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I DESIDERI E I RICORDI

I desideri sono ricordi” (M. Gramellini)

Il desiderio che ti prende quando la nostalgia ti assale è frutto dei rcordi che porti dentro, delle persone che hai perso lungo il cammino.

Ci sono tantissime maniere di perdere le persone lungo il percorso della vita, puoi smarrire delle persone per malintesi mai chiariti, le puoi perdere perchè non riesci a stare al passo del loro cambiamenti o loro non sono riuscite a stare al passo dei tuoi cambiamenti.

Puoi perdere delle persone perchè, probailmente, non erano sintonizzate sulla tua stessa frequenza del “sentire” l’amicizia, oppure all’inizio era il fuoco sacro della scoperta a tenere vivo l’interesse, ma poi, come tutti i fuochi, se non viene alimentato, si spegne.

Puoi perdere delle persone lungo il tratto che percorri assieme a loro, perchè ci si allontana, si cambia città, si cambia vita e le novità  distraggono dalle promesse di continuare a sentirci.

Si perdono persone per pigrizia, perchè si rimanda sempre a domani, finchè questo domani diventa una lontananza invalicabile, una lontananza fatta di cose che non si hanno più in comune, perchè il crescere significa anche questo, cambiare, progredire in direzioni diverse.

Poi ci sono le perdite più dolorose, quelle causate dalla  morte di persone importanti, che possono essere famigliari o amici, e queste perdite generano i ricordi più struggenti, e  l’unico desierio che il loro ricordo genera, è quello di poter tornare indietro, per non perdere nemmeno un attimo della loro presenza al nostro fianco, senza rimandare mai nulla a domani, perchè spesso il domani è troppo tardi.

Ma i ricordi coccolano,  sono la benzina per affrontare il futuro, il domani e andare avanti a testa alta e a muso duro.

I ricordi consolano.

GUARDANDO

Seduta, al solito bar, guardando quella finestra.

Cercare sempre il posto migliore per poter guardare quella finestra.

Nulla è cambiato da allora, anche ora, se avessi 7/8 anni, troverei più comodo e più “figo” entrare in casa arrampicandomi dal terrazzo, come facevo, come facevamo allora.

Guardando quella finestra si torna indietro di quasi mezzo secolo.

Dove sono seduta ora, non c’era la piazzetta, non c’era il monumento, non c’era il bar, c’era solamente un campo di grano, dove il contadino arava e dissodava la terra ancora con il bue.

Le zie sposate, allora, erano poche, le zie bambine con le quali giocare ancora tante.

Il nonno e la nonna erano ancora lì a sorvegliare quella masnada di bambini e adolescenti che giocavano tutti assieme.

Ieri una tapparella era sollevata, era quella della stanza che allora, era la camera da letto dei nonni.

Oggi il tendone è abbassato per ombreggiare il terrazzo.

Chissà chi ci sarà ora a vivere in quella casa?

Guardando quella finestra.

IL PASSATO

Compagni dei campi e delle officine, prende la falce e impugnate il martello….

un ricordo lontano, unavita fa, che, a volte, in questo momento di crisi, di lassismo, di politici tromboni e di sacrifici sempre a quelli, si affaccia prepotente e spinge.

sono cambiati i tempi, è cambiata l’età, tanto è passato fra l’ora e l’allora,  dovremmo….

dovremmo cosa? lanciare un segnale forte? scendere in piazza arrabbiati veramente? senza arrivare alle conseguenze di allora.

a volte ci ci pensa ad allora.

DA DOVE ARRIVA – RISPOSTA

Quattro giorni fa scrivevo questo post

Una cara amica di merende mi rispondeva dicendo che capiva bene il mio discorso sull’isolamento, perchè il di lei marito è della zona.

Ora vorrei rispondere a questa amica.

Noi abitavamo a Fortezza (Franzensfeter) per i locali, e guai ad italanizzare il nome del paese, che poi paese non era.

Abitare a Fortezza voleva dire morte civile. Allora non c’era nulla, tranne la stazione, la chiesa, la scuola materna, la scuola elementare, il cimitero ed uno svariato numero di osterie, dico osterie, nemmeno bar, ma osterie.

Ricordo il negozio del macellaio dentro al quale  regnava incontrastato l’odore di affumicato dello speck, quello buono, quello tenero e non salato, e l’odore dei wurstel, quelli buoni, quelli grossi, da mangiare con una senape che  quella a cui siamo abituati non pulisce nemmeno i garretti.

Ricordo il negozio del frutta e verdura, dove entravi e ti salutavano in tedesco “guten morgen” e guai a rispondere in italiano, ti guardavano male.

Non c’era il medico e nemmeno la farmacia e per mia madre era un problema grosso, visto la cagionevolezza della saluta di mia sorella, tutte le volte che si aveva bisogno del pediatra bisognava arrivare a Bressanone, ricordo una volta che la mamma ci porto ad un controllo a quello che allora era il servizio di base medico, e ho un nitido ricordo di questa stanza enorme, piena di fasciatoi, sui quali le mamme spogliavano i bambini, non ho nessun ricordo di sala d’aspetto di pediatri, di come siamo abituati a vederli ora.

Però…ricordo anche le magnifiche estati passate fuori, a correre, a giocare a nascondino, dei posti dove nasconderci ce ne erano a bizzeffe, ricordo le estati quando le zie arrivavano a turni in vacanza sù da noi, ricordo un anno che arrivo sù tutta la famiglia della zia di mia mamma..che estate favolosa.

Ricordo gli anni della scuola materna, dove una maestra di nome Ada, insisteva per farmi mangiare il cavolfiore lessato, ma ricordo anche i tanti compagni italiani e tedeschi con i quali giocare.

Ricordo il primo anno di elementari dove, quando entravi, dovevi togliere le scarpe e mettere le babucce, perchè per terra c’era il parquet, dove le aule erano ampie, spaziose e luminose, dove allora facevo già il tempo pieno, cosa che qui nella Bassa padana non era nemmeno pensabile.

La prima volta che ho parlato della parentesi alto- atesina fu in questo post, ma tutt’ora ho in serbo tanti ricordi di quel periodo, che alla fin fine, non fu poi così malvagio.

GRANDE BATTAGLIA

"Signora, buongiorno. Posso lasciarle un opuscolo e prenderle un appuntamento con la dottoressa che sabato prossimo sarà qui presso la farmacia per aiutare a smettere di fumare?"
"No, grazie, sono una ex fumatrice che ha smesso parecchi anni fa, da sola, quando ancora non c'era ancora tutto questo interesse per smettere di fumare".
Grande, mi sono sentita una GRANDE.
Orgogliosa (o orgoglioNa) di me stessa.
Allora, era il dicembre 1990, ho fatto da sola, ho preso la decisione da sola, in sordina, senza dire nulla nessuno, temevo una mia sconfitta e non volevo sentirmi umiliata, da questa sconfitta, agli occhi di mio marito, di mia figlia e dei miei genitori.
Qualcuno si accorse di questa novità dopo circa 20 giorni, mi fecero alcune domande, assentirono e si offersero di autarmi in caso di bisogno e di "proteggermi" da chi avrebbe continuato ad offrirmi sigarette.
Ci impiegai circa un anno a non sentire più la dipendenza da nicotina, perchè era da parecchio tempo che fumavo e fumavo molto, ma alla fine ce la feci.
Adesso mi vanto di essere una ex-fumatrice, non condanno chi fuma, ma il fumo mi da parecchio fastidio.

N.B= Questa sera alle ore 21 su Italia1 va in onda la trasmissione "Invincibili", dove si parla di cancer blogger, di bloge-terapia e dove GIORGIA, ROMINA  e ROSIE parleranno di loro ma, soprattutto, di OLTREILCANCRO.

IL TEMPO CHE PASSA

Riflessioni in una calda mattina di maggio in attesa di andare ad una visita con LaFiglia.
Pensieri che arrivano all'improvviso, come un fulmine, nel mezzo di una mattinata all'apparenza normale.
8 anni fa, più o meno in questo periodo, mi accorgevo di una pallina che avrebbe cambiato radicalmente la mia vita e  quella di coloro che mi stavano attorno.
Una pallina piccola e insignificante che voleva per forza venire alla ribalta, che voleva per forza attirare l'attenzione.
E c'è riuscita, era un cancro che stava tentando di portarmi con sè.
Da allora tutto è cambiato, tutto ha assunto un altro colore, le priorità si sono completamnte ribaltate.
A distanza di 8 anni la pallina non c'è più, ho litigato tanto con lei, con il cancro, finchè se ne è andato, ma ha lasciato dietro di è tante cose, situazioni diverse da allora.
Una vita ribaltata dalla sera alla mattina, le mie convinzioni che se ne andavano, e ne subentravano delle altre, altre che poi sono diventate la regola, la normalità.
Tempi prima scanditi da cene, aperitivi e ammenicoli vari, di punto in bianco hanno cominciato ad essere scanditi prima dalle scadenze ogni 21 giorni per la chemioterapia, poi la radio e poi le visite di controllo semestrali.
Tempo che di punto in bianco ha assunto un altro colore, un altro sapore.
Tempo che non si poteva sprecare, perchè ogni istante perso poteva significare un rimpianto.
Un tempo lungo durante il quale ho dovuto imparare a convivere con un'latra me, più consapevole di cosa è veramente importante e di cosa vale la pena vivere.
Tempo che è passato, con tante battaglie e lotte vinte, ma anche con tante cose lasciate alle spalle, cose e situazioni non importanti, perchè ora è importante che il tempo continui a passare, senza sprecarne nemmeno un attimo

IL PRE IL POST E LA PAURA

Ieri l'amica JULIA ha scritto un post illuminante sulla paura pre e durante i controlli.
Tutto vero, tutto assurdamente vero.
Perchè è assurdo avere paura quando si sta bene , ma…c'è un ma.
La mia vita di divide in "pre cancro" e "post cancro".
Il pre cancro era una vita piena, di corsa, fatta di corse e di lavoro, e fra una corsa e un lavoro mi dedicavo a mio padre e mia madre, cercando di alleviare loro i disagi di una vita in carrozzella e con la testa non sempre presente di mio padre. Era una vita vissuta intensamente, con sempre uno scopo da raggiungere, che poteva essere anche solamente un'uscita con gli amici. Era una vita, a volte, vissuta anche un po 'sopra alle righe, con moti di ribellione a quello che ci si aspettava da me che ero donna ed avevo già superato i 40 anni, anni in cui si pensa e si vuole che una persona, tanto più donna, metta la testa a posto e non abbia più voglia di star fuori tutta la notte a gozzovigliare.
Poi è arrivato il cancro, a 46 anni, la mia vita frenetica ha subito una brusca battuta d'arresto, ho avuto paura di morire, ho sfiorato la morte.
Non che prima non ci pensassi, ma era un'eventualità molto lontana e remota, mentre ora, con una diagnosi di cancro la morte era lì, a due passi e stava tentando di prendermi.
Sono arrivati mesi lunghi, bui e duri, dove l'unico mio pensiero era sopravvivere, cercare di farcela, di tirarci fuori i piedi.
Ormai non mi interessavano più le notti brave, la vita vissuta un po' al di sopra delle righe, la chemio mi aveva spezzato le gambine, mi aveva messa k.o..
Quando fai chemio ti rendi conto che la morte è lì dietro di te, ti sta con il fiato sul collo.
Finita la chemio è cominciata la radio terapia e finita quella la terapia ormonale, e intanto dovevo sempre continuare a guardare avanti.
Ed un passo avanti era stato fatto, cominciavo a fare programmi da lì a 3 mesi, con la cadenza dei controlli.
Con il passare del tempo i controlli da 3 sono passati a 6 mesi e cominci a riprender fiato, ma sempre con un occhio al passato, a quello che è stato e che potrebbe ripresentarsi.
E siamo arrivati al nocciolo della questione: la paura che tutto ricominci da capo, del dover di nuovo abbandonare lo stile di vita che faticosamente ha costruito, non più una vita frenetica e al di sopra delle righe, ma una vita calma, posata, tranquilla, una vita che apprezzi e che assapori tutti i giorni.
E hai paura di dover riguardare in faccia la morte, di dover ricominciare a star male per la chemio, di dover ricominciare quel lungo percorso di risalita c
he io impiegato 4 lunghi anni a fare, in preda alla depressione, alla rabbia e alla paura, aiutata dal Ferrari da mia madre,  da mia sorella e dal mio medico di base
E' questa la grande paura che alberga dentro di noi, il dover ricominciare e aver paura di non riuscire a farcela, di non averne più la forza.

ALLIBITA E SORPRESA

Non si finisce mai di stupirci, le persone non sono mia quello che dicono.
O meglio, la depressione o la schizofrenia le porta a comportarsi come la società vuole, per poi rivelarsi diverse.
Lo strano caso del dottor Jekill e di Mister Hyde.
Un po' di tempo fa un'amica ha perso una collega di lavoro, la ragazza si è suicidata.
La ragazza aveva dei seri problemi, era seguita da alcuni anni da uno psichiatra, le amiche facevano di tutto per starle vicina.
Quando si è suicidata queste amiche hanno accusato il colpo e si sentivano tutte in colpa, perchè la rgazza aveva pensato bene di andare a morire a Pesaro.
Prima di suicidarsi aveva mandato un ultimo sms ad un uomo e, questo uomo di cui tutte conoscevano l'esistenza, è sempre stato guardato con occhio malevolo da loro.
Anche io che ero stata la confidente di questa amica tormentata dai sensi di colpa, ero rimasta annichilita dal fatto che alle soglie del terzo millennio ci fosse ancora qualcuna che si suicidava per amore.
Nessuno aveva considerato i grandi problemi che la ragazza aveva.
Le amiche e colleghe si erano date da fare per stare vicine ai genitori, per fare un qualcosa che nel tempo avesse sempre ricordato questa persona.
Ora è crollato un mito, una doccia gelata si è abbattuta su tutte loro.
Sono finite le indagini dei carabinieri, il caso è chiuso: si è suicidata.
Ma l'ultimo messagio (Quando leggerai questo sms io non ci sarò più……) è stato inviato al marito della sua amica, di quella persona che per anni le era stata vicina e negli ultimi tempi la seguiva e la accudiva come una sorella, che si era sempre fatta carico di tenersela vicina nei momenti di crisi peggiore.
Non ho parole

LIBRI E PIOGGIA

Binomio vincente.
Quando fuori piove, ma piove di brutto che si fa?
Si sta bene sul divano, sotto al pile con una tazza di teà nei paraggi e si legge, si legge fino allo sfinimento.
E si pensa, penso e faccio un paio di conti: ma quanti anni sono che leggo? Il risultato di questa operazione è alto, sono ben più di 40 anni che leggo regolarmente e tanto.
Cominciai all'età di 6/7 anni circa, allora andavano di moda le enciclopedie e la prima enciclopedia che entrò in casa fu "Il mio amico Garzanti", fu amore a prima vista, comincia a leggere il primo volume "Miti leggende e fiabe" e non me ne sono più staccata.
L'ho letto, riletto e straletto, mi ha sempre seguito in tutti i miei traslochi, in tutti i miei cambiamenti, mi è sempre stato fedele compagno di viaggio.
L'ho letto a mia figlia quando era piccola, l'ho passato a mia sorella quando è nato suo figlio e anche lei gli leggeva le storie di "Miti leggende e fiabe", è tornato in casa Ferrari alla nascita della Tata, ma poi è migrato di nuovo da mia sorella, perchè a lei piece e ogni tanto se lo rilegge.
Fino a 10 anni fa c'era mio padre, l'unico che si azzardava a regalarmi libri, l'unico che era capace di capire quale libro avrei voluto leggere in quel momento, l'unico che mi ha sempre regalato libri azzeccatissimi, ma poi con la sua morte nessuno ha pià pensato di regalarmi libri all'improvviso, senza aver prima fatto un sondaggio per sapere quale libro mi fosse andato di leggere in quel momento, nessuno si era mai più azzardato a regalarmi un libro a sorpresa.
Fino ad un mese quando un'amica,
ANNASTACCATOLISA , per il mio compleanno ha fatto il salto nel buoi, mi ha regalato un libro. E lì mi sono commossa, ho pianto, perchè da 10 anni a questa parte nessuno più mi aveva regalato un libro, perchè mi sembrava di essere tornata ai tempi d'oro con mio padre, alle nostre chiacchierate di libri, ai suoi libri che arrivavano a casa improvvisamente, per farmi la sorpresa.
E oggi che piove, che non ho voglia di uscire, che non sono al massimo fisicamente, me ne rimango acciambellata sul divano con un libro in mano e penso, leggo, ripenso e mi lascio sommergere dai bei ricordi di un tempo che fu, un tempo che non tornerà più, ma che le persone che ho attorno fanno di tutto per farmi rivivere.

CON UN PO' DI EMOZIONE

Copio e incollo questa mail inviata dalla Figlia, con tanta emozione perchè eravamo più giovani e perchè quando succedeva tutto questo, per me erano ricordi la carta da gioco infilata nei raggi della bicicletta:
–     Noi, che le nostre mamme mica ci hanno visti con l'ecografia.
–     Noi, che a scuola ci andavamo da soli e da soli tornavamo.
–     Noi, che la scuola durava fino alla mezza e poi andavamo a casa per il pranzo con tutta la famiglia (si, anche con papà).
–     Noi, che eravamo tutti buoni compagni di classe, ma se c'era qualche bullo, ci pensava il maestro a sistemarlo sul serio.
–     Noi, che se a scuola la maestra ti dava un ceffone, mamma a casa te ne dava 2.
–     Noi, che se a scuola la maestra ti metteva una nota sul diario, a casa erano guai.
–     Noi, che quando a scuola c'era l'ora di ginnastica partivamo da casa in tuta, tutti felici.
–     Noi, che la gita annuale era un evento speciale e nelle foto eravamo sempre sorridenti.
–     Noi, che le ricerche le facevamo in biblioteca, mica su internet.
–     Noi, che la vita di quartiere era piacevole e serena.
–     Noi, che andare al mare nei sedili posteriori della 850 di papà o nella 1100 di nonno era una passeggiata speciale e serbiamo ancora il ricordo di un bagno "pulito" a Rimini o a Fregene.
–     Noi, che alla Domenica andavamo sempre al ristorante, perché ogni papà poteva permetterselo.
–     Noi che alla Domenica c’erano sempre le paste.
–     Noi, che facevamo 4 mesi di vacanza al mare, da Giugno a Settembre.
–     Noi, che non avevamo videogiochi, né registratori, né computer. Ma avevamo tanti amici .
–     Noi, che per cambiare canale alla TV dovevamo alzarci e i canali erano solo 2.
–     Noi, che andavamo a letto dopo Carosello.
–     Noi, che sapevamo che era pronta la cena perché c'era Happy Days con Fonzie.
–     Noi, che guardavamo allucinati il futuro con "Spazio 1999" .
–     Noi, che se la notte ti svegliavi e accendevi la TV vedevi solo il monoscopio Rai con le nuvole o le pecorelle di interruzione delle trasmissioni.
–     Noi, che ci sentivamo ricchi se avevamo 'Parco Della Vittoria e Viale Dei Giardini'.
–     Noi, che i pattini avevano 4 ruote e si allungavano quando il piede cresceva.
–     Noi, che chi lasciava la scia più lunga nella frenata con la bici era il più fico e che se anche andavi in strada non era così pericoloso.
–     Noi, che dopo la prima partita c'era la rivincita, e poi la bella, e poi la bella della bella.
–     Noi, che avevamo il 'nascondiglio segreto' con il 'passaggio segreto'.
–     Noi, che giocavamo a nomi-cose-animali-città.
–     Noi, che ci divertivamo anche facendo Strega-comanda-colori.
–     Noi, che ci mancavano sempre 4 figurine per finire l'album Panini (celò, celò, celò, celò, celò, celò, mi manca!).
–     Noi, che suonavamo al campanello per chiedere se c'era l'amico in casa, ma che a quelli degli altri suonavamo e poi scappavamo.
–     Noi, che compravamo dal fornaio pizza bianca e mortadella per 100 lire (= • 0,050!) e non andavamo dal dietologo per problemi di sovrappeso, perché stavamo sempre in giro a giocare.
–     Noi, che bevevamo acqua dal tubo del giardino, non da una bottiglia in PET  
–     Noi, che  un gelato costava 50 lire (= • 0,025!).
–     Noi, che le cassette se le mangiava il mangianastri, e ci toccava riavvolgere il nastro con la Bic.
–     Noi, che sentivamo la musica nei mangiadischi sui 45 giri vinile (non nell'Ipod) e adesso se ne vedi uno in un negozio di modernariato tuo figlio ti chiede cos'è.
–     Noi, che al cinema usciva un cartone animato ogni 10 anni e vedevi sempre gli stessi tre o quattro e solo di Disney.
–     Noi, che non avevamo cellulari (c'erano le cabine SIP per telefonare) e nessuno poteva rintracciarci, ma tanto eravamo sicuri anche ai giardinetti.
–     Noi, che giocavamo a pallone in mezzo alla strada con l'unico obbligo di rientrare prima del tramonto.
–     Noi, che trascorrevamo ore a costruirci carretti per lanciarci poi senza freni, finendo inevitabilmente in fossi e cespugli.
–     Noi, che ci sbucciavamo il ginocchio, ci mettevamo il mercuro cromo, e più era rosso più eri fico.
–     Noi, che giocavamo con sassi e legni, palline e carte.
–     Noi, che le barzellette erano Pierino, il fantasma formaggino o c'è un francese-un tedesco-un italiano.
–     Noi, che c'era la Polaroid e aspettavi che si vedesse la foto.
–     Noi, che la Barbie aveva le gambe rigide.
–     Noi, che il 1° Novembre era 'Ognissanti', mica Halloween.
–     Noi, che l'unica merendina era il Buondì Motta con i chicchi di zucchero sopra la glassa.
–     Noi, che il Raider faceva concorrenza al Mars.
–     Noi, che a scuola le caramelle costavano 5 lire.
–     Noi, che si suonava la pianola Bontempi.
–     Noi, che la Ferrari era Lauda e Alboreto, la McLaren Prost , la Williams Mansell , la Lotus Senna e Piquet e la Benetton Nannini e la Tyrrel a 6 ruote!
–     Noi, che la penitenza era 'dire-fare-baciare-lettera-testamento'.
–     Noi, che ci emozionavamo per un bacio su una guancia.
–     Noi, che il Ciao e il Boxer si accendevano pedalando.
–     Noi, che nei mercatini dell'antiquariato troviamo i giocattoli di quando eravamo piccoli e diciamo "guarda! te lo ricordi?" e poi sentiamo un nodo in gola.
–     Noi, che siamo ancora qui e certe cose le abbiamo dimenticate e sorridiamo quando ce le ricordiamo.
–     Noi, che vivevamo negli anni di piombo, ed abbiamo visto  le  lotte sociali e di classe.
–     Noi, che votavamo per i partiti della 1° Repubblica: MSI, DC, PRI, PLI, PSI, PCI, e non per 70 diversi gruppi dai nomi fantasiosi.
–     Noi, che abbiamo trovato lavoro tutti e subito.

Noi, che siamo stati tutte queste cose e tanto altro ancora.
Questa è la nostra storia.

Se appartieni a questa generazione, invia questo messaggio ai tuoi amici e conoscenti della tua stessa generazione . 

Ma anche a gente più giovane perché sappia com'era bella la nostra vita … anche se si chiederà come abbiamo potuto distruggere fino a questo punto la sua …