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UNA BOCCATA DI OSSIGENO

Ogni tanto ci vuole.

Ogni tanto bisogna lasciare andare i pensieri, accantonarli e alleggerire la mente.

Ogni tanto bisogna ritagliarsi un momento tutto nostro dove la malattia, gli effetti collaterali non siano un pensiero predominante.

Ogni tanto bisogna mettere in campo strategie per sopravvivere.

Ogni tanto bisogna ricevere, ascoltare, ascoltarsi mentre si parla e si esterna una idea, un sentire, un sentimento.

Ogni tanto bisogna trovare qualcuno che faccia da pietra del paragone.

E ogni tanto il destino ci mette lo zampino e, senza volere, senza programmare, ti ritrovi a parlare a quattr’occhi con la persona giusta.

Ed il riento a casa è più spensierato, i muri hanno un altro colore e l’aria è più leggera.

Oggi le spalle sono più dritte e più leggere.

 

SALA D’ASPETTO

Entrare nella sala d’aspetto di un ambulatorio medico non è mai una grande esperienza.

Entrare nella sala d’aspetto di oncologia lo è ancora meno.

Stamattina sono entrata con il Ferrari nella sala d’aspetto dell’oncologia medica, Padiglione 8 con la sguardo fisso, vuoto.

Sono entrata a testa alta di fianco a lui,portantdo tutto quello che c’era da portare e rispettando il suo silenzio.

Sono entrata con lo sguardo fermo ,immobile, senza guardarmi attorno, fissando un punto indefinito sul muro che avevo di fronte, un punto fermo e fisso in un orizzonte che vedevo solo io.

Io stamattina non ero pronta, non volevo vedere e sentire nulla.

Sono entrata, ci siamo trovati due posti appartati, in un angolo , e abbiamo messo subito il naso dentro ai tablet, non volevamo vedere e sentire nulla, ne avevamo abbastanza del nostro.

La stanchezza si sta facendo sentire, intanto abbiamo scollinato il primo scalino, adesso non ci resta che aspettare il 14 e vedere cosa dice la pet di controllo, continuando a sperare che il nuovo farmaco, la Bomba Atomica come sarà chiamto da ora in poi, svolga il suo lavoro al meglio.

Abbiamo reso alla DottoressaDaiCapelliRossi la scatola di vecchio medicinale che avevamo in casa, ci hanno rifornito di altre creme e soluzioni per gli effetti collaterali che stanno avanzando a grandi passi, ci hanno consegnato altre due confezioni della Bomba Atomica e con un grande e caldo sorriso, ci hanno salutati incoraggiandoci ad andare avanti sempre con fiducia.

Ma io sono stanca, vorrei solamente addormentarmi e svegliarmi quando tutto sarà finito.

DUE ORE

120 minuti.

Due ore di leggerezza, due ore in cui la mia mente non ha pensato a nulla, due ore in cui ho tirato il fiato.

Due ore con la cognata preferita a fare ciacchiere leggere ed  intelligenti.

Quelle due ore che sono riuscite a svoltare la giornata, che mi sono servite per ricaricare un po’ le batterie e riposare la mente.

Due ore di tranquillità e serenità.

RACCOGLIERE

Raccogliersi, raccogliere.

Le idee, i pensieri, le situazioni, le parole.

Quando il quotidiano si snoda senza difficoltà, senza scossoni, ti sei adattata alla nuova situazione, accettando, vivendo i giorni negli ordinati binari della banalità.

Tutto sembra regolare, ordinato, i giorni di nebbia e pioggia del passato, li hai messi alle spalle e ti dici che è tutto nella norma, ti stai costruendo una vita che ti permetta di essere il più serena possibile.

Poi succede qualcosa, ricevi una telefonata, ascolti delle parole,rimani attonita, perchè sai che si ricomincia, rimani sorpresa perchè non è quello che volevi e che immaginavi.

Ti fermi perchè senti rumore di qualcosa che si rompe e guardi i cocci che hai davanti, capisci che sono tuoi, che sono la tua sicurezza, il tuo andare avanti, la tua tranquillità che si frantunata, li guardi e ti chiedi se sono veramente i cocci del tuo mondo.

E continui a guardarli attonita, allunghi una mano e dall’altra parte trovi una mano che ti sorregge, che tenta di tenerti a galla, perchè l’altra mano sa che che devi rimanere a galla.

E allora, assieme, raccogliamo i cocci e guardiamoli per capire come rimetterli assieme.

12509

Il numero dei passi fatti oggi.

Il numero dei passi fatti con la vecchia amica delle superiori.

Abitiamo agli antipodi della provincia, abbiamo famiglie da seguire, nipoti da accudire, un percorso di crescita e e di vita completamente diversi, ma sono circa 47 anni che ci conosciamo, ma, nonostante il tanto tempo, quacosa da raccontarci o da dirci abbiamo sempre.

Un pao di giorni fa ci siamo organzzate, oggi era un giorno in cui nessuna delle due aveva impegni con i nipoti ed abbiamo deciso di ritagliarci una mattinata asieme.

E così è stato, abbiamo sfidato la neve ed il ghiaccio e ci siamo ritrovate in centro a Bologna, e pianino pianino, da brave vecchiette, ci siamo prese sottobraccio, abbiamo bevuto tè per scaldarci, e,fitto fitto, abbiamo cominciato ad aggiornarci sulle ultime vicssitudini, ci siamo perse in chiacchiere, non abbiamo avuto tempo di guardare vetrine, ci siamo perse in libreria, ognuna di noi guardando i libri che le interessavano, ma ben consapevoli della presenza l’una dell’altra.

E così abbiamo fatto tutti quei passi, ci siamo parlate, ci siamo rasserenate a vicenda,sostenute e riso ora, come allora

QUANDO

Ti senti sopraffata da una botta di tristezza.

Quando ti senti stanca e le spalle pesanti.

Quando pensi che sei al limite, che di gocce dentro al vaso non ce ne stanno più.

Quando non hai voglia di sorridere a tua figlia che scende dal treno e sa che ti troverà lì ad aspettarla.

Quando non vedi l’ora che venga sera per andare a letto.

Quando spegni la luce e tiri un sospiro di sollievo perchè sai che la giornata è finita.

Quando questo mese di gennaio ti sembra lungo  eterno e non debba finire mai.

E’ ora di voltare pagina, di darsi un scrollata e lasciare andare qualche pensiero e qualche zavorra.

Non mi posso caricare sulle spalle tutti i problemi, veri o immaginari, del mondo.

SUCCEDE

Succede che ti svegli una mattina e ti rendi conto che la tua età anagrafica coincida con l’età mentale.

Da lì capisci che in mano non hai nulla, nulla attorno, il vuoto e la solitudine la fanno da padrona.

L’ansia sale e la paura comicia  a serpeggiare, perchè la solitudine ad una certa età fa paura.

Ti rendi conto che non puoi resettare quello che hai fatto negli anni addietro, quando avresti potuto costruire qualcosa per gli anni che sarebbero arrivati, gli anni in cui la solitudine fa paura.

Ma qualcosa puoi ancora fare, buttare il passato alle spalle, lasciarlo andare, tanto ormai quello che è fatto è fatto, e da lì ricominciare a lavorare su di te. accettando  la situazione e trovare il buono anche in questa condizione.

Il  buono c’è in tutti i contesti, basta volerlo cercare e guardare,senza paura, dentro di sè, perchè quello che avevi sempre cercato fuori, l’avevi a portata di mano dentro di te.

Ce la puoi fare caro amico, ma è dura capire che la vita non è sempre e solo Carnevale di Rio.

Stringi i denti e tirati su, avanti a testa alta e muso duro