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IL POZZO DI SAN PATRIZIO

E’ quel luogo segreto, che non si sa bene dove sia, che ognuno di noi ha all’interno del proprio io, della propria anima, dal quale attingere tutte le energie che servono quotidianamente.

Energie per ascoltare, per consolare, per ribattere all’ignoranza,  alla fatica di rimanere a galla in un mondo tutti i giorni sempre più prepotente.

Energie per trovare sempre le parole giuste, energie per valutare sempre le parole che si andranno a dire, erchè le arole hanno il loro significato ed il loro peso, energie per mantenere un equilibrio.

Energie che a volte finiscono e lasciano il vuoto dentro, lo sconforto per non aver detto o fatto quel qualcosa di più, anche minimo, per  alleviare un disagio o una sofferenza dell’interlocutore di turno.

Energie che, quando proprio le cerchi e non le trovi, ti lascino affranta e abbattuta, ma fortunatamente hai attorno una rete di amicizie, di conoscenze, di affetti cari ai quali sai di poterti appoggiare per ripartire.

E stamattina, svuotata di ogni senso, in preda allo sconforto più totale, ho interpellato un’Amica, una carissima persona conosciuta da poco, e a questa persona mi sono rivolta in cerca di conforto, e questa persona ha fatto il  miracolo, con poche ed equilibrate parole, è riuscita a farmi ripartire.

Grazie  Stefania.

WORDS

Words o parole, quelle che servono ogni giorno.

Le parole che occorrono a tutti e a noi in prima persona.

Parole per incoraggiare ed incoraggiarci.

Parole per andare avanti al meglio, parole per tenere dritta la via, parole per mantenere un equlibrio psico-fisico che a volte vacilla.

Parole che a volte muoiono in gola e non trovano la maniera di uscire.

Parole che, a volte, di fronte a determiate situazioni diventano inutili.

Parole che a volte mancano, perchè non sai più quali dire.

SI RESTA

Si resta in casa, si sta ai detti. bisogna, si deve stare ai detti.

Ci si barcamena fra letture, cucina, televisione, uncinetto, noia, telefonate e rimpianti per quello che al momento abbiamo perso e, che fino a poco tempo fa, si dava per scontato.

Niente è più scontato, niente è più dovuto come un diritto acquisito.

Il diritto finisce, dove comincia il dovere.

E il dovere ora, qui e adesso, è rimanere in casa, sperando che serva a fermare questa pandemia il prima possibile, per poter tornare alla vita precedente.

Una telefonata dagli States riempie il cuore di emozioni, la voce di Lisa, calda e carezzevole, che chiede, si informa ed, alla fine, con aria preoccupata ed affettuosa si raccomanda a LaMiaMetà di stare riguardato, di stare in quarantena, per poter il prossimo anno rivederci.

Una mail dagli States, piena di affetto e di amore per noi tutti, una mail in cui ci si augura di rivedersi al più presto, che la loro casa sarà sempre aperta per noi, per far conoscere alla Tata la nuova cugina americana attesa per giugno.

Piccole cose, piccoli gesti, per loro, ma per noi grandi ed immensi in questo momento di frgilità, di paura, di ansia e di preoccupazioni.

“Non torneremo alla normalità, perché la normalità era il problema”

SEMBRA POCO

Sembra poco, invece è tanto, tanta roba.

Avere attorno una rete di supporto in questi momenti è tanta roba.

Sembra poco, ma avere già un pensiero dovuto all’attesa di un esame istologico è un peso, in più ci aggiungi il problema coronavirus, è un mix esplosivo.

Occorrono nervi saldi, cosa che non sempre è possible mantenere, a volte è più facile lasciarsi andare allo sconforto che combattere ragionevolmente,  a volte le energie vengono proprio a mancare nel momento in cui ce ne sarebbe più bisogno.

Sembra poco, ma la rete di supporto che ci è attorno è di grande aiuto.

Parenti, pochi, ma quei pochi veramente validi, amici, quelli che ci ono sempre stati e che ci saranno sempre, ognuno di loro fa la sua parte, supportandoci, sopportandoci, ascoltandoci, facendoci ridere, raccontandoci di loro.

Bellissimo ascoltare un amico, LaFiglia, IlCompagno, la Tata, LaMiaSorella e LaMiaMamma raccontare quello che fanno, le loro parole di incoraggiamento, i loro resoconti giornalieri, i loro pensieri.

Bellissimo scambiare con loro due chiacchiere quotidiane, bellissimo confrontare idee e pensieri.

Bellissime le chiacchiere via chat con gli amici lontani ma sempre presenti e pronti a sostenere.

Bellissimi gli scambi via messenger o via Facebook dove si cerca di scherzare e di strappare qualche risata.

Bellissima la vicinanza, le parole preziose ed il sostego degli amici più recenti, che sono stati vicini e hanno fatto la loro parte.

Bellissime le telefonate ricevute, specialmente quelle inaspettate,  le telefonate delle amiche di vecchissima data che sanno sempre arrivare al momento giusto.

Sembra poco, ma la rete di sostegno in questo momento è importante

Grazie a tutti i componenti della rete di sostegno.

E AVANTI

E’ un bagaglio che ti spezza la schiena, piegherebbe chiunque.

Ci vogliono spalle robuste, il pelo sullo stomaco, a volte anche dentro lo stomaco.

Per sopravvivere, occorrerebbe una piccola dose di cinismo, di menefreghismo e tanta tanta ignoranza, che è quel valore aggiunto che permette di andare avanti senza guardarsi attorno, facendosi scivolare adosso   tutte le brutture che la vita ti mette davanti.

Sono i giorni della merla, ma non è freddo, almeno fuori.

TOMMASO D’AQUINO

Tommaso d’Aquino, quando la sua mente collassò, smise di scrivere e persino di parlare. Si rinchiuse in una cella  in cui concluse la sua vita in silenzio”.

Questa è la visione semplificata di quello che mi occorre in questo momento, silenzio, nessuno a cui dover parlare.

O almeno nessuno a cui dover parlare inutilmente, sprecando fiato ed energie, a spiegare, a raccontare, quando si vede benissimo che non interessa nulla di quello che sto dicendo, perchè c’è parecchia differenze fra “sentire” ed “ascoltare”.

E spesso alcuni individui, questa differenza non la conoscono.

Quindi tanto vale, che io risparmi fiato ed energie per chi conosce questa sostanziale diversità. fra due verbi che passano dallo stesso organo, l’orecchio, ma uno dei due non arriva al cervello.

Il calore del silenzio capito.

MI STAVO ASPETTANDO

Mi conosco, mi stavo aspettando al varco.

E al varco ci sono arrivata.

Le spalle stanno cominciando a cedere, la corda si sta sfilacciando, sono poche le cose che mi consolano e che mi aiutano a non sprofondare.

Ma le cose importanti per le quali continuare a stringere i denti ci sono. come ci sono le persone, quelle ancora più importanti.

Ma negli utimi giorni ho accusato il colpo di una estate calda, troppo calda, un’estate piena di contrattempi ed ostacoli superati, di tante energie spese ed uste e poche occasioni per ricaricsre le batterie.

Ma a volte basta poco, una chiacchierata con la persona giusta, che ha sempre il potere, le parole giuste per riequilibrare le situazioni, per dare quel colpo al cerchio che serve per raddrizzare le cose, per aiutare il morale.

Grazie Cecilia

PARLARE AGLI ADOLESCENTI

E’ difficile e faticoso, perchè sai che devi pesare ogni parola, perchè sai che loro cercano in te uno scoglio a cui aggrapparsi per superare la burrasca.

Parlare della morte di un loro compagno, di un loro amico è difficile e faticoso.

Esorcizzare la loro paura, il loro sconforto, la loro angosscia è ancora più difficile e faticoso, perchè, tu adulto, sei nelle loro stesse condizioni e non vorresti che il pensiero egoistico che hai fatto, venisse mai a galla, perchè hai paura che loro, adolescenti, lo percepiscano.

In tanti anni di pianeta cancro mi sono trovata a consolare, a trovare le parole per tutti, per tanti, per me, ma questa volta è duro, faticoso, la mente è inchiodata al dolore, alla sorpresa, al solito pensiero egoistico che da ieri ogni tanto fa capolino.

Parlare agli adolescenti in questi frangenti significa prima di tutto ascoltarli ,lasciarli parlare ed ascoltare attentamente le loro parole, i loro pensieri, ma ascoltandoli veramente, concentrandosi su di loro, senza  interromperli, ascoltando e percependo anche le loro più piccole sfumature, emozioni, e da lì partire con le parole che possano alleviare il loro sconforto.

Da lì partire e trovare le parole giuste per sviscerare le loro emozioni, fargli capire che è normale che si sentano persi, che non c’è da vergognarsi a piangere, perchè la perdita di un compagno, amico è un macigno, devi fargli capire che non debbono sentirsi in colpa se fino a poco tempo fa dicevano che non lo sopportavano, che non gli stava bene il suo comportamento, adesso tutto questo viene messo in  discussione dalla sua morte.

Da lì bisgona partire e fargli capire che, se adesso provano dolore, che se adesso sentono la sua mancanza è perchè proprio così inviso non era, qualcosa di buono questo ragazzo ha lasciato nei loro cuori e nelle loro menti.

E tu adulto, scacci per l’ennesima volta, il pensiero egoistico che ogni tanto fa capolino.

UNA BOCCATA DI OSSIGENO

Ogni tanto ci vuole.

Ogni tanto bisogna lasciare andare i pensieri, accantonarli e alleggerire la mente.

Ogni tanto bisogna ritagliarsi un momento tutto nostro dove la malattia, gli effetti collaterali non siano un pensiero predominante.

Ogni tanto bisogna mettere in campo strategie per sopravvivere.

Ogni tanto bisogna ricevere, ascoltare, ascoltarsi mentre si parla e si esterna una idea, un sentire, un sentimento.

Ogni tanto bisogna trovare qualcuno che faccia da pietra del paragone.

E ogni tanto il destino ci mette lo zampino e, senza volere, senza programmare, ti ritrovi a parlare a quattr’occhi con la persona giusta.

Ed il riento a casa è più spensierato, i muri hanno un altro colore e l’aria è più leggera.

Oggi le spalle sono più dritte e più leggere.

 

SALA D’ASPETTO

Entrare nella sala d’aspetto di un ambulatorio medico non è mai una grande esperienza.

Entrare nella sala d’aspetto di oncologia lo è ancora meno.

Stamattina sono entrata con il Ferrari nella sala d’aspetto dell’oncologia medica, Padiglione 8 con la sguardo fisso, vuoto.

Sono entrata a testa alta di fianco a lui,portantdo tutto quello che c’era da portare e rispettando il suo silenzio.

Sono entrata con lo sguardo fermo ,immobile, senza guardarmi attorno, fissando un punto indefinito sul muro che avevo di fronte, un punto fermo e fisso in un orizzonte che vedevo solo io.

Io stamattina non ero pronta, non volevo vedere e sentire nulla.

Sono entrata, ci siamo trovati due posti appartati, in un angolo , e abbiamo messo subito il naso dentro ai tablet, non volevamo vedere e sentire nulla, ne avevamo abbastanza del nostro.

La stanchezza si sta facendo sentire, intanto abbiamo scollinato il primo scalino, adesso non ci resta che aspettare il 14 e vedere cosa dice la pet di controllo, continuando a sperare che il nuovo farmaco, la Bomba Atomica come sarà chiamto da ora in poi, svolga il suo lavoro al meglio.

Abbiamo reso alla DottoressaDaiCapelliRossi la scatola di vecchio medicinale che avevamo in casa, ci hanno rifornito di altre creme e soluzioni per gli effetti collaterali che stanno avanzando a grandi passi, ci hanno consegnato altre due confezioni della Bomba Atomica e con un grande e caldo sorriso, ci hanno salutati incoraggiandoci ad andare avanti sempre con fiducia.

Ma io sono stanca, vorrei solamente addormentarmi e svegliarmi quando tutto sarà finito.