IL 13 PORTA DAPPERTUTTO

Location: centro di Bologna fermata autobus.
Protagonisti: io e Sapientina.
In una fredda mattina soleggiata sono ferma alla fermata del bus in attesa di quello che mi porterà al sant’Orsola, ospedale policlinico di Bologna. Ho il naso affondato nel tablet, sto leggendo, leggo per non dover interagire con nessuno, tranne che con me stessa.
Sapientina: “Mi sa dire l’ora per favore?”
Io. “Sono le 11 e 3 minuti”. E rimetto il naso dentro al tablet, sto leggendo e non ho voglia di interrompere.
Sapientina: “il mio bus è un po’ in ritardo”.
Io “Capita”. E mi rituffo dentro al libro che sto leggendo come se non ci fosse un domani.
Sapientina: “Lei che bus aspetta?”
Io: (non ho voglia di interagire, ma non posso nemmeno fare la figura della zoticona) “Il 25 per il Sant’Orsola”. Alzo il tablet e ricomincio a leggere.
Sapientina: “Anche il 30 va al Sant’Orsola, io sono pratica”
Premetto che il 30 va la Rizzoli, altro ospedale bolognese famoso, ma è un ospedale ortopedico, per oggi non fa al caso mio.
Io, al limite del baratro della pazienza terminata, ero pronta ad infierire.
Ma è arrivato il 13 e Sapientina è salita, si è salvata.
Il 13 porta dappertutto, anche affanculo…. pardon a quel paese

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IN ATTESA DI UN RITORNO

Di un ritorno che porterà un libro.

In attesa di un racconto di viaggio.

Paolo Cognetti è partito per un viaggio che, immancabilmente, alla fine diventerà un libro, un diario di viaggio.

Un libro che parlerà di montagna, di aria libera, di cieli e orizzonti immensi, di giornate azzurre e giornate grigie, di emozioni, di lunghi respiri, di grandi e immensi silenzi.

In attesa di poter leggere di sconfinate distese, di tranquillità e serenità, ci incontriamo, ci vediamo e parliamo di libri bevendo tè.

Senza mai arrivare in cima.

È SEMPRE DIFFICILE

È diffiile uscire dalla melma di tristezza che ti porti dentro durante questi giorni, i giorni dei ricordi.

Ma a volte devi fare uno sforzo ed uscirne.

Una persona a me cara ha chiesto aiuto, ha chiesto parole di rassicurazione, ha chiesto una mano a cui aggrapparsi.

E allora si fa questo sforzo, si mette da parte la tristezza, la voglia di piangere e ci si gira indietro.

Tanto i ricordi e la tristezza non me li porta via nessuno, avrò tempo più avanti per consolarmi, per riandare con la mente ai ricordi di te, ai ricordi ed ai momenti passati con un padre che manca ogni giorno di più.

Adesso c’è qui una persona viva, che ha bisogno di parole, di incoraggiamento, di una spalla a cui appoggiarsi.

Ed ancora una volta siamo qui a pensare, a cercare una soluzione la più soft possibile.

ancora una volta si sono trovate la parole giuste?

ORA COME ALLORA

Anche oggi è giovedì, come 17 anni fa.

Anche oggi è molto caldo, come 17 anni fa.

Anche oggi, come nei giorni scorsi, il dolore è stato e sarà tanto, come 17 anni fa.

Anche oggi si rinnova un dolore mai sopito, un dolore che sottilmente  accompagna quasi tutti i nostri giorni, ma oggi è ancora più acuto e difficile da sostenere.

Anche oggi sogneremo ad occhi aperti su tutto quello che avrebbe potuto essere e non è stato.

E la rabbia, le lacrime e la tristezza la faranno da padrona.

 

 

EHI, GUARDA……

….guarda la luna.

E chi ti indica la luna spera che tu guardi il dito.

Ma il dito lo può guardare chi non vuole vedere la luna, perchè guardare la luna significherebbe farsi delle domande, darsi delle risposte e, a volte, le risposte potrebbero non piacere.

Ma si può fare in maniera di ottenere degli strumenti per porsi le domande, darsi le risposte ed elaborare in bene le risposte.

E così tutti vedrebbero la bellezza della luna.

GUARDIAMO AVANTI

Con ottimismo, anche se a volte l ‘ottimismo vacilla.

Le parole a volte non bastano, i fatti a volte non sempre corrispondo alla realtà.

Le parole avolte non aiutano, a volte sono solamente parole e basta.

Bisonga guardare avanti con ottimismo e serenità, ma a volte non basta, a volte l’ottimismo vacilla e si passano notti in bianco.

Notti in bianco che non servono, che non portano a nulla, ma intanto c’è da andare avanti, a volte riuscendo pure a far finta di niente, ma poi la realtà ti appare davanti, la realtà è quella e le parole perdono forza.

Le parole a volte scivolano addosso e non sortiscono l’effetto desiderato.

ASCOLTARE

ascoltare il dolore altrui è impegnativo.

non sai come gestirlo, ti basi sulle tue emozioni, ma sai che potrebbero anche non essere quelle dell’interlocutore che in quel momento sta cercando conforto in te

a volte è meglio il dolore proprio, perchè si sa cosa si vuole e dove cercarlo, ma il dolre altrui, per quanta empatia ci possa essere, è difficile da gestire, è difficile trovare sempre parole nuove  che possano sortire l’effetto desiderato, recare conforto, sollievo.

e alla fine della conversazione, non sai come puoi aver svolto il tuo compito, rimane il dubbio che avresti potuto  dare di più

il dolore altrui, non è il tuo dolore ed è impegnativo.