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ALLA FINESTRA

Stiamo alla finestra, in tutti i sensi.

Aspettiamo l’evoluzione di questa quarantena, aspettiamo.

Ma, soprattutto, stiamo alla finestra, riscopriamo il gusto, perso tantissimo tempo fa, di guardare fuori dalle finestre di casa, ma senza la morbosità di allora.

Guardiamo quello che ci circonda, che fino a 20 giorni fa non sapevamo nemmeno che piante avessimo nei giardini.

Guardiamo fuori dalla finestra la campagna silenziosa e in piena fioritura.

Riscopriamo la bellezza che ci circonda, ammantata di un silenzio che, sul momento, è surreale e fa quasi male, ma poi si scoprono le bellezze del silenzio, della lentezza, della solitudine, delle strade sgombre.

fino a 20 giorni fa niente e nessuno si rendeva conto della bellezza che ci circondava, ma stando alle finestra mentre ci diamo un po’ di crema idrante alle mani, guardando con occhi nuovi il paesaggio che ci circonda, si può fare scorta di tranquillità e serenità.

Guardando fuori dalla finestra, vedendo che il mondo va avanti, nonostante la quarantena, che anche noi possiamo benissimo andare avanti, anche senza uscire tutti i giorni per socializzare, sappiamo che prima o poi finirà e tutto tornerà come prima.

tutto tornerà come prima? Ci vorrà tempo e forse, come prima, non ci sarà più nulla, avremmo riveduto tutte le nostre priorità ed esigenze.

Guardiamo fuori dalla finestra, riscopriamo un rito antico, il saluto con il dirimpettaio.

SOGNARE

Senza titolo, con tanti pensieri in testa, con la voglia di fermarsi e riposare, pensare pensieri leggeri.

Stanotte ho sognato Boston, ho capito che lì mi sento in pace e serena.

Il sognare Boston mi ha portato a svegliarmi leggera, sognare Boston mi rilassa.

Ho capito che quando arrivo al limite sognare Boston è la mia ricerca di tranquillità.

Sognare Boston mi rimette in pace, sognare Boston può essere un fine da perseguire, per tornare a Boston, dai cugini americani che hanno il potere di scaldarmi l’anima.

Boston così lontana da qui, da tutto e i viaggi fatti a Boston sono sempre stati esperienze cariche di allegria e serenità.

Sognare Boston potrebbe essere la soluzione alla tristezza di questi giorni, alla fatica di scollinare questi giorni.

Giorni di pesieri cupi, di ansie, di problemi che si sommano e si accavallano li uni agli altri.

Sognare  Boston, i suoi parchi ed i suoi colori.

 

BASTA POCO

E a volte quel poco è importante e salvifico.

Una visita di controllo da fare, un bel libro appena iniziato, la prospettiva di fare il tragitto con i mezzi pubblici per avere, appunto, il tempo di leggere.

Poi una ricerca di nuovi bar in centro per colazioni di passaggio fra la discesa dal mezzo pubblico e l’arrivo in ospedale per la visita.

Serve anche quello, bisogna far decantare l’ansia, che ultimamente la fa da padrona, la poca voglia di andare, il sapere che è sì una visita in reumatologia, ma negli ultimi 15/20 giorni i dolori sono aumentati e sai che la prospettiva è quella di fare raggi X ed ecografie per vedere andamento artriti e reumatismi ed un eventuale aumento ed aggiustamento delle terapie.

La prospettiva non ti alletta per niente, ma sa da fare, devi essere in forma, adesso hai altre “battaglie” da combattere, devi essere un valido sostegno per chi ha più bisgoo ed è impegnato più seriamente sul fronte oncologico.

Alla fine ho trovto il mio anolo di paradiso Dandy Caffè letterario.

E la giornata assume un altro colore. Un po’ intimorita entri, ti guardi attorno, ma le persone dietro a quel banco ti mettono a tuo agio, sono carezzevoli, premurose e calorose nell’accoglienza.

Ti accomodi in un girdino esterno ombreggiato e fresco, lontano dalla postazione bar, circondata dal silenzio, da altre persone che, come te, hanno trovato il loro angolo di paradiso, praticamente un bar- biblioteca, silenzioso, tranquillo e dove la calma riesce a distendere un po’i nervi troppo tesi ultimamente.

Basta poco, ma quel poco è prezioso come l’acqua nel deserto

DENTRO E DOMANDE

Io vengo qua e mi piogno delle domande.
Mi guardo attorno e mi chiedo quali emozioi, quali paure possano avere provato le prima volta che sono stati messi in piedi con la protesi.
Quali emozioni avranno provato?
Quali paure avranno dovuto superare?
Avranno sentito dolore?
Quanta fatica hanno dovuto affrontare per arrivare fin qui, a questo punto?
Mi guardo attorno e cerco risposte, ma non ne trovo.
Forse se chiedessi?
E se le risposte aumentassero la mia tristezza?
Vorrei essere la principessa sul pisello, quella che non si pone nessuna domanda, quella che guarda il mondo senza vedere le brutture e la miseria che la circondano.

VADO, MA POI TORNO

Vado via per un paio di giorni.

Dopo tutto quello che è successo negli ultimi mesi ho bisogno di staccare la spina.

Sento il bisogno di immergermi in aria e spazi dove nessuno e niente mi ricordi gli ultimi tempi, dove io possa mettere i pensieri e le ultme parole sentite in stand-by, dove io possa metabolizzare.

Vado con la Tata a rilassarci e divertirci assieme.

Vado nella casa al mare dove nel 2000 mi rifugiai per piangere la morte di mio padre.

Vado nella casa la mare dove nel 2003 andai a pensare alla parola “cancro” detta su di me.

Vado nella casa al mare dove nel 2005 andai per cercare la forza di aiutare LaFiglia.

Vado dove so che troverò la persona giusta che ha capito e rispetterà la mie ansie.

Vado, ma poi torno.

 

 

CHI L’AVREBBE DETTO?

Chi l’avrebbe mai detto che a maggio quando arrivò il primo annuncio del matrimonio saremmo andati?
Dicemmo solo che ci sarebbe piaciuto partecipare, ma poi la cosa si fermò lì, con una speranza, la speranza di poter realizzare il sogno.
Chi l’avrebbe mai detto che quattro anni fa quando ci salutammo e ci chiesero “Quando tornate?” e io, con le lacrime agli occhi, risposi “Nel 2011, veniamo a festeggiare i nostri 35 anni di matrimonio”…chi l’avrebbe mai detto che il sogno si sarebbe realizzato?
E’ cominciato il conto alla rovescio per il viaggio a Boston, diciamo per il week-end lungo a Boston, è cominciata la maratona delle valigie per rispettare i pesi.

 E io continuavo a guardare le valigie, dicendomi che quella che io avevo battezzatto come mia, era piccola, ma non mi decidevo a provare.
Stamattina ho affrontato la grande impresa, ho messo la valigia sul tavolo e con pazienza e tanto amore ho piegato il cappotto, la giacca, i pantaloni, il piagiama, i jeans di ricambio, un’altro paio di pantaloni…e alla fine la guardavo e mi ero già rassegnata a scendere in cantina per prenere l’altra valigia media rossa, perchè mancavano ancora un paio di camicie, le maglie di lana e la valigia straripava già…..poi un lampo…son corsa nella cameretta a guardare l’altra valigia che era a fianco di quella….una grassa risata mi è uscita dalla gola…avevo riempito il trolley…..

E passato un mese dalla morte di ANNA LISA .

DI NUOVO QUI

Dopo un fine settimana passato in Cadore, un fine settimana che si è rivelato un tocca-sana.
Mi è passato il mal di gola, lasciandomi però la tosse e la raucedine, ma tutto si sopporta.
Mi è passata pure la febbriciattola stupida e ignorante che si faceva viva ogni pomeriggio, o almeno ho smesso di misurarla…come è venuta se ne va pure.
Si è rivelato buono come i rimedi della nonna, per farti passare le paturnie non c’è niente di meglio che cambiare aria, andare da amici e lasciarsi trasportare dal loro affetto e ridere tanto assieme a loro.
Già quando dall’autostrada prendi per Vittorio Veneto si sente un’altra aria, un altro colore, il cielo è più limpido e la  tranquillità comincia serpeggiare, l’animo lascia uscire i veleni accumulati negli ultimi tempi, le emozioni si fanno forti, ma sono buone e calde.
In quei momenti un moto di gratitudine ti allarga il cuore, mentre con gli occhi ti guardi attorno e la persona che hai al fianco rispetta il tuo silenzio, capendo che stai lottando per mandare via tutti i brutti pensieri, le brutte situazioni di questi ultimi tempi.
All’uscita del Ponte Cadore, guardi  destra è vedi Pieve di Cadore illuminata dal sole, vedi le cime delle montagne con la neve è lì capisci di essere arrivata nel posto giusto per leccarti le ferite, per lasciare uscire la tristezza e alzare gli occhi al cielo mandando un sorriso in alto.
E’ stato un fine settimana rigenerante, fatto di freddo pungente, di calore di casa con M. e A., di una cena a casa loro condita di tante risate, di ricordi e di lacrime nel rispondere alle loro domande su Anna Lisa (erano al mare con noi quando il 15 agosto abbiamo mollato tutto percorrre al suo matrimonio, e la prima cosa che mi hanno chiesto è stato come stava la mia Amica)
E l’aver rivisto Attila è stata una vera gioia, quando sai benissimo che Attila è cresciuto, ma nel tuo immaginario lo vedi sì alto, lo vedi sì uomo, ma il viso è sempre quello dell’adolescente che hai visto l’ultima volta tanto tempo fa, e dentro di te ti dici: “E’ un uomo, un uomo fatto, e io l’ho visto fin da piccolo, adesso anche lui prenderà il volo”. Quando sai benissimo che lui il volo l’ha già preso ha già 23 anni.
Bon…direi che abbiamo scollinato anche questa fase di rabbia e tristezza, aiutata anche dalle telefonate di persone amiche che si sono preoccupate della mia amarezza, delle mail ricevute sempre da persone amiche che hanno dato voce al mio malessere e mi sono state vicine, anche se dentro, sotto sotto, la rabbia per gli inutili protagonismi rimane, come rimane l’amaro in bocca per la maleducazione e sfrontatezza di alcune persone che frequentano il mondo web.

OUTING RACE

Ieri si è corsa la RACE CURE a Bologna.
Io sono di Bologna, io sono operata al seno da 8 anni.
Io ieri non ho partecipato.
Io sabato mi sono iscritta, ho fatto un giro dentro al Villaggio Race, mi sono illuminata per tutte le belle cose che riescono a fare quete donne, ma quando ho letto il nome dle chirurgo, dell’oncologo e di tutti quelli che mi hanno seguita in tutti questi anni, mi sono rabbuiata.
Sono rientrata dal mare da poco più di 2 settimane, per un mese e mezzo la mia mente ha pensato solamente a godersi il sole, la spiaggia, il mare e la Tata, ho escluso tutto, ma proprio tutto, i problemi di salute che si erano manifestati prima delle vacanze, le varie telefonate fra me e l’oncologo, le mie domande e le sue risposte.
Avevo escluso tutto perchè volevo allontanare tutto da me per almeno 2 mesi, tanto a ottobre mi sarei dovuta ripresentare al controllo, e non credo che fossero quei 2 mesi che mi avrebbero cambiato la vita.
Io sabato a vedere i loro nomi sono ricaduta nel buca della paura, quella paura incontrollata che mi assale sempre alla viglia dei controlli.
Ho già pronte le richieste per gli esami, ma non ho ancora voglia di telefonare al centro oncologico per farmi fissare l’appuntamento.
Io non ho il coraggio di affrontare ancora l’attesa degli esiti e della visita.
io voglio rimanere ancora un po’ nella mia beata ignoranza e godermi questi giorni di sole e di caldo che ci vengono regalati in questo inizio autunno.
Io sto bene, e allora perchè complicarmi la vita?
io sto bene, ma domani telefono.

VORREI………

….chiudere gli occhi, dormire, dormire fino al primo agosto.
Vorrei non avere memoria di questi giorni, settimane a venire.
Vorrei dimenticare tutto.
Ma poi so che se dimenticassi veramente tutto, significherebbe rinnegare tutto il bene che gli ho voluto e tutto il bene che mi ha voluto.
Non si può, e allora andiamo avanti ripensando ai quei giorni lunghi, caldi e angoscianti di 11 anni fa.
Andiamo avanti sperando che questigiorni passino in fretta e che si arrivi in fretta la primo agosto, così, almeno, dopo ho da pensare al mare e alla Tata.

IERI SERA

Le mie papille gustative hanno fatto la hola.
Il mio senso del gusto ha ringraziato.
Ho mangiato il GELATO*, il gelato più buono in assoluto.
Burroso, cremoso, mascarponoso, gustosissimo, con un gusto che riempie la bocca fin nei meandri più nascosti e che non sai di avere.
Il gelato della
Cremeria Funivia  di P.zza Cavour.
E' un gelato che non ti puoi permettere di mangiare tutti i giorni, altrimenti i trigliceridi, la cellulite e il colesterolo s'impennano, ma…….una volta alla settimana è obbligatorio  per rimettersi in pace con il mondo e con sè stessi.
E' una esperienza che riempie il cuore, manda in estasi la mente e mette a tacere la lingua.
In quel momento lì, non hai tempo di far salotto, sei impegnata a mangiare, a degustare, ad assaporare fino in fondo il gusto e il sapore di questa panierina che hai fra le mani, e vorresti che non finisse mai.
E' una sensazione di totale appagamento, è una gratifcazione sublime, è un mettere nella cassaforte della memoria tutto il gusto che puoi per poi rispolverarlo nei momenti di tristezza.
E' il programmare la prossima fuga in centro città con già i 3 luoghi da toccare:
la Biblioteca della Sala borsa, la pizzetta di altero e il gelato della Cremeria.
Dopo questo tour, puoi benissimo tornare a casa, trovare la casa ancora sottosopra, ma non ti interessa, sei un pace con il mondo e con te stessa.

* naturalmente ho scelto i gusti più "porcelli": alice, che è crema di cioccolato sciolta sul fondo del cestino e mascarpone buttato sopra, e la crema classica. Una libidine!!!!