SE CHIEDO….

Quando rientri a casa se ti chiedo cos’hai, cosa c’è che non va, non rispondermi che non c’è niente, che va tutto bene, prima vado in bestia, poi mi viene l’ansia ed in questo momento non ho bisogno di aggiungere ansia ad ansia.

Se te lo chiedo è perchè “sento” e vedo che qualcosa non va, non hai il solito sguardo sereno e tranquillo di quando tutto gira bene e non c’è nessuna nube all’orizzonte.

Sono quaranta e passa anni che ti conosco, che ti frequento, in tutti questi anni, ti ho sempre guardato, osservato, come mi dico “ti scannerizzo tutte le mattine” e vedo dalla postura, dallo sguardo se qualcosa non va, sono una donna, sono persona che si è sempre ineressata a chi le sta vicino.

Te l’ho sempre detto, se te lo chiedo è perchè vedo, “sento”, percepisco una sensazione di malessere.

Può essere un malessere fisico, psicologico, posso anche avere fatto o detto qualcosa che ti ha disturbato, ma lo vorrei sapere.

Lo vorrei sapere per aiutarti, se si tratta di un malessere fisico, mi attivo presso i medici, per trovare una soluzione, se è un malessere psicologico, mi attivo lo stesso cercando le parole ed i gesti per aiutarti, per supportarti (quante volte tu lo fa con me!), se ho fatto o detto qualcosa che ti ha dato fastidio, dimmelo, cercherò di impegnarmi per non ricadere nello stesso errore.

Se chiedo cos’hai, cosa c’è che ti far star male, dimmelo, è inutile che continui a dire che non c’è niente che non va, lo sai che non mollo finchè non mi dici quello che ti rode.

Se chiedo è perchè ti vorrei aiutare.

L’APPUNTAMENTO

Tutte le mattine passi sotto alle finestre delle camere da letto.

Tutte le mattine passi e ti chiedi cosa io stia facendo.

Tutte la mattine, guardi le serrande alzate, a volte  le finestre aperte, ti fermi un attimo, in attesa, sperando che io passi, ti veda e mi affacci.

Stamattinaho sentito la tua voce, ho sentito che ti chiedevi, a voce alta, dove fossi e cosa stessi facendo che avevo già messo i cuscini sul davanzale, ma io non c’ero, chissà dov’ero.

Samattina mi sono affacciata e ti ho dato il buongiorno, il tuo sguardo si è illuminato, mi hai fatto un sorriso magnifico, mi hai detto che c’era la nebbia, ma adesso non importava, mi avevi vista, ti avevo salutato, mi avevi salutato, eri felice, ero felice di questo incontro che tu, tutte le mattine, attendi.

Grande piccolo Matteo, grazie per avermi svoltato la giornata.

Grande piccolo Matteo che tutte le volte mi fai pensare al tuo grande ed immenso nonno.

AUGURI PICCOLO

Ciao Piccolo, tanti auguri.

Auguri per un compleanno importante.

Oggi sono 18, da oggi sei maggiorenne, da oggi sei direttamente responsabile delle tue azioni, da oggi le tue spalle dovranno sopportare il peso delle tue decisioni.

Ma io so che le tue decisioni saranno sempre ponderate, perchè tu sei GRANDE, ma io ti vedrò sempre come il Piccolo, sarò sempre la zia con la quale un giorno andare al mare e fare il puccio con il pane nel sugo delle cozze.

Piccolo, mantieni sempre il sorriso caldo e luminoso che hai sempre sul viso e negli occhi.

Piccolo, mantieni sempre alta la tua testa, perchè niente e nulla te la deve far piegare. Lo so è difficile, la scuola è piena di persone che vorrebbero fartela abbassare, che ci stanno mettendo del loro per fartela piegare, ma io so che tu, passati i momenti di scoramento, sarai in grado di prendere in mano la tua vita e di andare avanti senza farti condizionare.

Piccolo sappi che da questa zia avrai sempre tutte le scusanti possibili e immaginabili perchè tu viva i tuoi 18 anni, come vanno veramente vissuti, divertendoti e ridendo, tanto la tua parte nessuna te le porterà via, quando sarà il tuo turno per lottare e faticare, la lotta e la fatica saranno tutte tue, non ci sarà nessuno che se le caricherà sulle spalle per te.

Auguri Piccolo, che arrivasti 18 anni fa in una domenica di sole, mentre oggi è un lunedì di pioggia.

POSSO?

dire no ogni tanto?
oppure io debbo sempre dire sì, come un somaro?
non aver voglia di fare qualcosa, ogni tanto?
oppure debbo sempre essere felice come biancaneve e i sette nani?
avere la luna storta?
oppure debbo incarnare sempre la felice casalinga stile anni ’50?
rivoltarmi come una biscia, ogni tanto?
oppure debbo sentirmi oppressa dal “…tanto tu sei a casa”
fra la lavatrice il cassetto ci sono dei passaggi che voi umani manco conoscete.
fra il supermercato e il piatto succedono delle rivoluzioni industriali che levati!

I BIMBI SENZA LA LORO MAMMA

L’ ho abbandonato mezza giornata, non ce la facevo, si erano accavallati alcuni impegni.

LaFiglia aveva bisogno per l’imminente trasloco.

“Se non riesco ad andare io nel pomeriggio in farmacia, devi andare TU (inteso come Ferrari) al cup per la prenotazione, è urgente…”

“Non ti preoccupare….ci penso io..quando debbo fare il prelievo per oncologico?”

“Il 14, vedi un po tu se riesci a fartelo fare con lo stesso buco…”

“Stai tranquilla….”

Secondo voi quando deve fare il prelievo per l’anti citrullina?

Ma naturalmente il 14, ma non nello stesso presidio, in un altro.

Secondo voi cosa posso aver pensato, ma non detto, perchè mi sembrava di sparare sulal Croce Rossa?

Io che parlo di ninete per non soccombere all’esaustezza.

SILENZIO E PENSIERI

Lavoro all’uncinetto, in silenzio, sul divano, non da sola, ma sola con i miei pensieri, i momenti di felicità che arrivano ad ondate.

in silenzio seguo lo schema, lavoro, penso, mi faccio le domande e mi do le risposte, assentendo, rassicurandomi, tornando con i piedi per terra.

in silenzo e da sola penso al Ferrari, a quello che può pensare, a quelle  che possono essere le sue paure, alle parole mie non dette per paura di riportarlo ad un presente che in questo momento non è presente.

in silenzio e da sola penso all’amica che si è appena scontrata con due parole pesanti, due parole che le hanno messo sulle spalle un fardello che nessuno dovrebbe mai portare.

in silenzio tento di avvicinarmi a lei per rassicurarla, per darle il calore e l’affetto che possono servire in questi momenti.

in silenzio maledico questo momento brutto che è arrivato ad incrinare la serenità di tante persone.

in silenzio cerco di consolarmi e di trovare la giusta scappatoia a questi momenti lugubri.

non c’è pace fra gli ulivi.

TESORO

Eh sì, Ferrari, dico proprio a te.

Mi hai sopportata pazientemente in questi 16 lunghi giorni e quasi altrettanti ne debbono passare, ma oggi te lo debbo dire: sei proprio un bravo marito!

Ci vuole solo la tua infinita pazienza e bontà a sopportare i miei musi lunghi, le mie occhiate e le mie frecciatine, per non parlare, poi, del mio mutismo al ritiro degli esiti della TAC e del mio smarrimento alla prenotazione della visita con il chirurgo toracico.

Ci vuole la tua pazienza e la tua bontà, ereditata da tuo padre, per ascoltare tutti i miei sproloqui.

Ci vuole tutta la tua comprensione per capire le mie parole, i miei pensieri all’uscita della visita

Sei stato l’uncio che ha capito cosa volessi dire con le mie parole, con il mio dire “..ho mercanteggiato”, sei stato l’unico a leggere fra le righe.

Tesoro!

 

 

DI PARI PASSO

La mia noiosità va di pari passo con il dolore al malleolo.

Finchè non sento dolore va quasi, dico quasi, tutto bene, appena questo si sveglia le cose precipitano, non riesco a stare ferma, sento dolore anche dove non è possibile che io senta dolore, e divento noiosa.

Diventare noiosa significa:

– non trovare pace;

– non farmi andare bene niente;

– notare tutto quello che NON viene fatto per me;

di conseguenza arrabbiarmi, ingastrirmi, ripromettermi vendetta la prima volta che qualcuno* potrà avere bisogno di assistenza, corrugare la fronte e accentuare la ruga profonda in mezzo alla fronte, stringere gli occhi, assumere lo sguardo di chi ha appena mangiato un limone acerbo, con relativa bocca a “culo di gallina”, madarmi “simpaticamente” a quel paese, dirigermi verso i medicinali, mescolare una bustina di antidolorifico in un bicchiere d’acqua, buttarlo giù come se fosse un bicchiere di wishkey in un saloon del West, riprendere in mano l’uncinetto o il libro e, magicamente, è tutto passato.

Di pari passo vanno e vengono, rendendo ancora più difficile starmi a fianco.

 

* il Ferrari

L'ERA DEI PALESTRATI

E' cominicato il momento dei Big Jim, dei Rambo, di quelliche debbono mettere in mostra il fisico, di quelli che corrono lunga il bagnasciuga con aggeggi strani attaccati al corpo (io sostenevo che uno di questi avesse il cardio frequenzimetro e una fascia raccogli sudore in fronte, il Ferrari sostiene che quella non è una fascia, ma un aggeggio che monitora l''elettroencefalogramma…che risulta piatto).
Ce ne sono per tutti i gusti, ma le corse sono tutte uguali: in punta di peidi per far risaltare i muscoli delle gambe.

is

ASCIUGARE LE LACRIME

Quando un'amica piange, l'unica cosa che vorresti è prendere sulle tue spalle il suo dolore.
Quando un'amica piange la morte di un'altra donna, non si trovano mai le parole adatte per consolarla.
Vorresti asciugare le sue lacrime, vorresti trovare le parole giuste e adatte per lenire il suo dolore, ma proprio non vengono, non riesci a trovarle.
Quando un'amica piange il suicidio di una donna amica, rimani sbigottita di fronte all'enormità del gesto, del coraggio che ha avuto questa donna per porre fine alle sue sofferenze.
Quando un'amica piange calde lacrime di rabbia e di impotenza vorresti spaccare il mondo per poterla consolare, per poterle far comprendere che ci sei, che comprendi e capisci il suo dolore, il suo vuoto, il suo scoramento.
Quando una donna pone fine alla sua vita per un uomo la tua rabbia esplode dentro come una bomba e ti poni tante domande, vorresti urlare perchè le cose cambino, ma ti senti impotente di fronte ad un dolore tanto grande.
Quando una donna si suicida per "amore", che poi amore non è, vorresti che gli uomini, tutti gli uomini, sparissero dalla faccia della Terra, con tutto il loro carico di dolore che provocano  e di immaturità che si portano dietro.