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UNA SVOLTA

Oggi è lunedì e forse è  un lunedì più lunedì di tanti altri.

Ho dormito male,sognato, forse, non ricordo, ricordo solamente un leggero senso di nausea e di insoddisfazione appena sveglia.

Quindi si prospettava una giornata malmostosa e e di cattivo umore.

Sono andata al solito bar a prendere un tè e per vedere di analizzare il perchè e il percome.

Entro è chiedo un tè, non mangio nulla, sono ancora piena di catarro e non ho mai fame.

Prendo il vassoio con tutti gli ammenicoli, mi siedo in un tavolo d’angolo, prendo fuori dalla borsa il tablet per leggere ed il telefono, non  si sa mai.

Dopo due secondi mi passa di fianco il proprietario e mi chiede “Sei molto arrabbiata stamattina?”, lo guardo senza rispondegli, ma lui deve aver sentito il mio ringhio. Intanto metto in infusione la bustina e comincio a leggere. passano alcuni minuti e, con aria indifferente, mi viene vicina la socia e, con las cusa di sistemare il tavolo al mio fianco, mi sussurra “Si vede lontano un miglio che sei arrabbiata, hai gli occhi che fulminano e i capelli….”-

Non rispondo per educazione e perchè, anche lei, non  ha nessuna colpa del mio malumore.

Finisco di bere il tè e di leggere due capitoli, mi alzo, prendo il vassoio e il portafoglio per andare a pagare.

Alla cassa c’è la solita signora con la quale scherzo sempre, mi guarda e mi dice: “Stamattina fai paura, hai lo sguardo duro che fulmina e la mascella serrata e contratta”

Ho solamente confermato, a denti stretti, che ero molto arrabbiata, senza saperne esattamente la ragione.

Sono uscita e son tornata a a casa.

Ho raccontato l’episodio ad una amica, e dopo la giornata si è rasserenata.

Ora è pomeriggio inoltrato, ma non ho ancora capito a cosa fosse dovuto tutto il mio malumore stamattina

AMAREZZA

Tanta e profonda.

Credevo che “La Milano da bere” fosse definitivamente scomparsa con l’avvento del secondo millennio.

Invece mi sono dovuta rendere conto, amaramente, che è ancora in auge, specialmente fra le nuove generazioni, che provano il brivido dell’apparire, di mettere alla prova il loro modo di vivere, di imporre la loro voce sopra a tutte le altre, senza guardarsi attorno, senza capire cosa sta succedendo attorno a loro, senza nemmeno porsi il problema o la domanda , senza guardare oltre il loro ombelico.

Forse sto invecchiando molto più in fretta di quello che speravo, forse sto dimenticando come eravamo, ma noi siamo la generazione del post ’68, la generazione che ha ribaltato il modo di vivere e pensare, lagenerazione che ha preso coscienza del proprio esistere.

Certo, siamo anche la generazione che ha portato il terrorismo , ma questo riguarda solamente una minoranza di noi, la maggioranza si è data da fare per costruire un qualcosa di migliore per chi veniva dopo di noi.

Ci siamo riusciti solo in parte, qualcosa si è inceppato fra una generazione e l’altra, qualcosa è andato storto e non ce ne siamo accorti.

Prevale ancora l’apparire piuttosto che l’essere.

Sono una inguaribile illusa.

CHI SEI TU?

Prima  di parlare pensa.

Sei una persona a contatto che altre persone, persone che non sono lì per fare manicure.

Io sono molto orgogliosa dei miei 14 anni passati a lavorare su me stessa dopo il cancro che mi ha sballato tutta la vita.

E credo pure di aver fatto un bel lavoro, se arrivo a fare il follow-up annuale con tranquillità , riuscendo sempre a far  tacere quella vocina perfida che tenta continuamente di instillare il dubbio o la paura.

Chi sei tu per dirmi parole così importanti con quel tono, come se stessi parlando ad una persona incapace di intendere e volere?

Che sei tu? Solamente perchè ho ribattuto alle tue parole?

Chi sei tu che parli senza nemmeno aver letto il quesito diagnostico scritto sulla richiesta?

Sei una persona piccina che non è riuscita a scalfire la mia serenità e la mia fierezza

 

OGGI HO PIANTO

Oggi ho pianto, per me e per tutti.

Oggi ho pianto pensando ad Anna e Anna Lisa che non hanno avuto il tempo di invecchiare, ho pianto per Sara e Mia che si ritrovano di nuovo sospese in un tempo che non si sa.
Ho pianto di rabbia, di frustrazione, di impotenza, di paura.
Paura di non riuscire ad avere sempre le parole e lo spirito per sostenere e sostenermi.
Ho pianto lacrime che vivevano di vita propria, lacrime che si ribellavano al mio ordine di smettere di uscire, lacrime anarchiche.

Strani giochi del follow-up

 

CHE PAESE FANTASTICO

Mi sto scontrando con la Sanità più becera e ottusa.

Sto prenotando alcuni esami per il follow-up annuale.

L’esame principe di questo follow-up è la mammografia.

Sì, perchè io 14 anni fa, sono entrata nel pianeta cancro, contro la mia volontà.

E questa sanità becera e ottusa, non mi vuole prenotare la mammografia annuale di controllo, secondo lei a me ne basta una ogni 18 mesi.

E non basta che sulla richiesta ci sia scritto che è “follow-up K mammella destra”.

No, non basta, ci vuole la relazione del medico che dice, che si assume la responsabilità, di una mia mammografia all’anno.

Non basta il protocollo che dice una mammografia all’anno finchè campo.

Non basta.

La legge, la regola dice questo e da questo non ci spostiamo, le eccezioni non sono ammesse.

Che paese fantastico.

 

UN INCIDENTE

Un incidente stradale dove in diciottenne ha perso la vita, ha fatto toccare con mano, ai suoi amici, l’idea della morte.

Perchè a 18 anni il senso dell’amicizia è molto forte, l’amico è quello che ti capisce (non i tuoi genitori), è quello più affine a te.

Perchè a 18 anni la morte è un’ipotesi lontana, non viene contemplata nel loro mondo, perchè il loro mondo è fatto di progetti a lunga scadenza, di vacanze, di esami da superare e di risate.

Perchè a 18 anni quando muore un amico  ti senti tradito, abbandonato e gli rimproveri tutto il dolore che ti sta provocando.

Sei arrabbiato con lui, ma poi prevalgono i sensi di colpa, lui non c’è più e tu, invece,sei ancora qui a soffrire, e tutto ricomincia da capo: dolore, sensi di abbandono, tradimento.

L’amicizia dei 18 anni è unica, non si ripeterà mai più nella vita.

Poi cresci e diventi cinico.

 

IN ATTESA

Sono ancora in attesa di quell’esito, di quel pezzo di carta che manca.

Si fa lo screening, eccome che si fa, la Regione lo promuove e noi brave donnine lo facciamo, perchè la Regione, che lo promuove e lo sovvenziona, va incentivata su queste faccende, però….

ecco il però…non possiamo rimanere in attesa dell’esito due mesi e mezzo, se io seguivo il mio tran tran, facevo la mia bella mammografia presso un ospedale qualsiasi della provincia e uscivo direttamente da lì con il mio bell’esito in mano.

Invece no, mi sono fatta ammaliare dalle canto delle sirene, dallo screening Regionale…e accidenti a me quando mi sono fatta ammaliare.

Debbo prendere appuntamento con l’oncologa per la visita, mi piace andare a farmi rassicurare da lei, lei è la mia riva, lei è il mio salvagente, ma senza quel pezzo di carta mi sembra superfluo contattarla, mi fossi rotta un ginocchio potrei anche capire andare senza esito mammografia, ma 13 anni e mezzo fa fui operata di un cancro al seno, quindi capite bene che l’esito della mammografia sia basilare ed importante.

Aspetterò fino a lunedì prossimo, in assenza del pezzo di carta, lunedì scatenerò l’inferno, perchè tutto ha un limite.