MALINCONIA

Poi ci sono le giornate così.

Quelle giornate in cui tutto è pesante e faticoso, intrise di malinconia che non sai definire, che non sai da dove arrivi.

Quelle giornate nelle quali nemmeno il sole scalda come vorresti, e il freddo penetra anche la tristezza.

Sono quelle giornate che capitavano anche prima della quarantena, ma allora bastava un po’ di musica e una pedalata al’aria e tutto rientrava nella norma, passavano la malinconia e la tristezza o, per lo meno, erano meno pesanti sulle spalle.

Sono giornate di abbruttimento, con lo sguardo fisso e perso nel vuoto, gli occhi che non fanno altro che correre all’orologio per capire quanto manca al rientro de LaMiaMetà per non sentire il peso del silenzio.

E nel profondo del tuo animo queste giornate le detesti, perchè ti affossano in un avvilimento che hai sempre detestato e cercato di combattere.

Ma in queste giornate ti manca la forza  la volontà di lottare e allora non resta che fare doccia, shampoo e aspettare con pazienza e rassegnazione che passi.

Perchè sai che passerà, deve passare.

LA PAURA CHE NON TI ASPETTI

E’ quella che ho provato la settimana scorsa quando LaMiaMamma è stata male.

Mi sono spaventata, ci siamo spaventate io e LaMiaSorella.

Così a mente fredda, allora, nessuna reazione emotiva, solo la freddezza del capire quello che dicevano i medici, la freddezza e il calore per sostenerla, per coccolarla, per non farla sentire a disagio, per alleviare le sue sofferenze e paure.

Ma adesso, non più a mente fredda, la paura che mi sono presa, è stata tanta, il senso di smarrimento, il non riuscire a concepire che poteva essere un malore fatale. il non essre pronte a quello che sarà.

Non siamo pronte, diamo per scontato che lei sarà sempre al nostro fianco, a sostenerci, ad incoraggiarci, ad ascoltarci, con il suo modo dolce di tutte le mamme.

Il magone e le lacrime stanno spingendo.

 

IN CARENZA

Di ossigeno, Di quello buono che ti alleggerisce i pensieri e ti fa respirare bene e sorridere.

Di tranquillità. Quella tranquillità che ti fa dormire bene e riposare, Quella tranquillità che dal 20 aprile sembra aver perso la strada per entrare in casa. Quella tranquillità che deriva dal non avere sempre sulla testa una spada di Damocle che non sai mai se e quando ti colpirà, perchè le spade di Damocle sono cattive, infide e perfide, ti colpiscono sempre quando meno te lo aspetti e a tradimento, quando dopo tante difficoltà hai raggiunto un minimo di equilibrio, loro si staccano, colpiscono e lasciano storditi.

Di serenità. Quella serenità che deriva dalla vita che fila liscia e banale nella sua  normalità e noiosità.

Di leggerezza, di voglia di ridere.

UNA SVOLTA

Oggi è lunedì e forse è  un lunedì più lunedì di tanti altri.

Ho dormito male,sognato, forse, non ricordo, ricordo solamente un leggero senso di nausea e di insoddisfazione appena sveglia.

Quindi si prospettava una giornata malmostosa e e di cattivo umore.

Sono andata al solito bar a prendere un tè e per vedere di analizzare il perchè e il percome.

Entro è chiedo un tè, non mangio nulla, sono ancora piena di catarro e non ho mai fame.

Prendo il vassoio con tutti gli ammenicoli, mi siedo in un tavolo d’angolo, prendo fuori dalla borsa il tablet per leggere ed il telefono, non  si sa mai.

Dopo due secondi mi passa di fianco il proprietario e mi chiede “Sei molto arrabbiata stamattina?”, lo guardo senza rispondegli, ma lui deve aver sentito il mio ringhio. Intanto metto in infusione la bustina e comincio a leggere. passano alcuni minuti e, con aria indifferente, mi viene vicina la socia e, con las cusa di sistemare il tavolo al mio fianco, mi sussurra “Si vede lontano un miglio che sei arrabbiata, hai gli occhi che fulminano e i capelli….”-

Non rispondo per educazione e perchè, anche lei, non  ha nessuna colpa del mio malumore.

Finisco di bere il tè e di leggere due capitoli, mi alzo, prendo il vassoio e il portafoglio per andare a pagare.

Alla cassa c’è la solita signora con la quale scherzo sempre, mi guarda e mi dice: “Stamattina fai paura, hai lo sguardo duro che fulmina e la mascella serrata e contratta”

Ho solamente confermato, a denti stretti, che ero molto arrabbiata, senza saperne esattamente la ragione.

Sono uscita e son tornata a a casa.

Ho raccontato l’episodio ad una amica, e dopo la giornata si è rasserenata.

Ora è pomeriggio inoltrato, ma non ho ancora capito a cosa fosse dovuto tutto il mio malumore stamattina

NON MOLLARE MAI

A volte le forze ci lasciano, le energie si volatilizzano.

Ma non bisogna mollare mai.

E ci sono le volte in cui un banale raffreddore fa traboccre il vaso.

Ma non mollare mai.

A volte la fatica è tanta, la montagna sembra sempre più ripida.

A volte la strada da percorrere sembra senza fine.

Ma non mollare mai.

Poi bisogna fermarsi, soffiare il naso, il raffreddore non molla, la tosse la fa da padrona e ti viene la tentazione di rannicchiarti su te stessa e aspettare che tutto passi.

Che tutto passi, che scivoli via, che anche il raffreddore sembri una montagna inscalabile, quando di inscalabile non c’è assolutamente nulla.

Non mollare mai.

Occorre soltanto lasciare decantare le parole, allontanare dalla mente le parole lasciate cadere con saccenteria da una persona sgradevole, mettere in fila tutto e ritrovare l’equilibrio che sembrava perduto.

Mollare mai.

P:S = il raffreddore questa volta si è preso delle colpe che non ha.

QUANDO….

… la mattina inzia guardando fuori dalle finestre e vedi solo pioggia, pioggia a catinelle e ti deprimi perchè sai che di lì a poche ore dovrai uscire di casa per recarti ad una visita.

… tutto sembra andare a rotoli e ti rendi conto che stai diventando malmostosa e  capisci che è ora di mettere in pratica le azioni che sai ti porteranno fuori dalla palude.

… mettere in pratica la cucinoterapia è inutile, non ne hai il tempo

… non ti rimane altro che buttarti sotto la doccia e sciacquare via tutto il malumore, tutto il buio che da fuori cerca di entrare in casa e dentro di te.

… e allora via di doccia schiuma profumatissimo e schiumosissimo, di shampoo rigenerante ed alla fine mettere mano ad una crema corpo chice rofumosa.

… a quel punto tutto ritorna alla giusta dimensione, tutto rientra nel tempo giusto e la pioggia battente non ti fa più paura, ti avvi per la strada sotto ad un magnifico ombrello tutto fiorato che vuole essere uno sberleffo al maltempo.

Ho cancellato la visita fatta, ma ho dovuto aggiungere altri due esami di controllo per gennaio 2018

 

BASTA POCO

Un articolo del TG regionale ieri sera mi ha fatta piangere, mi sono commossa, ho rivissuto tutte le ore passata dentro a quegli ambulatori, a contatto con tutte quelle persone, personale infermiristico, medici e pazienti.

Tanti pazienti, tutti lì per recuperare una vita sociale normale, come se niente fosse accaduto, perchè c’è sempre qualcosa oltre le disgrazie, gli incidenti, la vita ci regala altre possiblità.

E la forte emozione vissuta ha portato ad una notte tribolata, una notte fatta di sogni sconclusionati che si inseguivano l’uno con l’altro.

E la notte sconclusionata si è trasformata in un risveglio ed una mattinata faticosa, fatta di tristezza, depressione e nausea.

Quando qualcosa mi colpisce nel profondo la nausea mi assale e se ne sta lì, buona buona, a ricordarmi tutto quello che in quel momento mi intristisce, mi scombussola.

Ma poi, basta poco, per tornare ad un livello minimo di normalità: il gesto gentile di una commessa Coop, una colazione da Jazzè, con la musica giusta in sottofondo, nessuno che urla, dove si può fare una buona colazione con calma e con calma leggere in santa pace.

Basta poco, una serie di messaggi con le amiche, e con alcune tirare fuori il malessere che mi sto trascinando dalla sera precedente, e tutto riprende la giusta luce.

Basta la telefonata della Tata, all’uscita da scuola alle 13,30, che mi chiede se deve venire a mangiare da me o s deve andare a casa…amore devi venire dalla nonna, non ricordi che stamattina ti ho anche detto che avrei cucinato la frittata?

Basta poco, come preparare il sacchettimo e il biglietto di auguri per un’amica che oggi compie gli anni.

Basta poco, basta volerlo

 

MALEDETTA PRIMAVERA

Finalmente sei arrivata.

E  hai portato delle belle giornate di sole, di temperature gradevoli.

Hai portato la voglia di rimanere fuori, di pedalare, fra parchi e giardini senzap ensare a nulla.

Hai riportato un po’ sole e di umore meno nero.

Hai portato l’allergia, il prurito agli occhi che non da tregua, il pizzicore al naso, gli innumerevoli starnuti, la tosse, a volte anche qualche attacco di asma, l’orticaria e quel perenne senso di inquietudine che provocano tutti questi sintomi dell’allergia.

Benvenuta primavera, che doni una vita sulle montagne russe a noi allergici.

DENTRO E DOMANDE

Io vengo qua e mi piogno delle domande.
Mi guardo attorno e mi chiedo quali emozioi, quali paure possano avere provato le prima volta che sono stati messi in piedi con la protesi.
Quali emozioni avranno provato?
Quali paure avranno dovuto superare?
Avranno sentito dolore?
Quanta fatica hanno dovuto affrontare per arrivare fin qui, a questo punto?
Mi guardo attorno e cerco risposte, ma non ne trovo.
Forse se chiedessi?
E se le risposte aumentassero la mia tristezza?
Vorrei essere la principessa sul pisello, quella che non si pone nessuna domanda, quella che guarda il mondo senza vedere le brutture e la miseria che la circondano.

MAMMA MIA

che tranvata.
quasi due giorni di virus gastro intestinale mi hanno messa ko.
che brutti momenti, che pianti ho fatto sabato notte mentre vomitavo anche l’anima!
che brutti ricordi.
ma come mi diceva Claudia, c’è qualcuno che muove le biglie e le fa ruotare perchè siano tutte a posto al momento giusto.
e come mi diceva Mia, la fortuna è cieca, ma la sfortuna ci vede enissimo e sa dove colpire per fare più male.
che stanchezza e che fiacca.
è sparita anche la pancia, quella pancetta che mi servirà il 27, ora ho tempo due settimane per rifarmela spuntare.