. Ascolto. Le conversazioni sono pacate, tranquille, non c’è nessuno che urla, nessuno che ride sguaiatamente.

La musica è tranquilla, niente discoteca, è quasi n brusio che accarezza lo spirito, un piacevole sottofondo.

I tipi di persone no, tutta gente normale, chè a me non interessa se sono ricchi, poveri, bianchi, gialli o neri, io sono qui per bere tè, leggere e rilassarmi.

Allora cosa c’è che mi disturba, che mi innervosisce?

Mi guardo attorno di nuovo, ascolto, mi ascolto.

Il barista, ecco è lui, lui con la sua rumorosità nel sistemare piattini e tazzine, sbattacchiandole le une contro gli altri.

Il tè si è raffreddato, il libro ha perso interesse, mi alzo pago ed esco ripromettendomi di non tornare mai più.

Umore rovinato

 

È TUTTO…..

….di corsa, incastrato, con il fiato corto.

Guai se un granello di sabbia si insinua, salta tutto e tutto cade.

Ed io mi sento come il criceto che corre sulla ruota, forse dovrei lasciare andare qualcosa, forse dovrei delegare, forse dovrei pensare e fare quello che mi fa stare bene, senza preoccuparni di quello che mi sta attorno.

Forse dovrei veramente trovare la casetta solitaria sul cocuzzolo della montagna e trasferirmi là per un po’, in mezzo al silenzio.

Ma poi penso, penso a quelli che rimarrebbero qui, con i loro bisogni che, in altri momenti, non mi pesano, anzi….

Forse non dovrei raccontarmela così, forse dovrei essere onesta e dirmi che, nonostante siano passati 14 anni, l’inizio dei controlli mi fanno tremare i polsi e mi mettono ansia.

Sarebbe molto più onesto, senza incolpare nessun altro, tranne la mia sottile paura che qualcosa vada un po’ storto.