Archivi tag: vita

MANCA ANCORA MOLTO ALLA FINE DEL 2020?

Sta diventando veramente pesante, in poco tempo questo anno è riuscito a farsi detestare.

Pensieri su pensieri, inteventi chirurgici eseguiti al limite, la pandemia, la quarantena, la morte di persone amiche e breve distanza l’una dall’altra e tutte giovani, troppo giovani, con vite dvanti ancora tutt da vivere, con ancora un sacco di cose ed esperienze da fare.

Sta diventando pesante la situazione, sembra quasi ci sia un accaniento verso il genere umano.

Il meteorite che ci ha sfiorato il mese corso, non ci ha schiVato, ma ci ha letteralmente schiFato, non voleva infettari nemmeno lui.

L’ultina settimana  è stata costellata di lutti imprevisti ed improvvisi.

Decisamente siamo provati, io ho finito le parole, sto finendo le energie, le parole,alla fine sono sempre le stesse: incredulità e sgomento.

Incredultà e sgomento perchè alla morte di un amico non si è mai pronti.

DIFFICOLTA’ PAURE E SORRISI

In questo lungo periodo di chiusura, di quarantena abbiamo affrontato tante difficoltà.

Le abbiamo superate, o almeno siamo riusciti a prendere le giuste misure per convivere con la quarantena, le difficoltà che, all’inizio, sembravano incolmabili, per poi capire che erano insuperabili solamente nella nostra mente.

Abbiamo dovuto calibrare la nostra vita quotidiana su altri ritmi, più lenti, meno frenetici e più umani.

E finalmente abbiamo cominciato ad apprezzare questa vita lenta, questa vita che rispettava i ritmi umani, questa nuova vita, che poi tanto male non era.

E con un certo timore abbiamo cominciato a guardare alla fase 2, con le paure che cominciavano a farsi di nuovo strada.

E piano piano, abbiamo dovuto ricalibrare la nostra vita, in previsione delle future uscite, che, alla fin fine, non erano poi tante, ma almeno ci dà la possibilità di vedere i parenti,  almeno quelli a cui teniamo.

E lì è partita l’ansia, la paura del dover abbandonare il nido che per due mesi ci aveva protetti, e nel quale ci sentivamo bene, la paura del dover riaffrontare il mondo esterno, perchè, vediamo di essere onesti, chi di noi prima della quarantena aveva tutta questa vita mondana che ci siamo tanto lamentati di aver perso?

Ecco, per essere onesti, dovremmo dire che la quaratena ci aveva tolto la possibilità di vedere  gli amici,  ma, forse, a noi pesava di più l’imposizione di NON uscire.

Ma ieri sono arrivati i sorrisi, quelli che mancavano da tempo, i sorrisi visti dal vero, non dietro lo schermo di una videochiamata, ieri è venuta la Tata a salutare i nonni.

Ieri mattina ha fatto lezione on-line, ha pranzato di corsa, poi è uscita, e dopo 60 giorni abbondanti, con autocertificazioe in tasca e mascherina  è arrivata a piedi fino alla casa dei nonni, che la stavano aspettando con trepidazione, quando ha suonato il campanello, mi sono commossa, quando l’ho vista salire le scale, con il suo solito abbigliamento, con il suo sorriso luminoso, la giornata ha assunto un altro colore.

Le difficoltà e le paure sono sparite, è rimasto il suo sorriso, le sue chiacchiere e la ventata di freschezza che ha portato.

Un applauso a tutti i nostri ragazzi che si sono dimostrati dei grandi in tutto questo zibaldone.

 

CE LA FAREMO…FORSE

La cosa sta diventando lunga, non se ne vede, per ora, ancora la fine, di 15 giorni in 15 giorni, è passato quasi un mese, almeno per noi, ultima uscita il 3 marzo.

E non sappiamo ancora quando potremo uscire di nuovo, per un giro in centro o una merenda del sabato pomeriggio.

Ma non pesa questa reclusione, adesso comincia a fare paura il dopo, la ripresa, come sarà e come ne verremmo fuori, come ne verrà fuori l’economia, quanto tempo ci vorrà per tornare, almeno, ad una piccola tranquillità.

Certamente, in questo momento, è più importante il non infettarsi, rimanere in casa per non dare la possibilità al virus di continuare a spargersi, in questo momento, qui e ora, è importante non infettarsi e non infettare gli altri, sia le persone a cui vogliamo bene, sia i perfetti estranei che ci stanno attorno, ne va della nostra ripresa sociale ed economica.

Lo ammetto, io in questo momento, sono molto spaventata dalla ripresa economica, dal dopo, dal se e come potremmo rialzarci.

In questo momento mi fa paura l’incertezza.

CI SONO ARRIVATA

Sono quasi arrivata alla normalità precedente al terremoto dell’ultimo anno.

Più di metà del 2019 è stato in salita, è stato un barcamenarsi fra normaità, paure, assestamenti vari di giorno in giorno.

Il 2020 era cominciato in leggerezza, peccato sia durata poco.

L’ultimo mese è stato vissuto dentro ad una centrifuga, che aumentava di ora in ora la pressione ed i giri.

L’ultimo mese è stato vissuto sul filo del rasoio, con i nervi sempre a fior di pelle, con la voglia di passare tanto tempo assieme a LaMiaMetà, ma con la voglia, contraddittoria, di vivere come se niente fosse.

L’ultimo mese me lo debbo lasciare a spalle, faccio fatica, ma piano piano ci sto quasi riuscendo.

Ben tornata quasi normalità.

CI SIAMO

Ci siamo, anche questo momento è agli sgoccioli.

Finalmente oggi pomeriggio la DottoressadiFerro ha detto sì, domani si torna a casa.

E anche questa volta siamo stati presi per mano, LaMiaMetà è stato più forte di quello he potevo pensare.

LaMiaMetà che ha sofferto, che ha avuto paura, che si è emozionato, che si è lasciato prendere per mano, LaMiaMetà che ho tenuto per mano per fargi sentire la vicinanza, la trepidazione, il mio volere che lui stesse bene, il mio non volerlo mai lasciare solo, perchè quando il gioco si fa duro, si gioca utti asieme e si fa squadra.

Io che ho  tremato, io he ho pianto, io che ho fatto la dura, io che ho fatto la roccia, io che mi sono sentita sulle spalle tutto il suo dolore, tutto il suo malessere, io che mi sono sentita impotente davanti a tanta sofferenza patita.

LaMiaMetà che ha sopportato, LaMiaMetà che non si è mai lamentato, LaMiaMetà che mi susurrava tutto il suo dolore, tutto il uo malesse fisico, LaMiaMetà con lo sguardo annebbiato dagli antidolorifici, LaMiaMetà prostrato dal malessere e dai pensieri neri e pesanti che affollano la mente di chiunque nei momenti di debolezza.

Io e LaMiaMetà che ci siamo sostenuti a vicenda in questi lunghissimi 10 giorni, LaMiaMetà che ha fatto tutto il lavoro grosso per venirne fuori, LaMiaMetà che non voleva pesarmi, LaMiaMetà che si illuminava quando mi vedeva, quando vedeva LaFiglia ma, soprattutto, che rinasceva quando vedeva la Tata.

Io e LaMiaMetà che siamo stati abbracciati, ed io no solo metaforicamente, dai medici che ci hanno sempre sostenuti e accuditi.

LaMiaMetà che finalmente domani torna a casa ed io domani sera, finalmente, non  sarò costretta ad andare a letto con la felpa per non sentire freddo.

LaMiaMetà che ha voglia di respirare aria di casa.

Io che ho voglia di ricominciare a mangiare ad orari decenti e cibo decente, fosse solo anche una pasta in bianco, a casa mia, circondata dal silenzio.

Io e LaMiaMetà che abbiamo già voglia di normalità, banalità e noia assieme.

 

TEMPO SOSPESO

“Apprensione, incertezza, attesa, aspettative, paura delle novità,fanno a un paziente più male di ogni fatica” (F. Nightingale).

Ed in questo tempo sospeso, in questo tempo di mezzo, che è fatto di attese, ci stiamo apprestando a fare venire domani mattina.

Certo, sappiamo il perchè, il per come, il decorso e cosa ci aspetta dopo, ma è sempre un attesa, oltretutto sudata e vorticosa, essendo cambiata diVerse volte nel giro di 12 ore.

Ma la nostra pazienza ci verrà in aiuto, il nostro sapere che dobbiamo affrontare uno scalino alla volta, le persone che ci circondano e che sono tutte lì, pronte, a sostenerci, ad aiutarci, fanno un sacco di bene all’anima.

Rimaniano con i piedi per terra, per concentrati sull’oggi, il domani ed il futuro.

Ci cerchiamo, ci stringiamo l’uno all’altra, puntellandoci e andando sempre avanti, sapendo che la soluzione salterà fuori, come per magia, dell’ennesimo cilindro del “mago” di turno, un mago che sa benissimo di cosa stiamo parlando e che sa dove mettere le mani.

Ed io rimango incantata dalla parlata toscana del medico che in questo momento ci ha presi pr mano.

La macchina si è messa in moto.

 

 

LE EMOZIONI E I SENTIMENTI

“Ciascuno di noi è un disabile emotivo che ogni giorno sale sulla carrozzella dei suoi sensi feriti e comincia a spingere” (M. Gramellini)

Tutti i giorni a barcamenarsi fra il cinismo e l’empatia.

A volte, quando i sentimenti prendono il sopravvento, rivolgo una preghiera a chi sta sopra di me, per farmi donare l’IGNORANZA.

Ma poi, mi chiedo, vivrei bene? E se avessi dei barlumi e  mi rendessi conto di esserlo veramente, sarei contenta  lo stesso?

I sentimenti, i sensi, la rabbia, l’empatia, la resilienza fanno parte di ognuno di noi, ma ‘è chi viene sopraffatto dai primi, mentre altri soccombono sotto il peso dei secondi.

In questo momeno sociale e politico in cui tutti urlano, i buoni sentimenti esistono ancora?

Oppure tutti urlano ed invocano le sette piaghe d’Egitto per chunque non stia dalla loro parte, per paura di soccombere sotto il peso dei buoni sentimenti, dei buoni propositi?

O del buonsenso?

Resta il fatto che è sempre più faticoso non soccombere alla rabbia ed alla frustrazione, resta il fatto che tutte le mattine, quando apro gli occhi, so già che arriverò a sera sfinita, dopo  aver speso quasi tutte le mie energie per non farmi sopraffare, per mantenere la lucidità che mi permette di continuare ad aver stima in me stessa, di non rendermi pecora in un momento in cui tutti ci vogliono pecore a capo chino, prostrate allo strapotere del menefreghismo, del pressapochismo.

Prima o poi l’umanità riuscirà a riscattarsi da questo brutto momento, non può che essere così, non può andare sempre avanti così.

Continuiamo a spingere, prima o poi i nostri sforzi verranno riconosciuti.

 

PIANO PIANO

Piano piano, lentamente, ma non tanto, un anno è passato.

E così il 17 dicembre 2019 è arrivato.

Sembava tanto lontano, un anno fa, un anno fa era lontano, ma inesorabilmente ci siamo arrivati.

e così martedì prossimo La Figlia toglie quella ciste fastidiosa al seno, è una ciste, me lo ripeto in contiuazione, non c’è nulla di allarmante, ma ogni tanto lo sconforto prende il sopravvento.

Se in queto lungo percorso non fossimo state accomagnate da persone delle quali ci fidiamo ciecamente, non so se saremmo arrivate a questo punto con questo distacco.

Distacco, ci vuole distacco, ci vuole un minimo di ottimismo.

Ed anche un pizzco di incoscienza.

PARLARE AGLI ADOLESCENTI

E’ difficile e faticoso, perchè sai che devi pesare ogni parola, perchè sai che loro cercano in te uno scoglio a cui aggrapparsi per superare la burrasca.

Parlare della morte di un loro compagno, di un loro amico è difficile e faticoso.

Esorcizzare la loro paura, il loro sconforto, la loro angosscia è ancora più difficile e faticoso, perchè, tu adulto, sei nelle loro stesse condizioni e non vorresti che il pensiero egoistico che hai fatto, venisse mai a galla, perchè hai paura che loro, adolescenti, lo percepiscano.

In tanti anni di pianeta cancro mi sono trovata a consolare, a trovare le parole per tutti, per tanti, per me, ma questa volta è duro, faticoso, la mente è inchiodata al dolore, alla sorpresa, al solito pensiero egoistico che da ieri ogni tanto fa capolino.

Parlare agli adolescenti in questi frangenti significa prima di tutto ascoltarli ,lasciarli parlare ed ascoltare attentamente le loro parole, i loro pensieri, ma ascoltandoli veramente, concentrandosi su di loro, senza  interromperli, ascoltando e percependo anche le loro più piccole sfumature, emozioni, e da lì partire con le parole che possano alleviare il loro sconforto.

Da lì partire e trovare le parole giuste per sviscerare le loro emozioni, fargli capire che è normale che si sentano persi, che non c’è da vergognarsi a piangere, perchè la perdita di un compagno, amico è un macigno, devi fargli capire che non debbono sentirsi in colpa se fino a poco tempo fa dicevano che non lo sopportavano, che non gli stava bene il suo comportamento, adesso tutto questo viene messo in  discussione dalla sua morte.

Da lì bisgona partire e fargli capire che, se adesso provano dolore, che se adesso sentono la sua mancanza è perchè proprio così inviso non era, qualcosa di buono questo ragazzo ha lasciato nei loro cuori e nelle loro menti.

E tu adulto, scacci per l’ennesima volta, il pensiero egoistico che ogni tanto fa capolino.

VOLA IN ALTO

E’ da stamattina che il tam tam si sta diffondendo.

La morte improvvisa di un tredicenne ha scosso la quiete di questo scampolo di vacanza che è rimasto ai nostri ragazzi.

La morte di un loro ex compagno di classe li ha bruscamente risvegliati, li ha messi di fronte al dolore, alla perdita di ua persona conosciuta, li ha messi davanti al passo più importante della vita: la Morte.

E adesso sta a noi adulti accompagnarli attraverso tutte le fasi del dolore.

Certo non eri uno stinco di santo, ma ci stiamo ancora tutti chiedendo cosa potesse essere successo un anno e mezzo fa che che ti ha trasformato nel bullo che eri diventato, nel ragazzo di 13 anni che eri diventato,  bullo, smargiasso, ma tanto fragile ed  influenzabile.

Anche se non dobbiao meravigliarci di nulla, perchè sappiamo tutti che il mestiere del genitore, è quello più difficile al mondo, non si può e non si dovrebbe morire improvvisamente a 13 anni, stroncato da una patologia che ultimamente,sembra, ti stesse dando tregua.

Abbiamo avuto tutti 13 anni, le cavolate le abbiamo fatte tutti, quindi non meraviglimoci dei tuoi atteggiamenti, in epoche e maniere diverse, abbiamo tutti cercato di uscire dal branco, di farci più grandi di quello che eravamo, ma tu hai pagato il prezzo più caro.

Vola in alto ora, libero dai tuoi fantasmi.