L’APPUNTAMENTO

Tutte le mattine passi sotto alle finestre delle camere da letto.

Tutte le mattine passi e ti chiedi cosa io stia facendo.

Tutte la mattine, guardi le serrande alzate, a volte  le finestre aperte, ti fermi un attimo, in attesa, sperando che io passi, ti veda e mi affacci.

Stamattinaho sentito la tua voce, ho sentito che ti chiedevi, a voce alta, dove fossi e cosa stessi facendo che avevo già messo i cuscini sul davanzale, ma io non c’ero, chissà dov’ero.

Samattina mi sono affacciata e ti ho dato il buongiorno, il tuo sguardo si è illuminato, mi hai fatto un sorriso magnifico, mi hai detto che c’era la nebbia, ma adesso non importava, mi avevi vista, ti avevo salutato, mi avevi salutato, eri felice, ero felice di questo incontro che tu, tutte le mattine, attendi.

Grande piccolo Matteo, grazie per avermi svoltato la giornata.

Grande piccolo Matteo che tutte le volte mi fai pensare al tuo grande ed immenso nonno.

RIVIGNANO

Nella mia mente era un paese, era un indirizzo presso il quale spedire regali per un compleanno o per far sentire la mia vicinanza.

Rivignano è il paese dove abitava Sara.

E sabato Rivignano ha preso forma, in mezzo ad una campagna svettava il campanile della chiesa principale nella quale ci siamo ritrovati per salutare questa amica che, troppo presto e troppo in fretta, ci aveva lasciati, stupiti, attoniti senza nemmeno darci il tempo di preparci, anche se nessuna di noi è mai pronta alla perdita di un’amica, una persona importante.

Rivignano mi incuteva paura, soggezione ed un filino di ansia, ma sapevo di avere al fianco spalle robuste che avrebbero assorbito la mia angoscia, sapevo di avere al fianco persone alle quali potermi appogiare: il Ferrari, la mia stampella, Mia, la persona che riesce sempre a farmi ragionare lucidamente e Renato, il suo compagno, che riesce sempre a farmi ridere, nel cuore e nella mente tutte le parole che avevano scritto per ragazze di Oltreilcancro per essere lì con noi, almeno col pensiero.

Rivignano è stato anche l’incontro con Il marito di Sara, persona che non poteva che essere così, perchè lui è il marito di Sara.

E siamo stati tutti molto bravi, ci siamo commossi, le lacrime immancabilmente sono scese, ma quando ci simo ritrovati fuori, dopo la funzione religiosa, siamo riusciti tutti a trovare le parole giuste per incoraggiarci, per far comprendere a Marco che il nostro affetto sarà sempre con lui, Il Power è riuscito a strapparmi una risata, così grande , così ben piazzato nei suoi 16 anni, così impegnato a non farsi travolgere dalla mancanza di Sara.

Ed infine la mamma di Sara, una mamma piegata dal dolore, ma con una immensa forza d’animo, che è riuscita a strapparci un sorriso caldo e consolatorio, un genitore non dovrebbe ami sopravvivere ad  un figlio, non è naturale.

Rivignano l’ho guardato con gli occhi di Sara.

SOTTO PRESSIONE

E’ come mi sento in questa fase.

Sotto pressione, come se tutti si aspettassero da me un colpo di coda, che mi buttassi alle spalle tutto, come se negli ultimi tempi non fosse successo nulla.

Sotto pressione per andare, fare, recuperare tutti i giorni chiusi a casa.

Non serve a nulla, quello che ci è stato tolto negli ultimi mesi non tornerà più, è inutile che ci affanniamo ad andare via, a fremere, a scalpitare per riprendere ad uscire con amici, a fare cene e pizzate varie o aperitivi, certamente possiamo e dobbiamo ricominciare, ma non è di certo facendo scorpacciate di tutto e di più che recuperiamo i mesi persi.

Mi sento sotto pressione, perchè fatico a rientrare nella dimensione pre quarantena, chiusura totale.

Prima della quarantena tutti i giorni uscivo al mattino, ecco quello mi è mancato, ma al pomeriggio non sono mai uscita, non avevo necessità, il pomeriggio è sempre stato dedicato a me, alle mie passioni, leggere, uncinettare, quindi è inutile che adesso mi guardiate quasi con disapprovazione perchè tendo ad uscire solo al mattino, lo facevo prima e lo faccio adesso.

Non intendo cambiare le mie abitudini, i miei punti fermi per omologarmi alla frenesia di cui tutti si sono impossessati per uscire, vedere gente, frequentare persone.

Poche persone frequentavo prima e quelle poce continuerò a frequentare ora.

 

MACEDONIA

Questo periodo, è come una macedonia.

Una macedonia di frutta che mangio a tutte le ore, con tutta la frutta che è possibile trovare e mischiare assieme.

Questo momento è una macedonia, di frutta, di emozioni, di pensieri, di alti e bassi.

Macedonia di emozioni e di paure, per il presente e per il dopo. Come sarà il dopo quarantena, con quali paure ricominceremo ad uscire e, timidamente, ad incontrarci? quanto tempo dovrà passare prima di riuscire a sentirci di nuovo sicuri e tranqulli. Quanto tempo dovrà passare prima che le brutte emozioni e le paure di questa quarantena si attenuino?

Macedonia di pensieri per come potrebbe essere il futuro, il pensiero che più spesso si affaccia, è quello di ridimensionare lo stile di vita personale, perchè questa quarantena una cosa me l’ha fatta capire, che si vive benissimo anche rallentando,correndo un po’ meno e mettere davanti a tutto le persone, l’essere umani e vicini sostenendoci gli uni agli altri.

Macedonia di alti e bassi, fra uno sguardo fiducioso al domani ed uno invece impaurito per il futuro più lontano, quello che va oltre al “liberi tutti”.

Liberi tutti, ma cosa e da chi?

COSA MANCA

Cosa mi manca, cosa non mi manca.

Non manca nulla di materiale e di fisico, manca l’empatia, manca il poter vedere le prrsone che fino a ieri l’altro vedevo, manca la quotidianità fatta di alcuni punti fermi, di ripetitività giornaliera e quotidina, uguale  tutte le mattine.

Una ripetitività calmante e rassicurante.

Mi mancano gli abbracci, mi manca la Tata.

Mi mancano gli abbracci de LaMiaMamma, certo potrei andare da lei, basta l’autocertificazione, esco dal mio comune, entro nel suo dicendo che è anziana e le sto portando la spesa, ma poi? Quando arrivo non posso abbracciarla, non posso farmi abbracciare da lei, quegll abbracci che facevano tanto bene al morale di tutte due.

E se non posso abbracciare LaMiaMamma, tanto vale non vada, sarebbe troppo grande il magone che mi porterei dentro e che terrei dentro di me, da sola a casa.

Mi mancano gli abbracci.

 

CI SONO ARRIVATA

Sono quasi arrivata alla normalità precedente al terremoto dell’ultimo anno.

Più di metà del 2019 è stato in salita, è stato un barcamenarsi fra normaità, paure, assestamenti vari di giorno in giorno.

Il 2020 era cominciato in leggerezza, peccato sia durata poco.

L’ultimo mese è stato vissuto dentro ad una centrifuga, che aumentava di ora in ora la pressione ed i giri.

L’ultimo mese è stato vissuto sul filo del rasoio, con i nervi sempre a fior di pelle, con la voglia di passare tanto tempo assieme a LaMiaMetà, ma con la voglia, contraddittoria, di vivere come se niente fosse.

L’ultimo mese me lo debbo lasciare a spalle, faccio fatica, ma piano piano ci sto quasi riuscendo.

Ben tornata quasi normalità.

NORMALITA’

E da oggi ufficialmente si torna alla normalità.

il primo passo è stato compiuto e si è concluso.

Visita di controllo chirurgica fatta, punti tutti rimossi, da oggi si può ricominciare a fare doccia e a guidare, e io mi sono tolto un  bel peso dallo stomaco.

Finalmente, almeno la parte chirurgica, l’abbiamo archiviata e adesso, lasciamoci alle spalle tutte le tribolazioni degli ultimi 20 giorni.

Finalmente posso rivedere LaMiaMetà indipendente, ancora molto stanco e affaticato,  ma in ripresa ed il sentirsi indipendente, aiuta, eccome che aiuta.

Finalmente da oggi, possiamo avere solo una preoccupazione: i controlli oncologici, ma quelli basta riuscire entrare in modalità “macchina-si-è-messa-in-moto” e anche quei momenti li potremmo affrontare con spirito diverso, almeno adesso sappiamo che recidive non ce ne sono più, dobbiamo pensare solamente che il futuro è più tranquillo.

Da oggi la crocerossina se ne va e torna la signorina Rottermeier.

IL TEMPO DELL’ATTESA

E’ quello che dilata i minuti, le ore, dove tutto sembra non muoversi, dove tutto si ferma.

E’ quel tempo che ti sfianca fisicamente e mentamente, dove anche il più roseo ottimismo, comincia a scemare verso un rosa pallido, poi verso il grigio, poi….stop! Finalmente arriva la chiamata dell’infermiere “Signora è in reparto, la vengo a prendere così lo può vedere, si faccia trovare davanti all’entrata del reparto”.

E tu, a quell’infermiere molto giovane, che potrebbe esser tuo figlio, sorridi, lo vorresti abbracciare, stringere in un  vorticoso giro di valzer, ma ti trattieni, non puoi farti conoscere anche qui, devi mantere un certo aplomb, sei sempre la moglie di un paziente ricoverato, un paziente che è appena uscito da una terapia intensiva, perchè ha avuto dei problemi.

E appunto per questi problemi che non ti sono stati risparmiati, che ti sono stati raccontati dal chirurgo che vi ha preso per man questa volta, appunto pr questo tutti quelli che incontri e che ti portano sempre più vicino a LaMiaMetà, sono degli angeli, che vorresti abbracciare, baciare, stringere e vorresti che non vedessero i tuoi occhi lucidi, vorresti che non ti sorridessero così calorosamente per l’ emozione che lasci trapelare.

E durante il tragitto verso la sua stanza, non ti interessa che ti stiano dicendo che lo vedrai pieno di tubi, drenaggi, cateteri, CVC, cannule che entrano nel suo corpo portando antidolorifici, anticoagulanti, sostegno, fisiologica, zuccheri, tutto quello che serve per aiutarlo a riprendersi più in fetta

Non ti interessa, tu, adesso, lo vuoi vedere, vuoi ridargli quel bacio dato in punta di dita stamattina alle 6,30, quando con i suoi occhi zzurri ti ha seguito finchè poteva, mentre lo accompagnavano in sala operatoria.

Buonanotte.

SVUOTATA

Quando ti senti svuotata, perchè gli inciampi della giornata e del giorno precedente ti hanno prosciugato tutte le emergie, non resta altro che sedersi, aprire un libro, leggere e ascoltare un po’ di musica.

Oggi è così, oggi i muscoli non rispondono, oggi tutto è pesante, oggi anche la pazienza sembra stia latitando.

Quando la voglia di cucinare ti abbandona, è il segnale che la corda è toppo tirata e la forza che ti spinge ad andare avanti, si sta lentamente esaurendo.

Occorre fermarsi, rilassare le spalle, buttare fuori tutta la rabbia, scrivere, leggere, non ascoltare il rumore che ti circonda, fermare i pensieri e guardare solo quello che succederà da qui al  inuto successivo, senza far galoppare la mente, non serve a nulla.

Tè, libro e copertina

LA BRACCIATONA

E l’abbraccio, ma nella nostra zona c’è un  abbraccio ancora più profondo e più caldo.

La bracciatona si fa di solito quando si ha bisogno di conforto, di calore e di consolazione.

La bracciatona si fa con la mamma, con la nonna, con la zia o con l’amica che comprende che in quel momento hai bisogno di conforto.

La bracciatona ha un rituale tutto suo.

Si fa sul divano o sopra ad una sedia o nel lettone, ci si avvicina alla persona che in quel momento è più vicina, ci si rannicchia fra le sue braccia, ci si si fa cullare, accarezzare la testa con gesti lenti, mentre, chi ti sta strigendo, parla sottovoce, sussurando parole che arrivino dolcemente all’orecchio, parole di conforto.

Non c’è limite di tempo, l’obiettivo da raggiungere è la calma e la serenità di chi in quel momento ha bisogno di conforto.

La bracciatona è il calore di cui tutti abbiamo bisogno.