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PARVENZA DI NORMALITA’

E’ rimasto ben poco di normalità, di quello che era normalià fino ad un mese fa, in questo momento.

Normalità di vita quotidiana, che gradatamente è cambiata, variata.

Le  nostre abitudini si sono modificate, seguendo il ritmo di questo virus che sembra non voller mollare la presa.

Sono poche le cose, le abitudini che sono rimaste quelle da un mese a questa parte.

Si cerca di non cambiare fuori, per cambiare dentro.

Sono cambiate le nostre prospettive future, le prospettive che dovranno fare i conti con gli strascichi di questa pandemia, che sta stravolgendo la nostra vita quotidiana, che ci sta facendo capire di quante cose superflue e inutili avevamo  fino ad un mese fa.

Ma qualcosa di un mese fa, di una vita fa, sono rimaste.

Poche, ma sono quelle alle quali aggrapparsi per rimanere a galla.

La mezz’ora di uncinetto subito dopo pranzo, dopo il pranzo consumato assieme, le chiacchiere, sul divano, LaMiaMetà mentre fa il pisolino ed io uncinetto, ascoltando il Tg, in quel momento tutto sembra come prima, mi aspetto sempre che alla fine del Tg e delle relative rubriche successive, lui si alzi, si stiracchi  e mi saluti per uscire, mente io mi alzo per cominciare a stirare, invece…nulla di tutto queto, lui rimane sul divano, facendo un po’ di zapping, mente io prendo in mano il libro e, ogni tanto, la mente si stacca e pensa, al perchè siamo lì, mi rimetto a leggere, ma non è normale e sento il bisogno di alzarmi e muovermi, apro il frigo e lo guardo pensando alla cena che è ancora molto lontana.

Finalmente sera, cena finita, altre chiacchiere, un pomeriggio inverosimile è passato, un pomeriggio uguale e a quello di ieri e che sarà uguale a quello di domani, e lì comincia l’altro rito che non è cambiato da un mese a questa parte: il rito del gelato, sempre gli stessi gusti (caffè, vaniglia del Madagascar e triplo cioccolato), tablet per la solita serie serale di solitari, come un mese fa, nulla sembra cambiato, finito il gelato, un po’ di uncinetto, fedele compagno di relax e riflessioni, intanto la lavastovigle ha finito, viene svuotata ed è già ora della tisana prima di coricarsi, ed un’altra giornata è finita.

A letto con il libro, un capitolo, poi buonanotte, mi concedo un sospiro e mi addormento.

Un’altra giornata di quarantena, un’altra agiornata surreale è passata.

Intanto speriamo di vederne la fine, sapendo che dopo, nulla sarà più come prima.

RIENTRO LENTO

Siamo a casa da un paio di giorni.

Io sono ancora parecchio affaticata fisicamente, ma tutto il resto è a posto.

Già l’averlo qui a casa, senza dovermi scapicollare da una parte all’altra della città, è un notevole vantaggio.

Già non avere più lo stress del parcheggio, dove parcheggio la macchina? Troverò da parcheggiare? ha risolto il mal di stomaco e di testa.

Al mattino presto il problema non sussisteva, ma dalle 9 in poi, era una impresa, visto che il parcheggio sotterraneo del policlinico che è caro arrabbiato ed io, dei reni, ne ho solamente due.

Eravamo stanchi tutti due, lui di rimanere confinato dentro a quelle quattro mura, dove il tempo si dilata e la  notte sembra senza fine, io ero stanca di vedere solo camici bianchi e divise infermieristiche.

Ci mancavano le  nostre abitudini, i nostri tè serali, i silenzi reciproci, le parole scambiate a commento di una  notizia o di un programma che stavamo guardando.

Questa parentesi, per ora, è chiusa, ricomnciamo con le 4 pastiglie e andiamo avanti sorreggendoci l’uno con l’altra.

IERI

Una telefonata che  mi ha destabilizzata, che mi ha sprofondata in una tristezza infinita.

Ieri una telefonata mi ha portato via un pezzetto di serenità.

La mia oncologa di riferimento, la mia àncora di salvezza, a fine anno va in pensione, lascia il dipartimento oncologico che da 16 annni a questa parte mi segue, ed io mi sento sola, in balia, non so chi troverò al prossimo controllo, un filo di ansia mi sale.

E’ il secondo oncologo di riferimento che cambio in 16 anni e questa volta mi sento proprio persa, con questa dottoressa si era instaurato un buonissimo rapporto di fiducia, mi ascoltava, la ascoltavo, tutte le volte ci scambiavamo energie e alla fine della visita un caldo e rassicurante abbraccio.

Ieri ho pianto.

UN FILO DI RESPIRO

Un filo d’aria si intrufola nei pensieri.

Un filo di aria fresca che schiarisce.

Un filo di respiro che si libera.

Visita ad un mese dall’aggiustamento della terpia, fatta.

E adesso respiriamo un po’ meno contratti.

Non abbiamo ancora scollinato il tutto, ma quando un filo di aria fresca, quando un minimo di buone notizie si intrufolano, si respira in maniera più leggera.

Dai che stringendo i denti, sopportando effetti collaterali nuovi e sconosciuti, ce la fai, i tuoi sacrifici, le tue fatiche, in qualche maniera vengono ricompensate.

Hai ancora tanto da lavorare, avrai ancora tanti momenti di crisi, ma tu appoggiati a me, appoggiati alle tue DottoresseCheSempreAscoltano ed in qualche maniera ti aiuteremo con tutte le energie che abbiamo a disposizione.

E adesso salutiamoci, tu verso i tuoi impegni, io a sistemre per l’ennesima volta fogli con resoconti visite, tac, esami, pet.

Ma il “Ciao” che ci siamo scambiati oggi era più allegro.

MA POI PASSA

Sta diventando il mantra degli ultimi giorni.

Non abbiamo ancora visto l’esito della pet di controllo effettuata venerdì, l’ansia sale, lo scormento pure, la paura si insinua lentmente.

E domattina dobbiamo andare alla visita di controllo , ma ci andiamo senza sapere cos’ha detto la pet, ci andiamo con i mille dubbi insinuati dal fisiatra per alleviare i mille dolori che la Bomba Atomica ha scatenato

Il positivismo a volte vacilla, le lacrime ogni tanto provano ad uscire, ma poi c’è sempre qualcosa o qualcuno per le quali vanno ricacciate indietro.

Ci si sente fragili ,in balia degli eventi e co la pura di non riuscire a dominarli o a tenerli sotto controllo.

Ma poi passa.

RACCOGLIAMO LE IDEE

il tempo non passa, vorrei già delle risposte certe, vorrei essere già a metà giugno per sapere se va tutto come sperato, per sapere se la nuova terapia funziona.

Vorrei sapere se tutte le pene che sta passando in questi giorni, se tutti gli effetti collaterali che sta sopportando, sono valsi a qualcosa, vorrei sapere se, alla fine di questo tunnel, fatto di incertezze, di speranze e di paura, ci sarà una luce, anche fioca.

Vorrei tornare al noioso tran tran nel quale ci eravamo assestati fino al 20 parile.

Ormai quelle 4 pastiglie di Glivec facevano parte di noi, quasi uno di famiglia, venivano ingurgitate tutti i giorni che Dio mandava su questa terra, come normali pastiglie, ormai non le consideravamo nemmeno più una terapia antitumorale, ormai ci eravamo adagiati sul fatto che le avrebbe prese a vita, per noi erano una routine.

Una routine che….puffff… il 20 arile si è infranta.

Adesso dobbiamo ricominciare una nuova routine con altre pastiglie, sempre antitumorali, ma più potenti, io la chiamo “la bomba atomica”, i medici lo chiamano il farmaco di seconda linea, adesso dobbiamo riabituarci, ma ci sentiamo orfani del precedente e queste nuove pastiglie, le guardiamo con un po’ di sospetto, finchè non abbiamo la certezza che fanno il loro sporco lavoro, non  riusciamo ad amarle, le sentiamo intruse.

Mi sento tutta fuori fase, up and down, ma sta arrivando Roma e speriamo che queti 3 giorni riscano a farmi vedere un’altra luce, a ricaricare le batterie per ripartir al meglio.

1973, era un anno che ci conoscevamo, che uscivamo assieme e tanti altri ne sono passati.

DOVE VUOI ANDARE?

Via, lontano, in un posto dove non si pensi a nulla.

In una dimensione parallela dove non ci sia nulla di brutto, dove la normalità, la banalità e la noia siano la colonna sonora quotidiana della nostra vita assieme.

Portami via con te, che ho ancora tanta voglia di ridere con te, di viaggiare con te, di litigare con te, di starti a fianco a guardare tutti i programmi più beceri della televisione.

Andiamo lontano assieme.

UNA TAZZA DI TE’

Sul divano, tirando un sospiro, benedicendo la morbidezza dei cuscini, dopo tante sedie scomode,come sanno essere scomode le sedie delle sale d’aspetto degli ospedali.

Un momento in cui la mente cerca un po’ di evasione,accendendo la radio e ascoltando qualcosa di leggero e calmo.

Aprendo le finestre per fare entrare aria fresca, per pulire le narici dall’odore che solo gli ospedali possono avere e che si insinua in ogno dove: nel naso, nel cuore e nel cervello e scatna i penieri più pesanti.

Pensieri pesanti perchè riguardano la nostra Tata e la sindrome che le ho passato pesantemente, che non è nulla di grave e irrimediabile, almeno da quedto lato le genetiste sono state rassicuranti, dobbiamo solamente andare avanti per prevenire al meglio tutto quello che la osteogenesi imperfetta e la mutazione del collagene possono porare andando avanti con gli anni.

Di certo c’è che non si muore, fortunatamente non è una di quelle malattie rare devastanti, ma limita alquanto e condiziona la vita, anche se è solamente questione di tempo e di far diventare normale alcune rinunce e la concetrazione tutte le volte che si muove un passo o si fa qualsiasi cosa possa causare una distorsione o una  frattura.

Tè e divano, scacciando i pensieri pesanti e bui, fortunatamente il viaggio di ritorno in treno è stato vivavcizzato dalla Tata felice per l’acquisto in libreria.

Se non ci fosse bisognerebbe inventarla.

LA LEGGE DI MURPHY

E’ sempre in agguato, anche se la mia amica delle superiori, venerdì mattina, mi ha detto di non dirlo e di non pensarlo, perchè al peggio non c’è mai fine.

Giovedì è stata una giornata fantastica, con la neve per terra, ma un cielo azzurro ed un sole splendido, la giornta dei mille e mille passi, la giornata delle mille e mille chacchiere, delle mille e mille risate

Ma poi, da venerdì tutto ha preso un’altra piega, la lavatrice ha cominciato a fare le bizze, pensavo di averla sfangata, ma poi alla fine mi sono dovuta arrendere, chiamare il tecnico, che, per fortuna, è un amico ed abita in paese, è accorso subito al mio gido di dolore e tutto sembrava risolto.

Sabato mattina, sembravo il davolo della Tasmania, indiavolta di nuovo con la lavatrice…e da lì è stato tutto in discesa fino a ieri sera.

Pioggia a catinelle, l’improvviso innalzamento della temperatura che ha provocato lo scioglimento veloce della neve caduta in montagna, l’apertura dei bacini e tutta questa acqua che si è precipitata a valle, inaspettata, le casse di esondazione che hanno retto il giusto, l’alluvione, l’ansia e la paura per le conseguenze.

Il pensiero per Mia 

Il pensiero per Mamigà

Tutta una serie di messaggi e telefonate che avrebbero tagliato le gambe a chiunque.

La legge di Murphy questa volta a colpito duro.

 

 

 

 

IL GIORNO DELLA MEMORIA

27 gennaio 1945 – 27 gennaio 2019

Oggi è il giorno della memoria, vorrei scrivere qualcosa di intelligente per poi ritrovarmelo negli anni futuri fra i ricordi . Vorrei ma di fronte a tutti gli orrori del XX e del XXI secolo non conosco abbastanza parole. Ricordiamoci del genocidio degli ebrei, degli zingari,degli omosessuali degli armeni, delle foibe, dei tutu, dei siriani, e di tutte le altre minoranze (?) che ogni giorno subiscono vessazioni da parte di noi maggioranza