A SETTEMBRE

“A settembre, c’è nell’aria una strana sensazione che accompagna l’attesa. E ci rende felici e malinconici. Un’idea di fine, un’idea di inizio”.

E’ così che oggi è il tempo, il sentire il silenzio ed i rumori.

Le tende smosse da un filo di aria, danno l’impressione di quello che sta cambiando.

E’ cambiata la luce, è più calda, avvolgente e tenera, ha smesso gli abiti della sguaiataggine dell’estate calda, afosa e soffocante.

L’aria si è fatta più fine, leggera, liberando la mente ed i pensieri dall’oppressione dell’umidità appiccisosa della Bassa.

La fine di una stagione che, quest’anno, tutti abbiamo vissuto con più insofferenza, non si confaceva al periodo impegnativo passato, la fine di una estate che ci siamo trovati a vivere senza esserne preparati.

L’inizio di un nuovo periodo pieno di incognite, timori, alla finestra per vedere l’evoluzione della situazione, con il timore dei mesi a venire, guardando avanti con una luce di speranza nel domani. mettendo un piede davanti all’altro giorno dopo giorno, cercando di non metterli in fallo. senza guardare il probabile baratro che potremmo avere al fianco.

Un inizio incerto, ma mettendoci tutta la nostra buona volontà.

 

 

 

 

CATAPULTA

Ed eccoci, improvvisamente, arrivati ad agosto.

Catapultati avanti nel tempo, senza esserci abituati lentamente al pensiero delle ferie, delle vacanze.

Fino a ieri eravamo fermi, con il tempo, al 15 marzo, improvvisamente una mattina ci siamo svegliati ed era già finito luglio, con la fatidica data del 1° agosto, data canonica dell’inizio delle ferie, delle vacanze, delle partenze per il mare o per la montagna.

Catapultati in un tempo che sembrava lontano, che sembrava non sarebbe mai arrivato, un tempo che non ci aspettavamo.

Ed, improvvisamente, dobbiamo resettare i mesi passati, dobbiamo calibrare la mente ed il fisico al caldo, all’estate, senza essere passati dalla primavera, dalla pasqua, dai vari ponti, che ci avrebbero avvicinato a questa data senza traumi.

Ora dobbiamo pensare a goderci questo nuovo tempo, questi momenti di leggerezza, ma senza abbassare la guardia, dobbiamo, solamente, fare un piccolo sforzo con la testa per tornare a gustarci i piccoli passi che stiamo tentando di fare, verso una vacanza che vorremo uguale a quelle passate, ma che, purtroppo, non lo è, è una vacanza, un posto da vivere sì in leggerezza, ma usando la testa, ridendo come gli anni passati, ma con un po’ di sale in  zucca, si può rdere anche senza stare appiccicati l’uno all’altro.

E’ una vacanza sospesa, un partire verso mondi e modi diversi, per tentare di ritrovare una vita precedente, ma più ricca di emozioni, di ricordi e di Amici cari.

E’ un reinventarsi, è un trovare altre strade, più calme, più umane per ricaricare le batterie, molto provate da mesi di chiusura, di mesi in cui si faceva fatica a guardare più avanti delle 24 ore successive.

Ma questo nuovo tempo, questo nuovo approccio alla spensieratezza ci deve far riflettere sul cosa era sbagliato prima, questi mesi di clausura avrebbero dovuto insegnarci a far un buon uso del nostro tempo.

Queste nuove vacanze dovrebbero essere all’insegna della qualità, piuttosto che alla quantità, queste nuove vacanze dovrebbero essere “sentite” e vissute per rigenerare il corpo e la mente.

Facciamo tesoro del passato, usiamo bene il presente, guardando al futuro con ottimismo.

Lasciamo andare la mente, ma usando il buonsenso.

DENTRO L’ARMADIO

Guardare dentro all’armadio in questo momento, è rivivere la stagione persa.

Ci sono ancora gli abiti che normalmente sarebbero stati indossati durante la primavera, le camicette leggere e colorate che ci avrebbero accompagnato durante la bella stagione, al fianco degli indumenti invernali che abbiamo usato, ci sono gli abiti allegri che ci avrebbero fatto transitare dall’inverno all’estate, con dolcezza e delicatezza.

Primavera che è passata senza che noi ce ne accorgessimo, dietro le finestre ed i muri di casa che ci hanno protetto in questi mesi di chiusura, di blocco, di pandemia.

Siamo passati dai piumini e stivali, ai pantaloni leggeri, alle camicette sbracciate, ai sandali leggeri, siamo passati dall’essere coperti per difenderci dal freddo, allo scoprirci per fare scorta di sole, per buttarci alle spalle un momento pesante ed impegnativo fisicamente e mentalmente.

E, allora, ben vengano gli abiti leggeri ed i piedi nudi, il sole che ci possa ricaricare di un minimo di buon umore, che ci aiuti a superare la paura e l’incertezza.

Dentro all’armadio c’è un mondo, c’è un tempo che ci è sfuggito e non ce ne siamo accorti

ALLA RICERCA DI ORIZZONTI

Alla ricera di un tempo perduto.

Alla ricerca di un nuovo equilibrio che sia confacente alle nuove regole sociali, sapendo benissimo, o almeno avendo la speranza, che fra un mese, sei mesi, un anno, saranno tutte di nuovo da ribaltare, per la modifica del virus o per l’essere riusciti a trovare un vaccino, una cura valida.

Alla ricerca di spazi interiori dove trovare rifugio quando l’ansia avanza.

E’ un lavoro, lungo e certosino, un lavoro faticoso, perchè mi costringe a cercare nuovi orizzonti, nuovi stimoli per ritrovare un equilibrio che pensavo di NON aver perso, invece..

Alla ricerca caparbia di nuovi spazi e di nuovi orizzonti, alla ricerca di un tempo perduto che nessuno più mi restituirà.

Alla ricerca di nuovi orizzonti per reinventarsi un nuovo modo di vivere a 63 anni.

Piano piano so che questa ricerca sta dando i suoi frutti.

HO PERSO IL CONTO

Ormai non so più da quanti giorni siamo in casa, con le poche uscite per arrivare al negozio del fruttivendolo a comprare frutta e verdura e lo smaltimento dell’umido.

La spesa grossa è cmpito de LaFglia una volta a settimana, meno luoghi molto affollati frquento meglio è, dobbiamo pensare a proteggere LaMiaMetà

Una cosa certa la so, tutti i martedì sera esco per portare fuori il sacco della plastica e dell’indifferenziata, che verrano raccolti il giorno dopo dagli addetti.

A volte fatico a dare il nome al giorno della settimana.

Ho perso il conto dei giorni e delle ore che si snodano uno uguale all’altro, le ore che si snodano una dietro l’altra scandite dai pasti e dalla routine quotidiana.

Routine quotidiana che adesso va arriccita di altre mansioni che dovrebbero riempire le ore che, fino a oco tempo fa, passavo fuori casa, fra spesa, pedalate, passeggiate e puntatine da LaMiaMamma.

Sto riscoprendo la lentezza, il ponderare e pensare a quello che sto facendo, senza proiettare la mente sempre al dopo, tenendo d’occhio l’orologio, sempre di corsa ed in affanno, come se non avessi abbastanza tempo.

Invece…è bastato un essere invisibile, ma tanto letale, per ridimensionare tutto e riscoprire che le cose si possono fare con lentezza e senza cercare di fare sempre più in fretta per tentare di recuperare tempo, minuti o ore per cose che, alla fine della giornata, non siamo riusciti a fare, nonostante la corsa contro il tempo.

La lentezza che mi ha portato, finalmente, a fare quelle cose che prima venivano immancabilmente relegate in fondo, se avanzava tempo.

Cose come una telefonata, un pensiero rivolto ad un amico lontano, un pensiero per una persona cara persa, un capitolo in più letto , ascoltare il sienzio che è sempre una bella cosa da fare, perchè il rumore del silenzio è sempre pieno di nuove riflessioni e di nuovi pensieri.

E i giorni passano, fra una settimana sarà Pasqua, ma non importa, la Pasqua tornerà anche il prossimo anno.

Le feste tornano, è il tempo che stiamo passando in attesa che non ci verrà restituito.

NON E’ TEMPO

Non è tempo, non è giornata.

La recusione forzata debilita la mente.

Amdrà tutto bene, ma in tanto siamo alla ricerca di un minimo di serentà.

Andrà tutto bene, ma non è tempo, oggi non è giornata.

Andrà tutto bene, ne usciremo, non si sa ancora quando, ma sappiamo che ne usciremo.

Ce l’hanno fatta i nostri genitori che avevano davnti una guerra, e quella sì non sapevi quando finiva, almeno in questa pandemia abbiamo la certezza che prima o poi i piedi ce li tireremo furi.

E continuo a ripetermi che andrà tutto bene, guardo LaMiaMetà sul divano e mi dico che, finchè siamo assieme, andrà tutto bene.

 

IL TEMPO SOSPESO

Quello che stiamo vivendo da ieri sera è un tempo sospeso.

Un tempo che nessuno di noi poteva immaginare, nessuno di noi ha mai provato, pensavamo di riuscire a non risentirne, d’altronde, ci dicevamo, abbiamo superato Chernobyl nel 1986, il terremoto del 2012, invece…

Invece niente, questo è un tempo diverso.

Chernobyl ci impose delle limitazioni alimentari, ma non ci impediva di spostarci da una parte all’altra, la vita sociale, ed allora che eravamo giovani ne avevamo parecchia, non ci era preclusa, potevamo incontrare amici, parenti, conoscenti, scambiare due chiacchiere, uscire a cena.

Il terremoto del 2012 ci lasciò sgomenti, ci fece paura  perchè di notte tutto è più brutto e nero, ma una volta che ci accertammo che amici, parenti e conscenti stavano tutti bene, ricominciammo a vederci, a fare due chiacchiere davanti ad un caffè, ad uscire a cena, anche solo per una pizza, per esorcizzare la  paura.

Ma questo è un tempo sospeso diverso dai precedenti, questo tempo ci limita, ci obbliga a rimanere soli, ci obbliga a pensare, ad affrontare una situazione di ansia, di paura, di incetezza da soli, non possiamo  incontrarci personalmente, finite le pause caffè al bar, finite le colazioni con le compagne di merende, finite le ore accademiche sul divano, finiti i ritrovi in centro con l’Amica delle superiori.

Questo tempo che ci toglie la possibilità di muoverci a nostro piacimento, magari da soli, a piedi o in bici per rimettere assieme i pensieri e le paure, questo è il tempo per noi solitari, che soffriamo la voglia d socializzare che, improvvisamente, ha attanagliato tutti gli sconosciuti paesani che incontri, dove in ogni luogo, in fila, trovi sempre quello che ti deve raccontare le sue esperienze e tu non ne vuoi sapere, perchè è già abbastanza straniante il dover far la fila, a distanza, per entrare in farmacia, è già straniante il dover girare con autocertificazione per raggiungere il panettiere o il fruttivendolo.

Questo tempo sospeso che mi sta defraudando dei pranzi con la Tata e dei nostri venerdì sera passati a giocare a carte e ad ascoltare le sue ultime hit su youtube.

Ma questo tempo sospeso ha anche alcuni pregi: non devi uscire per forza, hai la scusa buona per leggere fino allo sfinimento, uncinettare non è più visto come una ribellione alla vita sociale che ti aspetta fuori dalle mura di casa.

Ma poi passerà, e ci ritroveremo di nuovo tutti assieme a ridere, di quelle risate sane che riparano lo spirito, le risate grasse che se non stai attento ti fai la pipì addosso.

Quelle risate grasse e sane che ti fanno male venire male a muscoli che nemmeno sapevi di avere.

IL TEMPO DELL’ATTESA

E’ quello che dilata i minuti, le ore, dove tutto sembra non muoversi, dove tutto si ferma.

E’ quel tempo che ti sfianca fisicamente e mentamente, dove anche il più roseo ottimismo, comincia a scemare verso un rosa pallido, poi verso il grigio, poi….stop! Finalmente arriva la chiamata dell’infermiere “Signora è in reparto, la vengo a prendere così lo può vedere, si faccia trovare davanti all’entrata del reparto”.

E tu, a quell’infermiere molto giovane, che potrebbe esser tuo figlio, sorridi, lo vorresti abbracciare, stringere in un  vorticoso giro di valzer, ma ti trattieni, non puoi farti conoscere anche qui, devi mantere un certo aplomb, sei sempre la moglie di un paziente ricoverato, un paziente che è appena uscito da una terapia intensiva, perchè ha avuto dei problemi.

E appunto per questi problemi che non ti sono stati risparmiati, che ti sono stati raccontati dal chirurgo che vi ha preso per man questa volta, appunto pr questo tutti quelli che incontri e che ti portano sempre più vicino a LaMiaMetà, sono degli angeli, che vorresti abbracciare, baciare, stringere e vorresti che non vedessero i tuoi occhi lucidi, vorresti che non ti sorridessero così calorosamente per l’ emozione che lasci trapelare.

E durante il tragitto verso la sua stanza, non ti interessa che ti stiano dicendo che lo vedrai pieno di tubi, drenaggi, cateteri, CVC, cannule che entrano nel suo corpo portando antidolorifici, anticoagulanti, sostegno, fisiologica, zuccheri, tutto quello che serve per aiutarlo a riprendersi più in fetta

Non ti interessa, tu, adesso, lo vuoi vedere, vuoi ridargli quel bacio dato in punta di dita stamattina alle 6,30, quando con i suoi occhi zzurri ti ha seguito finchè poteva, mentre lo accompagnavano in sala operatoria.

Buonanotte.

GIORNATE CHE SI SNODANO

Giorni buoni e meno buoni, come nella norma di tutti.

Giornate che si snodano fra voglia di vedere persone per poi ripensarci.

Giornate a volte, apparentemente, tranquille, che poi sfociano in una rabbia sorda, che non fa bene.

Giornate che almeno, per il clima, si sono assestate per quello che deve essere il tempo metereologico di novembre, e questo fa bene all’umore, perchè a novembre le giornate debbono essre buie e corte, per potersi preparare al delirio che comicerà fra poco meno di un mese, in preparazione del Natale.

Giornate silenziose.

QUANDO

Ti senti sopraffata da una botta di tristezza.

Quando ti senti stanca e le spalle pesanti.

Quando pensi che sei al limite, che di gocce dentro al vaso non ce ne stanno più.

Quando non hai voglia di sorridere a tua figlia che scende dal treno e sa che ti troverà lì ad aspettarla.

Quando non vedi l’ora che venga sera per andare a letto.

Quando spegni la luce e tiri un sospiro di sollievo perchè sai che la giornata è finita.

Quando questo mese di gennaio ti sembra lungo  eterno e non debba finire mai.

E’ ora di voltare pagina, di darsi un scrollata e lasciare andare qualche pensiero e qualche zavorra.

Non mi posso caricare sulle spalle tutti i problemi, veri o immaginari, del mondo.