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EFFETTI COLLATERALI

Soffia il vento, gli infissi e le tapparelle esterne ballano…sarà il vento o il terremoto?

C’è nero, il cielo è coperto, un boato…tuono o terremoto?

Un rombo…aereo che decolla o terremoto?

Capogiro seduta sul divano…..abbassamento della pressione o terremoto?

Si va a letto con aria indifferente, ma prima si controlla di avere le scarpe, i jeans e i bermuda sul comodino di fianco al letto.

I calzini sempre ai piedi…..freddo ai piedi o bisogna essere preparati?

E ogni tanto si controlla che nella sacca pronta, vicino alla porta, ci sia tutto quello che può servire, una volta alla settimana si cambiano le bottiglie d’acqua.

Ma tutto procede normalmente: si dorme, si mangia, ci si arrabbia e ci si sorride, come se niente fosse, tranne guardarci negli occhi allarmati al primo rumore strano.

ALL’ALBA

Immersa nei miei pensieri, fuggita di casa come una ladra, non volevo vedere nessuno, volevo solamente starmene un po’ da sola per recuperarmi.

All’alba senza cercare Venere davanti al Sole, la mia mente è rivolta ad altro, i miei passi vanno verso altre frontiere.

All’alba da sola in un bar a far colazione, tentando di leggere, provando a seguire la trama del libro, ma la mia mente è rivolta ad altro, i miei pensieri sono altri.

Mattina presto in un cimitero deserto, deserto perchè chiuso al grande afflusso di pubblico quotidiano, veniamo quasi scortate nell’ala dove verrà messo a dimora perenne papà.

E tutto si conclude in mezz’ora, dopo averti finalmente potuto riabbracciare, anche se dentro ad un contenitore di zinco, dopo aver potuto finalmente dare sfogo a tutto il dolore che avevo dentro e che stava spingendo per uscire.

Sono giorni pesanti, fatti di paura, di terremoto, di tristezza e della tua mancanza che si fa sempre più acuta.

E di tante lacrime che finalmente sono uscite a lavare tutto il dolore, tutta la rabbia e tutta la paura.

Finalmente ho di nuovo un posto, un punto fermo in cui venire nei momenti bui.

 

 

IN ATTESA

Di una verifica, ma intanto si continua a lavorare facendo finta di niente e mettendo macchinari e spazi a disposizione.

Della riapertura del cimitero del Borgo per riuscire finalmente a inumare papà.

E questa cosa che si sta protraendo aggiunge malessere a quello già esistente, stress a stress.

Il non sapere dov’è, il non avere più un punto fermo è destabilizzante, il sapere i suoi resti così in balia del terremoto, aggiunge angoscia e depressione a quella del terremoto.

Ma finirà, oh se finirà, eccome, prima o poi finirà.

Speriamo prima che poi.

MI VIENE………

…… da piangere quando leggo gli sms degli amici che si preoccupano;

….. da piangere quando comincia il tam-tam per rassicurarci l’uno con l’altro;

….. la nausea quando scossa tutto, quando le pareti si muovono, quando i libri e i cd cadono a terra:

….. la nausea quando la paura mi afferra;

….. la nausea quando la sedia o il divano cominciano a ballare avanti e indietro e poi saltano;

….. da ridere quando parlando con un’amica di lettura, mia coetanea, giungiamo alla stessa conclusione: prima di scappare di casa controllare che le mutande siano pulite, non si sa mai….

Normali deliri pre, durante e post terremoto.

STRANI MOMENTI

Chissà cosa scatta nella mente delle persone quando la paura raggiunge lo zenith?

Domenica 20 maggio mattina, all’alba, un’ alba di terremoto, di paura e di gesti inconsulti.

Primo: ho abbracciato un muro..non lo volevo lasciare, ero sotto alla porta della camera da letto, guai a chi mi toccava quel muro, era la mia ancòra.

Secondo: mi sono attaccata al telefono per sapere come stavano amici, parenti e conoscenti, volevo preoccuparmi di qualcun altroche non fossi io, cercavo conforto nel tentare di darlo.

Terzo: credo fossero circa le 5,30/6, ho sollevato la tapparella della camera da letto, ho spalancato la finestra buttato tutto sul davanzale e mi sono messa a rifare il letto.

Quarto: dopo mi sono precipitata in bagno, doccia veloce, vestizione, trucco e parrucco, di tutto punto dal fondotinta (per mascherare il colorino bianco-grigiastro tendente al verde-giallolimone) al rossetto.

Quinto: colazione alla Rotonda, vestita, pettina e truccata come se poi dovessi andare ad una festa da ballo (penso di essere stata l’unica conciata in quella maniera, c’era gente in cappotto, pigiama e infradito).

Ma il 29 maggio la reazione è stata diversa, la paura lì è stata tanta.

il 29 maggio mi sono fiondata sotto al tavolo, ho aspettato che finisse poi mi sono precipitata fuori con in mano….il sacchetto delle medicine!

E poi è ricominciata la sequenza di telefonate, ma lì c’è stato l’intoppo….le reti telefoniche non funzionavano, la paura è stata tanta.

E da martedì vivo come sospesa, impaurita e con le lacrime lì che spingono, ma non sono ancora uscite…forse se uscissero starei meglio.

Ho paura, abbiamo tutti paura, ma ci si fa forza per  superarla, bisogna, si deve, per ricominciare a vivere.

 

PENSARE,ELABORARE

Nel silenzio si pensa, si cerca una soluzione, la soluzione per tornare alla normalità.

Si elabora, la paura, le risposte da dare.

Eh sì,bisogna cercare delle risposte che possano tranquillizzare coloro, in questi momenti, sono i più deboli: i bambini.

 

I bambini ascoltano i nostri discorsi, i bambini “sentono” le nostre paure, pensano, pensano ancora cercano di capire, pensano e ripensano, pongono domande difficili, domande alle quali anche noi adulti cerchiamo una risposta.

Sono alla ricerca di una tranquillità e di una normalità, e la cercano in noi, nelle nostre parole, nei nostri gesti, nelle nostre azioni.

I bambini ci danno consigli sul come affrontare le scosse di terremoto, sul cosa fare e non fare, per loro a volte è un gioco, ma poi, ci pensiamo noi adulti a trasformare questo loro gioco in paura.

Abbiamo paura, quando avvertiamo una scossa, quando questa passa, quando ci rendiamo conto che siamo ancora interi e la casa ha retto, comincia la ricerca d chi quotidianamente vive con te, si parte alla ricerca dei bambini, del marito, dei figli e si pensa, alla mamma. alla sorella, a tutti coloro a cui tieni tanto e che, in quei momenti, capisci quanto sono importanti.

Basta poco e niente per ricominciare a respirare liberamente, basta un po’ e niente per ripiombare nell’angoscia.

E allora ci rifugiamo negli angoli nostri, in luoghi veri o virtuali nel quale provare a mettere ordine ai pensieri, alle paure, alla ricerca di una normalità che sembra ancora lontana.

DIVAGAZIONI E TERREMOTI

Stamattina io e l’amica di colazioni abbiamo provato ad andare al mercato nel paese a fianco.

Ingenue…noi non immaginavamo che questo paese potesse essere quasi tutto transennato perchè a rischio di crollo.

Ma tant’è. Ci siamo consolate facendo colazione dalla mitica Dora.

All’uscita ci siamo imbattute in un bellissimissimo cuccioloto, lì, buono e fermo che aspettava la sua padrona, non c’è parso vero. Ci siamo fermate e, in mezzo a tutte le brutture di questi giorni, ci siamo messe a coccolarlo.

Nel frattempo passa un bell’imbusto che non trova meglio che dire: “Eh sì, vediamo quando cresce se rimane così bellino”.

Caro, hai sbagliato persona: “Anche tu eri bellino quando eri piccolino, poi sei cresciuto….”.

I nostri amici di Ferrara ieri, alla scossa delle 13, presi dallo sconforto si sono rifugiati sotto all’architrave della porta d’entrata e si sono abbracciati stretti stretti e hanno aspettato che finisse.

E in tutto questo rimane la grande e grossa paura di ieri

E DAI

Ci stavamo riprendendo.

Stavamo quasi tornando normali.

Ci pensavamo il giusto.

Si sentiva quasi niente.

L’ultima scossa forte domenica ad orario di cena.

Stamattina ore 9….. panico, paura allo stato puro.

La terra ha ricominciato a tremare.

E trema costantemente e fortemente.

i telefoni non funzionano, o se funzionano vanno a singhizzo.

Brutta la sensazione di essere isolati con la paura addosso.

Valigie pronte con generi di primo conforto.

Stamattina sono caduti i libri e i cd.

Brutto segno per noi che abitiamo al primo piano.

Paura, tanta paura.

 

 

 

 

RUMORE, TANTO RUMORE

Il Rumore, il boato, i cani che abbiavano disperati, gli uccellini svegli a quell’ora ancora buia.

Niente che fosse nella norma, per quell’ora.

Un’ora buia, un’ora ancora di notte.

E il rombo.

Il vento? Un aereo? Un treno? Il tuono?

Poi lo stupore, lo sgomento.

La fuga dal letto, i vetri che tintinnavano, le tapparelle che sbattevano e il panico che acceca, che non ti fa più capire dove sei o dove stai andando.

Ed infine…il silenzio…un brutto silenzio.

La testa che continua a girare e ti ritrovi abbracciata ad una colonna portante, tenendola stretta come l’unico salvagente di questo mondo.

Un mondo che per il momento è ancora sospeso fra paura e voglia di dimenticare.

Io impaurita.