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STELLA GRANDE

Piccola grande donnina che stai crescendo.

Stella grande e luminosa per tutti noi.

Stella grande che hai portato una ventata di felicità a tutti noi.

Stella grande che hai sparso la tua magia di gioia a piene mani come se fosse neve.

Stella grande che oggi compi 13 anni, non più bambina, ma non ancora donna.

Stella grande che stai muovendo i primi passi nell’adolescenza, con tutte le sue e le tue contraddizioni.

Stella grande oggi anche il meteo ha voluto farti un piccolo regalo, una spolverata di neve.

Tata bella auguri

 

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AMAREZZA

Tanta e profonda.

Credevo che “La Milano da bere” fosse definitivamente scomparsa con l’avvento del secondo millennio.

Invece mi sono dovuta rendere conto, amaramente, che è ancora in auge, specialmente fra le nuove generazioni, che provano il brivido dell’apparire, di mettere alla prova il loro modo di vivere, di imporre la loro voce sopra a tutte le altre, senza guardarsi attorno, senza capire cosa sta succedendo attorno a loro, senza nemmeno porsi il problema o la domanda , senza guardare oltre il loro ombelico.

Forse sto invecchiando molto più in fretta di quello che speravo, forse sto dimenticando come eravamo, ma noi siamo la generazione del post ’68, la generazione che ha ribaltato il modo di vivere e pensare, lagenerazione che ha preso coscienza del proprio esistere.

Certo, siamo anche la generazione che ha portato il terrorismo , ma questo riguarda solamente una minoranza di noi, la maggioranza si è data da fare per costruire un qualcosa di migliore per chi veniva dopo di noi.

Ci siamo riusciti solo in parte, qualcosa si è inceppato fra una generazione e l’altra, qualcosa è andato storto e non ce ne siamo accorti.

Prevale ancora l’apparire piuttosto che l’essere.

Sono una inguaribile illusa.

I GIORNI DELLA LONTANANZA.

E siamo arrivati alla viglia della partenza della Tata.

La Tata quest’anno fa una vacanza studio di 15 giorni in Irlanda.

Da sola,senza nessuno di noi, con tanti altri adolescenti e pre adolescenti come lei.

Per la nonna è una trauma.

Ha GIÀ 12 anni.

Ha SOLO 12 anni.

Saranno giorni lunghi, giorni di domande, sarà l’occasione per rodare i distacchi futuri che fra poco arriveranno.

E io non sono pronta

VORREI PARLARE……

….della Tata.

E’ da tanto tempo che non ne parlo, ma lei è cresciuta, lei rimane sempre la mia Tata.

Adesso ha 12 anni abbondanti, frequenta le seconda media, è cambiata molto dallo scorso anno.

L’anno scorso mi volevo dimettere da nonna, perchè non ce la facevo, mi sentivo schiacciata da questo suo crescere, non la riconoscevo, come lei non riconosceva sè stessa.

Adesso non vedo l’ora di passare del tempo con lei.

E’ cresciuta, è spassosa, intelligente, si riescono a fare tanti discorsi fra di noi, ci divertiamo assieme, anche se lei, a volte, dice che sono imbarazzante.

Tutti i giorni quando torna d scuola le chiedo com’è andata la sua giornata scolastica.

E lei tutti i giorni mi risponde che è andata normale, come solito, per poi cominciare a raccontare delle sue compagne, dei maschi della classe, dei professori, così intanto non perdiamo il contatto con lei e con la sua realtà, ci mettiamo d’impegno per essere presenti senza dare nell’occhio.

Un mese fa circa mi ha chiesto se i maschi cresendo migliorano. Mi ha spiazzata, non potevo dirle la cruda verità, un minimo di illusione a queste ragazze, future donne, dobbiamo lasciarla.

Con calma, ho raccolto le idee e le ho risposto prendendola alla larga:

“Beh, insomma voi femmine a questa età siete sciocche, i maschi sono immaturi, sono un po’ pi indietro rispetto a voi”

“Sì nonna, ho capito, qesto lo so e me ne sono già resa onto, ma io volevo sapere se migliorano”

Dentro tutta l’aria, fuori tutta l’aria, Cri rifletti in fretta e bene.

“Tu il nonno come lo vedi?”

“Lui è bravo, lui non è tamarro come i miei compagni di classe”

“Ecco, allora, vedi Tata ,la risposta te la sei data da sola, con il passare del tempo, chi più, chi meno, diventano come il nonno”

In attesa della prossima domanda

A PARTI INVERTITE

Succede con il passare  degli anni che le parti si invertano.

Tu da figlio diventi genitore e il genitore diventa figlio.

Ma tu figlio non sei pronto a diventare genitore del tuo genitore.

Non ne hai le capacità, perchè tu sei figlio, non ne hai le capacità.

La tua mente non riesce ad invertire le parti e tutto si complica.

Tu sei genitore dei tuoi figli, non del tuo genitore.

Non riesci a trovare le parole giuste, i giusti tempi ed i giusti ritmi.

Non sai, non hai mai preso in considerazione questa eventualità, non hai avuto il tempo di preparati, ti è capitato il ruolo dall’oggi al domani, e non sai cosa fare, cosa dire.

Ti senti frustrato, vorresti dare il meglio, vorresti fare il meglio per questa persona che a te ha dato tanto, tempo,dedizione e amore.

Ti rendi conto che per tanti anni hai ricevuto, hai preso tutto quello che ti veniva dato, senza sapere che un domani avresti dovuto rendere.

E ti rendi conto che non hai accumulato esperienza, non ricordi nulla, ti senti impotente, devi navigare a vista.

Navighi a vista, pensi, cerchi, sperando di fare, dire e dare sempre il meglio.

Ma poi guardi negli occhi il tuo genitore/bambino e capisci che l’impresa sta riuscendo, sei orgoglioso di te stesso ed in silenzio ringrazi il genitore che è stato, che è riuscito a trasmettere qualcosa.

Si naviga a vista

 

TEMPO FA

Era una giornata grigia e piovosa.

Ma verso sera si illuminò tutta.

Verso sera tutto il dolore, la paura e la fatica sparirono.

Eri arrivata, con tutta la tua forza e la voglia di farti largo nel mondo.

Tanti anni sono passati, abbiamo riso e pianto assieme, siamo cresciuti tutti, amandoci ma anche detestandoci, litigando e facendo pace, ma sempre assieme, vicini , uniti.

Gli anni sono passati, sono sparite le inconmprensioni, ci siamo accettati tutti per quello che siamo.

Tu sei cresciuta, ma anche io sono cresciuta, ho capito che tu non sei me, che sei una persona diversa.

E questa tua diversità è stata la mia fortuna, perchè ti ho sempre avuta al fianco, pronta a sostenermi.

Buon compleanno e ricorda che si vive solo il tempo in cui si ama.

IL 13 PORTA DAPPERTUTTO

Location: centro di Bologna fermata autobus.
Protagonisti: io e Sapientina.
In una fredda mattina soleggiata sono ferma alla fermata del bus in attesa di quello che mi porterà al sant’Orsola, ospedale policlinico di Bologna. Ho il naso affondato nel tablet, sto leggendo, leggo per non dover interagire con nessuno, tranne che con me stessa.
Sapientina: “Mi sa dire l’ora per favore?”
Io. “Sono le 11 e 3 minuti”. E rimetto il naso dentro al tablet, sto leggendo e non ho voglia di interrompere.
Sapientina: “il mio bus è un po’ in ritardo”.
Io “Capita”. E mi rituffo dentro al libro che sto leggendo come se non ci fosse un domani.
Sapientina: “Lei che bus aspetta?”
Io: (non ho voglia di interagire, ma non posso nemmeno fare la figura della zoticona) “Il 25 per il Sant’Orsola”. Alzo il tablet e ricomincio a leggere.
Sapientina: “Anche il 30 va al Sant’Orsola, io sono pratica”
Premetto che il 30 va la Rizzoli, altro ospedale bolognese famoso, ma è un ospedale ortopedico, per oggi non fa al caso mio.
Io, al limite del baratro della pazienza terminata, ero pronta ad infierire.
Ma è arrivato il 13 e Sapientina è salita, si è salvata.
Il 13 porta dappertutto, anche affanculo…. pardon a quel paese