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RACCOGLIERE

Raccogliersi, raccogliere.

Le idee, i pensieri, le situazioni, le parole.

Quando il quotidiano si snoda senza difficoltà, senza scossoni, ti sei adattata alla nuova situazione, accettando, vivendo i giorni negli ordinati binari della banalità.

Tutto sembra regolare, ordinato, i giorni di nebbia e pioggia del passato, li hai messi alle spalle e ti dici che è tutto nella norma, ti stai costruendo una vita che ti permetta di essere il più serena possibile.

Poi succede qualcosa, ricevi una telefonata, ascolti delle parole,rimani attonita, perchè sai che si ricomincia, rimani sorpresa perchè non è quello che volevi e che immaginavi.

Ti fermi perchè senti rumore di qualcosa che si rompe e guardi i cocci che hai davanti, capisci che sono tuoi, che sono la tua sicurezza, il tuo andare avanti, la tua tranquillità che si frantunata, li guardi e ti chiedi se sono veramente i cocci del tuo mondo.

E continui a guardarli attonita, allunghi una mano e dall’altra parte trovi una mano che ti sorregge, che tenta di tenerti a galla, perchè l’altra mano sa che che devi rimanere a galla.

E allora, assieme, raccogliamo i cocci e guardiamoli per capire come rimetterli assieme.

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Il numero dei passi fatti oggi.

Il numero dei passi fatti con la vecchia amica delle superiori.

Abitiamo agli antipodi della provincia, abbiamo famiglie da seguire, nipoti da accudire, un percorso di crescita e e di vita completamente diversi, ma sono circa 47 anni che ci conosciamo, ma, nonostante il tanto tempo, quacosa da raccontarci o da dirci abbiamo sempre.

Un pao di giorni fa ci siamo organzzate, oggi era un giorno in cui nessuna delle due aveva impegni con i nipoti ed abbiamo deciso di ritagliarci una mattinata asieme.

E così è stato, abbiamo sfidato la neve ed il ghiaccio e ci siamo ritrovate in centro a Bologna, e pianino pianino, da brave vecchiette, ci siamo prese sottobraccio, abbiamo bevuto tè per scaldarci, e,fitto fitto, abbiamo cominciato ad aggiornarci sulle ultime vicssitudini, ci siamo perse in chiacchiere, non abbiamo avuto tempo di guardare vetrine, ci siamo perse in libreria, ognuna di noi guardando i libri che le interessavano, ma ben consapevoli della presenza l’una dell’altra.

E così abbiamo fatto tutti quei passi, ci siamo parlate, ci siamo rasserenate a vicenda,sostenute e riso ora, come allora

QUANDO

Ti senti sopraffata da una botta di tristezza.

Quando ti senti stanca e le spalle pesanti.

Quando pensi che sei al limite, che di gocce dentro al vaso non ce ne stanno più.

Quando non hai voglia di sorridere a tua figlia che scende dal treno e sa che ti troverà lì ad aspettarla.

Quando non vedi l’ora che venga sera per andare a letto.

Quando spegni la luce e tiri un sospiro di sollievo perchè sai che la giornata è finita.

Quando questo mese di gennaio ti sembra lungo  eterno e non debba finire mai.

E’ ora di voltare pagina, di darsi un scrollata e lasciare andare qualche pensiero e qualche zavorra.

Non mi posso caricare sulle spalle tutti i problemi, veri o immaginari, del mondo.

SUCCEDE

Succede che ti svegli una mattina e ti rendi conto che la tua età anagrafica coincida con l’età mentale.

Da lì capisci che in mano non hai nulla, nulla attorno, il vuoto e la solitudine la fanno da padrona.

L’ansia sale e la paura comicia  a serpeggiare, perchè la solitudine ad una certa età fa paura.

Ti rendi conto che non puoi resettare quello che hai fatto negli anni addietro, quando avresti potuto costruire qualcosa per gli anni che sarebbero arrivati, gli anni in cui la solitudine fa paura.

Ma qualcosa puoi ancora fare, buttare il passato alle spalle, lasciarlo andare, tanto ormai quello che è fatto è fatto, e da lì ricominciare a lavorare su di te. accettando  la situazione e trovare il buono anche in questa condizione.

Il  buono c’è in tutti i contesti, basta volerlo cercare e guardare,senza paura, dentro di sè, perchè quello che avevi sempre cercato fuori, l’avevi a portata di mano dentro di te.

Ce la puoi fare caro amico, ma è dura capire che la vita non è sempre e solo Carnevale di Rio.

Stringi i denti e tirati su, avanti a testa alta e muso duro

IL MESE DELLA PREVENZIONE.

Allora, è cominciato da un po’ il mese di ottobre, notoriamente conosciuto come “Il mese della prevenzione del cancro al seno”.

Ripetiamo tutte/i assieme:

– non è partecipando  a tutte le varie catene sul dove tieni la borsa o di colore hai le mutande che si fa prevenzione;

– non è che partecipando a catene insulse che diventi esente dall’ammalarti di cancro al seno e non ti sei di certo parata il cu** e salvato la pellaccia. Il cu** te lo pari e la pellaccia la porti a casa se fai prevenzione.

Prevenzione significa:

– prendere coscienza del proprio corpo ascoltandolo.

_ imparare l’autopalpazione mensile.

– se hai meno di 40 anni una ecografia la seno all’anno è cosa buona e giusta.

– se ha più di 40 anni, ma non rientri ancora nello screening di prevenzione regionale, una mammografia all’anno anche qui è cosa buona e giusta.

– se hai più di 45 anni  rientri nello screening di prevenzoione regionale, quindi partecipa anche qui è cosa buona e giusta.

infine, è cosa buona e giusta, una visita senologica all’anno, il parere di un esperto, che non sia il dottor. Google, è importante.

Seguendo queste poche e semplici regole ti pari il sedere e salvi la pellaccia.

Partecipando alle catene delle borse e del colore delle mutande, se vieni colpita dal cancro, difficilmente ti pari il sedere e difficilmente porti a casa la pellaccia, perchè sappiate, care le mie “catenine”, che di cancro si guarisce seguendo alcune piccole regole di buona senso, ma si può anche morire.

E non è una bella cosa alle soglie del terzo millennio.

Io questo discorso lo feci anche lo scorso anno, ma ho notato che anche quest’anno l’ho dovuto ribadire, facciamo in maniera che il prossimo anno, io non debba essere ancora più cruda e realista.

 

FACCIAMO DUE CHIACCHIERE

Io posso capire le tue paure, la tua depressione, ti comprendo, perchè in fondo sono una ansiosa e drepressa pure io.

Ci sono passata, ho provato il malessere fisico e mentale della depressione, mi sono abbruttita in un maniera che, pensandoci ora, mi fa rabbrividire, ma mi sono dovuta muovere, mi sono dovuta guardare dentro e chiedere aiuto, senza vergogna.

mi sono rivolta a medici e psicoterapeuti, a persone che sapevano di cosa stessi parlando e che sapevano cosa fare, cosa dire, quali strumenti darmi che gestire le mie ansie e le mie paure.

Naturalemente a fianco avevo anche persone normali, quali mio marito, mia madre, mia sorella, alcune valide amiche e la Figlia, che mi hanno sopportata e supportata, spronata ma il lavoro grosso l’hanno fatto i medici.

adesso tu, che sei nella stessa situazione mia di undici anni fa, non mi puoi venire ad urlare contro “…che non guarirai mai dalla tua depressione finchè io ti tratto così, finchè io ti rispondo male o non ti ascolto”.

Facciamo chiarezza…io ti ascolto, posso provare a dirti come vedo io le cose, posso provare a fare l’avvocato del diavolo, ma io non sono un medico, io non ho le spalle tanto robuste da sorreggere anche il tuo peso, io non voglio essere investita di un ruolo che non mi appartiene, che non è il mio, che io NON VOGLIO.

Io ti posso sorreggere, sopportare supportare, ma il lavoro grosso lo devi fare tu, ti devi affidare a medici competenti, medici che sappiano cosa dire, cosa fare, eventualmente quali medicinali farti assumere per darti l’aiuto chimico che, un domani superata la fase più critica, puoi sempre abbandonare, ma prima di tutto devi cominciare ad acquisire gli strumenti che servono per fronteggiare tutti gli ostacoli che ti si parano davanti, che creano ansia e che ti portano  ad una depressione.

Io sono una amica, non un medico, io non ho le capacità che tu mi chiedi

UN NUOVO ANNO

Fra poco meno di 4 giorni la Tata riprenderà la scuola.

Quest’anno è l’ultimo anno di medie, sarà il primo vero anno che la porterà verso l’adolescenza, verso strade a lei sconosciute, strade che a noi, o almeno a me, fanno paura, ma si sa, i bambini crescono, diventano ragazzi e prima  o poi il distacco avviene,

Sono giorni intensi, fatti di momenti allegri e momenti di arrabbiatura.

Sono giorni alle prese con un compito che mi è stato affidato, che sul momento mi ha tolto il fiato e messo un po’ ansia, ma poi, come tutte le cose, se mi impegno, se comincio a ragionare ed a mettere in fila le idee e le parole,  qualcosa di bello, spero, di riuscire a tirare fuori.

Lo debbo fare, debbo riuscirci e con l’aiuto delle persone giuste, ce la posso fare.

Anche solo per ricordare in un futuro vicino e poi lontano, una persona garbata e gentile che, a modo nostro, tutti stiamo salutando.